martedì 29 novembre 2016

JUNCKER: "SMETTETELA DI INDIRE REFERENDUM SULL'EUROPA, PERCHE' L'ELETTORATO VOTEREBBE PER USCIRE"

Signore e Signori, musica e parole di Jean Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea.

Bono er vino....


Qui trovate l'articolo e il video originali

COME SALVARE LA DEMOCRAZIA DAGLI SCIACALLI DEL TERRORE

C'è solo una possibile strada, da percorrere, idonea a salvare la democrazia dagli sciacalli del terrore e a salvare le banche italiane:
Renzi deve annunciare che, a prescindere dall'esito del referendum, in caso di necessità, lo Stato nazionalizzerà le banche in difficoltà, dato che in gioco c'è la stabilità finanziaria dell'Italia e della zona euro. Di conseguenza, le banche verrebbero ripulite e rimesse sul mercato. E i ladroni in prigione.
Nonostante la condizione di fragilità, l'italia ha ancora risorse e possibilità di farlo. Sono ragionevolmente certo che l'italia ne uscirebbe rafforzata, proprio perché la fiducia nel sistema bancario è condizione necessaria ed indispensabile per migliorare le prospettive economiche del paese e, di conseguenza, anche i conti pubblici. 
Che poi non è detto che all'annuncio seguirebbe necessariamente un intervento diretto del Tesoro. I mercati, essendo rassicurati dalla presenza dello Stato, potrebbero assumere un sentiment  più costruttivo nei confronti dell'Italia e quindi rassicurati ad investire nelle banche italiane in difficoltà.

Non vi piace la soluzione? Credo che sia l'unica possibile, dato che le altre che si stanno percorrendo (e si percorreranno) rischiano di indebolire seriamente la parte sana del sistema bancario e accentuare il clima di sfiducia nei confronti delle banche italiane.

Tradotto: Non vi piace la pace? E' perché non avete provato la guerra. Ma la proverete.

Pa: ovviamente Renzi non lo farà, quindi parliamo del nulla.

PERCHE' GLI ULTIMI GOVERNI SONO GRAVEMENTE RESPONSABILI DELLA CRISI DELLE BANCHE ITALIANE?

In un articolo pubblicato qualche giorno fa sul Financial Times, si è letto che "Alti funzionari e banchieri dichiarano che fino a otto banche italiane rischiano il fallimento se Renzi perde il referendum costituzionale".
Il messaggio che si vuole far passare, a pochi giorni dal referendum, è che l'eventuale affermazione del NO indurrebbe Renzi alle dimissioni, rallentando così i tentativi del governo finalizzati a stabilizzare le banche italiane in difficoltà. Perlomeno fino alla nascita di un nuovo esecutivo.

Al netto del fatto che le misure adottate dal governo (principalmente attraverso le soluzioni "private", con la nascita di Atlante 1 e Atlante 2) appaiono del tutto insufficienti per stabilizzare il sistema bancario, c'è da dire che queste rischiano addirittura di aggravare la situazione, proprio perché sono articolate coinvolgendo altre banche sane, che rischiano così di indebolirsi,  per soccorrerne altre gravemente malate.

La vicenda bancaria di questi anni verrà raccontata nei libri di storia come il trionfo della negligenza e dell'improvvisazione dei governati. Negligenza reiteratamente e colpevolmente manifestata andando in giro per il mondo urlando ai quattro venti la solidità delle banche italiane.
Gli esempi che seguono, sono solo alcuni dei tanti che si possono recuperare in rete.

lunedì 28 novembre 2016

LA PERFORMANCE A 10 ANNI DEGLI INDICI MSCI IN VARI PAESI

Il grafico che segue rappresenta la performance a 10 anni degli indici Msci nei vari paesi. Gli indici sono stati normalizzati a 100, con data novembre 2006. Come vedete l'Italia si becca un sobrio -41%



giovedì 24 novembre 2016

TASSI D'INTERESSE DELLE EMISSIONI GOVERNATIVE


Dati al 18/11/2016


TUTTO PRONTO PER L'AUMENTO DEI TASSI USA

Gli ultimi dati macro usciti negli USA confermano che la Fed, nella riunione di dicembre, dovrebbe aumentare i tassi. Le aspettative sono confermate anche dalla forza del dollaro che esercita pressioni sul prezzo dell'oro, che scende. I tassi sull'obbligazionario USA salgono, trascinando al rialzo anche quelli europei. Nel caso dell'Italia, il rialzo dei tassi riflette anche l'incertezza del referendum del prossimo 4 dicembre, oltre le deboli prospettive di crescita.
Il grafico di seguito riportato, rappresenta la stretta correlazione esistente tra il governativo USA a due anni e le aspettative sul rialzo dei tassi, ormai giunte al 100%. Sul tema, leggi anche qui http://www.vincitorievinti.com/2016/11/trump-la-fed-e-la-bce-quali-prospettive.html  
La tabella che vedete in seguito,invece, rappresenta le previsioni di Societè Generale sul rialzo dei tassi Usa e sul cambio Euro/Usd
La banca francese si attende tre rialzi di tassi, da parte della Fed, entro la fine del 2017. La parità tra Eur/Usd dovrebbe essere raggiunta nel primo trimestre 2017. Poi, sempre secondo SG, si assisterebbe a un progressivo rafforzamento dell'euro nei confronti del biglietto verde.
Il rafforzamento dell'euro, rifletterebbe la politica monetaria meno accomodante, da parte della Bce, nel corso del 2017(economia, mercati e inflazione permettendo).
Tutte cose che avete potuto leggere qui http://www.vincitorievinti.com/2016/10/ipotesi-tapering-da-parte-della-bce.html (con molto anticipo)


mercoledì 23 novembre 2016

BANCHE, REFERENDUM E ZONA EURO: LA MATTANZA CONTINUA

Per l'aumento di capitale di Unicredit si parla di 13/18 miliardi di euro, e prendono sempre più consistenza le voci secondo le quali si starebbe studiando la conversione volontaria (?) di obbligazioni subordinate. Per salvare Mps, di miliardi, ne occorrono 5. E saliamo a 23 mld. Io ne avevo ipotizzati circa una cinquantina per mettere in sicurezza le banche italiane. Se prendete carta e penna, vedrete che i conti tornano. E sono multipli che il mercato difficilmente riuscirebbe ad assorbire. Anzi, non ce la farebbe proprio. Non allo stato attuale. Diciamo che è una potenza di fuoco che solo uno Stato (sufficiente robusto) potrebbe permettersi. Sul tema leggi Prima che arrivi una crisi bancari seria.
Ma i malanni, come si dice, non vengono mai soli.
Come segnala Investire Oggi Anche i bond senior delle banche potrebbero essere inclusi in un eventuale bail in bancario. Fino a ieri si pensava che questa categoria di titoli emessi dalle banche fossero immuni da eventuali operazioni di salvataggio delle banche, ma dal prossimo anno qualcosa potrebbe cambiare.

martedì 15 novembre 2016

LA FOLGORANTE RIPRESA DELL'ITALIA (GRAFICO AGGIORNATO AL III TRIM. 2016)

Cari amici,
come di consueto ho provveduto ad aggiornare l'ormai celebre (e mitico) grafico sulla crescita del Pil dei paesi del G7 e Eurozona (a 19 Paesi). I dati riportati nel terzo trimestre del 2016, sono quelli relativi alla prima lettura del Pil. Pertanto il grafico verrà ulteriormente aggiornato nelle prossime settimane, con i dati definitivi. Per quanto riguarda il Canada, il dato sul Pil del terzo trimestre verrà comunicato il prossimo 30 novembre. Quindi, successivamente, procederò ad un aggiornamento complessivo.
Per gli ultimi arrivati, è utile ricordare che si tratta della performance del PIL dei paesi considerati, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2008.

UE, VERSO LA MORATORIA DELL'AUSTERITA'?

Come rivela Repubblica, la Commissione Europea,  "su iniziativa politica di Juncker pubblicherà una comunicazione di diciotto pagine con la quale se non decreta la fine dell’austerity, quanto meno ne chiede una moratoria per il biennio 2017-2018 e attacca le scelte economiche del governo Merkel".

In altre parole, dati i bassi livelli di crescita dell'area e gli effetti politici prodotti dalla Brexit e dal recente risultato elettorale in Usa (cioè se la stanno facendo sotto), la Commissione sembra intenzionata a concedere maggiori spazi fiscali, al fine di stimolare la crescita economica dell'area e, proprio sulla scia del risultato del referendum in Gran Bretagna e della vittoria di Trump, cercare di arginare il malcontento popolare che sta salendo un po' in tutti i paesi, minacciando  lo status quo.

Nulla di inedito per chi segue questi pixel o il mio canale Facebook.


Ovviamente, se quanto riportato da Repubblica dovesse trovare conferme, è verosimile attendersi che  la maggiore flessibilità inciderebbe sul ragionamento che abbiamo fatto QUI riguardo alle attese di inflazione.

TRUMP, LA FED E LA BCE: QUALI PROSPETTIVE PER LE OBBLIGAZIONI? (E NON SOLO)

Nella giornata di ieri, diversi lettori mi hanno scritto chiedendomi quando si fermeranno le pesanti vendite che, negli ultimi giorni, hanno colpito un po' tutte le obbligazioni in giro per il mondo.
Ovviamente, non posso rispondere a questa domanda (perché non lo so), ma qualche considerazione potrebbe essere utile a comprendere meglio il fenomeno.
Andiamo con ordine.
Il movimento di risalita dei tassi (ossia la diminuzione dei prezzi delle obbligazioni),  deriva principalmente da diversi fattori che hanno inciso, appunto, congiuntamente, sul sell-off dei titoli obbligazionari:

  • Il livello dei prezzi , oserei dire estremo, almeno nel contesto dell'Eurozona (ma non solo);
  • Il miglioramento delle attese sul livello di inflazione negli Usa e, seppur in maniera più  attenuata (e lontano dai target Bce) anche in Eurozona;
  • La politica economica e fiscale che la nuova amministrazione Usa dovrebbe implementare, dato il programma elettorale di Trump che, come noto, ha promesso che taglierà le tasse a imprese e famiglie e, attraverso il ricorso a una maggiore spesa pubblica, finanzierà investimenti infrastrutturali.
  • Le attese per una Fed più aggressiva nell'aumentare i tassi, dato che, verosimilmente, la politica fiscale ed economica della nuova amministrazione Usa dovrebbe incidere sia sul fronte della crescita che dell'inflazione.
Sono questi gli elementi che, in linea di massima, hanno determinato l'ondata di vendite sulle obbligazioni.
Dicevamo che le attese di inflazione, a seguito della vittoria di Trump, sono in netto aumento negli Usa e in Eurozona, anche se in maniera molto meno marcata-

Mentre negli Usa le misure di espansione della spesa e di espansione fiscale, andranno ad incidere in un contesto economico già in crescita e con bassi livelli di disoccupazione (quindi è probabile attendersi livelli di inflazione più alti), in Eurozona le attese di miglioramento dell'inflazione appaiono più deboli e, in certo qual modo, le attese riflettono:
  • La minore crescita dell'Eurozona rispetto agli Usa;
  • Minori livelli di inflazione;
  • Livelli di disoccupazione in Eurozona più alti rispetto agli Usa;

  • La possibilità di trarre vantaggio dalle misure di sviluppo che l'amministrazione Usa varerà, nella misura in cui si attenueranno le prospettive di protezionismo evocate da Trump.
Sebbene i mercati tendano ad anticipare le dinamiche economiche future (incorporando nei prezzi le future evoluzioni dell'economia), va detto che, a proposito delle misure che l'amministrazione Usa varerà, ad oggi, non se ne conoscono entità (sia in termini quantitativi che qualitativi), effetti e nemmeno i tempi con cui tali misure incideranno sull'economia e quindi sull'inflazione. Dato che Trump sta lavorando alla squadra di governo, le prossime settimane e i prossimi mesi saranno decisivi per avere un quadro più esaustivo su ciò che potrebbe essere l'impatto sull'economia, sull'inflazione e, conseguentemente, sulle prossime mosse della Federal Reserve e quindi sul dollaro.

La valuta Usa, proprio per via delle attese  di un'economia più robusta e di una Fed più aggressiva sul fronte tassi, si è rafforzata contro le principali valute e, contro l'euro, è arrivata a 1.07.
Alla luce di quanto detto sopra, le probabilità che Federal Reserve aumenti i tassi nella prossima riunione di dicembre, sono salite al 92%.

Le valute dei paesi emergenti, sono quelle che maggiormente stanno soffrendo la nuova politica dell'amministrazione Usa. E ciò per diverse ragioni:
  • La forza del dollaro, che incide sull'onere  che i debitori devono sostenere per l'indebitamento in valuta Usd.
  • Il maggior protezionismo che l'amministrazione Usa vorrebbe adottare  che, se attuato, determinerebbe una riduzione delle ragioni di scambio tra le varie economie e quindi anche nei confronti dei paesi emergenti.
  • Per i paesi esportatori, la debolezza del petrolio nelle ultime settimane.


In Eurozona, lla diminuzione dei prezzi dei titoli di stato (soprattutto quelli a lunga scadenza) hanno colpito tutti i paesi e in particolar modo quelli dell'area mediterranea, con in testa l'italia che ha patito un significativo allargamento dello spread sia nei confronti della Germania che della Spagna.

Lo spread con i titoli tedeschi

Il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e spagnoli.


Nel caso dell'Italia, sarebbe assai superficiale addebitare all'incertezza derivante dal referendum del prossimo 4 dicembre, la responsabilità delle vendite sui titoli di stato in misura più marcata rispetto che altrove. Che l'incertezza sul referendum apporti dosi aggiuntive di pessimismo sull'Italia, è elemento ragionevolmente attendibile. Tuttavia, a mio avviso, l'italia soffre maggiormente la sua incapacità, ormai cronica,  di agganciare ritmi di crescita più robusti rispetto ad altre economie (che tuttavia fanno deficit più elevati, per via del minore indebitamento. es Spagna e Germania)

Se da un lato i mercati danno quasi per certo che la Fed, a dicembre, aumenterà i tassi di interesse, non altrettanto chiara risulta essere l'evoluzione della politica monetaria in Eurozona.

Il quantitative easing della Bce, dovrebbe terminare il prossimo il prossimo 31 marzo, ma gli investitori sembrano attendersi il prolungamento degli acquisti, oltre la data di fine marzo. Al momento, non è dato sapere se la finestre temporale aggiuntiva potrà essere sfruttata  per estendere il Qe nella sua dimensione attuale (80 miliardi al mese), o attraverso la riduzione progressiva degli acquisti (tapering). A mio parere, molto dipenderà dai prossimi dati sull'inflazione in Eurozona ( e nei vari paesi) e dalle prospettive di crescita dell'area.
Nelle settimane scorse, molti commentatori si erano spinti ad ipotizzare che la Bce avrebbe rimodellato il quantitative easing, magari ammorbidendo i vincoli imposti dal capital key, in quanto molti titoli dei paesi core (es Germania) erano (parziaamente) esclusi dal fuoco della Bce per via dei tassi ferocemente negativi.
Il recente aumento dei rendimenti  sta offrendo maggiore spazio di intervento alla Bce, e quindi se questa tendenza dovesse proseguire anche nelle prossime settimane, le colombe della Bce, a dicembre, avrebbero più difficoltà a giustificare ai falchi del Board la necessità di rimodulare il Qe. 
Infatti, come si può osservare  dai grafici che seguono, si sta assistendo ad un significativo ridimensionamento del volume dei titoli che offrono rendimenti negativi

Un'ultima considerazione -dato che potrebbe incidere sulle prossime decisioni di politica monetaria- riguarda l'inflazione in eurozona e, più precisamente, il differenziale tra la Germania e l'Italia.

Come potete osservare dai due grafici appena proposti, la Germania sta inflazionando in maniera decisamente più significativa rispetto all'Italia, che si trova ancora in deflazione.
Se questa divergenza dovesse proseguire anche nei prossimi mesi o, peggio, dovesse addirittura accentuarsi, all'interno della Bce si farebbe più feroce lo scontro tra coloro che vorrebbero una banca centrale più prudente nell'espansione monetaria (Germania), e coloro che invece vorrebbero ulteriori misure di allentamento monetario. Tutto ciò a dimostrazione (qualora ce ne fosse ancora bisogno) che una moneta unica su aree economiche profondamente diverse (e divergenti) è una delle peggiori idee che la storia abbia consegnato all'umanità.

LETTURE SUGGERITE:

domenica 13 novembre 2016

LE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE IN EUROZONA E IN USA, IN UN GRAFICO

Il grafico che vedete rapparenta le aspettative di inflazione in USA e in Eurozona. Negli USA, dopo la vittoria di Trump,  le attese di inflazione sono in netto miglioramento, trascinando al rialzo, almeno in parte, anche quelle della zona euro. A queste attese sono in larga parte dovute le pesanti vendite sulle obbligazioni globali, di cui ho detto http://www.vincitorievinti.com/2016/11/qualche-considerazione-sul-sell-off-sui.htmlqui

mercoledì 9 novembre 2016

BREVE SINTESI DI CIO' CHE E' ACCADUTO OGGI SUI MERCATI

Al netto dell'enorme cantonata presa dai sondaggisti (analoga a quella del Brexit, anzi peggiore), più o meno tutte le case di investimento e le società di asset management, nelle settimane precedenti alle elezioni Usa, hanno prodotto analisi nelle quali si affermava che, in caso di vittoria di Trump, le borse avrebbero subito una severa caduta.
Così non è stato (almeno per il momento). E comunque, pur riconoscendo l'utilità di alcune analisi prodotte da eccellenti analisti, penso che vadano  comunque prese con molta molta prudenza. Soprattutto quando chi le produce ha tutto l'interesse a veicolare il sentimet dell'opinione pubblica, degli elettori, dei risparmiatori ecc. ecc. Ma tralasciamo questo aspetto, per quanto censurabile sotto ogni punto di vista.

BREVE SINTESI DI CIO' CHE E' ACCADUTO OGGI SUI MERCATI

Al netto dell'enorme cantonata presa dai sondaggisti (analoga a quella del Brexit, anzi peggiore), più o meno tutte le case di investimento e le società di asset management, nelle settimane precedenti alle elezioni Usa, hanno prodotto analisi nelle quali si affermava che, in caso di vittoria di Trump, le borse avrebbero subito una severa caduta.
Così non è stato (almeno per il momento). E comunque, pur riconoscendo l'utilità di alcune analisi prodotte da eccellenti analisti, penso che vadano  comunque prese con molta molta prudenza. Soprattutto quando chi le produce ha tutto l'interesse a veicolare il sentimet dell'opinione pubblica, degli elettori, dei risparmiatori ecc. ecc. Ma tralasciamo questo aspetto, per quanto censurabile sotto ogni punto di vista.

ELEZIONI USA: TRUMP E' IL NUOVO PRESIDENTE

Vi propongo, di seguito, un bell'articolo di Guido Salerno Aletta, che su Milano Finanza analizza il risultato delle elezioni Usa. Al termine, trovate una bella analisi di Amundi sui possibili riflessi dell'esito elettorale. L'analisi è datata 26 ottobre e considera i diversi scenari alla luce delle successive elezioni Usa.

Buona Lettura.

- di Guido Salerno Aletta

E’ il voto di protesta della classe media americana, il driver dei risultati elettorali americani, che indicano un consenso nei confronti di Donald Trump molto più ampio di quanto era stato previsto dai sondaggi.
Si conferma invece un dato di fondo, tanto ben presente alla stessa Federal Reserve quanto trascurato da coloro che guardano solo all’andamento degli indici di Borsa: la polarizzazione del lavoro, un dato su cui la Governatrice Janet Yellen ha insistito più volte, è una tendenza assai più preoccupante dell’obiettivo tecnico, già raggiunto da tempo, di ridurre la disoccupazione americana al 5%.
Se all’inizio del suo primo mandato, nel gennaio del 2009, Barack Obama aveva dichiarato che la crisi di Wall Street rappresentava una grande occasione di cambiamento, si deve concludere che questo obiettivo non è stato raggiunto. L’America, all’improvviso, si scoprì povera. Anche oggi lo è.
Sin dalla metà degli anni novanta, la classe media americana aveva azzerato il tasso di risparmio, mentre la crescita dei consumi e del benessere veniva trainata esclusivamente dalle spese finanziate con le carte di credito e dai mutui, spesso sub-prime. Fu il progressivo rialzo dei tassi, deciso per frenare la bolla immobiliare, a mandare in fallimento milioni di famiglie.

venerdì 4 novembre 2016

ISTAT, NESSUNA PROSPETTIVA DI ACCELERAZIONE NEGLI ULTIMI MESI DELL'ANNO


Prosegue la fase di incertezza per l'economia italiana, con segnali di rallentamento dei consumi, accompagnati da un aumento significativo del potere d'acquisto delle famiglie e dal miglioramento tendenziale dell'occupazione". Lo rileva l'Istat nell'ultima nota mensile, sottolineando che "l'indicatore anticipatore non segnala prospettive di accelerazione dell'attività economica negli ultimi mesi dell'anno". In particolare, osserva l'Istituto di statistica, "negli ultimi mesi si osservano segnali di decelerazione nella dinamica della spesa per consumi". Quanto all'occupazione, invece, è "in linea" nel terzo trimestre con quanto registrato nel secondo.
    Quindi dopo il balzo dei primi sei mesi si posiziona su quei valori, con un andamento per luglio-settembre che l'Istat definisce come stazionario. Non mancano però dei record: i lavoratori dipendenti sono "tornati sui livelli del 2008", conferma l'Istat. (Ansa)

Il grafico sotto è l'indicatore anticipatore elaborato dall'Istat e qui potete leggere il rapporto completo.

Nel mentre i Btp continuano ad essere venduti, con il rendimento del decennale  che, mentre sto scrivendo, è all'1.72%.
Si amplia a quasi 160 punti lo spread con i titoli tedeschi.


Qui, potete leggere un'analisi abbastanza completa sulle ragioni del sell-off sul mercato obbligazionario.

martedì 1 novembre 2016

QUALCHE CONSIDERAZIONE SUL SELL-OFF SUI BTP ITALIANI E SUL MERCATO OBBLIGAZIONARIO IN GENERALE

Qualche settimana fa, in questo articolo (leggi QUI) avevo avvisato circa i valori estremi raggiunti dalle obbligazioni. I rendimenti minimi (quindi prezzi più alti) sono stati già toccati a inizio agosto e quindi sarebbero potuti solo aumentare, provocando una diminuzione dei prezzi. In realtà, data la valutazione estrema raggiunta dal mercato obbligazionario, la valutazione del trade-off rischio rendimento pendeva pende a favore dell'assunzione di un minor rischio, che tradotto significa cash, scadenze brevi e tassi variabili in portafoglio.
Nel mese di ottobre, sul mercato obbligazionario si è assistito ad un importanti vendite.
Osservando la curva dei rendimenti dei titoli Usa, Germania, Italia e Giappone, ne emerge una maggiore ripidità rispetto a un mese fa, con i tassi dei titoli a lunga scadenza che sono aumentati (il Giappone in maniera del tutto trascurabile).

Usa