lunedì 20 giugno 2016

INTERVISTA: BREXIT, BOLLE DELLE OBBLIGAZIONI E PROSPETTIVE PER L'ITALIA

Vi segnalo l'intervista che segue pubblicata su ForexInfo.it, che ringrazio per l'ospitalità e per lo spazio concesso alle mie opinioni.

Buona lettura


Il referendum sulla Brexit, la possibile «bolla» dei titoli di Stato e dei mercati innescata dalle politiche delle Banche Centrali, la trappola dei tassi zero per le banche europee e il terreno perso dall’Italia negli anni di crisi che forse non recupereremo mai: questi i temi toccati nell’intervista a Paolo Cardenà, autore del del blog Vincitori e Vinti.

Siamo a pochi giorni dal referendum sulla Brexit e i risultati sembrano incerti. Al di là della propaganda pre-elettorale, cosa potrebbe succedere in concreto se l’UK uscisse dalla UE?


Il referendum del prossimo 23 giugno è diretta conseguenza di una promessa elettorale fatta dal primo ministro Cameron nel gennaio del 2013: se il partito conservatore da lui guidato avesse ottenuto la maggioranza alle elezioni di maggio 2015, avrebbe indetto un referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’UE, dopo avere rinegoziato con quest’ultima alcuni aspetti che ne disciplinano l’appartenenza. 
Il nuovo accordo tra il Regno Unito e l’UE è stato firmato a febbraio di quest’anno e viene ora implicitamente sottoposto agli elettori tramite il referendum. Con il nuovo accordo l’UE ha rinunciato al principio di “unione sempre più stretta tra i suoi membri”, mentre il Regno Unito ha visto riconosciuto il principio di non discriminazione tra paesi membri e non-membri dell’eurozona e soprattutto di non voler aspirare ad una maggiore integrazione politica.
Anche se l’attentato della scorsa settimana, nel quale ha perso la vita la deputata laburista Jo Cox, ha inciso sull’emotività dell’elettorato, a pochi giorni dal voto l’incertezza rimane elevata: i sondaggi sembrano suggerire un persistente testa a testa tra coloro che sono a favore della permanenza e coloro che sono contrari, anche se, nelle ultime ore, la forza dei mercati sembra suggerire che il «remain» dovrebbe avere la meglio.
Secondo studi dei principali organismi internazionali, in caso di Brexit il Regno Unito subirebbe dei significativi riflessi in termini economici, che potrebbero arrivare anche ad una perdita di 5-10 punti di PIL nel giro di 10/15 anni. Tuttavia, l’impatto del Brexit sull’economia del Regno Unito dipenderà in larga parte dal perimetro entro il quale si esprimeranno nuovi accordi che regoleranno i rapporti con l’UE, per la definizione dei quali occorreranno diversi anni. È evidente che è interesse reciproco favorire la nascita di accordi tali da non danneggiare (o portare maggiori benefici) e tutte e due le parti.
Quindi gli effetti, almeno sul piano dei rapporti tra Gran Bretagna e Ue, non saranno immediati. Tuttavia, nei giorno scorsi il Ministro delle finanze tedesche,Schauble, ha ammonito che se vincerà il fronte del “leave”, la Gran Bretagna non potrà aspirare ad ottenere degli accordi basati sul modello di quelli in essere con la Norvegia o la Svizzera. 
Ma al netto del fatto che non comprendo in che modo Schauble potrebbe impedire ad un cittadino della Ue di consumare un bene o un servizio prodotto in Gran Bretagna, senza ledere gli interessi della stessa Ue (e dei cittadini ivi residenti).
In caso di Brexit il maggior riflesso si avrà sul piano politico, proprio perché potrebbe dare impulso ad istanze antieuropeiste in altri paesi della UE, peraltro in un momento in cui la Ue, anche per effetto della crisi e delle fallimentari politiche intraprese per fronteggiarla, è orfana di una governance credibile e apprezzata dall’opinione pubblica. 
Quindi, l’evento Brexit potrebbe portare a nuovi referendum sull’appartenenza all’Unione o sull’uscita dall’euro, magari proprio in quei paesi che più di altri hanno patito gli effetti della crisi.
Nei giorni scorsi, a seguito dell’attentato in cui ha perso la vita la giovane deputata laburista, mi è capitato di leggere analisi nelle quali si affermava che lacausa Brexit è stata sconfitta, facendo riferimento al fatto che l’attentato avrebbe inciso sull’espressione di voto. 
Non mi sento di condividere questa interpretazione, per il semplice motivo che, a prescindere dal risultato del prossimo 23 giugno, il Brexit (e quindi la possibilità di votare a favore o meno dall’uscita dalla Ue o dalla moneta unica) costituisce unprecedente politico estremamente significativo, che quindi potrebbe essere replicato in altri Paesi. 
Insomma, il Brexit potrebbe costituire il germe di una futura manifestazione di volontà popolare in altri paesi dell’unione. Il messaggio è: si può fare. CONTINUA SU FOREXINFO.IT

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