giovedì 29 giugno 2017

L'OTTIMISMO DI DRAGHI FA VOLARE L'EURO

Prima di leggere questo  post, mi permetto di  suggerirvi di leggere i due post che trovate QUI e QUI, nei quali, qualche mese fa, avevo descritto i motivi per i quali l'euro si sarebbe rafforzato sul dollaro. La lettura dei due articoli segnalati è utile anche a comprendere quali potrebbero essere le future dinamiche del cambio eur/usd e non solo.

Negli ultimi giorni, sui mercati si sta assistendo a una nuova fase del "reflation trade" che sta determinando la discesa dei prezzi delle obbligazioni (rendimenti in salita) e il rialzo dell'euro a discapito del dollaro.
Dopo il "reflation trade" dell'ultima parte dell'anno scorso, che ebbe il suo epicentro, principalmente, negli Usa per via delle attese derivanti dalla politica economica espansiva della nuova amministrazione Usa, questa volta l'epicentro sembra essere localizzato in Eurozona.
LEGGI: COME PROTEGGERE UN PORTAFOGLIO OBBLIGAZIONARIO DAL RIALZO DEI TASSI
Ad innescare il rafforzamento dell'euro e la vendita delle obbligazioni (che comporta una curva dei tassi più ripida) sono state le parole pronunciate da Mario Draghi due giorni fa a Sintra, quando il banchiere centrale aveva lasciato intendere che, nonostante la necessità di proseguire con misure espansive, la politica monetaria della Bce tenderà a farsi sempre meno espansiva via via che la ripresa tenderà ad irrobustirsi. Mi sembra una cosa molto ovvia e non vedo il motivo per il quale sorprendersi, anche se dalle parole di Draghi è partito il forte rafforzamento dell'euro e la vendita delle scadenza più lunghe dei titoli di stato.
Ieri, considerata la reazione del cambio,  alcuni  esponenti della Bce hanno cercato di mitigare l'interpretazione data dai mercati alle parole di Draghi, e l'Eur/Usd si è riportato a 1.1290 salvo poi risalire a 1.1412 (mentre sto scrivendo).
Non va dimenticato che fu proprio Mario Draghi, qualche me se fa, a puntualizzare le condizioni che consentirebbero la rimozione degli stimoli monetari.


Il medio-lungo terminePrima di tutto, ha ricordato Draghi, la Bce si pone in «un orizzonte di medio termine». Non guarda insomma tanto a quel tasso di inflazione balzato in Germania all’1,7% annuo a dicembre e verosimilmente in crescita anche oltre la soglia critica del 2% nei mesi a venire, ma si riferisce con tutta probabilità a quanto i mercati si aspettano nel medio-lungo termine appunto: quel «5y5y»che rappresenta le attese degli investitori sul tasso di inflazione fra 5 anni e per i successivi 5 che è sì in costante ascesa dai minimi dello scorso agosto, ma che resta ancora all’1,73%, livello coerente con l'obiettivo «vicino, ma inferiore al 2%».
Un effetto durevole...La seconda condizione è che la «convergenza verso l’obiettivo deve essere durevole, non transitoria». E qui è chiaro il riferimento di Draghi al fatto che la fiammata attuale è legata in primo luogo ai prezzi dei prodotti derivati da petrolio e materie prime, che si vanno a confrontare con i minimi di un anno fa. L’inflazione core, quella che esclude le componenti più volatili come appunto l’energia e che interessa alla Bce, resta su un ben più modesto 0,9% e, secondo molti analisti, potrebbe non andare oltre l’1%-1,2% da qui al 2018.
... sostenibile... Draghi però ha aggiunto anche che la traiettoria dell’inflazione deve essere anche «sostenibile»: deve cioè «rimanere su quei livelli anche quando il sostegno delle straordinarie politiche monetarie che stiamo attuando oggi non ci sarà più». Inutile, e soprattutto dannoso, sarebbe veder di nuovo rallentare pericolosamente la dinamica dei prezzi una volta terminato il «quantitative easing».
...e diffuso in tutta l’Eurozona Ma la sua munizione più potente Draghi l’ha probabilmente tenuta in serbo per concludere il suo ragionamento: «L’obiettivo dell’inflazione è definito per l’Eurozona nel suo insieme». Non è sufficiente, in altre parole, un rialzo dei prezzi nella sola Germania per indurre il Consiglio all’azione: esistono anche gli altri Paesi, dove la dinamica inflattiva è ancora a rischio.  Fonte
Tuttavia, a mio parere, ciò che è emerso a Sintra, è un aspetto se vogliamo nuovo nella comunicazione dei banchieri centrali.
La retorica degli ultimi giorni dei banchieri centrali sembra suggerire che potremmo trovarci all'alba di un cambiamento (e/o ampliamento) degli elementi di valutazione dei fenomeni che orientano la politica monetaria. A Sintra si è molto parlato di "condizioni finanziarie" e dello stato dell'economia in generale, quali elementi idonei a contribuire alla determinazione e all'orientamento dello stimolo monetario, a discapito dei fenomeni di inflazione (aggiungo io), dato lo scarso successo avuto dalle Bc su questo fronte. E' evidente che 
Ovviamente ci troviamo nel campo delle ipotesi. Ma sono ipotesi che il mercato, negli ultimi due giorni, ha subito prezzato (sui bond e sul cambio eur/usd) sulla scia delle parole pronunciate da Draghi.
Per essere ancora più chiari, se si escludono i bassi livelli di inflazione, nel contesto dell'eurozona non esiste un solo indicatore macro idoneo a giustificare simili livelli di espansione monetaria (se non l'alto indebitamento di alcuni paesi).
Ovviamente non ho la pretesa di poter affermare con ragionevole certezza che quanto scritto sopra possa condurre a qualcosa di concreto nelle decisioni di politica monetaria delle banche centrali. Ma credo che sia comunque un ottimo spunto di riflessione che dovrebbe essere approfondito e considerato. 

A questo proposito, vale la pena leggere l'orientamento degli altri banchieri centrali che sembrano orientati a preparare la strada per l'avvio di politiche monetarie meno espansive.


Fermento tra le principali banche centrali. Se un lato la Federal Reserve ribadisce l'intenzione di continuare ad alzare gradualmente i tassi di interessi, dall'altro sembrano pronte a mettere mano alla politica monetaria anche le altre principali banche centrale, Bce e Bank of England in primis.
Le parole di Mario Draghi hanno fatto scattare le scommesse su un imminente tapering, su cui probabilmente la Bce inizierà a discutere già nei prossimi meeting. Dalla Bce hanno cercato di mitigare i toni parlando di erronea interpretazione delle parole di Draghi, ma il mercato vede un cambio di rotta in arrivo con l'euro ai massimi a 13 mesi e i rendimenti dei titoli di Stato europei in aumento.
Le parole di Mario Draghi su reflazione e rafforzamento della crescita economica sono di fatto il preambolo di un cambio dei toni della Bce che già nel meeting di questo mese ha fatto un primo passo aggiustando la guidance sui tassi (tolto il riferimento a possibili tassi più bassi). "C'e' stato un chiaro cambiamento dei toni", sottolineano gli esperti di Abn Amro nel valutare quanto affermato da Draghi, ritenuto un passo avanti verso il tapering.Ieri anche l'agenzia di rating Standard & Poor's ha sottolineato come la ripresa dell'are euro ha preso slancio negli ultimi mesi e potrebbe accelerare l'iter di uscita dal quantitative easing, anche se S&P vede gli acquisti di asset protrarsi nel 2018 anche se ad un ritmo molto più lento. I tassi Bce sono visti fermi almeno fino al 2019, mentre un aumento del tasso sui depositi (attualmente a -0,4%) potrebbe arrivare a fine 2018.Anche Carney (Boe) pronto a rimuovere stimoli Non sono passate inosservate neanche le parole del governatore della Bank of England, Mark Carney. Il numero uno dell’Istituto centrale britannico ha aperto alla rimozione delle misure di stimolo. Si avvicina quindi un rialzo dei tassi? All'interno della Boe c'è molto fermento come confermato dall'ultimo meeting che ha visto salire a tre i voti favorevoli a un rialzo del costo del denaro. Solo qualche settimana fa dallo stesso Carney aveva però rimarcato che l’economia britannica non era in grado di assorbire un rialzo dei tassi. "Facciamo ancora fatica a pensare a un rialzo dei tassi imminente nel Regno Unito - rimarca Vincenzo Longo, market strategist di IG - . Le incertezze economiche (come la crescita reale negativa dei salari) e quelle politiche sollevate dal voto di giugno rimangono ancora molto alte e complicheranno i negoziati per la Brexit".Apertura a una stretta sui tassi anche da parte del governatore della Bank of Canada, Stephen Poloz, che ha accennato a un rialzo dei tassi possibile "più prima che dopo".
Nell'ambito del Forum annuale della Bce in Portogallo è intervenuto anche Kuroda, governatore della Bank of Japan, unico mostratosi incline a continuare con misure di stimolo come l'inflazione che rimane bassa.(fonte) 

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