venerdì 29 gennaio 2016

LA BANK DIVERSAMENTE BAD

Come dicevo ieri nell'ultimo post, dopo oltre un anno di trattative, colloqui, colazioni di lavoro, cene di rappresentanza, rassicurazioni circa la solidità del sistema bancario italiano eccetera eccetera, ecco la montagna che partorisce il topolino. Più di un anno pericolosamente trascorso in equilibrio tra il baratro e il nulla.

I mercati hanno tanto apprezzato la soluzione trovata dal Governo italiano al punto che  ieri l'indice  FTSE Italia All Share Banks ha perso  quasi il 6%, dopo il salasso delle scorse settimane  (quasi -30% da inizio anno) e, soprattutto,  dopo il tanto atteso accordo tra l'Ue e il governo italiano per lo smaltimento delle sofferenze bancarie. Quello che accadrà oggi, lo vedremo tra pochi minuti.

Vi ricordo  che, ove interessati, potete iscrivervi al convegno:



Il tema è sempre quello che riguarda il prezzo di cessione delle sofferenze.
La soluzione definita dal governo, stando a quanto è dato sapere, non risolve l'asimmetria esistente tra il prezzo dei crediti iscritti in bilancio dopo le rettifiche e il prezzo di mercato di questi crediti, ancorché impacchettati in obbligazioni . Anzi tende ad accentuarla. Per il semplice motivo che, concedendo la garanzia sulla parte migliore dei crediti (quelli investment grade, e quindi quasi inutile del tutto) condanna quelle banche alle prese con portafogli crediti di minore qualità a dover raccogliere capitali, magari in tempi differiti, nella migliore delle ipotesi. Certo, la speranza è che nel tempo impegnato nell'ambito della gestione dello smaltimento dei crediti in sofferenza, magari, si possa migliorare la redditività di alcune banche in modo che  gli utili possano assorbire (almeno in parte) il capitale che verrà eroso (quando verrà eroso). Ma sarebbe assai incauto pensare che tutto debba necessariamente andare per verso giusto.

Come scritto anche qualche giorno fa qui:
 lo scorso novembre, nell'ambito della risoluzione delle 4 banche in crisi, i crediti problematici sono stati trasferiti alla bad bank svalutati al 17,60%, quindi alla bad bank sono stati trasferiti 1.5 miliardi di crediti a fronte di 8.5 miliardi nominali. Tuttavia, dato che le stime erano riferite a settembre, qualche giorno fa abbiamo segnalato  che, nel frattempo, altri crediti problematici sono divenuti inesigibili e, pertanto, alla ban bank saranno conferiti altri 400 milioni di euro. Tutto questo serve a ribadire quanto abbiamo già detto a proposito della difficoltà di arginare la dinamica dei crediti problematici che si trasformano in inesigibili, alimentando così la marea delle sofferenze bancarie.
Se si guarda l'ultimo rapporto di Bankitalia  sulla stabilità finanziaria si scopre ciò che chi segue questi pixel sapeva già.
Ossia, che accanto alle sofferenze bancarie (207 miliardi di euro) ci sono anche gli altri crediti problematici, che sommati, appunto,  alle sofferenze arrivano alla modica cifra di 361 miliardi di euro (dati Bankitalia al 30 giugno 2015)
E quindi comprenderete che esiste anche un problema relativo all'ingresso a sofferenza dei crediti problematici, che potrebbe conoscere anche una pericolosa accelerazione in considerazione del fatto   che nel contesto economico globale si stanno addensando molte nubi che non promettono nulla di buono.

Tornando al ragionamento di prima, va ricordato anche  che, di recente, alcune banche di credito cooperativo hanno ceduto 300 milioni di euro di sofferenze al 10% del valore facciale. Si tratta di un prezzo ben lontano dal 17.6% della valutazione effettuata in occasione della risoluzione delle 4 banche e ancor più lontano rispetto alla valutazione dei crediti in bilancio al sistema bancario italiano.

Pochi giorni fa, sul sito del del Bruegel è apparso un articolo con una tabellina assai interessante, nella quale si riepilogano  i crediti problematici di ciascuna banca, con le rispettive percentuali di copertura. La tabella conclude con un esercizio altrettanto importante. Infatti, ipotizzando una svalutazione del 75% (più vicina ai valori di mercato) nell'ultima riga si riepilogano, per ciascuna banca, le ulteriori rettifiche che dovranno essere effettuate. Rettifiche che, come abbiamo detto, assorbiranno capitale. A chi lo avrà.



 E nel caso si svalutazione del 75% del valore nominale, cosa accadrà a quel numeretto che in molti ritengono  essere determinante (non noi) per la valutazione della solidità di una banca?
Ce lo dice la tabella che segue, tratta da Il Sole 24 Ore, dalla quale emerge che UniCredit, MPS sarebbero le più colpite in termini di deficit di capitale, mentre  Intesa Sanpaolo e BPM, Popolare di Sondrio e UBI Banca rispetterebbero i coefficienti CET1 fissati.
Ovviamente il quadro si aggraverebbe nel caso la svalutazione risultasse più severa



mercoledì 27 gennaio 2016

MI SI E' SGONFIATA LA BAD BANK

Come sapete, nelle ultime ore è stato raggiunto l'accordo tra la Ue e il Governo italiano per la gestione delle sofferenze bancarie che appesantiscono i bilanci delle banche italiane.
I pochi dettagli che si conoscono sono desumibili dal comunicato del MEF, che anticipa le linee guida delle "soluzione" trovata.


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Molto telegraficamente:
Lo stato, concederà una garanzia sulle sofferenze che formeranno oggetto di cartolarizzazioni, ma la garanzia riguarderà solo le tranche che godranno del merito creditizio investment grade, cioè che non siano spazzatura. Il giudizio sul merito creditizio sarà determinato dalle agenzie di rating. Il costo della garanzia dipenderà dall'ammontare garantito, dal prezzo dei CDS (credit default swap) degli emittenti italiani con un livello di rischio corrispondente a quello dei titoli garantiti, e varierà in funzione del tempo al fine di introdurre un forte incentivo a recuperare velocemente i crediti. Stando al tenore del comunicato del MEF, se ne desume che i crediti non classificati come investment grade non godranno della garanzia pubblica. 

lunedì 25 gennaio 2016

LA FINE DELLE BOLLE FINANZIARIE

Guest Post Voci dall'Estero che,  da ZeroHedge, ha tradotto in interessante articolo  scritto a dicembre da David Stockman, ex politico e uomo d’affari americano. Secondo Stockman l’economia mondiale è di fronte ad un periodo di deflazione almeno decennale (la ‘stagnazione secolare’) causato dalla politica di tassi bassi in vigore dagli anni ’90; questi tassi hanno alimentato, oltre alle bolle speculative degli ultimi 25 anni, un’enorme bolla sugli investimenti in beni capitali che ha enormemente ampliato la capacità produttiva mondiale oltre la capacità della domanda di assorbirla, rubando capacità produttiva al futuro. Dopo 84 mesi di zero lower bound e con la liquidità indotta con i QE sui mercati degli asset che ha causato investimenti sempre più speculativi, la risalita dei tassi, già avviata, innescherà la distruzione di questa capacità in eccesso per via deflattiva. L’alternativa – con i tassi ancora a zero – è il crollo del sistema finanziario.
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di David Stockman, 13 dicembre 2015
Ci stiamo avvicinando un punto di svolta cruciale nel ciclo globale delle bolle finanziarie che è in corso da più di due decenni. Vale a dire, le banche centrali del mondo hanno finalmente finito la polvere da sparo. Saranno incapaci di fermare l’implosione del credito, che inesorabilmente seguirà la nuova bolla.

giovedì 21 gennaio 2016

CRISI BANCARIE, QUALI SCENARI E QUALI POSSIBILI SOLUZIONI?

Quello che sta accadendo sui mercati  alle banche italiane è la prova che molte di esse (come reiteratamente sostenuto da questo blog in questi anni) sono in serie difficoltà. 
Negli ultimi anni, la solidità del sistema bancario italiano è stata urlata in tutte le sedi, da tutti i ministri dell'economia che si sono alternati, e non solo. 

In un certo senso, sono quasi sollevato da ciò che sta accadendo. Per il semplice motivo che non potranno più far finta di nulla. Insomma, siamo quasi alla resa dei conti e la questione (enorme) delle banche, in un modo o nell'altro, deve essere risolta definitivamente, proprio perché la solidità del sistema bancario è fattore imprescindibile per favorire lo sviluppo dell'economia.

Quindi, quali sono le possibili alternative? Cercherò di rispondere, senza la pretesa di essere esaustivo, considerato che la situazione è molto fluida, e quindi assai mutevole per definizione.


Credo che esistano diverse soluzioni.
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martedì 19 gennaio 2016

FLASH: CRISI BANCARIE: FONTI UE, PRONTI I PIANI DI RISOLUZIONE PER 40 BANCHE

La notizia (ovvia) è riportata dall'Ansa, che fa rima con ansia, e spero che non vi riguardi. Ma se dovesse riguardarvi, mi sento di suggerirvi di leggere QUI, QUIQUI, QUI, ma anche altrove.

Inoltre vi ricordo  che, ove interessati, potete iscrivervi al convegno:
Il Single Resolution Board (SRB), cioè l'autorità che dal 1 gennaio 2016 gestisce i 'fallimenti pilotati' delle banche europee, ha già pronti i piani di risoluzione per 40 banche, e molti altri arriveranno nei prossimi mesi, per arrivare a coprire tutte le banche europee. Lo fanno sapere fonti Ue, spiegando che la realizzazione di questi piani è stata il lavoro principale che ha impegnato il nuovo organismo in questi ultimi mesi. L'obiettivo, spiegano le fonti, è "arrivare ad avere piani per tutte le banche europee, e cominciamo ora con quelle che hanno la priorità". Perché, si spiega, bisogna essere pronti ad agire in fretta qualora ve ne fosse bisogno. Le 40 banche per le quali sono pronti i piani - e il Single Resolution Board è "pronto ad agire" - sono istituti "chiaramente significativi" e per sceglierle si è guardato a diversi fattori tra cui la rischiosità, la probabilità di essere 'risolte', e la scelta si è fatta anche consultando le autorità nazionali.

IL FMI TAGLIA LE PREVISIONI DI CRESCITA DELL'ECONOMIA MONDIALE

Nella revisione del World Economic Outlook di ottobre, il Fondo monetario taglia ancora le previsioni di crescita dell'economia mondiale.
Il Fmi sottolinea  i rischi generati dalla frenata della Cina,  dal calo del prezzo del petrolio e dalla stretta monetaria avviata dalla Federal Reserve nel mese di dicembre. Tutti elementi che -dice il Fondo-  possono far deragliare la ripresa. 
In pratica, il FMI dice tutte cose che chi segue questo blog conosce a perfezione, avendole scritte decine di volte  nel corso dell'ultimo anno  e riepilogate nel post che segue:

In dettaglio, il Fmi indica che la crescita globale sarà del 3,4% quest'anno e del 3,6% il prossimo, in entrambi i casi con una riduzione dello 0,2% rispetto a tre mesi fa. Nel 2015 l'istituzione di Washington stima un'espansione del 3,1 per cento. Nel 2016, ha detto nei giorni scorsi il direttore dell’Fmi, Christine Lagarde, la crescita rischia di essere deludente senza una forte risposta delle politiche economiche.
Fra le diverse aree, gli economisti del Fondo hanno ritoccato al ribasso le previsioni per gli Stati Uniti e per i Paesi emergenti nel loro complesso, mentre restano all'1,7% in entrambi gli anni le stime per l'area dell'euro. Invariate anche le cifre dell'Italia, all'1,3% nel 2016 e all'1,2% nel 2017, dopo una crescita dello 0,8% lo scorso anno.
I riflettori del Fmi sono puntati ovviamente soprattutto sulla Cina, che proprio ieri ha pubblicato le cifre per il 2015, con una crescita del 6,9%, in linea con le stime dello stesso Fmi. Tuttavia, osserva il documento del Fondo, la Cina è alle prese con un rallentamento graduale (dovrebbe crescere, secondo l'istituzione di Washington, del 6,3% nel 2016 e del 6% nel 2017) e con il riequilibrio dell'attività economica dall'investimento e la manifattura verso consumi e servizi. «La crescita – osserva lo studio – si sta sviluppando a grandi linee come previsto, ma con un rallentamento più rapido delle attese di importazioni ed esportazioni, che in parte riflette investimenti e attività manifatturiera più debole». (fonte)
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BANCHE ITALIANE ANCORA COLPITE DALLE VENDITE

Gli indici azionari europei sono tutti abbondantemente positivi, mantenendo robusti guadagni. La borsa di Milano è in marginale progresso (+0,19%) con parte del settore bancario ancora colpito dalle vendite.
Monte Paschi, dopo la severa caduta dei giorni scorsi, perde quasi il 7%  ed è sospesa per eccesso di ribasso.

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Questi i maggiori ribassi 

Sul settore pesa anche l'indagine conoscitiva della Bce su sei banche italiane.

Da Il Sole 24 Ore
Le banche a Piazza Affari sono sotto stress, prima che inizino i nuovi stress test della Banca centrale europea sulla solidità del capitale. Non si conoscono i dettagli, ma se questi verteranno sui crediti deteriorati - di cui l'Italia vanta il triste primato con un ammontare di 350 miliardi, ovvero il 16,7% degli impieghi contro il 7% della Spagna - la solidità patrimoniale delle banche potrebbe essere messa a dura prova.
Questo spiega perché ieri a Piazza Affari sono stati venduti tutti i titoli bancari, indiscriminatamente. È scesa in campo la Consob, chiedendo ai singoli istituti di fare chiarezza e di precisare se dalla Bce sono arrivate richieste di informazioni. A quanto risulta la Bce a oggi ha contattato cinque istituti italiani (UniCredit, Mps, Carige, Banco popolare, Bpm) informandoli che avvierà nuove indagini sulla gestione delle sofferenze, i cosiddetti non performing loans, mentre un sesto (Bper) indica che verrà interessato nelle prossime settimane dalla stessa indagine conoscitiva. Sino a ora confermano di non aver ricevuto richieste da Francoforte Ubi, Intesa, Mediobanca, Credem e Popolare di Sondrio.
Tra i grandi istituti, la Bce ha quindi proposto un assessment sui non performing loans di Unicredit. Il gruppo ricorda che le sofferenze lorde si attestano a 50,6 miliardi, in calo di circa il 3% rispetto a dicembre 2014. Il tasso di copertura delle sofferenze è pari al 61,4%, tra i più alti in Italia. Le sofferenze al netto delle riserve di conseguenza, conclude Unicredit, ammontano a 19,5 miliardi, in calo rispetto a dicembre 2014. Non ha ricevuto ad oggi una comunicazione dalla Bce, Intesa Sanpaolo. L'istituto comunica che, a fronte di un requisito patrimoniale pari a 9,5% in termini di Common equity tier 1 ratio a partire dal 1° gennaio 2016, i coefficienti patrimoniali a livello consolidato al 30 settembre 2015 - tenendo conto di 1,5 miliardi di dividendi maturati nei primi nove mesi dell'anno - risultano pari a: 13,4% per il Cet 1 ratio e 17,3% per il coefficiente patrimoniale totale, calcolati applicando i criteri transitori in vigore per il 2015, e 13,4% per il Cet 1 ratio pro-forma a regime e 16,7% per il coefficiente patrimoniale totale pro-forma a regime. Ubi Banca comunica di non aver ricevuto «alcuna comunicazione da parte di Bce in relazione a un'ulteriore analisi dei non performing loans».
L'istituto ricorda gli ultimi dati, «riferiti al 30 settembre 2015, che confermavano un rapporto fra non performing loans totali lordi e totale impieghi del 15,5% e un indice patrimoniale, Cet1, pari al 13%, rispetto al minimo richiesto del 9,25%». Anche Mediobanca non ha ricevuto richieste dalla Bce. A bilancio al 30 settembre le esposizioni non performing ammontavano a 1.133 milioni e rappresentano il 3,5% degli impieghi contro una media delle principali banche italiane pari a 11,3% e hanno un'incidenza sul Cet 1 del 15% contro una media delle principali banche italiane del 124%. Anche Pop. Sondrio «non ha ricevuto alcuna comunicazione da parte di Bce». L'istituto ricorda che al 30 settembre l'incidenza dei Npl lordi sul totale crediti verso clientela era pari al 15,31%, con un grado di copertura pari al 45,12% e un Cet 1 del 10,25%. Anche Credem precisa di non aver ricevuto «richieste specifiche sul tema» e che il Cet 1 ratio a fine settembre si attestava al 13,64%. La Bce ha invece «avviato un'ulteriore attività di assessment sugli Npl» di Carige e Banca Mps.
Tra gli altri istituti ad oggi contattati da Francoforte, Banco popolare ricorda come, «al 30 settembre 2015, i flussi netti in ingresso di credito deteriorato abbiano registrato un sensibile decremento (-56% rispetto all'anno precedente)». Al 30 settembre l'istituto «evidenziava un coefficiente Cet1 phase-in pro-forma del 13,4%». La Bce ha avviato una valutazione anche sui Npl di Bpm. Al 30 settembre, il Cet 1 ratio minimo all'esito dello Srep condotto nel 2015 è pari al 9%. Bper rende noto che verrà interessato da una valutazione sulla gestione degli Npl da parte della Bce. In una nota «presenta una solida situazione patrimoniale come confermato da un Cet1 ratio pro-forma phased in, al 30 settembre 2015, pari al 12,04%, in ulteriore miglioramento di circa 80 bps rispetto a fine 2014, senza considerare i benefici attesi dalla validazione dei modelli interni avanzati per la misurazione del rischio di credito».

lunedì 18 gennaio 2016

MONTE PASCHI E LA GRECIA

Vi chiederete: cosa c'entra Monte Paschi con la Grecia?
Niente, assolutamente niente, a parte il particolare che segue.

I titoli di stato della Grecia (notoriamente paese solidissimo), con scadenza a due anni, rendono poco più del 10%. E sulla solidità della Grecia sappiamo già tutto....giusto?!?!



Mentre l'obbligazione Mps Lower Tier II, con scadenza novembre 2017,  è prezzata a poco più di 80 centesimi. Quindi, se si considerano le cedole, rende poco meno del 20%, quasi il doppio dei titoli greci

Vi ricordo  che, ove interessati, potete iscrivervi al convegno:

Potrebbero  interessarvi anche:

I crediti deteriorati delle banche italiane
Buoni fruttiferi postali e pacchi statali
Banche italiane: i rischi sono tutti noti?
I titoli di stato in portafoglio alle banche italiane


MPS CONTINUA A SCHIANTARSI IN BORSA

Solo per aggiornarvi che Mps continua a schiantarsi in borsa e, proprio mentre sto scrivendo, il titolo perde l'8,52%. 
Oggi sta andando male per tutto il settore bancario, ma MPS continua a fare molto peggio delle altre banche. Cosa avranno fiutato i mercati?

Se cercate la risposta e avete tempo di leggervi un'ottima analisi, potete andare QUI

Vi ricordo inoltre che, ove interessati, potete iscrivervi al convegno:

COME INVESTIRE NELL'EPOCA DEI TASSI A ZERO E DEI SALVATAGGI BANCARI A CARICO DEI RISPARMIATORI.

Aggiornamento delle ore 11.48: in questo momento il titolo perde il 12,92%




giovedì 14 gennaio 2016

SOFFERENZE BANCARIE E BANCHE IN CRISI: ECCO I MOTIVI DELL'URGENZA DI UNA BAD BANK


Dopo la battuta d'arresto sulla creazione di una bad bank italiana, chiamata a liberare i bilanci delle banche dalle mole delle sofferenza, Il Sole 24 Ore riporta la notizia secondo la quale il governo italiano starebbe lavorando ad una proposta alternativa tale da poter superare le resistenze di Bruxelles in materia di aiuti di stato, che scatterebbero per via della concessione di garanzie statali sui crediti che le banche dovrebbero cedere alla bad bank.



Da parte italiana si tratta di superare l'asimmetria esistente tra il prezzo dei crediti esposti in bilancio da parte delle banche italiane e quello di cessione alla bad bank, senza con ciò inciampare nella disciplina degli aiuti di stato.


Mentre le sofferenze bancarie hanno superato i 200 miliardi di euro (In italia rappresentano circa il 17% del totale dei credici concessi, contro il 3.4% della Germania e il 4% della Francia), vale la pena ricordare che queste, nel sistema bancario italiano, nel loro complesso, sono state svalutate al 40% del valore nominale.

BRUTTI SEGNALI DALLA PRODUZIONE INDUSTRIALE ITALIANA


Come riporta l'Istat:
A novembre 2015 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,5% rispetto a ottobre. Nella media del trimestre settembre-novembre 2015 la produzione è cresciuta dello 0,4% rispetto al trimestre precedente.
Corretto per gli effetti di calendario, a novembre 2015 l'indice è aumentato in termini tendenziali dello 0,9% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di novembre 2014). Nella media dei primi undici mesi dell'anno la produzione è cresciuta dell'1,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
L'indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali mensili negative diffuse a tutti i principali comparti. Diminuiscono i beni di consumo (-1,3%), i beni strumentali (-0,8%), l'energia (-0,7%) e i beni intermedi (-0,4%).

mercoledì 13 gennaio 2016

IPSE DIXIT




"In Italia abbiamo realtà nel mercato bancario finanziario che sono autentici campioni europei. E mi limito a dire europei, al momento". Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Palazzo Chigi ed ha aggiunto: "In Italia siamo nelle condizioni di fare storie di successo in tutti i settori anche in quello bancario". (ANSA 13/01/2016)
Per vostra fortuna, una parte significativa di questo blog è proprio dedicata alle banche, ed è sufficiente andare QUI (trovate un centinaio di articoli) per avere riscontro di ciò che sostiene il Primo Ministro . Ma se andate di fretta e avete bisogno di qualcosa di più rapido, è sufficiente leggere:

lunedì 11 gennaio 2016

NEL FRATTEMPO....SI SCHIANTANO LE AZIONI DI BANCA MPS E BANCA CARIGE

Non è più tempo di analisi, o cercare di capire le motivazioni che stanno dietro all'ennesimo crollo delle azioni di Banca Mps o Banca Carige. Si può parlare per giorni interi, come ad esempio dei dubbi sulla capacita dei due istituti di finanziare le obbligazioni subordinate in scadenza. Oppure si potrebbe parlare di ciò che abbiamo detto qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui  e in altre centinai di articoli pubblicati sul blog. Ma non ha senso parlare di cose inutili, o meglio di cose utili solo per il gossip finanziario di basso profilo, che non apporta alcuna utilità.




Stiamo parlando di due banche che hanno subito perdite di valore superiori al 95% e che hanno bruciato miliardi di euro di capitalizzazione.  Di cos'altro c'è bisogno?

LE TRANSIZIONI DEL 2016

L'articolo che segue, pubblicato da Project Syndacate, è di Christine Lagarde, Managing Director del Fondo Monetario Internazionale. La Lagarde, con questo suo scritto, traccia il quadro delle sfide che attende l'economia globale  nel 2016 (ma anche oltre), analizzando i molti fattori di fragilità che caratterizzeranno l'anno appena iniziato. Sono  tutte cose che, chi ha la bontà di seguire questo blog, ha già potuto leggere nel corso dell'ultimo anno e che, solo pochi giorni fa, ho raggruppato in questo articolo dal titolo Cosa sta accedendo sui mercati, del quale se ne suggerisce la lettura.

domenica 10 gennaio 2016

IN CHE MODO LE IMPRESE (E I RISPARMIATORI) POSSONO EVITARE IL BAIL IN

Negli ultimi giorni ho ricevute molte istanze da parte di imprenditori che mi hanno chiesto in che modo potrebbero difendere la liquidità delle rispettive imprese  dalle nuove regole del bail in. Con questo post cercherò di dare alcune risposte ( le più immediate) e le soluzioni proposte riguardano anche i singoli risparmiatori.

Nella gestione di un'impresa può capitare che vi siano saldi attivi di conto corrente anche per importi importanti. Solo a titolo di esempio non esaustivo, si pensi al ciclo finanziario di quelle imprese particolarmente virtuose nelle quali, magari, anche  per la tipologia di attività svolta, i flussi di cassa restituiscono sistematicamente saldi positivi di conto corrente, anche per importi considerevoli. Si pensi, inoltre, a tutte quelle imprese che producono utili senza essere distribuiti ai soci e senza essere investiti in piani di sviluppo aziendale. Con le nuove regole sui salvataggi bancari si pone il problema di evitare che  queste sostanze possano essere coinvolte nei salvataggi bancari.

giovedì 7 gennaio 2016

COSA STA ACCADENDO SUI MERCATI?

Sta accadendo ciò che in questi pixel avete potuto leggere quasi un anno fa, ormai confermato da tutte le istituzioni finanziarie mondiali, ultima arrivata la World Bank.

Vi ricordo  che, ove interessati, potete iscrivervi al convegno:

Andiamo con ordine:

La Cina
Dopo  oltre venti anni di crescita poderosa trainata dalle esportazioni e dal settore della manifattura,  la Cina si trova a dover modificare il duo modello di sviluppo. Gli investitori, già da qualche mese, stanno riconsiderando le prospettive di crescita dell’economia cinese e  anche la capacità delle autorità  di far fronte in modo efficacie alle fide che l’economia cinese si trova ad affrontare, impegnata a modificare radicalmente il modello di sviluppo, passando da un’economia particolarmente vocata alle esportazioni e  agli investimenti infrastrutturali -motori di crescita degli ultimi decenni- a un’economia dove i consumi e servizi assumano carattere predominante, e diminuire l’indebitamento determinato dagli stimoli fiscali successivi alla grande recessione (lo abbiamo detto QUI).
Fatto è che la Cina si trova in una fase di graduale deterioramento che mal concilia con la crescita esponenziale  del debito privato che è salito ad oltre il 200% del Pil.
Inoltre, lo scorso novembre, le autorità cinesi,  proprio per prevenire il ripetersi degli eccessi che hanno portato alla formazione della bolla sul mercato azionario (e al conseguente scoppio), hanno inasprito le garanzie richieste per operazioni di margin debt (lo abbiamo detto QUI)

GRAFICO: CONFRONTO PRODUZIONE INDUSTRIALE ITALIANA E VARI PAESI UE

In attesa di produrre un post su ciò che sta accadendo sui mercati (credo che sarà pronto per domani mattina) vi segnalo il grafico che segue.

Rappresenta la dinamica dell'indice della produzione industriale nei paesi considerati, ponendo come base 100 gennaio 2008.
Come vedete, da quell'epoca, la produzione industriale italiana ha perso circa il 23%. Peggio dell'Italia ha fatto la Spagna, che ha subito una flessione di oltre il 30% (nel punto di minimo). Tuttavia, mentre in Italia, nonostante condizioni esterne molto favorevoli (petrolio, tassi e euro), la ripresa appare stagnante, in Spagna il ritmo di espansione è assai più marcato e vigoroso.

mercoledì 6 gennaio 2016

BUONI FRUTTIFERI POSTALI E PACCHI STATALI

Fateci caso:
dopo la risoluzione delle quattro banche (che non sono state risolte) è andata in onda una massiccia campagna pubblicitaria, da parte delle Poste Italiane, finalizzata ad attrarre i risparmiatori affinché investano in in Buoni fruttiferi postali emessi da Cassa Depositi e Prestiti e (dicono) garantiti dallo Stato Italiano.


Nella pubblicità, come ovvio che sia, si tende ad esaltare alcune caratteristiche (garanzia del capitale, tassazione agevolata ecc ecc) in modo da amplificare l'impatto sui risparmiatori e rendere più appetibile l'investimento.

D'altra parte, a seguito dell'entrata in vigore delle regole sul bail-in e a seguito della risoluzione delle quattro banche in crisi, molti risparmiatori sono impauriti, disorientati.
In effetti, c'è una grande transumanza (mai aggettivo fu più appropriato) dei risparmiatori italiani, che cercano sicurezza e credono di trovarla nelle poste italiane, perché dietro c'è il Tesoro (dicono).

COME INVESTIRE I RISPARMI NELL'EPOCA DEI TASSI A ZERO E DEI SALVATAGGI BANCARI A CARICO DEI RISPARMIATORI


Nel contesto attuale,  i risparmiatori si trovano a doversi confrontare con un ambiente assai inusuale che, se non affrontato con le giuste conoscenze, rischia di minare profondamente l'integrità del patrimonio. Tassi di interesse prossimi allo zero (in alcuni casi anche negativi), mercati azionari fortemente volatili e contesto internazionale che incorpora numerosi fattori di rischio, ma anche alcune opportunità

Alla luce delle dinamiche che si esprimono nel contesto globale, quali prospettive per l'economia mondiale, per l'Italia e per i risparmi?

martedì 5 gennaio 2016

QUANTA FRETTA, MA DOVE CORRI, DOVE VAI?

Come sapete, dopo la risoluzione della quattro banche (che non sono state risolte) Bankitalia, “in collaborazione e accordo con il governo e le autorità competenti dell’Unione europea, ha avviato il processo di vendita per le quattro ‘banche-ponte': Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell’Etruria, Nuova Cassa di risparmio di Chieti, Nuova Cassa di risparmio di Ferrara. Il processo di vendita sarà attuato in tempi brevi e sarà supervisionato dall’Unità di risoluzione e gestione delle crisi della Banca d’Italia attraverso il Fondo di risoluzione, un istituto previsto sia dal diritto europeo sia da quello italiano, finanziato da contributi di tutto il sistema bancario italiano nel rispetto delle norme europee in materia di aiuti di Stato”. (fonte)

lunedì 4 gennaio 2016

BANCHE ITALIANE: I RISCHI SONO TUTTI NOTI?

Pochi giorni fa ho pubblicato un grafico nel quale era rappresentata la dinamica della consistenza dei titoli di stato nel portafoglio delle banche italiane e ho detto che, data l'esposizione, l'eventuale aumento dei tassi potrebbe generare qualche problema di non poco conto dato dalla diminuzione dei prezzi che determinerebbero delle perdite che andrebbero ad impattare sui fragili bilanci bancari.