lunedì 8 maggio 2017

L'ESPANSIONE DEL CREDITO IN CINA HA DATO SLANCIO ALLE ATTESE DI REFLAZIONE

Nei mesi scorsi abbiamo parlato a più riprese di mercati obbligazioni e di come il miglioramento dei dati sull'inflazione (e delle attese) possono incidere sul mercato obbligazionario. In uno degli ultimi articoli pubblicati (leggi QUI), avevamo detto che già dal mese di  marzo si stava assistendo ad un ridimensionamento delle aspettative sull'inflazione, principalmente per via dell'attenuarsi delle attese di reflazione derivanti dalle politiche di Trump e dal ridimensionamento del prezzo del petrolio.

Nel frattempo i rendimenti del decennale Usa sono scesi dal 2.60% al 2.20% di un paio di settimane fa.



Il calo dei rendimenti dei titolo di stato Usa riflette 2 circostanze:
1) Il rischio politico in Eurozona derivante dal voto alle Presidenziali in Francia (infatti il 2.20% di rendimento è stato toccato proprio alla vigilia del primo turno) e le tensioni geopolitiche con la Corea del Nord (il treasury, essendo un safe asset, viene acquistato nei momenti di tensione);
2) il calo delle aspettative di inflazione che, come abbiamo detto, riflette anche l'attenuarsi delle aspettative sulle riforme della nuova amministrazione Usa, e la diminuzione del prezzo del petrolio e delle materie prime.

Concentriamoci sul secondo aspetto.
A conferma di quanto detto poco fa, vediamo un paio di grafici che possono aiutare a comprendere.

Le attese di inflazioni a 5 anni, tra 5 anni, che come detto si sono ridotte.

L'inflazione core è scesa al 2% nel mese di marzo

Ma anche atri indicatori  suggeriscono che le spinte inflazionistiche si sono attenuate negli ultimi mesi, peraltro in sintonia con un quadro macro meno favorevole rispetto a inizio anno.
Infatti il Pil Usa, nel primo trimestre, attestandosi a +0.7%, ha deluso le aspettative.

A quanto appena detto, vale la pena aggiungere qualche altra considerazione che giunge da un'autorevole fonte.

Pimco, in un recente articolo apparso sul suo blog,  ha pubblicato un grafico molto interessante nel quale si evidenzia come l'espansione del credito in Cina abbia alimentato gli impulsi di reflazione un po' in tutto il mondo.


Tra la fine del 2014 e la metà del 2015 lo stimolo creditizio in  Cina ha ripreso vigore, fino ad arrivare al picco massimo di metà 2016, per poi contrarsi rapidamente nella seconda parte del 2016 e nel 2017.
Secondo Pimco, l'espansione creditizia cinese, ha favorito investimenti immobiliari e infrastrutturali, che si sono riflessi sui prezzi delle materie prime, che a loro volta hanno dato impulso al miglioramento delle metriche di inflazione, hanno sostenuto i paesi produttori (ed esportatori) di materie prime e hanno contribuito a far crescere il commercio mondiale. 

Pimco conclude la sua analisi invitando a non sottovalutare gli effetti che la riduzione del credito potrebbe avere sulla crescita  cinese (e globale), che si unisce anche ai deboli dati Usa; anche se -precisa Pimco-  si dovrebbe tener conto del fatto che in autunno ci sarà il 19° congresso del Partito Comunista Cinese ed è  interesse delle autorità arrivare a questo appuntamento con un'economia stabile.


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