domenica 26 giugno 2016

SE GIAVAZZI LEGGE "VINCITORI E VINTI"

Vi ricordate Giavazzi, quello dell'austerità espansiva? Pare abbia iniziato a leggere questo blog. Ovviamente sto scherzando, ma con un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, sembra che sia giunto alle medesime conclusioni alle quali giunsi io tempo addietro.

Ciò che ho scrissi io, potete trovarlo QUI (PRIMA CHE ARRIVI UNA CRISI BANCARIA -SERIA) e vi invito caldamente a leggerlo. Vi invito anche a leggere CRISI BANCARIE, QUALI SCENARI E QUALI POSSIBILI SOLUZIONI? 

Ciò che scrive Giavazzi potete leggerlo di seguito:

Nei mesi scorsi qualcosa è stato fatto con il fondo Atlante il cui intervento ha evitato il fallimento di due banche venete: Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Entrambe sono state salvate facendole acquistare da un consorzio cui partecipa gran parte delle banche italiane. Nella sostanza ciò che è accaduto è che si sono indebolite le banche buone per salvarne due marce. Non è una buona soluzione e non andrebbe ripetuta. Passi per due banche piccine,sebbene non piccolissime, ma se si applicasse il medesimo metodo alle altre in difficoltà diffonderemmo il contagio. In altre parole, un problema sistemico che coinvolge gran parte delle nostre banche non può essere risolto internamente, richiede un intervento esterno: dello Stato o dell’ Europa. È accaduto cosi con il TARP negli Stati Uniti nel 2008-09 e più tardi in Gran Bretagna, Francia e Germania. Oggi in Europa l’utilizzo di denaro pubblico per ricapitalizzare le banche non è più concesso. O meglio, è consentito solo a condizioni impossibili, cioè dopo aver azzerato tutte le obbligazioni subordinate, che in Italia sono in gran parte detenute da piccoli investitori ignari e spesso raggirati. Ci sarà tempo di discutere perchè la Consob consentì alle banche di collocare quelle obbligazioni in quei modi. Ora il problema va risolto, e le linee di una soluzione devono essere comunicate oggi, prima che i mercati domattina riaprano. L’entità dell’intervento necessario è considerevole, circa 40 miliardi di euro: 200 miliardi di sofferenze che debbono essere svalutate di un altro 20% oltre le svalutazioni già fatte dalle banche. Lo Stato investe 40 miliardi oggi che poi potrebbe in gran parte recuperare quando venderà le azioni di cui entra in possesso (in Svezia negli anni ‘90 un’operazione simile si chiuse con un guadagno netto per lo Stato). L’alternativa è chiedere all’Europa di farlo attraverso il Fondo salva-stati (ESM). Questo però richiede sottostare ad un programma concordato con la Bce, la Commissione e lo stesso ESM. L’incertezza determinata dalla scelta della Gran Bretagna di abbandonare l’Unione Europea ha reso i mercati estremamente instabili. È tardi per soluzioni diluite nel tempo. In questi casi, la cosa peggiore è apparire di non essere in controllo di una situazione potenzialmente esplosiva. Quali che siano le valutazioni politiche sulle strade da intraprendere, aspettare che scoppi una crisi sarebbe un errore che non possiamo permetterci.

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