PROTEGGERE I RISPARMI

DISCLAIMER: Le indicazioni di finanza, macroeconomia, politica economica e di qualsiasi altra natura, presenti su questo sito, benché frutto di analisi scrupolose,  possono essere errate e non rappresentano in alcun modo un invito all’investimento. Chi segue questi consigli lo fa cosciente di tutti i rischi e se ne assume la totale responsabilità. Inoltre si tiene a sottolineare che questo non è un blog di consulenza economico-finanziaria in quanto non vengono fornite delle raccomandazioni personalizzate, senza poi dimenticare che è impossibile effettuare delle considerazioni d’investimento personalizzate basate sulle caratteristiche e sul profilo dell’utente/lettore. Si ricorda che ogni raccomandazione non è personalizzata (e quindi non si tratta di consulenza) quando viene diffusa al pubblico e viene espressa in modo generico.

Viste le numerose richieste ricevute, ho deciso di aprire questa sezione che, oltre ad essere un percorso di orientamento al blog, ha anche il fine di fornire degli spunti di riflessione in tema di asset allocation e quindi di  protezione dei risparmi dai numerosi rischi che, purtroppo, in questi periodi di crisi, incombono su di essi. In realtà, è una sezione che potrebbe anche intitolarsi "I risparmi ai tempi del colera", visti i numerosi  rischi ai quali è esposto chi possiede un patrimonio, sia esso mobiliare che immobiliare. 

Basti pensare al livello della tassazione -in taluni casi più che triplicata nel corso degli ultimi anni-  a cui sono soggetti gli investimenti, non per nulla   pretestuosamente spacciati come "redite finaziarie" da parte di molti esponenti di politici. Fatto è che con la crisi che  sembra ben lontana da una possibile(e favorevole) soluzione, i rischi per chi possiede risparmi si sono moltiplicati in modo esponenziale. Di recente, ben 135 mila risparmiatori hanno visto volatilizzarsi i loro risparmi per via del "salvataggio" di 4 piccole banche.

Molto telegraficamente, al netto del rischio implicito tipico  di ogni attività finanziaria, tenuto conto che molti asset scontano valutazioni non aderenti alle realtà, peraltro distorte per  via delle manovre  fortemente espansive delle banche centrali che hanno profondamente viziato il mercato e, quindi, anche la percezione del rischio, secondo  la mia opinione, nel prossimo futuro, i fattori di maggior criticità sono quelli di seguito indicati

1) RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO, CON CONSEGUENTI PERDITE PER I RISPARMIATORI;

2) IMPOSTE PATRIMONIALI STRAORDINARIE (ANCHE FEROCI) SULLA RICCHEZZA FINANZIARIA;

4) CONSIDERATA LA FRAGILITA' DI UNA PARTE NON MARGINALE DEL SISTEMA BANCARIO CHE, VEROSIMILMENTE, TENDERA' AD AGGRAVARSI CON IL PROTRARSI DELLA CRISI, IL FALLIMENTO DI QUALCHE BANCA FINIREBBE PER INFLIGGERE PERDITE AD ALCUNE (?) CATEGORIE  DI RISPARMIATORI, STANTE ANCHE I RECENTI ACCORDI EUROPEI IN TEMA DI LIQUIDAZIONE DELLE BANCHE IN CRISI. CIPRO DOCET!

5) CROLLO DELLA MONETA UNICA E RITORNO ALLE VALUTE NAZIONALI: evento che potrebbe essere trasformato anche in occasione di profitto, se affrontato con pragmatismo e professionalità.

6) AUMENTO DEI TASSI che produrrebbe il deprezzamento significativo delle obbligazioni e dei titoli di stato, determinando delle perdite sui portafogli dei risparmiatori.

Alcuni di questi fattori di rischio, grazie all'intervento della Bce, si sono indeboliti (almeno per il momento), mentre ne sono emersi di nuovi e di più probabili.

Chi dispone di un patrimonio, piccolo o grande che sia, nell'adottare strategie di investimento, non può  non tener conto degli scenari sopra considerati. E' possibile che si realizzino? Nessuno può dirlo con certezza! Ma scegliere soluzioni che consentano di arginare quanto più possibile i rischi sopra elencati, costituisce comunque un primo importante approccio di difesa.

Quindi, in questo spazio verranno pubblicati dei contributi -sia tratti dal blog, che da altre autorevoli fonti-  ritenuti interessanti e utili al fine della corretta valutazione delle strategie di asset allocation. E' una sezione che verrà periodicamente aggiornata in relazione all'evolversi della crisi.


Inoltre, vi ricordo  che il sottoscritto, da quasi venti anni, è Private Banker regolarmente iscritto all'albo, e attualmente opera con primario gruppo bancario leader nel campo della gestione del risparmio e nella consulenza finanziaria, dopo aver lavorato, nel corso della propria carriera, con le maggiori società del settore. Pertanto è disponibile ad effettuare consulenze in materia di strategie di allocazione del risparmio. Nel qual caso, se interessati a valutare la possibilità di una consulenza personalizzata,  siete pregati di inviare una email a paolocardena@gmail.com, indicando anche i recapiti telefonici.

Grazie

Buon proseguimento.


QUALCHE CONSIDERAZIONE SULLO STATO DELLA CRISI:


La dura verità sull'Italia Una recente intervista pubblicata dal sito Trading network.


I possibili esiti dell'attuale congiuntura economica Una mia intervista dello scorso agosto, pubblicata da Forexinfo.it


L'esplosione dei debiti sovrani Un grafico che evidenzia l'esplosione dei debiti sovrani in Eurozona, dal 2007 al 2013.


QUI e QUI  potete trovare altri due grafici: il primo rappresenta le variazioni trimestrali del Pil negli ultimi 26 trimetri, delle quali ben 18 sono state negative; il secondo offre un confronto tra la durata della crisi economica attuale e quella verificatasi durante la seconda guerra mondiale.


Il disastro italiano in 20 grafici: una serie di grafici che rappresentano al meglio il disastro economico che si è abbattuto sull'Italia


Perché la bce potrà fare ben poco per risolvere la crisi? Un mia intervista dello scorso settembre, pubblicata da Forexinfo.it


Sempre in tema di crescita del  PIL e di decrescita del debito pubblico, le previsioni degli ultimi governi si sono ritualmente dimostrate drammaticamente infondate. QUI potete trovare una serie di grafici che evidenziano come la realtà abbia superato la fantasia.

L'Italia è potenzialmente tossica: lo sostiene  Simon Nixon  in un articolo pubblicato sul  Wall Street Journal.


Trent'anni di declino italiano spiegato in un grafico, per preferisce le vie brevi. 


Perché l'Italia no ce la farà? Un imperdibile articolo del prof. Roberto Orsi - PhD alla London School of Economics, docente e ricercatore all’Università di Tokyo. Nella versione originale dell'articolo, pubblicata sul sito della London School of Economics, il Professor Orsi, nella sua inappuntabile analisi, utilizza un grafico tratto da questo Blog. L'articolo lo trovate QUI

A che punto è la notte italiana: un Webinar dello scorso luglio che ripercorre gli anni di crisi e le cause. Un intervento organizzato insieme agli amici di Finanza.com e Trading network,  nel quale si disegna anche qualche scenario possibile.   QUI potete trovare il video in forma ridotta


Se l'Italia non è crescita abbastanza quando era assai semplice poterlo fare, perché dovrebbe crescere ora o nel prossimo futuro, stante la distruzione economica intervenuta? Una domanda semplice, che nasconde una risposta altrettanto semplice(NEW)

A PROPOSITO DI EVENTUALI IMPOSTE PATRIMONIALI STRAORDINARIE:


Ve lo stanno dicendo in tutti i modi. Che le metteranno non lo dico io, ma lo evocano loro. E quindi me ne sono convinto anche io, stante il sentiero che sta percorrendo l'Italia, peraltro anche speditamente. 

E' possibile proteggersi da eventuali imposte patrimoniali? "La conoscenza rende liberi", affermava Socrate. Certo: nessuno ha l'ambizione di rendervi liberi leggendo il mio umile blog. Ma  sapere qualcosa in più è sempre meglio dal sapere qualcosa in meno. Quindi leggete QUI


Nel Paese (questo) dove l'ignoranza economica la si può misurare a tonnellate, si è affermata anche la convinzione che detenere sostanze liquide (denaro contante), mette al riparo da qualsiasi rischio. Mi spiace assai deludere chi lo pensa, ma non è proprio cosi'.
In questo articolo ho cercato di spiegare perché. E l'ho fatto anche nel video che segue, tratto da un convegno all'Investment & Trading Forum di Rimini,   al quale ero ospite.




A PROPOSITO DI DEBITO PUBBLICO

Nonostante molti commentatori si sforzino di argomentare che il debito pubblico sia aumentato per via della caduta del PIl, rimane la sacrosanta verità che, negli ultimi 4/5 anni, il debito pubblico è aumentato di circa 400 miliardi di euro. A mio parere il debito pubblico è ben lontano dall'intraprendere un percorso di riduzione graduale e duraturo. Per il semplice motivo che è arrivato ad un livello tale che si autodetermina per via inerziale a causa degli interessi che vengono pagati sollo stock di debito. In tal senso appare doveroso ricordare che, nonostante i fondamentali macroeconomici italiani siano fortemente deteriorati, lo Stato riesce a collocare debito godendo di tassi particolarmente favorevoli che, tuttavia, non rimarranno tali in eterno. Quindi, questa calma apparente, presto O tardi verrà infranta e quando ciò avverrà saranno dolori (lettura fortemente suggerita QUI). C'è da aggiungere che lo scenario deflattivo in corso, rende ancor meno sostenibile il debito pubblico.


D'altra parte, non diciamo nulla di nuovo se affermiamo che esistono possibilità che si possa giungere ad una ristrutturazione del debito, come peraltro affermano prestigiosi economisti. La mancanza di crescita economica, testimoniata anche dalle continue rivisitazioni al ribasso delle previsioni di crescita, aumenta significativamente le possibilità che si possa giungere a questa soluzione.


Si dovrebbe anche sapere che, da gennaio del 2013, l'Italia può fallire anche per legge.

A PROPOSITO DI BANCHE E DELLA FRAGILITA' DEL SISTEMA BANCARIO

Il blog ospita moltissimi articoli sulla fragilità del sistema bancario. Pertanto,  mi limiterò a segnalare alcuni dei più importanti. Le sofferenze lorde del sistema bancario si avvicinano ai 180 miliardi di euro (NEW), quasi il 12% del PIL. E' chiaro che questo volume, già di per sé assai preoccupante, è destinato a salire per via del protrarsi della crisi che, inevitabilmente, determinerà l'ingresso a sofferenza di altri crediti.
I recenti stress test effettuati dalla BCE hanno lasciato non pochi dubbi sull'efficacia dello scenario avverso simulato ai fini della valutazione dello stato di salute del sistema bancario europeo;  quindi i dubbi rimangono anche sulla solidità di molti banche, sopratutto italiane. Esistono autorevoli studi indipendenti (li trovate QUI  e QUI; sono in inglese, ma, se non conoscete la lingua, potete aiutarvi con il traduttore di google) che quantificano in oltre 400 miliardi di euro i capitali necessari alle banche europee per fronteggiare lo scenario di stress ipotizzato. 

In Europa, dal 2016, entrerà a regime il meccanismo di soluzione delle crisi bancarie, che trae spunto proprio dall'esperienza cipriota. Ricorrendo talune condizioni, in caso di dissesto di qualche banca, i primi ad essere colpiti saranno gli azionisti, e quindi gli obbligazionisti junior, quelli senior e, successivamente, in caso di necessità, anche i correntisti con depositi superiori ai 100 mila euro. Quindi i correntisti con depositi inferiori ai 100 mila euro, possono dormire sonni tranquilli? Direi proprio di no.

Non tutte le banche sono uguali, anche se alcune sono più uguali di altre. Quindi, saper scegliere la propria banca è questione fondamentale. QUI potete leggere un articolo a proposito dell'ultimo rapporto  sulle sofferenze bancarie, a quota 200  miliardi di euro (dato aggiornato a novembre 2015).

Dal 1999 è esploso il debito privato, oggi a quasi il 130% del Pil. Le famiglie e le imprese sono assi più indebitate rispetto a quanto lo fossero alla fine degli anni 90'. Per contro, i redditi reali disponibili si sono ridotti drammaticamente, fino ad arrivare ai livelli del 1995. Questo rende assai più complesso il quadro di sostenibilità del debito privato, e spiega la fragilità del sistema bancario destinato ad imbarcare ulteriori sofferenze. QUI l'articolo. 
Prova della debolezza del sistema bancario l'abbiamo avuta proprio di recente, con il salvataggio delle 4 banche: salvataggio costato carissimo a oltre 135 mila risparmiatori che hanno visto andare i fumo i propri risparmi.



RISCHIO INASPRIMENTO IMPOSTE DI SUCCESSIONE

La politica (o parte di essa) non nasconde nemmeno il desiderio di inasprire (più o meno ferocemente) l’imposta di successione. A tal proposito giova ricordare che, sotto questo punto di vista, l’Italia è considerata quasi un paradiso fiscale, stante il regime impositivo particolarmente agevolato che non ha paragoni nel contesto dei paesi dell’Eurozona. E’ chiaro che il governo potrebbe trovare proprio dall’inasprimento delle imposte sulle successioni e sulle donazioni una leva fiscale idonea a recuperare gettiti tributari  in modo strutturale. Senza trascurare il fatto che, a parer di chi scrive, una soluzione del genere potrebbe essere politicamente più praticabile  rispetto ad altre soluzioni, come ad esempio l’introduzione di imposte patrimoniali straordinarie.

RISCHIO DISSOLUZIONE DELL'EURO

Esistono pochi dubbi sul fatto che se l’euro sopravvive ancora lo si deve all’interventismo della Banca Centrale Europea che, in questi anni di crisi, si è più volte sostituita all’inerzia della politica per risolvere (temporaneamente) la crisi del debito sovrano e della moneta unica. La letteratura economica, già da diversi decenni  prima dell’introduzione dell’euro, si era ampiamente espressa sulla non sostenibilità della moneta unica,  sentenziando, appunto, l’insostenibilità di un’unione monetaria che avesse aggregato  economie strutturalmente differenti (come quelle dell’eurozona), in assenze di talune condizioni idonee  a compensare al proprio interno le asimmetrie esistenti.
D’altra parte, nei mesi addietro, gli sviluppi della crisi greca, considerato il rischio concreto di uscita di Atene dalla moneta unica,   hanno in un certo qual modo confermato che l’euro non è affatto irreversibile. Benché i rischi di contagio finanziario, nel corso degli ultimi anni, sono stati in qualche modo “arginati”, principalmente a causa dell’assenza di un’univoca volontà politica  non sono stati compiuti significativi passi in avanti  verso la convergenza  degli Stati a favore di una vera e propria unione politica e fiscale. Insomma, anche se allo stato attuale appare poco probabile una rottura incontrollata dell’Eurozona , non è affatto detto che uno scenario simile non possa verificarsi in futuro, magari qualora dovesse verificarsi qualche shock esterno analogo a quello verificatosi a seguito della crisi finanziaria del 2008, che potrebbe indurre qualche paese ad abbandonare la moneta unica, con tutte le conseguenze che potrebbero derivarne. Sulla questione dell'euro e sulla non sostenibilità della moneta unica, vi segnalo Goofynomics: il blog del Professor Alberto Bagnai che è tra i massimi esperti in materia.

RISCHIO RIALZO DEI TASSI.

Anche se il tema è poco percepito dall'opinione pubblica, giova ricordare che l'interventismo delle banche centrali ha significativamente distorto la valutazione di molte attività e, quindi, anche la percezione del rischio da parte di molti risparmiatori. Ne costituisce esempio tangibile il mercato obbligazionario che, con rendimenti prossimi allo zero (e in taluni casi negativi), non incorpora affatto i rischi derivanti da molti fattori che potrebbero incidere sulla sostenibilità delle finanze pubbliche di molti paesi e non solo.
Ad esempio, la bassa inflazione (o, peggio, la deflazione) che, in prospettiva, rende meno sostenibili i debiti di quei paesi alle prese con un alto indebitamento, per via del fatto che il debito non può essere smaltito per via inflattiva, grazie ad un maggior PIL nominale
Da qui l'intenzione dichiarata delle Bce di riportare il tasso di inflazione verso livelli più alti, in sintonia con il target della Bce, posto al 2% . 
A mero titolo esemplificativo questo significa che se l'inflazione dovesse risalire al 2% (come vorrebbe la Bce), tale dinamica si rifletterebbe anche sui rendimenti dei titoli di stato di nuova emissione, che verrebbero emessi a tassi superiori rispetto a quelli attuali. Per contro, i prezzi dei BTP emessi a tassi bassi (ma più in generale dell'intero mercato obbligazionario), dovranno scendere per essere competitivi rispetto ai BTP di nuova emissione.
Di quanto? Dipende da molti fattori, ma sempre a mero titolo esemplificativo e senza pretesa di essere esaustivi, se i BTP di prossima emissione dovessero essere emessi a tassi di un punto superiore rispetto al rendimento di un BTP della stessa scadenza e analoga vita residua, allora il prezzo di quest'ultimo dovrà scendere dell'1% per ogni anno che manca alla scadenza.
Se mancano 10 anni perché emessi di recente, dovranno scendere di circa il 10%. Se i BTP di nuova emissione, invece,  dovessero essere messi con due punti in più di rendimento,allora i prezzi dei BTP già emessi e con vita residua analoga alle nuove emissioni, dovranno scendere del 20%. Una vera mattanza, insomma. Ma potrebbe non bastare.
Perché, come dicevamo, la bassa inflazione rende meno sostenibile il debito pubblico dei paesi alle prese con un alto indebitamento. Sicché, se il Pil nominale non aumenta di un livello simile al costo del debito pubblico (improbabile con l'inflazione prossima allo zero), il debito aumenta per via inerziale diventando sempre meno sostenibile, fino ad esplodere. A meno che non si voglia distruggere quel che rimane perseguendo avanzi primari nell'ordine del 5-6% di Pil, come in effetti sembra. 
Quindi, gli investitori in obbligazioni statali presto potrebbero trovarsi con poche vie d'uscita.
Perché, se dovesse aumenta l'inflazione (come vorrebbe lal Bce), allora subirebbero perdite nei prezzi dei titoli. Se l'inflazione dovesse mantenersi bassa come ora, allora il rischio concreto sarebbe quello di una possibile ristrutturazione del debito pubblico perché non sostenibile, con ovvie perdite in capo a chi detiene questi titoli.

Nessuno può affermare con ragionevole certezza quanto  possano ritenersi concreti e se potranno mai verificarsi i rischi appena descritti. Ma è altrettanto innegabile  che detti rischi, nel corso degli  ultimi anni, sono aumentati esponenzialmente, anche se, taluni di essi, grazie all'intervento della Bce, sembrano essersi allontanati (almeno per il momento), mentre se ne sono intensificati degli altri. Ecco quindi che, in via prudenziale, gli investitori, nell’ambito  dei rispettivi processi di pianificazione finanziaria e patrimoniale, dovrebbero  considerare  i “pericoli” appena espressi al fine di assumere decisioni consapevoli che consentano di arginare, quanto più possibile, gli effetti determinati dal verificarsi di  tali eventi.

Per info, contatti e consulenze scrivere a paolocardena@gmail.com  indicando nome, cognome e numero telefonico.

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