lunedì 1 febbraio 2016

IN EQUILIBRIO SOPRA LA FOLLIA

E' questa la sensazione che si avverte leggendo le dichiarazioni dei vari esponenti di Palazzo Koch che, forse intimoriti dagli effetti prodotti dalla risoluzione delle quattro banche dello scorso novembre, sembrano voler prendere le distanze dal meccanismo di risoluzione delle banche in crisi, invocandone la modifica.

COME INVESTIRE NELL'EPOCA DEI TASSI A ZERO E DEI SALVATAGGI BANCARI A CARICO DEI RISPARMIATORI.

Una settimana fa il vice direttore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta, aveva dichiarato che:
 Dato l'impatto potenzialmente dirompente del bail-in l'applicazione di tali norme rappresenta una extrema ratio, un'ipotesi possibile ma auspicabilmente remota», ha detto. In conclusione, secondo Panetta, «alla luce degli effetti degli interventi sin qui effettuati, è auspicabile da parte del legislatore sia italiano sia europeo una attenta rivisitazione delle modalita' e dei tempi della loro attuazione, soprattutto quando le debolezze del sistema creditizio hanno natura sistemica e derivano da eventi di natura eccezionale (fonte: Il Sole 24 Ore)
Due giorni fa, invece,  è stata la volta di Visco che, al consueto convegno Assion Forex, aveva auspicato una rivisitazione delle regole di risoluzione delle banche in crisi.
 L'Italia dovrebbe chiedere la "revisione, da avviare entro giugno 2018" della direttiva Ue che prevede il Bail in, ovvero le perdite a carico dei risparmiatori in caso di crisi bancaria. Lo chiede il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco secondo cui la stessa norma "contiene una clausola che prevede la revisione", "occasione che va sfruttata, facendo tesoro dell'esperienza". Via Nazionale e il Tesoro, ricorda Visco, avevano chiesto invano in sede di definizione della norma di non applicarla retroattivamente e un "passaggio graduale e meno traumatico". (fonte: Ansa)
Ovviamente,  a Bruxelles si sono fatti quattro risate e hanno ribadito che: 

Non ci sono piani di cambiare la Brrd», ha detto il rappresentante della Commissione ricordando come «la direttiva sia stata adottata nel 2014 con il consenso di una stragrande maggioranza al Parlamento europeo e con l’accordo unanime degli stati membri».  «Da un anno e mezzo si sa che il bail-in dei creditori avrebbe protetto i contribuenti» (Fonte: Corriere della Sera)
Eppure, la stessa Banca d'Italia, in un suo documento esplicativo afferma che Le nuove norme consentiranno di gestire le crisi in modo ordinato attraverso strumenti più efficaci e l’utilizzo di risorse del settore privato, riducendo gli effetti negativi sul sistema economico 



Quindi, sei mesi fa Bankitalia parlava di "gestire le crisi in modo ordinato" per "evitare che la crisi di una singola banca si propagasse in modo incontrollato" eccetera eccetera.

Ora, invece, si sono accorti che non è proprio così e che l'applicazione del bail in rischia rischia di generare effetti opposti rispetto a quelli desiderati, minando anche la stabilità finanziaria.

Il fatto è che dopo la risoluzione delle quattro banche dello scorso novembre si sono accorti  che il sistema ideato (il bail in)  poco si addice al contesto italiano, stando anche le dimensioni italiane e il quadro di fragilità di una parte del sistema bancario che, come abbiamo visto nelle ultime settimane in borsa, è stato pesantemente venduto. Inoltre, il sistema bancario è anche gravato dal problema della scarsa redditività (anche per via degli esili margini di interesse e per i costi operativi delle banche) e la ripresa economica che stenta a consolidarsi allontana ancora di più la possibilità di migliorare questo parametro che consentirebbe di assorbire le ulteriori perdite sulle sofferenze bancarie.
Le modalità con le quali sono state risolte le quattro banche hanno generato un forte deflusso di capitali non solo dalle quattro banche nate dall'intervento normativo dello scorso novembre, ma anche da quelle percepite (magari a ragione) meno solide.
Ad esempio, gli analisti di Kepler Cheuvreux stimano che Mps nell'ultimo trimestre abbi subito un deflusso di depositi del 2.8%, pari a 3.4 miliardi sui 119 totali (fonte: Milano Finanza).
Ovviamente nessuno se lo augura, ma sarebbe da interrogarsi sugli effetti che potrebbero determinarsi qualora  qualche banca di medie dimensioni dovesse essere colpita dal bail-in.

Nel frattempo, Moody's ha appena affermato che l'introduzione di  una garanzia statale per la cartolarizzazione dei crediti deteriorati «non risolve la questione-chiave dell'ampio divario tra la valutazione degli Npl da parte delle banche (circa il 40% del valore facciale) e il prezzo di mercato», che è inferiore in parte perchè i tempi procedurali sui crediti in Italia sono di circa 6 anni, sottolinea l'agenzia. Moody's ritiene probabile un prezzo di trasferimento pari a circa il 20% del valore facciale dei crediti. Questo sulla base del transfer price del 17,5% adottato per la risoluzione delle quattro banche lo scorso anno. La stima del Tesoro è che la garanzia sulla struttura di cartolarizzazione dovrebbe migliorare il valore di circa 2 punti percentuali. «La differenza tra la valutazione corrente e il prezzo di vendita al veicolo ad hoc sarà una perdita che le banche dovranno riconoscere. (fonte: Il Sole 24 Ore)

Leggi anche:
La bank diversamente bad
Mi si è sgonfiata la bad bank
Crisi bancarie: quali scenari e quali possibili soluzioni


2 commenti:

  1. Domanda: In caso di Bail-in, poniamo di Unicredit, che "interazioni" e conseguenze ci sarebbero per Fineco, la quale fà parte del solito Gruppo? ..... ed anche per MPS ---- Widiba?
    Grazie!

    RispondiElimina
  2. Tranquillo, prima fallisce lo stato. Perche' nessuno e' eterno. Resteranno solo i piu' forti come sempre in natura. E quelli che si adattano. E gli italiani................sono gente ......che la storia insegna .........non spariscono mai. Salvo un meteorite................

    RispondiElimina