giovedì 27 ottobre 2016

WIKI-BLOG, LA "GUIDA MICHELIN" DELL'INFORMAZIONE ECONOMICA

Cari lettori,
è con vero piacere che Vi segnalo l'uscita del manuale Wiki-Blog, una guida ragionata  per orientarsi nella selva dell'informazione economica e finanziaria indipendente (e di qualità).
L'autore è l'amico Stefano Bassi, de il Grande Bluff: un blog storico e tra i più apprezzati che, in questi anni, non le ha mandate certamente a dire. Il suo modo franco e schietto di porsi, unitamente all'elevata capacita di analisi dei fenomeni economici, pongono il suo blog tra i must read nel panorama dell'informazione economica. Con Stefano, purtroppo, non ci siamo mai incontrati fisicamente (però lo faremo presto), ma sono frequenti i nostri confronti telefonici per ragionare  insieme degli eventi economici che, di giorno in giorno, si manifestano e si esprimono.
Nell'epoca in cui le fonti di informazione, grazie (anche) alla rete, hanno subito una crescita esponenziale, non sempre accompagnata da altrettanto sviluppo degli standard qualitativi  dell'informazione stessa, ritengo che la selezione delle fonti più attendibili ed autorevoli, nell'ambito di ogni disciplina, sia fattore irrinunciabile, sia per il lettore, ma anche per gli autori delle varie analisi  che vengono proposte nei rispettivi siti di riferimento.
Il manuale, che potremmo definire una breve "Guida Michelin" dell'informazione economica indipendente, risponde proprio a questa logica: recensire i blog di analisi economica e orientare il lettore nella scelta delle fonti di informazione più aderenti alle sue aspettative e alle sue necessità.
Quindi, nel ringraziare Stefano per il grande lavoro svolto e per le parole di stima e apprezzamento spese per questo blog e per il sottoscritto, qualora siate interessati, non mi resta che rimandarvi  al  link http://www.ilgrandebluff.info/2016/10/il-manuale-wiki-blog-e-prontoooooo.html per ulteriori curiosità su Wiki-blog e per le modalità di acquisto.
Grazie per l'attenzione.

mercoledì 26 ottobre 2016

POLIZZE SULLA VITA E UNIT LINKED: IN ARRIVO LA MANO (PESANTE) DEL FISCO?

Qualche settimana fa, mi sono imbattuto con la risoluzione  dell’Agenzia delle Entrate n 76/E del 16/09/2016 , nella quale viene chiarita la modalità di tassazione dei capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita. La circolare in esame, mi permette di parlare di un tema assai attuale che è quello del possibile inasprimento dell’imposta di successione, che altro non è che uno dei cinque rischicapitali (che nel frattempo sono diventati SEI) che ci sta accompagnando in questo percorso divulgativo,  e lo farò cercando di valutare alcuni possibili riflessi in capo alle polizze vita, comunemente utilizzate per il trasferimento di patrimoni in esenzione di imposta di successione.
Come noto, l’Italia gode di regime particolarmente agevolato nel trasferimento delle ricchezze a seguito di successione mortis causa, ma anche nell’ambito delle donazioni. Si tratta di un regime agevolato che non ha uguali nel contesto europeo e che identifica l’Italia come un vero e proprio “paradiso fiscale” per questi istituti (successione e donazione). Per verificare il privilegio di cui gode l’Italia, è possibile consultare la seguente tabella, dove vengono raffrontati i diversi regimi di tassazione esistenti in altri paesi europei.

TEMETE EQUITALIA? PRESTO VERRA' RIMPIANTA


Come si può  immaginare che uno Stato, con le pezze al culo, possa rinunciare al suo braccio operativo per riscuotere i tributi che deve incassare?
Impensabile. Come è impensabile che l'accorpamento di Equitalia con l'Agenzia delle Entrate non sia propedeutico a rendere più efficace  e a migliorare l'azione di riscossione dei tributi. Non sto qui a discutere dei metodi adottati dall'agente della riscossione, ma solo chi è totalmente scollegato dalla realtà può pensare che la fusione tra Equitalia e Agenzia delle Entrate, non sia finalizzata ad ottenere maggiori gettiti dalla riscossione della pretesa tributaria. E il rischio è che si sia di fronte ad una degenerazione dei metodi di riscossione da parte del fisco. Ma quello che è certo è che il potere di riscossione da parte dello Stato, a mio avviso, subirà un elevato salto di qualità. E' evidente che tutta la questione (compresa la sanatoria dei ruoli Esattoriali), anche in vista del referendum del prossimo 4 dicembre, pone in risalto aspetti propagandistici del tutto fasulli, adoperati per avvicinare consensi proprio in vista del referendum.

I motivi di quanto sopra affermato, potete trovarli scritti sull'articolo che segue,  tratto da La Legge Per Tutti

La manovra che doveva togliere di mezzo Equitalia e garantire così un rapporto di maggiore collaborazione con il contribuente rivela ora le sue carte nascoste: il nuovo organismo che sostituirà Equitalia, il cui nome è Agenzia delle Entrate-Riscossione, sarà molto più forte e incisivo rispetto a Equitalia stessa, con poteri superiori in materia di indagini e di riscossione. Possibile? Certo, perché si avvarrà dei penetranti poteri già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate (come ad esempio l’accesso alle banche dati degli enti creditori) e che erano invece interdetti a Equitalia. Ma procediamo con ordine e vediamo, nelle pieghe del nuovo decreto fiscale, cosa il Governo ha riservato a chi non versa le somme previste nelle cartelle di pagamento.

martedì 25 ottobre 2016

LA CRESCITA ECONOMICA DELL'ITALIA NEGLI ULTIMI 6 DECENNI

Il grafico che vedete in seguito, rappresenta la crescita dell'economia italiani negli ultimi sei decenni.
E' stato elaborato considerando i dati Ocse (per la crescita del Pil dal 1960 fino al 2015) e i dati del Fmi (per rappresentare le previsioni fino al 2020), quindi si è posto come base 100 il Pil all'inizio di ogni decennio considerato, dal 1960 fino a quello iniziato nel 2010.
Ciò che dovrebbe saltare  all'occhio dell'osservatore non è tanto la crescita esponenziale dell'Italia  negli anni '60 e '70, e nemmeno la caduta del ritmo di crescita che si è verificata nel corso dei decenni. Quando un'economia è tutta da sviluppare (come quella dell'Italia alla fine degli anni '50) è del tutto naturale che i tassi di crescita siano molto elevati (accade anche oggi nei paesi emergenti). Ed è altrettanto naturale che, via via che l'economia matura, i tassi di sviluppo diminuiscano rispetto ai livelli degli anni precedenti. Questa dinamica, peraltro, è  comune a tutti i paesi le cui economie hanno raggiunto un elevato livello di sviluppo.
La cosa che impressiona, mortifica e induce a preoccupazione, è il livello di crescita dell'Italia negli ultimi due decenni. Nel decennio 2000-2010 l'Italia è cresciuta di un misero 3%; mentre per il decennio in corso, se le previsioni del Fondo Monetario Internazionale dovessero rivelarsi giuste (ho qualche dubbio) l'italia crescerà di appena un punto percentuale. 
Messa in questi termini e permanendo simili condizioni, l'Italia non ha alcuna possibilità di uscire dalla palude in cui si trova.

Leggi anche:
LA FOLGORANTE RIPRESA DELL'ITALIA
LE CRISI DEGLI ULTIMI 100 ANNI

OBBLIGAZIONARI PAESI EMERGENTI: FONDI O ETF?

Il grafico che vedete in seguito rappresenta la performance di due strumenti che investono nelle obbligazioni dei paesi emergenti. Più precisamente, si tratta dell' ETF IShares JP Morgan Emerging Markets Bond e del fondo JP Morgan Emerging Markets Debt.


Che differenza c'è tra i due strumenti? Nulla, se non fossero le commissioni di gestione che, nel caso del fondo, erodono la performance di oltre il 6% rispetto all'ETF, che sconta delle commissioni estremamente più basse rispetto al fondo.
Anche dal punto di vista del rapporto rischio rendimento, l'ETF vince la sfida nei confronti del fondo e il diagramma che segue ne dimostra l'evidenza.

mercoledì 5 ottobre 2016

IPOTESI TAPERING DA PARTE DELLA BCE?

Qualche settimana fa, sulla mia pagina Facebook, avevo ammonito circa le valutazioni estreme raggiunte dalle obbligazioni e dai titoli di stato, i cui rendimenti sono ormai nell'abisso siderale, sia sul versante governativo che corporate.
Proprio le valutazioni estreme delle obbligazioni, rendono assai difficile estrarre ulteriore rendimento dalla salita dei prezzi, per contro cresce in maniera esponenziale il rischio associato all'aumento dei rendimenti ( e quindi prezzi in discesa), di cui nelle scorse settimane (e anche ieri) abbiamo avuto solo un pallido segnale, imparagonabile con ciò che avvenne nell'estate del 2015.

Detto ciò, benché sia probabile che le banche centrali (Bce, Boj, Boe) continuino a rimanere espansive, la politica monetaria, per come l'abbiamo conosciuta fino a questo momento, è destinata a produrre effetti sempre più attenuati nella dinamica dei prezzi, per il semplice motivo che questi, nel caso delle obbligazioni, hanno già raggiunto valutazioni estreme.

La Federal Reserve, che nell'ultima riunione non ha alzato i tassi, dovrebbe continuare nel suo percorso (certamente accidentato e assai lento) di normalizzazione dei tassi. I titoli di stato Usa a 2 anni rendono circa lo 0.75%, mentre il decennale rende l'1.70%; per contro l'indice dei prezzi al consumo è al 2.3%. Allo stato attuale, giudico assai difficile che possa coesistere in maniera strutturale uno scenario di tassi in salita negli Usa e in diminuzione nell'Eurozona. Di conseguenza, o scendono quelli Usa o salgono quelli dell'eurozona. In ogni caso, a mio parere, dati i rischi di aumento dei tassi (seppur moderato e dilatato nel tempo) chi avrà la forza di posizionarsi sulla parte più breve della curva dei rendimenti e adottare un approccio conservativo, magari inserendo nel portafoglio scadenze brevi e a tasso variabile (e la liquidità continua ad essere fattore sempre importante nei portafogli), pur rinunciando oggi alla prospettiva di conseguire (forse, ma proprio forse) un po' di rendimento in più, si troverà in vantaggio domani quando i tassi saliranno. Insomma la valutazione del trade-off rischio rendimento, a mio avviso, pende dalla parte dell'assunzione di minori rischi, data la debole prospettiva di conseguire guadagni (comunque modesti), che implica la necessità di esporsi a rischi più elevati.