martedì 30 maggio 2017

GRAZIE DI CUORE PER IL VOSTRO CONTRIBUTO

Cari amici, 

se ben ricordate, in occasione del Natale dello scorso anno, in questo spazio, avevo aperto una sottoscrizione a favore dell'associazione Anpof che si occupa dei malati oncologici presso l'ospedale di Fermo, nelle Marche.
Proprio ieri mi hanno scritto dall'associazione per ringraziare tutti coloro che hanno dimostrato tanta generosità e sensibilità. 
Ai ringraziamenti dell'associazione, ovviamente, si uniscono anche i miei: vi sono immensamente grato per il vostro prezioso e nobile gesto che è anche espressione tangibile della bontà d'animo che vi caratterizza.
Come sapete, questo spazio non ospita pubblicità né è prevista alcuna forma di contribuzione/donazione a favore del blog.  Anzi, a dire il vero credo che sia l'unico blog (o forse uno dei pochi) a non ospitare forme di contribuzione. Tuttavia, come unico autore di questi pixel, trovo doveroso utilizzare la "popolarità" del blog a favore del sociale, proponendovi, di tanto in tanto, alcune iniziative a favore di associazioni di volontariato  che, proprio come nel caso della sottoscrizione a favore di Anpof, si occupano di chi è meno fortunato di noi e di chi ha bisogno di sostegno. Posso assicurarvi che la vostra generosità, espressa con una piccola donazione a favore  delle iniziative qui proposte, è la miglior forma gratitudine che potete esprimere per i contenuti che trovate in questo spazio.


Grazie di cuore.

Questa è l'email ricevuta ieri da parte dell'associazione.




domenica 28 maggio 2017

LA FOLGORANTE RIPRESA DELL'ITALIA (EDIZIONE PRIMO TRIMESTRE 2017)

Cari amici,
Come di consueto ho provveduto ad aggiornare l'ormai celebre (e mitico) grafico sulla crescita del Pil dei paesi del G7 e Eurozona (a 19 Paesi). I dati riportati nel primo trimestre del 2017, nella maggior parte dei casi, sono quelli relativi alla prima lettura del Pil. Pertanto il grafico verrà ulteriormente aggiornato nelle prossime settimane, con i dati definitivi. Per quanto riguarda il Canada, il dato sul Pil del primo trimestre verrà comunicato nelle prossime settimane. Quindi, successivamente, procederò ad un aggiornamento complessivo.
Per gli ultimi arrivati, è utile ricordare che si tratta della performance del PIL dei paesi considerati, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2008.

Tutti i paesi sono tornati sopra i livelli precedenti la crisi (perfino l'Area euro a 19 paesi). Tutti tranne l'Italia, che continua ad esprimere tassi di crescita molto modesti, nonostante fattori esterni assai favorevoli (crescita globale, bassi tassi di interesse, Bce ultra espansiva, basso prezzo del petrolio).
Nel primo trimestre 2017 la crescita economica dell'Italia è stata di appena lo 0.2% rispetto al trimestre precedente e il nostro Paese è riuscito a fare appena meglio della disastrata Grecia.

Grafico Bloomberg



Ai grafici appena proposti ne aggiungiamo un altro, che confronta la variazione del PIL nominale e del debito pubblico da fine 2007 (anno precedente la crisi) a tutto il 2016.
Lo scenario che si presenta è questo:


Il Pil nominale nel 2007 era di 1609 miliardi, mentre a fine 2016 valeva 1672. Quindi la variazione è stata di appena 63 miliardi. 
Il debito pubblico nel 2007 ammontava a 1606 miliardi, mentre a fine 2016 era di 2217 miliardi. In nove anni è aumentato di 611 miliardi a fronte del Pil stagnante.

Colgo l'occasione per ricordare a coloro che sono interessati ad utilizzare i grafici prodotti da questo blog, che la pubblicazione su altri siti del materiale qui reperibile è consentita solo ed esclusivamente citando la fonte e inserendo nel post il link attivo che rimandi all'articolo di cui è tratto il grafico. Grazie.

domenica 21 maggio 2017

ANCORA SUL CAMBIO EURO/DOLLARO: COSA ASPETTARSI?

Sempre a proposito del dollaro, la cui debolezza ha tenuto banco nell'ultima settimana anche a causa del rischio di impeachment del Presidente Trump, alle considerazioni già espresse di recente (clicca QUI e QUI) vale la pena aggiungere anche qualche grafico, a conferma di quanto detto QUI.

Il primo (courtesy Nordea) rappresenta l'evoluzione dell'inflazione core negli Stati Uniti e in eurozona.
Negli Usa, gli ultimi dati segnalano un rallentamento dell'inflazione, che non depone a favore di un dollaro forte in quanto minori pressioni sui prezzi implica (o potrebbe implicare, se confermati) una Fed più moderata sul fronte dell'aumento dei tassi. In Eurozona, invece, dopo il calo del mese di marzo, l'inflazione core è risalita fino all'1.2%; il che depone a favore della prospettiva di riduzione degli acquisti di titoli di parte della BCE (probabilmente dal 2018). 

lunedì 15 maggio 2017

UN RAPIDO AGGIORNAMENTO SUL CAMBIO EUR/USD

Lo spread tra il decennale Usa e quello tedesco è sui livelli minimi di novembre. Come ho già detto qui due mesi fahttp://www.vincitorievinti.com/…/qualche-considerazione-sul…, l'attenuarsi del differenziale dei rendimenti depone a favore di un euro più forte nei confronti del dollaro. E infatti mentre sto scrivendo l'euro scambia 1.0966 contro dollaro, proprio a riflettere la diminuzione del differenziale dei rendimenti.
Quindi, considerando i dati macro che stanno giungendo, l'attenuarsi del rischio politico in eurozona, la politica monetaria delle due banche centrali eccetera eccetera..., sarebbe utile chiedersi quale nuovo elemento potrebbe favorire l'allargamento ulteriore (e duraturo) dello spread tra i titoli tedeschi e quelli Usa. Coloro che seguono questi pixel e il blog, non dovrebbero essere sorpresi dal fatto che tutte le banche di investimento che a inizio anno vedevano la parità tra euro e dollaro, nelle ultime settimane, abbiano riformato rapidamente l'orientamento espresso qualche mese fa.
Per spiegare i grafici proposti, possiamo aggiungere che quello in alto rappresenta la dinamica dei rendimenti del bund tedesco (linea blu, scala sinistra) e del decennale Usa (linea rossa scala destra).
Il grafico in basso esprime l'andamento del differenziale dei rendimenti (linea blu, scala sinistra) dei due titoli considerati, oggi ai minimi di novembre, e la stretta correlazione esistente tra l'andamento del cambio eur/Usd (linea rossa, scala destra).
Magari, nei prossimi giorni, sperando di avere un po' di tempo, cercherò di scrivere qualche considerazione aggiuntiva, anche alla luce dell'orientamento delle due banche centrali

mercoledì 10 maggio 2017

LA POLITICA MONETARIA DELLE MAGGIORI BANCHE CENTRALI SECONDO SOCIETE' GENERALE


Nella tabella che segue,  Societè Generale propone un riepilogo della sua view a proposito delle politiche monetarie delle maggiori 5 banche centrali.

Le cose più significative che emergono:

-Il lentissimo aumento dei tassi da parte della Fed, che inizierà la riduzione del bilancio nel 2018. A mio avviso, la lenta normalizzazione dei tassi è da attribuire, oltre che alle basse pressioni sui prezzi, anche alla necessità di attenuare gli effetti derivanti dalla riduzione del bilancio;

-La Bce inizierà il tapering nel 2018, i tassi rimarranno attorno lo zero per un lungo periodo; mentre nel 2020 inizierà la riduzione del bilancio (tagliando ancora i tassi, per compensare gli effetti derivanti, appunto, dalla riduzione del bilancio)

-La banca centrale giapponese (Boj) continuerà con il Qe to eternity.

Opinione del sottoscritto è che Societè Generale sia stata molto cauta (forse eccessivamente) per quanto riguarda la Bce. Lo scopriremo.



lunedì 8 maggio 2017

LE FASI DI RIALZO E DI RIBASSO DEI MERCATI USA DALL'INIZIO DEL SECOLO SCORSO

Cosa ci dice il grafico?
Ci dice che dal 1903 ci sono stati 12 fasi di mercato rialzista e 11 ribassista. La dodicesima arriverà, state tranquilli.
Le fasi rialziste sono durate molto di più della fasi ribassiste e i rialzi sono stati anche di maggior intensità rispetto ai ribassi.
La media dei ribassi è il 35%; quella dei rialzi è il 390%, cioè 11 volte il ribasso
Il che significa che toro batte orso 11/1


L'ESPANSIONE DEL CREDITO IN CINA HA DATO SLANCIO ALLE ATTESE DI REFLAZIONE

Nei mesi scorsi abbiamo parlato a più riprese di mercati obbligazioni e di come il miglioramento dei dati sull'inflazione (e delle attese) possono incidere sul mercato obbligazionario. In uno degli ultimi articoli pubblicati (leggi QUI), avevamo detto che già dal mese di  marzo si stava assistendo ad un ridimensionamento delle aspettative sull'inflazione, principalmente per via dell'attenuarsi delle attese di reflazione derivanti dalle politiche di Trump e dal ridimensionamento del prezzo del petrolio.

Nel frattempo i rendimenti del decennale Usa sono scesi dal 2.60% al 2.20% di un paio di settimane fa.



Il calo dei rendimenti dei titolo di stato Usa riflette 2 circostanze:
1) Il rischio politico in Eurozona derivante dal voto alle Presidenziali in Francia (infatti il 2.20% di rendimento è stato toccato proprio alla vigilia del primo turno) e le tensioni geopolitiche con la Corea del Nord (il treasury, essendo un safe asset, viene acquistato nei momenti di tensione);
2) il calo delle aspettative di inflazione che, come abbiamo detto, riflette anche l'attenuarsi delle aspettative sulle riforme della nuova amministrazione Usa, e la diminuzione del prezzo del petrolio e delle materie prime.

Concentriamoci sul secondo aspetto.

domenica 7 maggio 2017

MACRON, IL FUTURO DELL'EURO, L'ITALIA E RENZI

Un breve commento sulle presidenziali in Francia, sul futuro dell'euro nel breve/medio periodo, e sull'Italia. Magari nei prossimi giorni, tempo permettendo, scriverò qualcosa di più articolato sui possibili scenari.

Alla luce del risultato delle presidenziali in Francia, tenuto conto che in Spagna la leadership filoeuropeista è saldamente al comando, che in Germania la partita è tra Schultz e la Merkel e che in Italia le connotazioni politiche anti euro (quali????) non sembrano aggregare ampi consensi, non vedo quale evento politico, nel breve/medio periodo, possa turbare la sopravvivenza dell'euro. 

L'italia, con la classe politica che si ritrova, nella migliore delle ipotesi potrebbe trovarsi fuori dall'euro solo per via incidentale, senza capire nemmeno perché. Con tutte le conseguenze del caso.


Tenete presente che in Italia c’è una grande ricchezza privata e ancora ampi spazi per poterla tassare (es: successioni e donazioni come ho detto QUI). E poi, da parte dei creditori, incassare in euro è più conveniente che incassare in lire. E quindi perché la politica italiana dovrebbe far torto ai creditori internazionali facendoci uscire dall’euro? 😉
Cosa ci insegna il risultato in Francia?
Insegna una cosa molto semplice, anzi due, di cui una è conseguenza dell'altra:
La prima è che dall'euro non si esce per via politica (e comunque se avesse vinto la Le Pen, la strada per l'uscita sarebbe stata comunque lunga e accidentata);
La seconda è che se anche dovesse prevalere la via politica, il risultato sarebbe lo stesso, se non si unissero tutte le forze anti euro (destra, sinistra, verdi, gialli, rossi, neri e cavoli a merenda).
Lo vedete possibile nel contesto italiano?
Per quanto mi riguarda, almeno allo stato attuale, direi NO.

Veniamo all'Italia e a Renzi