mercoledì 9 novembre 2016

BREVE SINTESI DI CIO' CHE E' ACCADUTO OGGI SUI MERCATI

Al netto dell'enorme cantonata presa dai sondaggisti (analoga a quella del Brexit, anzi peggiore), più o meno tutte le case di investimento e le società di asset management, nelle settimane precedenti alle elezioni Usa, hanno prodotto analisi nelle quali si affermava che, in caso di vittoria di Trump, le borse avrebbero subito una severa caduta.
Così non è stato (almeno per il momento). E comunque, pur riconoscendo l'utilità di alcune analisi prodotte da eccellenti analisti, penso che vadano  comunque prese con molta molta prudenza. Soprattutto quando chi le produce ha tutto l'interesse a veicolare il sentimet dell'opinione pubblica, degli elettori, dei risparmiatori ecc. ecc. Ma tralasciamo questo aspetto, per quanto censurabile sotto ogni punto di vista.

In effetti, nella notte, man mano che Trump saliva nelle possibilità di diventare Presidente, i mercati asiatici cadevano bruscamente e i future sugli indici delle borse occidentali acceleravano la caduta. L'oro saliva di oltre il 3%, mentre il dollaro perdeva oltre il 2% contro l'euro, il 4% contro lo yen, e si riduceva il rendimento dei titoli di stato dei paesi core, proprio a testimoniare la ricerca di porti sicuri da parte degli investitoti. Insomma una tipica caccia al safe haven dai connotati molto simili a quelli di altre crisi dei mercati.

In mattinata l'apertura delle borse europee hanno confermato lo scenario che si era venuto a delineare durante la notte. Tuttavia, durante la mattinata, il tono dei mercati si è fatto meno cupo rispetto all'apertura. La svolta è arrivata quando Trump, nel suo primo discorso pubblico, ha usato toni più accomodanti e rassicuranti rispetto a quelli che hanno caratterizzato la campagna elettorale. E magari gli investitori si sono concentrati maggiormente sul programma politico (o parte di esso). Non è questa la sede di valutare compiutamente il programma politico dei Trump (lo farò nei prossimi giorni). Qui, interessa solo rappresentare la fallacia delle previsioni di alcuni analisti e spiegare, senza la pretesa di essere esaustivi (lo sarò nei prossimi giorni), ciò che è avvenuto sui mercati.

Se Trump userà la leva fiscale per stimolare l'economia (come peraltro desiderato dalle banche centrali, e come detto QUI), significa che farà nuovo debito. Di conseguenza, alcuni settori dell'economia (es infrastrutture, costruzioni, difesa) godranno dei benefici derivanti dalla maggiore spesa. Ma questo penalizzerà i titoli di stato, proprio per via di maggiori emissioni di nuovo debito e per il deterioramento del quadro fiscale che potrebbe derivarne. Inoltre, tenuto conto che l'economia USA è vicina alla piena occupazione, questo genererà spinte inflazionistiche. Ne consegue che la Federal Reserve potrebbe essere costretta ad essere più incisiva nel rialzo dei tassi.
Ecco spiegata la performance positiva di Wall Street, il rafforzamento del dollaro, il ripiegamento dell'oro e la caduta dei prezzi dei titoli di stato (cioè rendimenti in aumento). E i paesi emergenti? Per quelli esportatori di materie prime, molto dipenderà dall'evoluzione delle prezzo del petrolio (e delle materie prime) e anche dalla velocità con cui la FED, eventualmente, tenderà ad alzare i tassi qualora le spinte inflazionistiche dovessero farsi più evidenti (anche per via della maggiore spesa promessa da Trump). Questo perché, i tassi in aumento determinerebbero un rafforzamento del dollaro che penalizzerebbe le economie emergenti. Discorso diverso può essere fatto per la Russia, che potrebbe trarre vantaggi più significativi per via della rimozione delle sanzioni, dato che Trump, durante la campagna elettorale, ha usato toni conciliativi nei confronti della Russia.

Questo, in estrema sintesi, è quanto accaduto oggi. Quello che accadrà domani, lo valuterò a tempo debito. Nella consapevolezza che, qualora dovessero emergere elementi nuovi, rivaluterò la posizione appena espressa.

Nota: nei prossimi giorni produrrò un'analisi più approfondita sulla possibile politica economica della nuova amministrazione Usa e sui possibili riflessi.


3 commenti:

  1. Spinte inflazionistiche?
    È un qualche tipo di refuso?

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    1. No, non è un refuso. Legga l'ultimo post pubblicato. Grazie

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  2. Il problema sono i debiti. 225% del GDP globale. Si espande facendo debito. Sostengo da tempo che questo capitalismo che ingrassa pochi e impoverisce moltissimi finira' contro il muro.
    Anche xche' le risorse sono beni che finiscono...........fino a prova contraria.
    Oltre a queste considerazioni me ne viene in mente un'altra...........che sara' potenzialmente devastante sul medio-lungo termine nelle conseguenze che produrra'.
    Certe scelte politiche.........in Italia.......in Ungheria.....in Olanda......in UK.......e US ora mettono in evidenza che quando finira' il "pane" saranno caxxi amari per tutti. Come sempre nella storia umana.
    Sono sicuro dei corsi e dei ricorsi della storia. Tenete sempre nell'armadio delle camicie di colore "scuro"...........x i cambi di stagione. Perche'? Ma perche' l'imbecillita' umana vince sempre.......:-)
    Non dimenticatelo mai. Finira' anche questa ideologia consumistica.... e poi si ricomincia. Forse.

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