giovedì 1 dicembre 2016

PROSEGUE IL RIALZO DEI TASSI DELLE OBBLIGAZIONI: QUALI PROSPETTIVE?

Nella riunione di  ieri a Vienna, l'Opec ha raggiunto l'accordo per tagliare la produzione di petrolio di 1.2 milioni di barili al giorno. Il prezzo del petrolio, nella giornata di ieri, è balzato di quasi il 9%.
Gli operatori sembrano concentrati nel comprendere se i paesi aderenti al cartello rispetteranno le quote assegnate. A tale proposito è stato istituito un comitato che dovrà vigilare affinché vengano rispettati gli accordI. La Russia ha  dichiarato che aderirà all'accordo, con un taglio graduale di 300 mila barili, entro la prima metà del 2017. Tuttavia,  il prossimo 9 dicembre, a Doha, si terrà un vertice tra paesi Opec e non Opec e solo a quel punto si potranno fare i conti sul reale impegno (600 mila barili al giorno, compresa la Russia) da parte di altri paesi non aderenti al cartello. I dubbi sulle aspettative che non venga rispettato l'accordo, sono supportati anche dalla ripresa delle estrazioni da parte della aziende Usa operanti negli scisti bituminosi. Infatti, con il petrolio a 50 dollari e con l'efficientamento avviato anni fa e proseguito anche con i prezzi bassi, molte imprese potrebbero trovare convenite riattivare le estrazioni sospese. Questo, potrebbe contribuire a far deragliare l'accordo.
Inoltre, la politica economica della nuova amministrazione Usa sembra orientata a non porre troppi limiti ambientali, rendendo più profittevole il business dei frackers


In Eurozona, l'indice dell'attività manifatturiera elaborato da Markit, nel mese di novembre, è salito a 53.7, il valore più alto da gennaio 2014.
Questo è il commento rilasciato da Chris Williamson, Chief Business Economist presso Markit:


I manifatturieri dell’eurozona, a causa della debolezza della valuta e della maggiore domanda che hanno aiutato a dimenticare le incertezza politiche, sono alle prese con le migliori condizioni operative in quasi tre anni. “L’indagine di novembre ha fornito prove concrete del fatto su come la debolezza dell’euro stia fornendo significativi stimoli al settore manifatturiero, provocando quindi una sostituzione delle importazioni e maggiori esportazioni. I nuovi ordini esteri, incluso il commercio intra eurozona, sono aumentati al tasso più veloce da febbraio 2014. “Per una regione afflitta da un livello di disoccupazione a doppia cifra, arrivano buon enotizie sul fronte del lavoro. Il tasso di creazione occupazionale tiene un valore vicino al valore maggiore in cinque anni e mezzo di ottobre in quanto le aziende campione hanno incentivato la loro capacità produttiva in linea con la maggiore domanda. “Diminuisce inoltre l’attenzione circa la diminuzione degli inventari. Con una contrazione marginale dei livelli delle giacenze, le politiche di tagli dei magazzini hanno quindi sempre meno una funzione trascinante sull’economia. “La combinazione della crescente domanda di materie prime e la maggiore debolezza dell’euro fa impennare i prezzi di acquisto, che conseguentemente influenzano quelli di vendita. Attualmente i prezzi medi di vendita hanno raggiunto il valore più alto in più di cinque anni, fattore questo che inevitabilmente provocherà maggiori prezzi al consumo nei prossimi mesi. “Se da un lato pare possibile l’estensione del programma di alleggerimento quantitativo da parte della BCE durante il meeting di dicembre, la ripresa della produzione e la crescita delle pressioni inflazionistiche metteranno ancora di più in dubbio l’entità degli acquisti di titoli da parte della BCE durante il prossimo anno.” 
L'avvertimento dell'economista di Markit, sembra essere confermato anche dalle attese sull'inflazione in Eurozona, date in netto miglioramento, sulla scia di una maggiore attività economica e dell'aumento del prezzo del petrolio, rispetto ai valori di inizio anno.
 Anche l'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato sembra suggerire  quanto appena affermato.
Infatti, analizzando le curve dei rendimenti aggiornate ad oggi, si osserva come la dinamica di aumento dei tassi, iniziata da qualche settimana, dopo le elezioni di Trump abbia subito un'accelerazione, sulla scia delle attese per una politica fiscale più espansiva da parte dell'amministrazione Usa. 
(Sul tema, leggi: TRUMP, LA FED E LA BCE: QUALI PROSPETTIVE PER LE OBBLIGAZIONI?)




Confrontando la curva dei rendimenti dei Germania e Usa, emerge che negli Stati Uniti, il livello attuale dei tassi è ben superiore rispetto  a un mese fa e a un anno fa; mentre il Germania, seppure superiore rispetto a un mese fa, la curva è ben al di sotto rispetto un anno fa. Tradotto, significa che lo spread tra i titoli Usa e quelli tedeschi si è ampliato in maniera considerevole. Questa dinamica giustifica la forza del dollaro, delle ultime settimane, rispetto all'euro (ma anche ad altre valute). Il dollaro forte tende ad anticipare il percorso di rialzo dei tassi, da parte della Federal Reserve, forse più veloce del previsto, date le attese dello stimolo fiscale che la nuova amministrazione Usa varerà.

In pratica, gli investitori, al fine di sfuggire al ridimensionamento dei prezzi delle obbligazioni, liquidano i portafogli obbligazionari, favorendo la rotazione verso il comparto azionario, supportato dai flussi derivanti dalle obbligazioni. 
Negli Stati Uniti, secondo Bloomberg, sono stati liquidati 10 miliardi di dollari ai fondi obbligazionari.

Secondo Fitch Rating, per via della caduta dei prezzi, il volume globale delle obbligazioni che offrono rendimento negativo, nell'ultimo mese, si è ridotto di oltre un miliardo di dollari, 9.3 miliardi di Usd.
Questa dinamica, sta riguardano anche l'Europa e, in maniera più attenuata il Giappone, per via della politica monetaria della BOJ.
Secondo le indiscrezioni riportate dalla Reuters, sembrerebbe che la BCE sia orientata ad estendere l'acquisto di titoli oltre la scadenza del 31 marzo prossimo. Reauters riporta che la discussione del prossimo meeting della BCE, in calendario per l'8 dicembre, dovrebbe considerare due possibili alternative (falchi permettendo):
Prolungamento di 6 mesi con acquisti invariati a 80 miliardi al mese;

Prolungamento di 9 mesi con acquisti ridotti a 60 miliardi.
L'inflazione in Eurozona, seppur in miglioramento, è ancora lontana dal tagert del 2%. Per cui, la politica monetaria ulteriormente espansiva della Bce, rifletterebbe proprio la cautela da parte della banca centrale sulle attese di inflazione, che sono viziate dalle componenti più volatili, date dal prezzo dell'energia.
Un'ultima nota riguardo all'incertezza sul voto del prossimo 4 dicembre in Italia. 
Secondo Nomura, l'eventuale vittoria dei SI provocherebbe il rimbalzo dei BTP, dato che sembrano essere a buon mercato e sembrano scontare (almeno in parte) la vittoria del NO.
In ultimo, giova segnalare che, secondo quanto riportato da Reuters, in caso di tensioni sui mercati, la Bce potrebbe intervenire in soccorso dell'Italia. Ma il sostegno dovrebbe essere limitato solo a qualche giorno o qualche settimana, e sempre secondo la stessa fonte, qualora dovessero persistere le tensioni, l'Italia dovrebbe ricorre al fondo stati (e banche) Esm.

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