martedì 5 aprile 2016

GLOBAL MACRO (5 APRILE 2016)

All'inizio della scorsa settimana i mercati azionari sono saliti sulla scia delle dichiarazione della Yellen che ha confermato la cautela nel processo di normalizzazione dei tassi di interesse.
Come scritto QUI, la Yellen, nel suo intervento all'Economic Club di New York, ha messo in luce i rischi che l'economia Usa è costretta ad affrontare e che costringono il Fomc a rallentare nel percorso di rialzo dei tassi di interesse.
L'incertezza economica e finanziaria globale, guidata principalmente dal rallentamento cinese e dal collasso dei prezzi del greggio -dice la Yellen- ha incrementato i rischi per l'economia Usa, giustificando un cammino più lento per il rialzo dei tassi d'interesse della Fed.
Nelle ultime sedute, con il prezzo del petrolio tornato sotto pressione per via dell'accentuarsi dei timori per un nulla di fatto alla prossima riunione, a Doha, dei paesi produttori, e dopo il robusto dato relativo alle scorte di greggio negli Usa, le borse hanno ripiegato al ribasso.

Sul sentiment dei mercati ha pesato le brutte notizie provenienti dal Giappone, dove La Borsa di Tokyo ha chiuso la settimana in deciso ribasso, a causa dell'indebolimento del dollaro nei confronti dello yen e di un deludente dato macro. Infatti, l'indice Tankan sulla grande manifattura, il sondaggio calcolato dalla Banca del Giappone sull'attività manifatturiera del Paese, nel primo trimestre si è attestato a 6 punti, contro i 12 punti del periodo precedente e gli 8 punti attesi dal mercato.  Anche oggi la Borsa di Tokio  ha chiuso in ribasso del 2.4%, sempre sulla scia dei timori per il rafforzamento dello yen e dei deboli dati macro. Pesanti le borse europee, con il petrolio debole a causa della marcia indietro dell'Arabia Saudita sul vertice di Doha del 17 aprile. Riad non intende più concedere all'Iran una deroga all'adesione a un congelamento della produzione congiunto e quindi appare ormai molto difficile che il summit si chiuderà con un'intesa che consenta di risollevare le quotazioni. Pesa sui mercati anche il dato sugli ordinativi industriali in Germania, diminuiti a febbraio dell'1,2% rispetto al mese precedente dopo il +0,5% registrato a gennaio. Il dato è peggiore delle previsioni degli economisti che si attendevano una lettura leggermente positiva. 

Più in dettaglio, negli ultimi 10 giorni,  sul fronte macro:


Negli Usa:

L’indice che misura la fiducia dei consumatori statunitensi è migliorato a marzo, attestandosi a 96,2 punti dai precedenti 94 punti (dato rivisto da 92,2 punti). Gli analisti avevano stimato 94 punti.
Il sondaggio ADP (National Employment Report) ha registrato a marzo la creazione di 200 mila nuovi posti di lavoro nel settore privato, in calo rispetto alle +214 mila unità del mese di febbraio e alle +198 mila del consenso Bloomberg.

Il Dipartimento del Tesoro Usa ha annunciato che nella settimana al 25 marzo le scorte statunitensi di petrolio sono saliti di 2,3 milioni di barili, al di sotto dei 3,1 milioni stimati dagli analisti. Gli stock di benzina sono scesi di 2,5 milioni e quelli di distillati arretrano di 1,1 milioni. Già positivo, il future con consegna maggio sul petrolio made in Usa sale del 2,93% a 39,4 dollari il barile. 


Le nuove richieste di sussidi per la disoccupazione nella settimana al 26 marzo sono state 276.000, in rialzo dalle 265.000 della settimana precedente. Gli analisti si aspettavano 265.000 richieste. 

In rallentamento ma meglio delle attese la variazione degli occupati nel settore non agricolo negli Stati Uniti. Secondo i dati diffusi oggi dal dipartimento del Lavoro americano, le non farm payrolls (le buste paga nel settore non agricolo) di marzo sono state pari a +215mila unità, contro le 245mila del mese precedente (dato rivisto al rialzo da +242mila). Il consensus era fermo a +205mila.

Nel mese di marzo,  l’indice Pmi relativo l’area di Chicago ha fatto segnare un incremento di 6 punti a 53,6. Gli analisti avevano stimato un miglioramento più contenuto a 50,5 punti. Quota 50 punti rappresenta lo spartiacque tra espansione e recessione dell’attività economica.
L'indice Ism manifatturiero degli Stati Uniti si è attestato a marzo a 51,8 punti, in rialzo dai 49,5 punti del mese precedente. Il miglioramento è maggiore del previsto. Gli analisti infatti avevano stimato un Ism manifatturiero a 51 punti.
Poco sopra, le aspettative la crescita dei salari negli Stati Uniti. Nel mese di marzo il salario medio orario ha mostrato una crescita del 2,3% su base annua, in linea con la passata rilevazione (dato rivisto da +2,2%) e poco sopra le attese del mercato pari al 2,2%. Su base mensile il dato ha registrato un progresso dello 0,3% dal precedente -0,1% (consenso Bloomberg a +0,2%). L'indice Average Hourly Earnings misura il cambiamento della retribuzione oraria media nelle principali aziende. Pertanto misura l'inflazione del costo della manodopera. Il dato sui guadagni medi ci fornisce una buona indicazione del reddito personale nel corso del mese analizzato. 
Per quanto riguarda l'area euro:
L'indice che misura la fiducia economia è sceso a 103, contro il 103.8 atteso. Nell'ultima rilevazione era a 103.9
Peggiorato anche il sentiment del settore industriale:
A marzo secondo la lettura preliminare dell'Eurostat, l'inflazione segna un calo dello 0,1% annuo rispetto al -0,2% del mese precedente. La lettura è in linea con le attese. A livello core l'inflazione segna un +1% a/a dal +0,8% precedente. Anche in questo caso in linea con le attese. 

L'indice Pmi manifatturiero dell'Eurozona a marzo è pari, nella lettura finale, a 51,6 punti. Il dato è stato rivisto leggermente al rialzo rispetto ai 51,4 punti della stima preliminare. Si ricorda che un valore del Pmi superiore ai 50 punti indica un’economia in espansione mentre un valore inferiore rappresenta una fase di contrazione.
L'indice Pmi servizi dell'area euro relativo al mese di marzo, pubblicato da Markit/Adaci, si è attestato a quota 53,1 punti. Il dato è in peggioramento rispetto ai 53,3 della precedente rilevazione e sotto i 54 punti delle attese di consensus degli analisti.
L’economia dell’eurozona di marzo non è riuscita a mostrare alcun aumento significativo. Con un Pmi in faticoso recupero dai minimi su 13 mesi di febbraio, la regione mostra di nuovo nel primo trimestre un incremento del solo 0,3%". Lo ha dichiarato Chris Williamson, capo economista di Markit, dopo la diffusione dell'indice Pmi servizi dell'area euro relativo al mese di marzo. Il dato si è attestato a quota 53,1 punti rispetto ai 53,3 della precedente rilevazione e sotto i 54 punti indicati dal mercato. “La crescita fiacca è il risultato di una domanda debole, unita ad un calo dei prezzi vista la concorrenza tra le aziende a spese dei margini di guadagno. Non è una sorpresa che le assunzioni siano sotto crescente pressione visti gli sforzi dei dettaglianti di contenere i costi", ha aggiunto Williamson.


“Le speranze - ha proseguito - puntano su un’economia rinnovata da più risolute iniziative politiche della Bce, e l’incremento dell’ottimismo del settore terziario a cui abbiamo assistito nel corso del mese, suggerisce che le aziende intravedono prospettive future più positive".


A febbraio il tasso di disoccupazione di Eurolandia si è attestato al 10,3%, in calo rispetto al 10,4% del mese precedente.  Il risultato è in linea con le stime. A febabrio 2015 il dato si è attestava all’11,2% 

In Germania:
l'indice Pmi manifatturiero della Germania si è attestato a marzo a 50,7 punti. La lettura finale del dato è stata rivista al rialzo rispetto ai 50,4 punti della stima preliminare.

Calo a sorpresa degli ordini all'industria tedeschi, scesi inaspettatamente nel mese di febbraio a conferma che il rallentamento del commercio mondiale sta pesando sulla maggiore economia europea. Il calo mensile è stato dell'1,2% dal +0,5% del mese precedente (rivisto da -0,1%). A livello tendenziale il dato segna un +0,5%

L'indice Pmi servizi della Francia relativo al mese di marzo, pubblicato da Markit/Adaci, si è attestato a quota 49,9 punti. Il dato è in miglioramento rispetto ai 51,2 della precedente rilevazione ma non centra le attese degli analisti i quali attendevano un risultato superiore a 51,2 )in linea con lettura preliminare).

L'indice Pmi servizi relativo al mese di marzo, pubblicato da Markit/Adaci, si è attestato a quota 51,2 punti. Il dato è in peggioramento rispetto ai 53,8 della precedente rilevazione e non centra le attese degli analisti i quali attendevano un risultato superiore a 54.

Giappone:
In Giappone la produzione industriale ha segnato a febbraio un calo del 6,2% rispetto al mese precedente e dell'1,5% su base annuale. Gli analisti si aspettavano una contrazione mensile del 5,9% e annuale dell'1,7%.
L'indice Tankan sulla grande manifattura si è attestato nel primo trimestre a 6 punti, in deciso calo rispetto ai 12 punti del periodo precedente. Il dato è inferiore alle attese ferme a 8 punti. L'indice Tankan è un indicatore calcolato dalla Banca del Giappone sull'attività manifatturiera del Paese, attraverso alcuni aspetti tra cui le condizioni delle aziende, la domanda estera, la capacità produttiva. Il campione è formato da circa 4500 imprese manifatturiere.

In Cina:
L'indice Pmi manifatturiero si è attestato a marzo a 50,2 punti, in aumento rispetto ai 49 punti del mese precedente e oltre le attese degli analisti ferme e a 49,4 punti. Questo valore indica (Pmi superiore ai 50 punti) un’economia in espansione.
L'indice Pmi non manifatturiero è salito a 53,8 punti dai 52,7 del mese precedente. Un valore del Pmi superiore ai 50 punti indica un’economia in espansione mentre un valore inferiore rappresenta una fase di contrazione.

Australia:
La Reserve Bank of Australia (Rba) ha confermato la sua politica monetaria, così come da attese. La banca centrale australiana ha infatti mantenuto i tassi di interesse fermi al 2%. La Rba ha però avvertito che il rafforzamento del dollaro australiano potrebbe rendere più complicato l'aggiustamento economico.

Sul mercato obbligazionario, quelle che seguono sono le curve dei rendimenti negli Usa, in Germania e in Giappone

Come detto in apertura, il dollar index segnala l'indebolimento del dollaro proprio per via di una politica monetaria meno restrittiva da parte della Federal Reserve

Fonte dati: Investing, Finanza.com, Bloomberg, Reuters, Milano Finanza


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