martedì 19 aprile 2016

BANCHE ITALIANE: I TRE FATTORI DI RISCHIO SISTEMICO

In un grafico proposto in un articolo apparso su Bloomberg vengono rappresentati   i tre fattori di rischio sistemico per le banche italiane: il bonds bancari detenuti dalle stesse banche, i crediti deteriorati (Npl) e i titoli di stato nel portafoglio delle banche italiane. 



Si tratta di tre fattori di rischio i cui volumi sono quasi tre volte i livelli dell'Eurozona e che fanno sorgere più di un dubbio sulle esatte condizioni del sistema bancario italiano.

Leggi: I titoli di stato in portafoglio alle banche italiane

D'altra parte, sono gli stessi ideatori di Atlante a parlare di rischio sistemico per le banche italiane. 

Leggi: Come stanno le banche italiane?

Come sapete,  a inizio anno, i titoli bancari, in borsa, sono stati pesantemente venduti.  A dire il vero, la tempesta non ha riguardato solo le banche italiane, ma anche quelle delle principali economie, che a causa dei timori derivanti da un possibile rallentamento economico (i dati macro del primo trimestre sono stati assai deludenti) e dalla compressione dei margini di interesse (per via dei tassi a zero), sono state vendute. Tuttavia, le banche italiane sono state colpite più severamente, anche a causa del livello dei crediti deteriorati e delle altre criticità connesse ai timidi segnali di ripresa dell'Italia.

Da qualche settimane sui mercati si respira un'aria di rinnovato ottimismo che sta spingendo al rialzo gli indici e quindi  le banche italiane, sostenute anche dalla nascita di Atlante di cui diremo a breve.

I timori per un brusco rallentamento dell'economia globale sembrano essersi  attenuati (per il momento); la Fed, nell'ultima riunione, ha assunto un tono decisamente più accomodante  e ha confermato che la normalizzazione dei tassi di interesse avverrà in maniera dilatata nel tempo; i dati che giungono dall'economia cinese, benché testimonino il rallentamento della crescita, sembrano lasciar supporre anche  una certa stabilizzazione; il rialzo del petrolio ha dato respiro alle economie emergenti e alle rispettive valute; il fallimento del vertice di Doha tra i paesi  Opec  non ha gettato  nel panico i mercati e il petrolio è ben saldo sopra i 40 dollari. Inoltre, nel mese di marzo la BCE ha decisamente irrobustito il piano di stimoli monetari.

Sono questi gli elementi che stanno supportando i rialzi sui mercati azionari,  e le banche italiane, essendo state le più colpite dalle vendite dello scorso gennaio e febbraio, ne approfittano (oggi con qualche eccezione).

Abbiamo detto che ad alimentare il sentiment costruttivo sulle banche italiane contribuisce anche il nuovo fondo, Atlante, nato con il duplice fine di garantire il buon esito dei prossimi aumenti di capitale della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca e di alleggerire i bilanci bancari dalle sofferenze.

Prima di lasciare la parola a chi, a proposito di Atlante, può dirvi qualcosa più di me, mi limito a fare solo qualche breve osservazione.

1) Atlante avrà in dotazione circa 6 miliardi di capitale. Se si pensa che per garantire i prossimi aumenti di capitale potrebbe impegnarne circa 3 (salvo altri aumenti da parte di qualche altra banca) il residuo da desinare allo smaltimento delle sofferenze dai bilanci bancari è del tutto inadeguato, anche utilizzando una leva ampia, come dice il ministro Padoan.

2) il ciclo economico, dopo sette anni, è ormai maturo. Dalla recessione del 2009, tutte le più grandi economie si sono riprese. Tutte, tranne l'Italia, che pur essendo uscita dalla recessione, esprime livelli di crescita del tutto inadeguati rispetto alle impellenti necessità.

3) Nessuno se lo augura, ma dal punto due se ne deduce che una prossima recessione potrebbe essere ormai prossima. Potrebbe arrivare tra sei mesi, un anno o due: non lo sappiamo, ma di certo arriverà. Fatto è che quando arriverà, verosimilmente, l'italia si presenterà a questo appuntamento in condizioni di fragilità, con il sistema bancario probabilmente non in perfetta forma (solo per usare un eufemismo) e con spazi di intervento fiscale praticamente inesistenti. 

4) Personalmente, spero che Atlante riesca a stemperare le tensioni sul sistema bancario Italiano (soprattutto quelle che potrebbero crearsi in seguito), ma le limitate dimensioni del fondo e i ritardi accumulati lasciano aperti molteplici dubbi.

5) Purtroppo, i governi degli ultimi anni hanno avuto la grave responsabilità di celare le reali condizioni di parte del sistema bancario buttando all'aria del tempo prezioso che sarebbe stato molto utile  per implementare soluzioni non dettate dallo stato di urgenza. I vari governi  hanno urlato ai quattro venti la solidità (quale?) del sistema bancario, salvo poi scoprire l'amara realtà e correre ai ripari in fretta e furia, per garantire i prossimi aumenti di capitale.

Detto questo, per un'analisi più completa ed esaustiva sul fondo Atlante, vi suggerisco di leggere l'articolo di Fabio Bolognini su Likerblog

1 commento:

  1. gentile cardena, all'inizio dell'articolo lei scrive che "Come sapete, a inizio anno, i titoli bancari, in borsa, sono stati pesantemente venduti"
    ma se sono stati venduti perchè non ci dice pure che nello stesso istante che erano venduti i titoli bancari erano da qualcun altro acquistati? un'operazione di borsa non si perfeziona se chi vende non trova chi compra - quindi chi ha acquistato e perchè avrebbero comprato tutti questi titoli spazzatura?

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