venerdì 29 aprile 2016

ORA LO CAPITE PERCHE' E' NATO ATLANTE?

Qualche giorno fa ho scritto il post:


Alla luce delle indiscrezioni che circolano sui numeri che riguardano l'aumento di capitale della Popolare di Vicenza, sembra proprio che gli azionisti non abbiano fatto a pugni per contendersi le azioni:

Arrivano i primi dati informali sull’aumento di capitale da 1,5 miliardi della Popolare di Vicenza. A qualche ora dalla chiusura dell’offerta (avvenuta alle 13, dopo una proroga di 24 ore), sembra che l’inoptato abbia superato il 90% confermando così le previsioni pessimistiche circolate nei giorni scorsi. Se la stima venisse confermata dal comunicato ufficiale atteso in tarda serata, l’impegno finanziario del fondo Atlante (che garantisce l’inoptato) dovrebbe essere di oltre 1,3 miliardi. La principale incognita a questo punto è costituita dalla quotazione della banca, visto che per l’ipo è necessario un 25% di flottante.
In astratto è possibile che lo sbarco sul listino avvenga anche al di sotto di tale soglia, ma sarà comunque necessario un quantitativo tale da garantire una "sufficiente diffusione" dei titoli. Il nodo dovrebbe essere sciolto all’inizio della prossima settimana quando si esprimerà Borsa Italiana. L’ammissione agli scambi era prevista per il 3 maggio, ma al momento appare molto a rischio. In ogni caso, anche in assenza di quotazione, lo scudo di Atlante non è in discussione. (Fonte)

Cosa sarebbe accaduto se non fosse nato Atlante?

Nel frattempo, giova segnalare Il grafico che segue che rappresenta la performance in borsa, da inizio anno, delle banche considerate.

La retta verticale che vedete rappresenta la nascita di Atlante, e potete osservare come da lì in poi sia cambiato il sentiment del mercato sulle banche italiane. E' ovvio che quelle banche che maggiormente erano state colpite dalle vendite nei mesi precedenti, recuperano più rapidamente delle altre.



Le aspettative su Atlante sono decisamente alte,  soprattutto in rapporto ai capitali di cui dispone, che verranno impegnati per il 70% per entrare nel capitale delle banche in difficoltà, mentre il restante 30% serviranno  per favorire lo smobilizzo delle sofferenze bancarie dai bilanci delle banche. Il fondo, entrando nel capitale della Popolare di Vicenza (un po' come se fosse un prestatore di ultima istanza), si propone anche l'obiettivo di spezzare il clima di  sfiducia verso il sistema bancario italiano.
Se riuscirà nell'intento lo scopriremo in avanti, ma resta un grande dubbio: considerato che i capitali di Atlante sono limitati, cosa potrebbe fare nel caso in cui qualche banca più grande dovesse trovarsi in difficoltà?

Da Milano Finanza

l fondo Atlante, nato per assicurare il successo degli aumenti di capitale delle banche italiane più fragili e acquistare sofferenze, promosso da Quaestio Capital Management Sgr, ha raccolto, alla data di chiusura del 28 aprile, 4,249 miliardi di euro. Gli investitori sono 67 tra istituzioni italiane ed estere che includono banche, compagnie di assicurazioni, fondazioni bancarie e Cassa depositi e prestiti. 

Nel corso della conferenza stampa di presentazione del fondo è emerso che la quota del singolo partecipante in nessun caso può essere superiore al 20% delle dimensioni del fondo. La durata del fondo è di 5 anni, più tre anni rinnovabili di anno in anno, ma potrebbe essere riaperto con la modifica del regolamento che richiede l'assenso del 66,6% delle quote degli investitori. Il periodo di investimento è di 18 mesi, estendibile per altri 6 mesi per concludere operazioni già in corso.

Il fondo investirà almeno il 30% della propria dotazione in non performing loan (sofferenze) di una pluralità di banche italiane. I Npl potranno anche essere garantiti da asset, tramite tranche junior, occasionalmente mezzanine, in cartolarizzazioni di Npl anche con forme di co-investimento; veicoli creati ad hoc/Spv, inclusi fondi di investimento aventi come sottostanti Npl; beni mobiliari, immobiliari o altri diritti (anche non posti a garanzia) per operazioni di valorizzazione di Npl.

Inoltre fino al 70% del fondo può essere investito in banche con ratio patrimoniali inferiori ai minimi stabiliti nell'ambito dello Srep e che quindi realizzino, su richiesta della Consob, interventi di rafforzamento patrimoniale mediante aumento di capitale. Dopo il 30 giugno 2017 tutta la quota del fondo non investita in banche potrà essere investita in non performing loan.

Mentre il fondo non potrà sottoscrivere più del 75% di una singola emissione a meno che non sia necessaria ai fini del buon esito dell'operazione. Sono comunque esclusi investimenti che comportino l'obbligo di opa. Per valorizzare la partecipazione e accelerarne la dismissione, il fondo può stipulare partnership e/o co-investimenti con altri investitori e/o istituzioni finanziarie, nonché promuovere operazioni straordinarie.

Sempre al fine di valorizzare la partecipazione, Atlante potrà investire sia in equity della banca che nella ristrutturazione dei Npl. Comunque la ristrutturazione/rilancio delle banche in cui il fondo investe e la velocità di uscita sono la chiave del successo del fondo. "Prima usciamo dagli investimenti meglio è", ha affermato Alessandro Penati, presidente di Quaestio Sgr, durante la presentazione del fondo.

Ma soprattutto questo scudo potrà investire con una leva massima del 110%. Quaestio avrà una commissione pari allo 0,07% annuo, mentre la banca depositaria, Rbc Investor, una commissione dello 0,0125% annuo. L'obiettivo finanziario è un rendimento di circa il 6% annuo. 

"Il principio fondamentale del fondo è l'indipendenza del management della Sgr da azionisti e investitori", ha spiegato l'amministratore delegato di Quaestio Capital Management Sgr, Paolo Petrignani, precisando che le decisioni di investimento prese dalla Sgr per il fondo sono soggette a parere preventivo non vincolante del comitato degli investitori, composto da nove membri ed eletto dall'assemblea degli investitori con il meccanismo del voto di lista. 

"Atlante è un fondo di mercato che va gestito in modo redditizio, altrimenti invece di innescare un circolo virtuoso inneschiamo un circolo vizioso", ha aggiunto Penati. Qualsiasi investimento, ha specificato, deve essere basato sul metodo, in quanto è un fondo di ristrutturazione con il fine di valorizzare la partecipazione e accelerarne la dismissione. 

"Questo è il mandato chiaro che mi è stato dato", ha rimarcato Penati, citando la Banca popolare di Vicenza come "un classico caso in cui c'era rischio bail-in e adesso non c'è più". Ora, infatti, tutta la struttura del debito della Banca popolare di Vicenza "è a zero rischio con la presenza del fondo Atlante", ha osservato, assicurando che "il fondo ha le risorse finanziarie" per sostenere l'operazione di ricapitalizzazione della popolare. 

In ogni caso l'obiettivo del fondo "non è risolvere tutti i problemi delle banche", ha chiarito Penati, infatti "non tutti gli aumenti di capitale si qualificano per un potenziale investimento del fondo, ma solo quelli che il mercato da solo, con o senza consorzio di garanzia, non riesce ad assicurare e che potenzialmente possono comportare un rischio di bail-in e quindi indurre un rischio di sistema". Mentre per quanto riguarda i Npl, l'obiettivo del fondo è dare uno "shock a questo mercato, farlo ripartire per facilitare la vendita e il risanamento delle sofferenze", ha sottolineato Petrignani.

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