mercoledì 7 settembre 2016

L'IMPOSTA PATRIMONIALE (CHE IN MOLTI VORREBBERO): QUALI RISCHI E IMPLICAZIONI?

Come in ogni crisi che si rispetti (o che stia per arrivare), ecco giungere proposte finalizzate a tassare la ricchezza degli italiani attraverso l'introduzione (o l'inasprimento) di imposte patrimoniali.
Con la crescita economica che arranca, il bilancio statale in cronica difficoltà è necessario ottenere gettiti fiscali aggiuntivi. Quindi, cosa di meglio di una balla imposta patrimoniale? dicono. Dei cinque rischi capitali dei quali da anni si parla in questo blog, trovo che l'imposta patrimoniale sia quello che presenta maggiori maggiori difficoltà applicative, sia a causa degli aspetti tecnici, sia a causa della sostenibilità politica di un'imposta del genere, che tuttavia piace e viene evocata da molte parti politiche. 
Di seguito vi propongo un mio ultimo lavoro che riprende e aggiorna i precedenti contributi. Si tratta di un articolo pubblicato su Investors' mese di maggio.
Buona lettura.

Quando si parla di imposta patrimoniale, la mente tende a correre al lontano 1992, quando l’allora Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, durante la notte, operò un prelievo una tantum del 6 per mille sulle giacenze dei conti correnti.
Benché in forme differenti rispetto al 1992, imposte patrimoniali sono  già presenti nel nostro ordinamento tributario e si chiamano principalmente IMU e Imposta sostitutiva sulle attività finanziarie; ma ne esistono anche altre minori. Al netto delle modalità censurabili con cui venne effettuato il prelievo dai conti,   a differenza della patrimoniale di Amato del 1992, quelle attuali sono addirittura più invasive poiché, essendo strutturali, colpiscono periodicamente le attività possedute in forma di patrimonio immobiliare e attività finanziarie (conti correnti, fondi comuni, dossier titoli ecc). Scopo di questo articolo è quello di cercare di capire in che modo si potrebbe essere colpiti da un’imposta patrimoniale e quali sono le attività più esposte a questo rischio.

lunedì 5 settembre 2016

SALVATAGGIO MPS: PRENDE FORMA L'IPOTESI DI RICORRERE AL FONDO SALVA STATI (E BANCHE) ESM

Come abbiamo già detto, il complesso piano di salvataggio di Mps elaborato prima della pausa estiva, incorpora una serie di fattori che lo rendono  di difficile realizzazione e non privo di rischi.
Secondo quando riportato da La Stampa, per il salvataggio di Mps (solo?) sembra che stia prendendo sempre più forma l'ipotesi di ricorrere al fondo salva stati (e banche) Esm: lo stesso già usato per le banche spagnole (leggi QUI) e per gli aiuti finanziari a Grecia, Irlanda, Cipro e Portogallo. L'utilizzo del fondo Esm per il salvataggio delle banche è sottoposto alla sottoscrizione di un memorandum of understanding tra il Governo che avanza la richiesta di aiuti e le autorità eruopee, dove vengono stabilite le condizioni (e le contropartite) per l'erogazione del prestito da parte del fondo. Anche se per il momento ci troviamo solo nel campo delle ipotesi, a parer di chi scrive, il ricorso al Fondo Esm sarebbe politicamente poco sostenibile in quanto, di fatto, si tratterebbe di un commissariamento dell'Italia da parte delle autorità europee. E questo aspetto, rischia di assume ancor più rilevanza in vista del referendum del prossimo autunno.