venerdì 5 febbraio 2016

DOPO IL BAIL IN SULLE BANCHE ECCO IL BAIL IN SUGLI STATI

In questi giorni non ho avuto molto tempo per aggiornare il blog e mi era sfuggito un articolo di Federico Fubini su Il Corriere delle Sera. E' un articolo assai interessante, per diverse ragioni. In questi anni il blog ha cercato di tracciare una linea cronologica (e logica) degli eventi accaduti e di quelli che sarebbero potuti accadere, cercando di anticipare qualche tendenza che, purtroppo, si è già realizzata (il fallimento delle banche); mentre altre  rischiano di concretizzarsi presto (il fallimento dello stato, e altro).

Due anni fa, all'inizio del 2013, sono stato tra primi a scrivere a proposito dell'applicazione delle clausole di azione collettiva ai titoli di stato di nuova emissione. 

Leggi: L'Italia può fallire: ora anche per legge 

Un anno fa, mentre molti commentatori esultavano (incautamente) a proposito della ripresa economica (quale?) io producevo questa analisi nella quale scrivevo:


...la favorevole congiuntura internazionale degli ultimi anni ha offerto un prezioso contributo alle esportazioni, consentendo all'Italia di non precipitare del tutto. In una economia, come quella italiana, che cresce solo se al traino di altre economie (e sotto questo aspetto, la posizione di vulnerabilità dell'Italia si è ulteriormente aggravata) la domanda esterna  costituisce elemento cruciale che,  soprattutto negli ultimi anni, ha consentito di colmare almeno in parte la caduta dei consumi e degli investimenti privati.Ma questa medaglia, come tutte le altre, ha anche il suo rovescio. Ossia, che l'eventuale rallentamento dell'attività economica estera (sopratutto se forte) rischierebbe imprimere un duro colpo all'Italia, stante la posizione di estrema fragilità che si protrarrà ancora per un lungo periodo di tempo. 
Detta in altre parole, possiamo dire che le altre economie si trovano in una fase di ciclo economico assai più avanzata rispetto all'Italia. Non vi è dubbio che quando queste economie rallenteranno l'espansione o, peggio, precipiteranno in recessione, l'Italia sarà costretta a pagarne un prezzo altissimo per via della fragilità e per via del fatto che, quando accadrà, con ogni probabilità, si troverà ancora a farei conti con l'ultima crisi che è ben lontana dal considerarsi risolta. A quel punto, è assai difficile immaginare che l'Italia possa trovarsi nella condizione di arginare una forte riduzione dell'attività estera, magari per via di maggiori consumi interni o maggiori investimenti. 
La realtà è che l'Italia, da questa crisi, ha subito un durissimo colpo e una parte certamente non marginale del tessuto produttivo è andata distrutta. Il quale tessuto produttivo, per potersi rigenerare e ricreare, presuppone periodi temporali dilatati rispetto a quelli a disposizione dell'Italia e, soprattutto, presuppone che vengano rimossi tutti i fattori che ne hanno determinato la scomparsa e la distruzione. Non sembra che il quadro di riferimento abbia subito significativi cambiamenti, né che possa essere modificato nei tempi solleciti richiesti dalla gravità della situazione italiana.
In effetti, come già scritto un anno fa (riepilogato qui) all'orizzonte si stanno addensando molte nubi che potrebbero incidere in modo significativo sull'economia globale e, quindi, anche sull'Italia, la cui debolezza, oltre ad essere  cronica, è resa ancor più accentuata (e aggravata) dalle problematiche che affliggono una parte non marginale del sistema bancario


Quanto riportato nell'articolo di Fubini  suona assai inquietante, soprattutto dopo le parole scritte da Visco (Vincenzo, no Ignazio)  nelle colonne de Il Sole 24 Ore:
La pervicacia con cui il ministero delle Finanze tedesco e la Bundesbank continuano a portare avanti la loro linea incuranti delle macerie materiali e morali che essa ha provocato fa temere che in verità i gruppi dirigenti tedeschi (o una loro parte) abbiano già deciso di considerare chiusa l’esperienza dell’euro se non della stessa Unione
Leggi: Proteggere i risparmi
Da qui in poi l'articolo di Fubini, che vi prego di leggere con attenzione:
La crisi greca dell’estate scorsa non è passata senza conseguenze per il futuro dell’euro, ma soprattutto di Paesi con i segni particolari dell’Italia: alto debito pubblico, dipendenza quasi totale dalle banche, investimenti enorme di queste ultime proprio nei titoli di debito dello Stato.
L’inchiostro di Alexis Tsipras sulla sua resa a Bruxelles nel luglio scorso era ancora fresco, quando a Berlino si è riunito il Consiglio degli esperti economici. Volevano avanzare delle idee una vicenda del genere perché non si ripetesse mai più. In due settimane questo gruppo di cinque persone ha approvato un «rapporto speciale» di 53 pagine, con quattro voti a favore e uno contrario. In Italia non se n’è accorto nessuno. Pochi hanno prestato attenzione anche dodici giorni fa, quando Wolfgang Schäuble ha dato il suo appoggio a quel piano. Per il ministro delle Finanze tedesco non era necessario farlo, perché sta già facendo viaggiare molte di quelle proposte negli ingranaggi decisionali dell’area euro. Non importa se nel Paese che ne sentirebbe di più l’impatto — l’Italia — non se ne parla e il mondo politico fatica persino a capire di cosa si tratta. Non è una novità: era già distratto due anni fa quando approvò la direttiva europea sui salvataggi bancari che oggi, ormai in vigore, riscuote le proteste di tutti i partiti.

La proposta fatta propria da Schäuble estende gli stessi principi dalle banche agli Stati e al rapporto fra le prime e i secondi: in caso di crisi, prima di consentire qualunque salvataggio, pagano i creditori. Non devono più potersi aprire reti di sicurezza per i titoli di Stato senza il sacrificio dei risparmiatori e degli investitori, dunque le banche esposte sul debito pubblico del loro Paese sono tenute a regolarsi di conseguenza. Secondo Berlino occorre esporre governi alla piena disciplina del mercato, dato che quella del fiscal compact di fatto ha fallito.

Si legge nel rapporto dei saggi: «È necessaria un’applicazione coerente delle regole di insolvenza per gli Stati, in modo da ridurre i livelli di debito e rendere credibile la clausola che esclude i salvataggi» (inclusa nel trattato di Maastricht, ndr). È il corrispettivo per gli Stati delle norme già in vigore per le banche: sospensione del versamento di interessi e del rimborso dei titoli se un Paese chiede un salvataggio europeo. Ne consegue la richiesta tedesca sugli istituti di credito: «Va posta fine al privilegio concesso ai titoli pubblici nella regolazione bancaria», si legge nel rapporto.

Si tratta della parte del piano che più rapidamente sta facendo strada a Bruxelles. Il mese prossimo e in giugno due gruppi di lavoro dell’area euro presenteranno rapporti che precisano e declinano il progetto. Per le banche italiane, e il finanziamento del debito pubblico di Roma, l’impatto sarebbe profondo. Sul tavolo c’è l’ipotesi che gli investimenti fatti in titoli di Stato inizino a erodere il capitale delle banche non appena la loro esposizione in debito pubblico del loro Paese supera il 25% del patrimonio. In sostanza, visti gli oltre 400 miliardi di titoli del Tesoro di Roma detenuti, le banche italiane dovrebbero accantonare denaro contro eventuali perdite per circa il 70% del loro portafoglio di titoli di Stato. In alternativa, dovrebbero vendere buoni italiani e magari comprarne di più solidi, per esempio i tedeschi. La svolta sarebbe graduale, ma il mercato non può che anticiparne gli effetti con una stretta al credito.

Per l’economista Peter Bofinger, tutto questo significa sottrarre alle banche dell’Europa del Sud il pilastro sul quale si fonda qualunque istituto al mondo: dei titoli sicuri in bilancio, che non possono fallire. «Può essere dinamite per l’area euro», dice Bofinger. Ma l’unico esponente degli esperti tedeschi a votare contro il piano è stato proprio lui.

5 commenti:

  1. Siamo alla frutta, che disastro!

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  2. Non c'e' nulla da meravigliarsi. Quello che avverra' nei prossimi anni sara' solo il frutto dell'imbecillita' di individui che alimentano un sistema cancerogeno come il capitalismo.
    A tutti i livelli, singoli compresi col consumo fine a se stesso alimentato come una metastasi inarrestabile sul piano globale. Tutto e' finalizzato a questo. Tecnologie in primis sempre piu' invasive e devastanti sul piano sociale. Che poi questo sistema si regga esclusivamente sul debito e' pura follia. Viviamo in un mondo che quando vedra' crollare una civilta' che si regge solo su sprechi e consumi alimentati da debiti non sara' piu' lo stesso. La 2aa guerra mondiale in confronto sara' una scaramuccia quando il terremoto sara' finito. Il bello e' che come tutte le guerre nessuno sa quando hanno inizio. Mi fanno ridere tutti quei fanfaroni che vedono la ripresa dietro l'angolo. Quella e' effimera perche' alimentata da QE a ripetizione che come effetto certo hann solo quello di prolungare
    l'agonia. Una sorta di guerra valutaria per tentare di vendere l'invenduto su scala planetaria. L'esempio massimo di questa stronzata e' la politica del Giappone. Solo il precursore di una strada che non portera' a nulla. Anzi innalzera' il livello del "tonfo" prossimo venturo.
    Tutte queste considerazioni le faccio non per il gusto di farle ma perche' dopo quasi 40 anni di lavoro nella pianificazione e controllo di "stronzate" ne ho viste tante. Questa pero' le batte tutte.
    Chi vivra' vedra'..........

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  3. Grazie Paolo per la segnalazione.
    Mi sembra che il piano della germania di distruggere i paesi periferici dell'europa stia finalmente emergendo anche dai media mainstream.

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  4. Visualizza l articolo con uno smartphone Android, io ci rilevo un problema di css che mi costringe a fare lo scroll laterale su parte del testo. Se non è voluto e non credo, bene faresti a far verificare al programmatore. Non è una critica, bensì un suggerimento. I contenuti Dell articolo non fanno una piega. Grazie

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  5. MERCHEL SANTISSIMA E MEGAGENIO CI HA SALVATO DAGLI INTERESSI ALTI E ORA CI SALVA DA UNA SVALUTAZIONE CHE METTEREBBE IN GINOCCHIO TUTTI MA SAREBBE Più DOLOROSA PER I POVERI E PENSIONATI...........
    ALL'AMICO DALLE PRIMA RISPOSTA: LE TEORIE DI KENZINO----RIDICOLE E SCONTATE----VALGONO SOLO QUANDO INVESTIMENTI E LAVORO "TIRANO"; QUNDO SI è GIà PIENI DI BUFFI SONO MERDA ASSOLUTA---BENZINA SUL FUOCO---------------

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