venerdì 23 dicembre 2016

ANALISI DEL SALVATAGGIO DI MONTE PASCHI: LE QUESTIONI ANCORA APERTE (E DA CHIARIRE)

Relativamente al salvataggio di Mps, ad integrazione dei due post precedenti (QUESTO e QUESTO), vale la pena chiarire alcuni aspetti desumibili dal comunicato stampa emesso dal Governo dopo il Consiglio dei Ministri svoltosi nella notte.

Come detto il decreto prevede la garanzia statale per rafforzare la capacità della banca di approvvigionarsi di liquidità (l'intervento era già stato autorizzato dalle autorità europee lo scorso luglio):
 Il Tesoro potrà rilasciare alle banche che lo chiedono una garanzia su nuove obbligazioni da emettere, a fronte del pagamento di una commissione. Grazie alla garanzia pubblica, le obbligazioni emesse dalle banche presenteranno per il sottoscrittore il grado di rischio dello Stato e non quello della banca emittente. In questo modo le banche potranno avere accesso al mercato anche se sottoposte a tensioni e reperire le risorse finanziarie di cui avessero bisogno a condizioni analoghe a quelle dello Stato italiano. L’accesso alla liquidità potrà essere assicurato anche attraverso un altro tipo di garanzia statale, sui finanziamenti di emergenza che la Banca d’Italia erogasse per fare fronte alla crisi di liquidità di una banca (cosiddetta ELA – Emergency Liquidity Assistance). Le condizioni di rilascio delle garanzie sono state concordate preventivamente con la Commissione europea.
Il secondo perimetro di intervento del decreto riguarda il rafforzamento patrimoniale delle banche in difficoltà:

BREAKING NEWS: IL GOVERNO APPROVA IL DECRETO A SOSTEGNO DELLE BANCHE ( E DI MPS)

Preso atto del fallimento dell'aumento di capitale di Mps, il Governo ha appena approvato il decreto a sostegno delle banche in difficoltà e nello specifico di MPS.
I pochi dettagli che si conoscono sono stati comunicati durante la scarna conferenza stampa tenuta da Gentiloni e  Padoan (qui il video http://www.governo.it/media/conferenza-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-5/6409)
Posto il fatto che lo schema di salvataggio dovrà essere autorizzato dalle autorità europee, durante la conferenza stampa Padoan ha affermato che le obbligazioni subordinate saranno convertite in azioni (burden sharing) e per i risparmiatori retail (immagino quelli con profilo di rischio non adeguato) dovrebbe essere attivata  una procedura di ristoro gestita dalla banca, e quindi indennizzati attraverso l'assegnazione di obbligazioni ordinarie.
Nel frattempo la CONSOB, per la giornata del 23 dicembre, ha sospeso la negoziazione di tutti i titoli MPS.
Non appena saranno noti ulteriori dettagli aggiornerò il post.

martedì 20 dicembre 2016

MA LE BANCHE ITALIANE NON ERANO SOLIDISSIME?

Dopo mesi e mesi (anzi, anni e anni) di omertà sullo stato di salute delle banche italiane, ecco che il Governo appronta un piano di salvataggio di 20 miliardi (equiparabile a una robusta manovra finanziaria) per salvare le banche in difficoltà.
Come sapete, in questo blog si è scritto molto a proposito della salute delle banche in difficoltà: ad esempio, nell'ultimo anno, si legga QUI, QUI, QUI, QUI E QUI ma anche altrove.

Come chiarito ieri dal ministro Padoan durante la conferenza stampa, il pacchetto di 20 miliardi ha carattere precauzionale (si vabbè....ovvio che non possono dire che è assolutamente necessario) e più precisamente:

  • E' costituito da una linea di garanzia sulla liquidità a favore delle banche (intervento già autorizzato dalla Ue lo scorso luglio. Lo abbiamo detto QUI);
  • E' costituito da una linea di capitali che verranno utilizzati per la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà, a partire da Mps, ma il perimetro di azione potrebbe essere esteso anche alle altre banche: Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Carige e le quattro banche risolte a novembre 2015(Carichieti, Cariferrara, Banca Marche, e Banca Etruria)
  • Il pacchetto potrebbe essere accompagnato da forme di indennizzo per i piccoli investitori  che hanno acquistato, a suo tempo, titoli senza il loro profilo di rischio fosse adeguato.
Quest'ultimo aspetto (ossia il ristoro per alcune categorie di obbligazionisti azzerati), unitamente alle parole utilizzate dal Ministro Padoan durante la conferenza stampa (il ministro ha detto che l'eventuale intervento dello Stata avverrà nel rispetto delle regole europee), lascia supporre che si dovrebbe procedere con il burden sharing (nel caso di banche solvibili) che prevede comunque il contributo di azionisti e obbligazionisti, prima dell'intervento dello Stato, senza che questo determini la violazione delle regole sugli aiuti pubblici. Se tutto filasse liscio, l'intervento dello Stato sarebbe limitato a 200 milioni di euro. Ma come sapete, le sorti di tutto il salvataggio di Monte Paschi ( e quindi anche l'intervento statale) ruota intorno ai 40.000 obbligazionisti che dovrebbero convertire, su base volontaria, i propri titoli. 

Come riferisce La Stampa, sembrerebbe che la soluzione privata non stia decollando e che il fondo del Qatar (originariamente interessato all'aumento) abbia rinunciato definitivamente all'operazione:

mercoledì 14 dicembre 2016

GRAFICO DEL GIORNO: IL RAPPORTO OCCUPATI/POPOLAZIONE NEI PAESI OCSE

Quello che segue è un grafico che esprime il livello di occupazione in rapporto alla popolazione, per ciascun paese considerato.
Si potrebbero fare infinite considerazioni, anche alla luce delle condizioni in cui versa l'Italia...Ma ogni ragionamento si scontra con la realtà dei fatti, che tende a demolire le speranze di ripresa di questo paese. Almeno nel contesto attuale e in questo ambiente.


sabato 10 dicembre 2016

CONTI PUBBLICI: LA PESANTISSIMA EREDITA' LASCIATA DAL GOVERNO RENZI

Non solo l'immobilismo sul fronte della crisi delle banche italiane (di cui ho detto QUI), ampiamente sottovalutata dal governo Renzi, e gli scarsissimi risultati sul fronte della crescita economica, nonostante condizioni esterne irripetibili; ma anche conti pubblici fortemente deteriorati in un ambiente connotato da scarse speranze sul fronte della crescita.
L'articolo che segue è tratto da L'Huffington post e fa il punto della situazione.
Cosa lascerà la befana del presidente Renzi? L'Iva al 25% nel 2018 e al 25,9% nel 2019. Le mance elettorali contenute nella manovra sono state inutili considerata la vittoria del No al referendum costituzionale. Eppure le mance rimangono. Nel contempo rimangono due cose: l'azzeramento del deficit strutturale di bilancio nel 2019 e il rinvio dell'aumento dell'Iva.
Che significa? Che il futuro presidente del Consiglio (Renzi stesso, Padoan, Grasso o Franceschini) dovrà trovare 19 miliardi nella prossima manovra per il 2018 e 23 miliardi nella manovra per il 2019. Altrimenti scatteranno le clausole di salvaguardia. Dove troverà quei soldi? Facendo tagli oppure mettendo nuove tasse: infatti non potremo più rinviare l'aumento dell'Iva emettendo altro debito perché dobbiamo ridurre fino ad azzerarlo nel 2019 il deficit strutturale di bilancio. Vediamo come si è arrivati a questa situazione attraverso tre spunti.
1) Legge di bilancio disattende impegno di maggio di Padoan con Moscovici e Dombrovskis: deficit 2017 sale da 1,8 a 2,3%.

giovedì 1 dicembre 2016

PROSEGUE IL RIALZO DEI TASSI DELLE OBBLIGAZIONI: QUALI PROSPETTIVE?

Nella riunione di  ieri a Vienna, l'Opec ha raggiunto l'accordo per tagliare la produzione di petrolio di 1.2 milioni di barili al giorno. Il prezzo del petrolio, nella giornata di ieri, è balzato di quasi il 9%.
Gli operatori sembrano concentrati nel comprendere se i paesi aderenti al cartello rispetteranno le quote assegnate. A tale proposito è stato istituito un comitato che dovrà vigilare affinché vengano rispettati gli accordI. La Russia ha  dichiarato che aderirà all'accordo, con un taglio graduale di 300 mila barili, entro la prima metà del 2017. Tuttavia,  il prossimo 9 dicembre, a Doha, si terrà un vertice tra paesi Opec e non Opec e solo a quel punto si potranno fare i conti sul reale impegno (600 mila barili al giorno, compresa la Russia) da parte di altri paesi non aderenti al cartello. I dubbi sulle aspettative che non venga rispettato l'accordo, sono supportati anche dalla ripresa delle estrazioni da parte della aziende Usa operanti negli scisti bituminosi. Infatti, con il petrolio a 50 dollari e con l'efficientamento avviato anni fa e proseguito anche con i prezzi bassi, molte imprese potrebbero trovare convenite riattivare le estrazioni sospese. Questo, potrebbe contribuire a far deragliare l'accordo.
Inoltre, la politica economica della nuova amministrazione Usa sembra orientata a non porre troppi limiti ambientali, rendendo più profittevole il business dei frackers