domenica 9 luglio 2017

QUANDO IL DIFFERENZIALE DEI RENDIMENTI ANTICIPA LE SORTI DI WALL STREET

DISCLAIMER: Le indicazioni di finanza, macroeconomia, politica economica e di qualsiasi altra natura, presenti in  questo articolo, benché frutto di analisi scrupolose,  possono essere errate e non rappresentano in alcun modo un invito all’investimento. Chi segue questi consigli lo fa cosciente di tutti i rischi e se ne assume la totale responsabilità. Inoltre si tiene a sottolineare che questo non è un blog di consulenza economico-finanziaria in quanto non vengono fornite delle raccomandazioni personalizzate, senza poi dimenticare che è impossibile effettuare delle considerazioni d’investimento personalizzate, quindi basate sulle caratteristiche e sul profilo dell’utente/lettore, in mancanza di elementi che ne individuino, appunto, il profilo di rischio e le caratteristiche. Si ricorda che ogni raccomandazione non è personalizzata (e quindi non si tratta di consulenza) quando viene diffusa al pubblico e viene espressa in modo generico.

Gli analisti  finanziari, i gestori di fondi comuni e i consulenti finanziari di tutto il mondo sarebbero felicissimi di  poter disporre di un indicatore che sintetizzi e anticipi l'andamento futuro dei mercati azionari: una sorta di pietra filosofale della finanza che possa anticipare i mercati e, quindi, far salve le performance nei momenti di ribasso (o incrementarle).
La realtà è che  non esiste un indicatore del genere, né mai esisterà. Tuttavia, esistono degli indicatore che potrebbero (forse) contribuire ad offrire una lettura degli eventi più interessante rispetto ad altri e che si sommano ad una gamma di altri indicatori (e dati macro) comunque robusti e sostenibili dal punto di vista logico e scientifico, e che quindi dovrebbero essere osservati.
Fatta questa doverosa premessa, è interessante proporvi l'analisi apparsa qualche giorno fa sul blog McClellan Financial Pubblication dove l'autore propone un grafico nel quale viene confrontato l'andamento dell'indice Dow Jones (in scala logaritmica) con il differenziale di rendimento tra il decennale Usa e quello tedesco. A dire il vero, se siete assidui lettori del blog, non dovrebbe esservi sfuggito che anche in questi pixel, di recente, abbiamo utilizzato il differenziale di rendimento tra i due titolo bencmark per comprendere la dinamica del cambio Eur/Usd e le possibili evoluzioni (leggi QUI).
Ritornando al lavoro di McClellan, il grafico a supporto della sua analisi è questo:

E' un grafico, a mio avviso, molto interessante che confronta l'andamento dell'indice Dow Jones (in scala logaritmica) e il differenziale dei rendimenti tra il decennale Usa e quello tedesco.
McClellan evidenzia come il restringimento del differenziale di rendimento tra i due titoli benchmark, negli ultimi 20 anni, abbia anticipato di 6/20 mesi la caduta dell'indice azionario.
Ritenendo questo  grafico meritevole di attenzione e quindi di essere osservato periodicamente, ho ritenuto utile rielaborarlo con gli strumenti di analisi che utilizzo ritualmente, in modo di averlo sempre aggiornato e confrontarlo anche con altri indicatori che già utilizzo.
Ne è venuto fuori questo.


Pur avendo utilizzato l'indice S&P 500 (anziché il Dow Jones) il risultato è del tutto analogo al grafico proposto da McClellen.
Si osserva che la riduzione del differenziale di rendimento tra i due benchmark (linea blu, scala sinistra) tende ad anticipare di 6/20 mesi l'inizio della caduta dell'indice azionario, ma non prima che quest'ultimo, nel frattempo,  abbia toccato nuovi massimi. Almeno così è stato nelle crisi degli ultimi 20 anni sui mercati azionari.
Ad esempio, a giugno del 1999 il differenziale di rendimento toccò il massimo e da lì iniziò la discesa. Il quella occasione l'indice S&P 500 continuò la salita e raggiunse il massimo di periodo a settembre del 2000, quando partì la caduta dell'indice. Discorso analogo può esser fatto per la crisi del 2007/2008 e quella del 2011. Ma in questi due casi la riduzione del differenziale dei rendimenti anticipo' la caduta dell'indice rispettivamente di 20 mesi e di 18 mesi circa.
Venendo ai giorni nostri, il punto massimo (degli ultimi 30 anni) del differenziale dei rendimenti è stato raggiunto a fine dicembre 2016, da dove è partita la riduzione che, tra l'altro, come ampiamente documentato in questo blog, sta portando al rafforzamento dell'euro (leggi QUI). Nel Mentre  l'indice S&P 500 ha continuato la sua salita, proprio come avvenuto nelle precedenti crisi. Quale sarà il punto di inversione dell'indice S&P 500? Non lo sappiamo e lo scopriremo solo vivendo. Ma gli eventi passati potrebbero suggerire che potremmo essere non troppo lontani.  Ovviamente, con questa analisi non si vuole affermare o anticipare che l'indice S&P 500 sia  prossimo ad uno storno ma, come detto, credo che il grafico offra un punto di osservazione interessante sopratutto se supportato da altri indicatori e da altre analisi e dati macro.


11 commenti:

  1. Molto interessante, grazie per la condivisione.

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  2. Sempre interessante e mai scontato

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  3. Grazie dott. Cardena le sue descrizioni sono sempre molto illuminanti e particolareggiate. Buon lavoro.

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  4. Per il mio lavoro, lavorando con gli USA, sarebbe interessante capire che l'euro sara' destinato al rialzo rispetto al dollaro e di quanto.Premetto che ci capisco poco e nulla ma se l'euro si rafforza la vedo molto brutta. Grazie Riccardo

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    1. Riccardo, è difficile da dire, ma una Bce meno accomodante depone a favore di un euro più forte. Legga anche gli articoli contenuti nei link del post: potrebbero esserle utili. Grazie e a presto

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    2. Un euro più forte sgonfierebbe la bolla immobiliare tedesca, ma comprimerebbe le esportazioni degli europeriferici, evento che avvicinerebbe l'esplosione dell'euro.
      Qualcuno si è annoiato del giocattolino?

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  5. Carissimo Paolo ti rinnovo il mio apprezzamento la mia stima e anche gratitudine per donarci il tuo pensiero. Marco

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    1. Molte grazie Marco, stima reciproca.
      A presto

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