martedì 27 giugno 2017

LA NUOVA FRONTIERA DEI "SALVATAGGI BANCARI" ALL'ITALIANA (OVERO, FATE COME VI PARE)

Come sapete, nel fine settimana, con il  decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri, Veneto Banca e la Popolare di Vicenza sono state poste in liquidazione coatta amministrativa. Non è mia intenzione annoiarvi con i tecnicismi dell'operazione, i quali possono essere letti in qualsiasi altro sito (attendibile) di informazione finanziaria . Ciò che voglio proporvi è un breve ragionamento che può aiutare a comprendere ciò che è accaduto e, sopratutto, ciò che potrebbe accadere in futuro nell'ambito della gestione delle banche in crisi. Come al solito, non ho la pretesa che voi possiate considerare come verità assoluta la mia riflessione, ma trovo che sia ampiamente fondata e quindi meritevole di essere letta.

Partiamo dall'antefatto.

venerdì 23 giugno 2017

INTERVISTA: PERCHE' GLI ULTIMI GOVERNI SONO GRAVEMENTE RESPONSABILI DELLA SITUAZIONE DELLE BANCHE ITALIANE?

Cari amici,
mercoledì scorso, trovandomi a Milano per motivi di lavoro, sono stato invitato dagli amici de LEFONTI.TV (che ringrazio per l'ospitalità) a parlare dei "5 RISCHI CAPITALI" che potrebbero colpire i risparmi e, soprattutto, di come potrebbero modificarsi in relazione alle evoluzioni economiche e geopolitiche.
Come sapete (?) tra i 5 rischi di cui parlo da anni, c'è anche quello  derivante dai dissesti bancari: tema molto attuale negli ultimi anni e che rimarrà tale anche in quelli futuri, purtroppo.
Dato che in questi anni,  a proposito di banche,  è stato scritto di tutto, non avrei voluto parlare del rischio bancario.  Anche perché, da consulente finanziario e, soprattutto, da cittadino, è abbastanza frustrante dover osservare che, dopo quasi un decennio dai primi scricchiolii di alcune banche, la situazione non solo non è stata affrontata come si sarebbe dovuto fare, ma sono state poste in essere delle scelte scellerate che, addirittura, ne hanno aggravato la condizione, fino ad arrivare (in alcuni casi) ad una vera e propria emergenza. E' un evoluzione che, in questi anni, è stata più volte  racconta in questo spazio che, se vogliamo, ne ha anche anticipato l'esito finale. E non sarà un happy end.
Come che sia, nell'intervista, più che parlare dei 5 rischi capitali, ho parlato sopratutto di banche e delle gravi responsabilità degli ultimi governi nella gestione della crisi bancaria italiana.
E' un'intervista che dura una trentina di minuti e a mio avviso si tratta di tempo ben speso.
Colgo l'occasione per segnalarvi che il prossimo 3 luglio tornerò in trasmissione e spero che sia l'occasione ideale per approfondire alcuni aspetti dei "rischi capitali"
Grazie per l'attenzione e buona visione. A presto.


mercoledì 14 giugno 2017

INTERVISTA: DALLA CRISI DELLE BANCHE ITALIANE ALLE PROSPETTIVE PER L'ITALIA E PER L'EURO

Cari amici,
Vi segnalo questa mia intervista pubblicata nei giorni scorsi da Investire Oggi ,che ringrazio per l'interesse e per l'ospitalità.
Si parla di crisi delle banche italiane, di fisco, dei rischi politici, delle prospettive per l'Italia e per l'euro e molto altro ancora.
Buona lettura



Intervista a Paolo Cardenà sulla situazione economico-finanziaria attuale dell'Italia. Tra elezioni anticipate, stravolgimenti geo-politici e nuovo asse franco-tedesco, vediamo cosa pensa uno dei più popolari blogger economici italiani.


Torniamo a intervistare con molto piacere Paolo Cardenà, Private Banker, consulente finanziario e uno dei più popolari blogger di economia e finanza in Italia, a cui fa capo il sito vincitorievinti.com, il cui successo si deve sia all’accuratezza delle analisi, sia anche a un linguaggio e contenuti schietti. Stavolta, le domande vertono sul rischio Italia in vista delle elezioni politiche e sulla nuova geo-politica mondiale.

Le elezioni politiche si avvicinano, anticipate o meno. Non siamo più certi, come nelle settimane scorse, che si voti con un proporzionale alla tedesca in salsa italiana, ma intanto i mercati hanno iniziato a innervosirsi sul possibile rischio di instabilità o anche di una maggioranza euro-scettica. Secondo Lei, cosa dovremmo temere sul piano finanziario?  

In realtà per capire cosa potrebbe accadere sui mercati, sarebbe opportuno partire proprio dal modello di legge elettorale che stava nascendo. Come sappiamo, nei giorni scorsi la legge è stata affondata alla camera, ma ciò non toglie che nelle prossime settimane, proprio dalle ceneri della riforma elettorale, possa rinascere qualcosa di molto simile. Magari con un accordo più ristretto, circoscritto al Partito Democratico e a Forza Italia. La legge elettorale in gestazione rispondeva all’esigenza di raggiungere un duplice obiettivo: il primo evitare che il Movimento 5 Stelle avesse avuto la possibilità di diventare forza di governo; il secondo evitare che il Pd (in caso di vittoria) assumesse a sé tutta la responsabilità delle scelte di governo impopolari nei prossimi anni.
Da queste esigenze sarebbe dovuta nascere una legge elettorale idonea ad arginare, quanto più possibile, il movimento di Grillo e quindi una legge che alla fine non avrebbe consegnato una maggioranza assoluta. In altre parole, qualsiasi partito avesse ottenuto al maggioranza relativa, avrebbe dovuto comunque fare accordi con altre forze politiche. In questo senso, data la peculiare connotazione del Movimento 5 Stelle (non incline a fare accordi), nel caso avesse ottenuto la maggioranza relativa, non avrebbe potuto governare in mancanza di accordi.
Dall’altra parte, nel caso in cui la maggioranza relativa fosse stata ottenuta dal Pd, avrebbe implicato comunque degli accordi di governo con altre forze politiche (Forza Italia) al fine di dar vita ad un esecutivo in grado di governare. Anche se negli ultimi anni si è assistito ad una deriva verso destra delle politiche del Pd, ritengo che un’alleanza di governo con Forza Italia sarebbe frutto di una serie di compromessi stringenti potenzialmente in grado di depotenziare l’azione dell’esecutivo nascente.
Da qui la preoccupazione dei mercati, timorosi di un governo con deboli capacità riformatrici, nonostante la fragilità dei conti pubblici, l’alto indebitamento e le deboli prospettive di crescita. Infatti, tali timori, negli ultimi giorni, si sono tradotti in un allargamento dello spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi, proprio a riflettere la nascente preoccupazione derivante dal quadro politico appena descritto. CONTINUA A LEGGERE QUI

giovedì 8 giugno 2017

"WHATEVER IT TAKES" ALL'AMATRICIANA

Qualche settimana fa, in un post, espressi lamia opinione riguardo alle motivazioni che stavano spingendo Renzi verso le elezioni anticipate e scrissi
Anche alla luce del downgrade subito qualche settimana fa dall'Italia da parte di Fitch, la prossima legge di bilancio per il 2018 (verrà varata a fine 2017) sarà necessariamente più incisiva sul fronte della stabilizzazione dei conti pubblici, sui quali pesano anche le clausole di salvaguardia che valgono 20 miliardi di euro.
A complicare il quadro, già di per sé complesso, si aggiunge anche la prospettiva dell'aumento del costo del debito quale conseguenza della fine dell'acquisto dei titoli di stato dal parte della BCE (nel 2018) e la debole crescita dell'Italia, nonostante fattori esterni estremamente favorevoli (almeno fino a questo momento).Motivo per cui, salvo la clemenza della Ue, la legge di bilancio 2018 rischia di essere un vero salasso.
All'inizio del prossimo anno giungerà a termine la legislatura e quindi si dovrebbe votare a marzo.
Il Pd non può permettersi di presentarsi davanti agli elettori a solo 3 mesi di distanza dall'approvazione di un'altra manovra di bilancio che rischia di essere un vero e proprio salasso (c'è il rischio che venga aumentata l'Iva e non solo). Anche perché ciò amplificherebbe la possibilità di affidare al Movimento 5 Stelle il governo del paese.Il ragionamento appena fatto spiegherebbe (almeno in parte) l'intenzione di Renzi di voler tornare alle urne in autunno (quindi prima della manovra di bilancio 2018), e la rapidità con la quale il Pd si è diretto verso le primarie e  poi verso l'assemblea nazionale che, proprio oggi, lo ha nominato  segretario del partito, confermerebbe lo scenario appena delineato.
Se tutto il ragionamento dovesse risultare corretto (non lo so, lo vedremo) il nuovo governo (verosimilmente Pd con qualche alleanza), che a quel punto avrebbe davanti a sé 5 anni di legislatura, dovrebbe varare la manovra robusta di cui ho detto sopra.
Per dirla in altri termini: prima si va al voto e dopo si tassa.


Dopo qualche giorno iniziarono a parlare di legge elettorale e via dicendo.
Ora, se non riescono a fare la legge elettorale per votare in autunno, il Pd dovrà varare (da solo) una manovra da 15/20 miliardi di euro. Il che significa che alle elezioni di marzo il Pd rischia di prendere una sonora batosta, magari a favore dei 5 stelle.

giovedì 1 giugno 2017

BREAKING: MPS, RAGGIUNTO UN ACCORDO (DI PRINCIPIO) TRA LA UE E LE AUTORITA' ITALIANE PER LA RICAPITALIZZAZIONE PRECAUZIONALE

E' di poco fa la notizia che le autorità italiane hanno raggiunto l'accordo con le autorità europee per la ricapitalizzazione precauzionale di Monte Paschi.
Al momento si conosce assai poco sui dettagli dell'operazione e le questioni note sono quelle riportate nel comunicato della Commissione europea.

In estrema sinesi:

Le norme comunitarie, in particolare la direttiva sulla risoluzione delle crisi bancarie (BRRD), offrono la  possibilità per uno  Stato membro di iniettare capitale in una banca solvente, a condizione che vengano rispettati determinati criteri. Gli aiuti di Stato, in questo contesto, possono essere concessi solo in via precauzionale (per prepararsi per eventuali esigenze di capitale  che potrebbero materializzarsi se le condizioni economiche dovessero peggiorare) e non implicano  la risoluzione della banca.

martedì 30 maggio 2017

GRAZIE DI CUORE PER IL VOSTRO CONTRIBUTO

Cari amici, 

se ben ricordate, in occasione del Natale dello scorso anno, in questo spazio, avevo aperto una sottoscrizione a favore dell'associazione Anpof che si occupa dei malati oncologici presso l'ospedale di Fermo, nelle Marche.
Proprio ieri mi hanno scritto dall'associazione per ringraziare tutti coloro che hanno dimostrato tanta generosità e sensibilità. 
Ai ringraziamenti dell'associazione, ovviamente, si uniscono anche i miei: vi sono immensamente grato per il vostro prezioso e nobile gesto che è anche espressione tangibile della bontà d'animo che vi caratterizza.
Come sapete, questo spazio non ospita pubblicità né è prevista alcuna forma di contribuzione/donazione a favore del blog.  Anzi, a dire il vero credo che sia l'unico blog (o forse uno dei pochi) a non ospitare forme di contribuzione. Tuttavia, come unico autore di questi pixel, trovo doveroso utilizzare la "popolarità" del blog a favore del sociale, proponendovi, di tanto in tanto, alcune iniziative a favore di associazioni di volontariato  che, proprio come nel caso della sottoscrizione a favore di Anpof, si occupano di chi è meno fortunato di noi e di chi ha bisogno di sostegno. Posso assicurarvi che la vostra generosità, espressa con una piccola donazione a favore  delle iniziative qui proposte, è la miglior forma gratitudine che potete esprimere per i contenuti che trovate in questo spazio.


Grazie di cuore.

Questa è l'email ricevuta ieri da parte dell'associazione.




domenica 28 maggio 2017

LA FOLGORANTE RIPRESA DELL'ITALIA (EDIZIONE PRIMO TRIMESTRE 2017)

Cari amici,
Come di consueto ho provveduto ad aggiornare l'ormai celebre (e mitico) grafico sulla crescita del Pil dei paesi del G7 e Eurozona (a 19 Paesi). I dati riportati nel primo trimestre del 2017, nella maggior parte dei casi, sono quelli relativi alla prima lettura del Pil. Pertanto il grafico verrà ulteriormente aggiornato nelle prossime settimane, con i dati definitivi. Per quanto riguarda il Canada, il dato sul Pil del primo trimestre verrà comunicato nelle prossime settimane. Quindi, successivamente, procederò ad un aggiornamento complessivo.
Per gli ultimi arrivati, è utile ricordare che si tratta della performance del PIL dei paesi considerati, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2008.

Tutti i paesi sono tornati sopra i livelli precedenti la crisi (perfino l'Area euro a 19 paesi). Tutti tranne l'Italia, che continua ad esprimere tassi di crescita molto modesti, nonostante fattori esterni assai favorevoli (crescita globale, bassi tassi di interesse, Bce ultra espansiva, basso prezzo del petrolio).
Nel primo trimestre 2017 la crescita economica dell'Italia è stata di appena lo 0.2% rispetto al trimestre precedente e il nostro Paese è riuscito a fare appena meglio della disastrata Grecia.

Grafico Bloomberg



Ai grafici appena proposti ne aggiungiamo un altro, che confronta la variazione del PIL nominale e del debito pubblico da fine 2007 (anno precedente la crisi) a tutto il 2016.
Lo scenario che si presenta è questo:


Il Pil nominale nel 2007 era di 1609 miliardi, mentre a fine 2016 valeva 1672. Quindi la variazione è stata di appena 63 miliardi. 
Il debito pubblico nel 2007 ammontava a 1606 miliardi, mentre a fine 2016 era di 2217 miliardi. In nove anni è aumentato di 611 miliardi a fronte del Pil stagnante.

Colgo l'occasione per ricordare a coloro che sono interessati ad utilizzare i grafici prodotti da questo blog, che la pubblicazione su altri siti del materiale qui reperibile è consentita solo ed esclusivamente citando la fonte e inserendo nel post il link attivo che rimandi all'articolo di cui è tratto il grafico. Grazie.

domenica 21 maggio 2017

ANCORA SUL CAMBIO EURO/DOLLARO: COSA ASPETTARSI?

Sempre a proposito del dollaro, la cui debolezza ha tenuto banco nell'ultima settimana anche a causa del rischio di impeachment del Presidente Trump, alle considerazioni già espresse di recente (clicca QUI e QUI) vale la pena aggiungere anche qualche grafico, a conferma di quanto detto QUI.

Il primo (courtesy Nordea) rappresenta l'evoluzione dell'inflazione core negli Stati Uniti e in eurozona.
Negli Usa, gli ultimi dati segnalano un rallentamento dell'inflazione, che non depone a favore di un dollaro forte in quanto minori pressioni sui prezzi implica (o potrebbe implicare, se confermati) una Fed più moderata sul fronte dell'aumento dei tassi. In Eurozona, invece, dopo il calo del mese di marzo, l'inflazione core è risalita fino all'1.2%; il che depone a favore della prospettiva di riduzione degli acquisti di titoli di parte della BCE (probabilmente dal 2018). 

lunedì 15 maggio 2017

UN RAPIDO AGGIORNAMENTO SUL CAMBIO EUR/USD

Lo spread tra il decennale Usa e quello tedesco è sui livelli minimi di novembre. Come ho già detto qui due mesi fahttp://www.vincitorievinti.com/…/qualche-considerazione-sul…, l'attenuarsi del differenziale dei rendimenti depone a favore di un euro più forte nei confronti del dollaro. E infatti mentre sto scrivendo l'euro scambia 1.0966 contro dollaro, proprio a riflettere la diminuzione del differenziale dei rendimenti.
Quindi, considerando i dati macro che stanno giungendo, l'attenuarsi del rischio politico in eurozona, la politica monetaria delle due banche centrali eccetera eccetera..., sarebbe utile chiedersi quale nuovo elemento potrebbe favorire l'allargamento ulteriore (e duraturo) dello spread tra i titoli tedeschi e quelli Usa. Coloro che seguono questi pixel e il blog, non dovrebbero essere sorpresi dal fatto che tutte le banche di investimento che a inizio anno vedevano la parità tra euro e dollaro, nelle ultime settimane, abbiano riformato rapidamente l'orientamento espresso qualche mese fa.
Per spiegare i grafici proposti, possiamo aggiungere che quello in alto rappresenta la dinamica dei rendimenti del bund tedesco (linea blu, scala sinistra) e del decennale Usa (linea rossa scala destra).
Il grafico in basso esprime l'andamento del differenziale dei rendimenti (linea blu, scala sinistra) dei due titoli considerati, oggi ai minimi di novembre, e la stretta correlazione esistente tra l'andamento del cambio eur/Usd (linea rossa, scala destra).
Magari, nei prossimi giorni, sperando di avere un po' di tempo, cercherò di scrivere qualche considerazione aggiuntiva, anche alla luce dell'orientamento delle due banche centrali

mercoledì 10 maggio 2017

LA POLITICA MONETARIA DELLE MAGGIORI BANCHE CENTRALI SECONDO SOCIETE' GENERALE


Nella tabella che segue,  Societè Generale propone un riepilogo della sua view a proposito delle politiche monetarie delle maggiori 5 banche centrali.

Le cose più significative che emergono:

-Il lentissimo aumento dei tassi da parte della Fed, che inizierà la riduzione del bilancio nel 2018. A mio avviso, la lenta normalizzazione dei tassi è da attribuire, oltre che alle basse pressioni sui prezzi, anche alla necessità di attenuare gli effetti derivanti dalla riduzione del bilancio;

-La Bce inizierà il tapering nel 2018, i tassi rimarranno attorno lo zero per un lungo periodo; mentre nel 2020 inizierà la riduzione del bilancio (tagliando ancora i tassi, per compensare gli effetti derivanti, appunto, dalla riduzione del bilancio)

-La banca centrale giapponese (Boj) continuerà con il Qe to eternity.

Opinione del sottoscritto è che Societè Generale sia stata molto cauta (forse eccessivamente) per quanto riguarda la Bce. Lo scopriremo.



lunedì 8 maggio 2017

LE FASI DI RIALZO E DI RIBASSO DEI MERCATI USA DALL'INIZIO DEL SECOLO SCORSO

Cosa ci dice il grafico?
Ci dice che dal 1903 ci sono stati 12 fasi di mercato rialzista e 11 ribassista. La dodicesima arriverà, state tranquilli.
Le fasi rialziste sono durate molto di più della fasi ribassiste e i rialzi sono stati anche di maggior intensità rispetto ai ribassi.
La media dei ribassi è il 35%; quella dei rialzi è il 390%, cioè 11 volte il ribasso
Il che significa che toro batte orso 11/1


L'ESPANSIONE DEL CREDITO IN CINA HA DATO SLANCIO ALLE ATTESE DI REFLAZIONE

Nei mesi scorsi abbiamo parlato a più riprese di mercati obbligazioni e di come il miglioramento dei dati sull'inflazione (e delle attese) possono incidere sul mercato obbligazionario. In uno degli ultimi articoli pubblicati (leggi QUI), avevamo detto che già dal mese di  marzo si stava assistendo ad un ridimensionamento delle aspettative sull'inflazione, principalmente per via dell'attenuarsi delle attese di reflazione derivanti dalle politiche di Trump e dal ridimensionamento del prezzo del petrolio.

Nel frattempo i rendimenti del decennale Usa sono scesi dal 2.60% al 2.20% di un paio di settimane fa.



Il calo dei rendimenti dei titolo di stato Usa riflette 2 circostanze:
1) Il rischio politico in Eurozona derivante dal voto alle Presidenziali in Francia (infatti il 2.20% di rendimento è stato toccato proprio alla vigilia del primo turno) e le tensioni geopolitiche con la Corea del Nord (il treasury, essendo un safe asset, viene acquistato nei momenti di tensione);
2) il calo delle aspettative di inflazione che, come abbiamo detto, riflette anche l'attenuarsi delle aspettative sulle riforme della nuova amministrazione Usa, e la diminuzione del prezzo del petrolio e delle materie prime.

Concentriamoci sul secondo aspetto.

domenica 7 maggio 2017

MACRON, IL FUTURO DELL'EURO, L'ITALIA E RENZI

Un breve commento sulle presidenziali in Francia, sul futuro dell'euro nel breve/medio periodo, e sull'Italia. Magari nei prossimi giorni, tempo permettendo, scriverò qualcosa di più articolato sui possibili scenari.

Alla luce del risultato delle presidenziali in Francia, tenuto conto che in Spagna la leadership filoeuropeista è saldamente al comando, che in Germania la partita è tra Schultz e la Merkel e che in Italia le connotazioni politiche anti euro (quali????) non sembrano aggregare ampi consensi, non vedo quale evento politico, nel breve/medio periodo, possa turbare la sopravvivenza dell'euro. 

L'italia, con la classe politica che si ritrova, nella migliore delle ipotesi potrebbe trovarsi fuori dall'euro solo per via incidentale, senza capire nemmeno perché. Con tutte le conseguenze del caso.


Tenete presente che in Italia c’è una grande ricchezza privata e ancora ampi spazi per poterla tassare (es: successioni e donazioni come ho detto QUI). E poi, da parte dei creditori, incassare in euro è più conveniente che incassare in lire. E quindi perché la politica italiana dovrebbe far torto ai creditori internazionali facendoci uscire dall’euro? 😉
Cosa ci insegna il risultato in Francia?
Insegna una cosa molto semplice, anzi due, di cui una è conseguenza dell'altra:
La prima è che dall'euro non si esce per via politica (e comunque se avesse vinto la Le Pen, la strada per l'uscita sarebbe stata comunque lunga e accidentata);
La seconda è che se anche dovesse prevalere la via politica, il risultato sarebbe lo stesso, se non si unissero tutte le forze anti euro (destra, sinistra, verdi, gialli, rossi, neri e cavoli a merenda).
Lo vedete possibile nel contesto italiano?
Per quanto mi riguarda, almeno allo stato attuale, direi NO.

Veniamo all'Italia e a Renzi

mercoledì 19 aprile 2017

I RENDIMENTI STANNO SCENDENDO OVUNQUE, TRANNE IN ITALIA.

Nelle ultime settimane si sta assistendo a un generalizzato calo dei rendimenti dei titoli di stato.

Come abbiamo detto qui, a questo movimento contribuiscono almeno due fattori:
- L'attenuarsi delle attese di inflazione e di reflazione globale (che aveva caratterizzato l'inizio dell'anno) ;

- Le tensioni geopolitiche (Corea del Nord e Siria) e l'incertezza sul risultato delle presidenziali in Francia, che sono elementi che si riflettono sui rendimenti dei titoli considerati safe asset (in quanto vengono acquistati dagli operatori).

La diminuzione dei rendimenti, come dicevamo, sta interessando tutti gli emittenti sovrani, sia quelli solidi (in quanto i titoli sono considerati safe asset) che quelli meno solidi, per via del ridimensionamento delle attese di inflazione. Tutti, tranne l'Italia, i cui rendimenti, nelle ultime sedute, sono addirittura aumentati.

Come vedete, la diminuzione dei rendimenti sui decennali interessa sia i paesi solidi (Germania e Francia, nonostante l'incertezza derivante dalle elezioni presidenziali) che quelli meno solidi (Portogallo, Spagna). Il rendimento del decennale italiano, invece, è ad un soffio dai livelli massimi degli ultimi 3 anni.

Come detto in un post precedente, la situazione italiana riflette i seguenti elementi di incertezza e potenziale pericolo:

martedì 18 aprile 2017

MERCATI ALLA PROVA DELLE PRESIDENZIALI FRANCESI E DELLE TENSIONI IN COREA DEL NORD

Nella settimana appena iniziata (le borse europee ieri sono state chiuse) i mercati tenderanno a concentrarsi maggiormente sulle questioni geopolitiche, oltre che sui dati macro in uscita.
Al netto di eventuali colpi di scena, la questione siriana potrebbe passare in secondo piano, mentre verranno valutate con maggior attenzione le elezioni presidenziali in Francia e la questione nord coreana.
In Francia, il primo turno è previsto per il 23 aprile, mentre il 7 maggio si voterà per il ballottaggio.
Gli ultimi sondaggi (da prendere con molta molta cautela) vedono Macron e la Le Pen al ballottaggio.
In tutte le ipotesi possibili per il secondo turno, le intenzioni di voto danno per sconfitta la Le Pen, con margini tali da assorbire anche l’errore statistico (se di errore si tratta). La Le Pen viene vista perdente anche contro Melenchon, il candidato di estrema sinistra protagonista, nelle ultime settimane, di una significativa rimonta. L’eventuale ballottaggio Le Pen – Melenchon (poco probabile, ad oggi, stando ai sondaggi) è quello che piacerebbe meno ai mercati.
Venendo alla Corea del Nord, la questione è assai delicata. 

giovedì 13 aprile 2017

AUMENTA LO SPREAD? COLPA DEL RISULTATO DEL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE. LO DICE IL GOVERNO

Lo dice il Governo e lo dice proprio in un documento ufficiale (il DEF) appena pubblicato.


La foto che vedete riprende un paragrafo ospitato a pagina 76 del DEF, nel quale si sostiene che l'allargamento dello spread tra i titoli tedeschi e quelli italiani deriva "soprattutto dall'effetto del referendum costituzionale di inizio dicembre", come a voler attribuire la responsabilità al 60% degli elettori che si sono espressi contro una riforma costituzionale che faceva acqua da tutte le parti.

mercoledì 12 aprile 2017

NEL FRATTEMPO VOLA LO SPREAD ITALICO

Lo spread tra il decennale italiano e quello tedesco è arrivato a 209 punti, riportandosi sui livelli di inizio  2014. In pratica, in un certo senso,  è come se non fossero mai esistite le manovre ultra espansive della Bce di questi anni.
Tenete presente che la banca centrale è ancora in piena espansione. Cosa accadrà quando le condizioni si faranno meno accomodanti?

Il grafico che vedete in seguito, rappresenta la dinamica dei rendimenti  dei due benchmark decennali nell'ultimo anno.

LE TENSIONI GEOPOLITICHE FANNO VOLARE I SAFE ASSETS

Un rapido aggiornamento sulle news degli ultimi giorni e su come si riflettono sui mercati.
I temi dominanti di questi giorni, in assenza di dati macro importanti, si concentrano su questioni geopolitiche e sulle rinnovate tensioni su Siria e Corea del Nord.
Dopo il bombardamento, ad opera degli Usa, della base aerea in Siria, si sta assistendo ad un inasprimento dei toni tra Usa e Russia, disposta a difendere l'alleato Assad.
Putin ha dichiarato di essere in possesso  di prove del fatto che l'utilizzo dei gas sia stato pianificato (dai ribelli) al fine di accusare Assad e provocare così la reazione degli Usa.
Gli USA rispondo che la comunità dell' intelligence  ritiene infondate le prove e che "la rimozione di Assad è ormai vicina".
Putin avverte ancora che altre false flag potrebbero essere costruite ad arte e utilizzate in altre zone dalla Siria (dicono a sud di Damasco), al fine di accentuare la reazione Usa. Dice anche che non mollerà l'alleato Assad. E il rischio è proprio quello che un eventuale altro attacco con armi chimiche possa provocare una reazione degli Usa più severa di quella della settimana scorsa, determinando un'escalation di tensioni.
Nel frattempo Trump su Twitter afferma (testualmente) che " la Corea del Nord cerca guai" e che se la Cina non si attiverà per risolvere la questione gli Usa faranno da soli.
Trump on Twitter: "North Korea is looking for trouble. If China decides to help, that would be great. If not, we will solve the problem without them! "
Insomma, uno scenario geopolitico complesso (e preoccupante) al quale si sommano le preoccupazioni derivanti dalle prossime elezioni in Francia. Se da un lato le attese sono a favore di una vittoria (al secondo turno) di Macron sulla Le Pen, gli ultimi sondaggi indicano un ridimensionamento dei due candidati e la forte ascesa di Mélenchon, il candidato sella sinistra radicale che, in caso di vittoria, il suo programma prevede la denuncia dei Trattati europei, l'uscita dalla Nato e un forte aumento della spesa pubblica. L'incubo della Ue e della Germania  è che al secondo turno la disputa sia tra la Le Pen e Mélenchon.

In uno scenario del genere, non c'è da sorprendersi della performance dei safe assets.
Il rendimento del decennale Usa è tornato in area 2,30%, mentre quello del bund in area 0.20%. C'è da dire che il calo dei rendimenti riflette, secondo gli ultimi dati, anche il calo dell'inflazione e delle aspettative (l'ho già scritto qui

L'oro è tornato sui livelli più alti degli ultimi 5 mesi

II dollaro, dopo l'indebolimento delle scorse settimane contro euro (sulla scia delle prospettive di un BCE meno accomodante - prospettive dissipate dalle dichiarazioni di Draghi) è tornato a rafforzarsi.

Stessa cosa per lo Yen giapponese che scambia sotto  contro dollaro Usa. La forza della Yen sta indebolendo anche la borsa di Tokyo.

Il petrolio è tornato a rafforzarsi, e questo riflette le rinnovate tensioni siriane e la prospettiva che l'Opec possa estendere l'accordo dello scorso novembre sul taglio della produzione.
Il grafico mostra l'andamento del future sul Brent.

L'allargamento dello spread del decennale francese su quello tedesco, riflette l'incertezza sull'esito delle prossime elezioni in Francia.

martedì 4 aprile 2017

AGGIORNAMENTO SUI MERCATI OBBLIGAZIONARI E SULLE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE

Il 2017, sui mercati, è iniziato con robuste aspettative di reflazione dell'economia globale.
In un post precedente, avevamo detto quelli che erano i market drivers alla base delle attese di inflazione più alta:
  • Dati macro che confermano il buon momento e lo slancio per l'economia globale;
  • I prezzi delle materie prime e del petrolio, risaliti notevolmente dai minimi di febbraio dello scorso anno, che incidono sull'inflazione;
  • Le attese per  misure di espansione economica e fiscale della nuova amministrazione Usa che, verosimilmente, avranno impatto in un cotesto (quello Usa) di bassa disoccupazione, e quindi potenzialmente in grado di incidere sulla dinamica dei salari e quindi sull'inflazione.
Il quadro sintetizzato, aveva favorito il rialzo dei rendimenti soprattutto nella parte lunga della curva (almeno in eurozona).

Il grafico, evidenzia il rialzo dei rendimenti dei titoli decennali di Italia, Spagna, Francia, Germania e Usa.

domenica 19 marzo 2017

GRAFICO AGGIORNATO: LO SPREAD TRA ITALIA E SPAGNA

Aggiornamento del post del 5 marzo scorso.
Il grafico in alto rappresenta l'andamento del rendimento dei titoli a 10 anni di Italia e Spagna.
Il grafico più in basso misura il differenziale di rendimento (spread) esistente tra i due titoli, da qualche mese a vantaggio della Spagna



PERCHE' SI FA SEMPRE PIU' CONCRETO (E IMMINENTE) IL RISCHIO CHE VENGANO AUMENTATE LE IMPOSTE DI SUCCESSIONE E DONAZIONE?

Come sapete e come ho spiegato diverse volte in questi pixel, dei cinque rischi capitali che potrebbero colpire i risparmiatori e di cui parlo da anni (codificando anche un protocollo di azione a difesa dei risparmi) ,  quello più concreto (dopo il bail-in delle banche) è dato dall'inasprimento delle imposte di successione e donazione. 
A questo proposito, il blog ospita già molti articoli e molte analisi rivolte proprio a chi vuole farsi un'idea dello scenario che potrebbe delinearsi a seguito di un'eventuale riforma dell'imposizione successoria.
Questi ne sono alcuni:

L'Italia, da questa tipologia di tassazione incassa poco più di 600 milioni di euro all'anno. Un'inerzia a confronto di altri paesi europei.
Andando nel sito dell'Ocse è possibile fare un confronto, del gettito derivante da questa tipologia di imposizione, nei vari paesi europei.
I dati al 31 dicembre 2015, dicono questo:
Come vedete, l'Italia dall'imposizione delle successioni e donazioni ottiene un gettito quasi trascurabile, rispetto agli altri paesi europei.
Dato quanto sopra, fare una previsione su quanto l'Italia potrebbe estrarre da un'eventuale (e probabile) riforma della tassazione è un esercizio assai arduo. Tuttavia si dovrebbe tener conto che il privilegio riconosciuto all'Italia mal concilia con:

venerdì 17 marzo 2017

GRAFICO: RENDIMENTO US 2Y GOV. BOND AL TOP DA NOVE ANNI (E CURVA APPIATTITA)

Il rendimento del titolo di stato Usa a due anni è sui livelli massimi di 9 anni.


Non è altrettanto per il decennale Usa, a dimostrazione che si sta assistendo ad un appiattimento della curva dei rendimenti Usa. Infatti, se al grafico precedente aggiungiamo il rendimento del decennale, otteniamo questo


Il rendimento del decennale è sui livelli del 2014, mentre, come abbiamo detto, il rendimento del titolo a due anni è sui livelli del 2008. Infatti, il grafico più in basso segnala la riduzione del differenziale di rendimento tra i due titoli, a testimoniare, appunto, l'appiattimento della curva

QUALCHE CONSIDERAZIONE SUL FUTURO DEL CAMBIO EUR/USD

Qualche giorno fa, in un post precedente, avevo spiegato  la relazione esistente tra il differenziale di rendimento tra i titoli di stato Usa e Germania e il cambio euro Usd.

Il post è questo:

LA DIVERGENZA DEI TASSI DI RENDIMENTO TRA USA E GERMANIA: RIFLESSI SUL CAMBIO E POSSIBILI SCENARI

Dopo la riunione della Bce della settimana scorsa e, soprattutto, della Federal Reserve di mercoledì scorso (dove si è deciso di aumentare i tassi dello 0.25%) si è assistito a un significativo rafforzamento dell'euro sul dollaro, con il cambio che è passato da 1.054 (dell'8 marzo 2017 a 1.0786 (mentre sto scrivendo).

Che è accaduto in questo breve peridio?

lunedì 13 marzo 2017

ITALIA, PRODUZIONE INDUSTRIALE ANCORA NELL'ABISSO

Prima di andare a vedere cosa ha comunicato oggi l'Istat, a proposito della produzione industriale industriale nel mese di gennaio, vale la pena dare un'occhiata a questi due grafici che ho aggiornato fino a tutto il 2016.

E' un grafico che confronta l'andamento della produzione industriale in Germania, area euro (a 19 paesi) e Italia, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2000.
A proposito dell'Italia, più che il tracollo connesso alla crisi del 2009 e 2012, ciò che salta all'occhio è la dinamica della produzione,  in perfetta sintonia con uno scenario di desertificazione del tessuto industriale italiano.
La Germania ha recuperato i livelli precedenti la crisi, anche se la tendenza rimane stagnante.
L'area euro, che aggrega le dinamiche dei diversi paesi appartenenti alla moneta unica, ha anch'essa una dinamica stagnante ed è ben ldistante dai livelli precedenti alla crisi.

Il grafico successivo confronta la variazioni trimestrali della produzione industriale in Italia (linea blu scala destra) con la variazione del Pil rispetto all'anno precedente (colonne rosse scala destra)

domenica 12 marzo 2017

QUANDO ARRIVERA' LA PROSSIMA CRISI?

Non lo sappiamo, ma il grafico sembra suggerire che la prossima crisi si avrà in occasione della fine del ciclo di rialzo dei tassi da parte della Fed. Almeno così è accaduto in quasi tutti i cicli precedenti.
La tabella in seguito riportata, invece, offre uno spaccato delle performance delle asset class considerate, in occasione dei precedenti cicli di rialzo dei tassi Usa. Il fatto che sia andata come vedete non implica necessariamente che andrà così anche questa volta. Tuttavia è possibile fare delle considerazioni anche in relazione al mutato contesto socio economico globale, rispetto al passato (e' evidente: l'ambiente economico degli anni '70,  '80 o '90 non è paragonabile a quello attuale). Le faremo in un prossimo post.

sabato 11 marzo 2017

COME PROTEGGERE UN PORTAFOGLIO OBBLIGAZIONARIO DAL RIALZO DEI TASSI (PARTE 2)

In un post precedente abbiamo visto in che modo il rialzo dei tassi può incidere su un portafoglio obbligazionario, determinando delle perdite.
Cerchiamo di capire come dovrebbero essere gestiti i portafogli obbligazionari in un ambiente di tassi in rialzo, come quello che si sta manifestando da qualche mese.
Faccio una breve premessa: il miglior modo per gestire il rialzo dei tassi è sempre quello della diversificazione, considerando nei portafogli anche asset reali e azioni. Questo perché se è vero che l'aumento dei tassi dipende dal miglioramento dell'inflazione, è altrettanto vero che l'inflazione dipende dal miglioramento dell'attività economica. Di conseguenza, il rafforzamento della crescita economica incide sugli utili delle imprese e quindi anche sui prezzi delle azioni. Ciò che è avvenuto sui mercati negli ultimi mesi ne costituisce l'evidenza.  Fatta questa doverosa e scontata precisazione, cerchiamo ora di comprendere in che modo i portafogli obbligazionari possono affrontare un ambiente di tassi in salita (o per lo meno attesi in questa direzione). A tal riguardo si suggerisce di leggere la prima parte dell'analisi che trovate QUI

La prima cosa da fare è ridurre la duration del portafoglio. Come abbiamo detto nel post precedente, i titoli a tasso fisso con scadenze lunghe sono molto più sensibili alla variazione dei tassi, rispetto alle scadenze brevi.
Esemplificando in maniera brutale, ecco cosa è avvenuto a due titoli di stato negli ultimi mesi: uno ha scadenza 2018 e l'altro 2026.

I RENDIMENTI A 10 ANNI, IN ALCUNI PAESI EUROPEI, NELL'ULTIMA SETTIMANA (10/03/2017)

Il grafico che vedete rappresenta la dinamica (ascendente) dei rendimenti a 10 anni nei principali paesi dell'Eurozona (Italia, Germania, Francia e Spagna), nella settimana conclusa il 10 marzo

Il grafico successivo, invece, essendo con base 100 all'inizio della settimana, osserva il fenomeno da un'altra prospettiva. In particolare viene evidenziato l'incremento percentuale che ha avuto il rendimento da inizio settimana



giovedì 9 marzo 2017

IL COMUNICATO STAMPA DELLA BCE DEL 09/03/2017

Di seguito il comunicato stampa della Bce, a seguito della riunione del Consiglio Direttivo che ha lasciato i tassi invariati e confermato il QE (come da attese)

"Nella riunione odierna il Consiglio direttivo della BCE ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. Il Consiglio direttivo continua ad attendersi che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività.
Quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo conferma che continuerà a condurre gli acquisti nell’ambito del programma di acquisto di attività (PAA) all’attuale ritmo mensile di 80 miliardi di euro sino alla fine di questo mese e che da aprile intende proseguire gli acquisti netti a un ritmo mensile di 60 miliardi di euro sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione. Contestualmente agli acquisti netti sarà reinvestito il capitale rimborsato sui titoli giunti a scadenza acquistati nel quadro del PAA. Se le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione, il Consiglio direttivo è pronto a incrementare il programma in termini di entità e/o durata."
Per quanto riguarda l'inflazione, la BCE ha rilevato un’accelerazione e ma ha anche sottolineato come al netto delle volatili componenti di energia e alimentare l’aumento dei prezzi al consumo resta contenuto. «Non vediamo - ha detto - un trend convincente di rialzo dell’inflazione sottostante». Lo staff della Bce ha rivisto fortemente al rialzo le stime di inflazione per il 2017 da 1,3 a 1,7% e di poco (da 1,5 a 1,6%) quelle per il 2018, mentre ha lasciato invariata all’1,7% la stima per il 2019.

mercoledì 8 marzo 2017

GRAFICO: IL RENDIMENTO DEL BUND E L'INFLAZIONE

Un grafico che aiuta a capire (semmai ce ne fosse ancora bisogno) la distorsione esistente tra i rendimenti dei titoli di stato e l'inflazione.
Nel caso in esame, ho messo sul grafico (anche se non troppo affinato, ma comunque ampiamente utile a comprendere) l'inflazione della zona euro e il rendimento del titolo di stato tedesco a 5 anni.
Si osserva la stretta correlazione esistente tra il rendimento del titolo (linea rossa) e il tasso di inflazione (anno su anno), perlomeno fino ad aprile del 2016. Successivamente l'inflazione migliora, ma il rendimento del titolo resta confinato nello spazio siderale dei rendimenti negativi.
Ora, i più sapientoni potrebbero sostenere che il bund, essendo considerato un safe asset, possa incorporare il rischio di rottura dell'eurozona, o che le attese di inflazione a 5 anni siano  assai più modeste rispetto ai livelli attuali, ma a parer mio non esiste una spiegazione logica, univoca e razionale che possa giustificare (nel contesto attuale, per quanto complesso) la distorsione evidenziata nel grafico.



Aggiornamento

martedì 7 marzo 2017

COME PROTEGGERE UN PORTAFOGLIO OBBLIGAZIONARIO DAL RIALZO DEI TASSI (PARTE 1)

Come noto e come è stato anticipato (da almeno sei mesi) in questo blog, un po' in tutto il mondo si sta assistendo ad un miglioramento delle metriche economiche e dell'inflazione.
Al clima costruttivo contribuiscono diversi fattori:
  • Dati macro che confermano il buon momento e lo slancio per l'economia globale;
  • I prezzi delle materie prime e del petrolio, risaliti notevolmente dai minimi di febbraio dello scorso anno, che incidono sull'inflazione;
  • Le attese per  misure di espansione economica e fiscale della nuova amministrazione Usa che, verosimilmente, avranno impatto in un cotesto (quello Usa) di bassa disoccupazione, e quindi potenzialmente in grado di incidere sulla dinamica dei salari e quindi sull'inflazione.
Al fine stabilire un quadro più esaustivo, di seguito sono riepilogati i dati sull'inflazione in Usa, Euozona, Giappone e Cina.



Come si osserva dai grafici, ad eccezione del Giappone, tutte le aree hanno raggiunto o superato il 2% di inflazione.
Il miglioramento delle metriche di inflazione, si traduce in un rialzo dei rendimenti delle obbligazioni e dei titoli di stato.

Nel grafico si sono considerati i titoli decennali di  Spagna, Italia, Germania, Usa e Francia. E' ben visibile il rialzo dei rendimenti a partire da agosto/settembre del 2016, quando sono iniziate a migliorare le attese di inflazione. Al rialzo dei rendimenti, ovviamente, non contribuisce solo l'inflazione, ma anche altri fattori come ad esempio il quadro politico nel paese, la percezione dei mercati sulla sua solvibilità, o le attese per politiche monetarie meno espansive ( nel caso della Bce) o più restrittive (nel caso della FED).

Il rialzo dei rendimenti ha riguardato anche le scadenze  brevi, ad eccezione  di parte dell'eurozona, dove il titolo tedesco a due anni, ad esempio,  continua ad offrire rendimenti ferocemente negativi -0.90%.
Fatto è che  il miglioramento dell'inflazione incide sui rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni, che salgono.

Dato che esiste una relazione inversa tra i tassi di interesse e i prezzi delle obbligazioni, ne consegue che all'aumentare dei tassi diminuiscono i prezzi delle obbligazioni e viceversa.