lunedì 29 febbraio 2016

ARRESTARE LA FUGA DI CAPITALI DAI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

Un articolo di Joseph E. Stiglitz e Hamid Rashid che, su Project Syndacate, parlano della fuga di capitali dai  paesi in via di viluppo, per via del crollo del prezzo del petrolio e della forza del dollaro. Una delle tante ombre che si affacciano nel contesto globale e che pone più di un rischio sui mercati, in una fase di rallentamento globale.

Sono cose di cui, nell'ultimo anno, abbiamo parlato spesso in questo blog

I paesi in via di sviluppo si stanno preparando a un importante rallentamento quest'anno. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite World Economic Situation and Prospects 2016, la loro crescita ha raggiunto in media solo il 3,8% nel 2015- il tasso più basso dallo scoppio della crisi finanziaria globale nel 2009 ed è stato eguagliato in questo secolo solo dall'anno di recessione del 2001. E quello che è importante tenere a mente è che il rallentamento in Cina e le recessioni profonde nella Federazione russa e in Brasile spiegano solo una parte del vasto decadimento della crescita.

Leggi: Interconnessioni emergenti

È vero, il calo della domanda di risorse naturali in Cina (che rappresenta quasi la metà della domanda mondiale di metalli vili) ha avuto molto a che fare con i forti ribassi di questi prezzi, che hanno colpito molte economie emergenti e in via di sviluppo in America Latina e in Africa. In effetti, il rapporto delle Nazioni Unite elenca 29 economie che potrebbero essere gravemente colpite dal rallentamento della Cina. E il crollo dei prezzi del petrolio di oltre il 60% dal luglio 2014 ha minato le prospettive di crescita dei paesi esportatori di petrolio.
La vera preoccupazione, però, non è solo la caduta dei prezzi delle materie prime, ma anche gli ingenti flussi in uscita di capitali. Tra il 2009 e il 2014, i paesi in via di sviluppo hanno ricevuto collettivamente un afflusso netto di capitali di 2,2 miliardi di dollari, in parte a causa dell’allentamento quantitativo nelle economie avanzate, che ha spinto i tassi di interesse quasi a zero.

venerdì 26 febbraio 2016

....SI, MA L'ORO, CHE NE PENSA?

Ricevo spesso molte email, da parte di lettori del blog, nelle quali mi si chiedono  suggerimenti a proposito di questo o quell'altro investimento. Negli ultimi tempi,  ne ricevo molte a proposito dell'investimento in oro. Cerco di dirvi la mia.
Pur occupandomi di finanza, non sono affatto un fanatico di finanza e cerco di affrontare le questioni (e le problematiche) che riguardano la gestione e la difesa dei patrimoni degli investitori osservando buon senso, razionalità e competenze interdisciplinari. Visto il contesto attuale e i rischi che incombono sui risparmi, nella gestione dei patrimoni, avere un approccio interdisciplinare (conoscere finanza, fisco, diritto civile ecc ecc) è elemento imprescindibile. Questo mi consente di proporre delle soluzioni (anche estere) che tendono ad abbattere quanto più possibile i rischi capitali che potrebbero aggredire i risparmi e, ricorrendo talune condizioni, addirittura escluderli del tutto. 

Fatta questa premessa, veniamo all'oro.
Quando parlo di diversificazione del patrimonio, in genere, mi riferiscono  a quell'articolazione di  ricchezza che non si esaurisce esclusivamente attraverso la composizione finanziaria del portafoglio, ma va ben oltre, includendo anche immobili,  metalli preziosi e quant'altro in grado di preservare il valore degli investimenti. Quindi anche l'oro. 
Detta in parole più semplici, secondo la mia opinione, un patrimonio, per considerarsi ben diversificato, deve essere costituito da immobili (meglio su diversi paesi, per chi ne ha la possibilità) finanza, metalli preziosi, oggetti di valore e, chiaramente, oro.

lunedì 22 febbraio 2016

IMPOSTE DI SUCCESSIONE: POTREBBERO RIENTRARE ANCHE LE ASSICURAZIONI?

Nei giorni scorsi, nel post PERICOLO IMPOSTA PATRIMONIALE E IMPOSTA DI SUCCESSIONI, stante il deterioramento del quadro economico, che si riflette sui conti pubblici, avevamo parlato della eventualità di inasprimento dell'imposta di successione, riportando un articolo tratto da Milano Finanza.
Ieri, sulla mia bacheca facebook, sempre a proposito della dell'inasprimento dell'imposta di successione, avevo parlato dell'eventualità che  anche le assicurazioni  potrebbero essere ricomprese nell'inasprimento della fiscalità in tema di successioni e avevo scritto che "le sostanze per le quali si dispongono per tramite di assicurazioni, sfuggono del tutto dalla successione e quindi non vengono colpite da imposta quando si verifica il sinistro. Questo vale a regole attuali e non è detto che questo privilegio, riconosciuto alle assicurazioni, resisti laddove venga riformata la disciplina sulle successioni con conseguente inasprimento della fiscalità. Molto dipenderà dallo stato di necessità (comunque alto) da parte dello Stato, e dal potere della lobby delle assicurazioni. 

Il timore di quanto appena affermato è confermato da un articolo pubblicato da Milano Finanza dal quale emerge che, ai fini successori, l'eventuale riqualificazione dei contratti di assicurazione potrebbe essere possibile laddove l'elemento finanziario è predominante rispetto al connotato previdenziale-assicurativo e dove il pagamento del capitale (rendita) non dipende prevalentemente da un evento attinente alla vita umana, bensì dall'andamento degli strumenti finanziari che sono oggetto del contratto e dove il rischio connesso agli stessi è a carico del contraente. Il contratto assicurativo potrebbe venire riqualificato, appunto, come contratto di intermediazione finanziaria (e le polizze come prodotti finanziari) con effetti sia sul piano civilistico (assoggettamento al Tuf, non applicabilità delle regole del codice civile su impignorabilità e sequestrabilità) sia su quello fiscale (eliminazione del differimento della fiscalità connessa al capita gain al momento del riscatto o della successione o applicabilità della fiscalità su successioni e donazioni)


venerdì 19 febbraio 2016

TEMPESTA SUI CONTI PUBBLICI: PERICOLO IMPOSTA PATRIMONIALE E IMPOSTE DI SUCCESSIONE

Come ho spiegato nell'intervista pubblicata su Investire Oggi (ne suggerisco la lettura QUI), lo stato dei conti pubblici è e rimane in equilibrio precario. Tanto più precario se si considerano le nubi che si stanno addensando nel contesto globale, che rischiano di minacciare e incidere significativamente sulle prospettive di crescita che il governo, come avviene ritualmente ormai da molti anni, interpreta in modo eccessivamente ottimistico.
Quindi, la previsione di un Pil a +1.6% nel 2016 (dato desumibile dalla nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre) è già ampiamente superata e la minore crescita impatterà anche sui conti pubblici.

giovedì 18 febbraio 2016

INTERVISTA A PAOLO CARDENA': DALLA CRISI DEI MERCATI, A QUELLA DEI PAESI EMERGENTI, PASSANDO PER IL BAIL-IN

Di seguito Vi segnalo una mia intervista pubblicata su Investire Oggi, che ringrazio per l'ospitalità.
E' uno scritto che Vi suggerisco di legegre, fino in fondo, in quanto analizza, nel sui complesso,  le maggiori dinamiche che si stanno esprimendo nel contesto globale, evidenziandone i rischi e anche alcune opportunità.

Buona lettura

Pubblichiamo l’intervista concessaci gentilmente da Paolo Cardenà, Private Banker – Consulente finanziario, tra i più popolari blogger di economia e finanza in Italia. Il suo www.vincitorievinti.com è punto di riferimento quotidiano per i risparmiatori e i piccoli investitori del nostro paese, che siano alla ricerca di informazioni fuori dal coro e dalle posizioni molto spesso critiche verso le “verità” ufficiali propinate dalla grande stampa nazionale.
Sul Suo blog dimostra di essere piuttosto scettico sulla ripresa economica in Italia. Eppure nel 2015 siamo tornati a crescere dopo 4 anni. Cosa non la convince?

lunedì 15 febbraio 2016

REUTERS: BCE IN TRATTATIVE CON L'ITALIA PER L'ACQUISTO DI CREDITI DETERIORATI

Nulla che non fosse stato già ipotizzato. Quello che segue  è un mio commento di qualche giorno fa in un post di un amico su Facebook



E questo è quanto riporta la Reuters stamattina

venerdì 12 febbraio 2016

MI SI E' AFFLOSCIATA LA RIPRESA

Uscita oggi la stima preliminare dell'Istat  del prodotto interno lordo dell'Italia nell'ultimo trimestre del 2015 il quale, a valori concatenati con l'anno 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato è aumentato dello 0.10% rispetto al trimestre precedente e dell'1% se confrontato con il quarto trimestre del  2014.

L'Istat fa inoltre sapere che la variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell'industria e di aumenti in quelli dell'agricoltura e dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte), più che compensato dall'apporto positivo della componente estera netta.

Leggi: Grafico del Pil dell'Italia e dei paesi del G7

Quindi, in buona sostanza, la componete estera ha salvato il prodotto interno lordo dell'ultimo trimestre del 2015.

Come potete osservare  dal grafito prodotto dall'Istat, le variazioni trimestrali tendono ad indebolirsi, passando dallo 0.4% del primo trimestre ad appena lo 0.1% dell'ultimo quarto.
Questo riflette la debolezza dell'italia, la cronica  incapacità di agganciare cicli favorevoli ancorché indotti da fattori esterni e anche il rallentamento dell'economia mondiale, che non lascia illesi  nemmeno altri paesi della zona euro. Infatti oggi sono usciti anche i dati del Pil di Germania (0.3%) e Francia (0.2%), mentre la zona euro, nel suo complesso, nell'ultimo trimestre del 2015, è cresciuta dello 0.3%.
Il dato riportato dall'Italia è il peggiore dopo quello di Finlandia (-0.1%), Lettonia (0),Austria (0) e Grecia (-0.6%).




Il governo, nella nota di aggiornamento al DEF dello scorso ottobre, per il 2015, prevedeva una crescita dello 0.9%. In realtà, come comunicato dall'Istat, il PIL  corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0.6%, discostandosi dello 0.3% rispetto alla previsione del governo.
Giova ricordare le previsioni di Confindustria di un anno fa, nelle quali si stimava una crescita aggiuntiva del 2.1% (aggiuntiva oltre la stima del governo; cose da paesi emergenti, insomma) grazie ai tre fattori esterni (petrolio, tassi e euro debole)

Leggi: A futura memoria




giovedì 11 febbraio 2016

#STATESERENI

Rapidamente, semmai ce ne fosse bisogno, solo una breve considerazione.
Nel 2007 l'indice FTSE MIB della borsa di Milano quotava oltre 43000 punti. Oggi, dopo 8 anni di crisi, l'indice quota meno di 16000, dopo aver perso oltre un quarto del valore negli ultimi 40 giorni.
Però Padoan e Renzi continuano a dire che va tutto bene.

LE PROBABILITA' DI RECESSIONE DELL'ECONOMIA USA

Dal sito Bond Vigilantes un articolo che cerca di analizzare le probabilità di una recessione negli Usa.
Farsi un’idea di quando una recessione stia per aver luogo è un compito pressoché impossibile, come evidenziato dalle istituzioni ufficiali che spesso non riescono a prevedere recessioni e da organizzazioni quali NBER (l’Ufficio nazionale della ricerca economica negli Stati Uniti), specializzata nel datare i cicli di business statunitensi, che individua le recessioni solo dopo una serie di trimestri a esse successivi.
Tuttavia, sempre tenendo conto che si tratta appunto di un compito complesso, possiamo tentare di stabilire contrazioni potenziali tramite l’utilizzo di dati economici ciclici e tempestivi. Non esistono misure infallibili e le economie sono piuttosto complesse, pertanto scegliamo di guardare ad una selezione di serie temporali che misurano le condizioni economiche da diverse angolature. Alcune delle misure utilizzate sono prese partendo dalla prospettiva dell’attività, altre da quella del mercato del lavoro e altre ancora da quella dei consumatori.

martedì 9 febbraio 2016

COSA STA ACCADENDO SUI MERCATI (AGGIORNAMENTO DEL 9 FEBBRAIO 2016)

Sta accadendo ciò di cui abbiamo parlato in questo post, con alcuni elementi di ulteriore criticità (non nuovi, per la verità) di cui dirò tra poco.
Prima di proseguire leggetevi il post che ho segnalato (LO TROVATE QUI) perché è essenziale per avere il quadro della situazione più completo.

Nelle ultime settimane i mercati sono scesi moltissimo e, in alcuni casi, anche  in maniera violenta.

La tabella che segue offre uno spaccato di ciò che sta avvenendo:

venerdì 5 febbraio 2016

DOPO IL BAIL IN SULLE BANCHE ECCO IL BAIL IN SUGLI STATI

In questi giorni non ho avuto molto tempo per aggiornare il blog e mi era sfuggito un articolo di Federico Fubini su Il Corriere delle Sera. E' un articolo assai interessante, per diverse ragioni. In questi anni il blog ha cercato di tracciare una linea cronologica (e logica) degli eventi accaduti e di quelli che sarebbero potuti accadere, cercando di anticipare qualche tendenza che, purtroppo, si è già realizzata (il fallimento delle banche); mentre altre  rischiano di concretizzarsi presto (il fallimento dello stato, e altro).

Due anni fa, all'inizio del 2013, sono stato tra primi a scrivere a proposito dell'applicazione delle clausole di azione collettiva ai titoli di stato di nuova emissione. 

Leggi: L'Italia può fallire: ora anche per legge 

Un anno fa, mentre molti commentatori esultavano (incautamente) a proposito della ripresa economica (quale?) io producevo questa analisi nella quale scrivevo:

mercoledì 3 febbraio 2016

LA GRANDE FUGA DALLA CINA

Da Project Syndacate, un articolo di Kenneth Rogoff che, alla luce del rallentamento economico cinese, analizza il  circolo vizioso che si determina con la fuga di capitali e con la svalutazione del renmbimbi. Kennet Rogoff è professore di economia alla Harvard University e, tra gli altri incarichi ricoperti, è stato chief economist del Fondo Monetario Internazionale dal 2001 al 2003.



Vi ricordo  che, ove interessati, potete iscrivervi al convegno:

- di Kenneth Rogoff
Da quando il 2016 è iniziato, la prospettiva di una maggiore svalutazione del renminbi cinese pende sui mercati globali come la spada di Damocle. Nessun altra fonte di incertezza politica è stata così destabilizzante. Pochi osservatori dubitano che la Cina dovrà lasciare che il tasso di cambio del renminbi fluttui liberamente nel corso del prossimo decennio. La domanda è quante situazioni drammatiche avranno luogo nel frattempo, dal momento che gli imperativi politici ed economici si scontrano.

martedì 2 febbraio 2016

NELL'EPOCA DEI TASSI NEGATIVI, QUALI RISCHI PER GLI INVESTITORI?

Da Pension Partners una tabella molto utile che riepiloga i rendimenti dei titoli sovrani, dei paesi considerati, alle rispettive scadenze.


Special thanks to Charlie Bilello
Come vedete, la parte rossa esprime il livello di tassi negativi per ogni stato e per ogni scadenza considerata. 


Vi ricordo  che, ove interessati, potete iscrivervi al convegno:

Pochi giorni fa sul Financial Times è apparso un grafico nel quale si rappresenta la dinamica dello stock di bonds con rendimenti negativi.

lunedì 1 febbraio 2016

IN EQUILIBRIO SOPRA LA FOLLIA

E' questa la sensazione che si avverte leggendo le dichiarazioni dei vari esponenti di Palazzo Koch che, forse intimoriti dagli effetti prodotti dalla risoluzione delle quattro banche dello scorso novembre, sembrano voler prendere le distanze dal meccanismo di risoluzione delle banche in crisi, invocandone la modifica.

COME INVESTIRE NELL'EPOCA DEI TASSI A ZERO E DEI SALVATAGGI BANCARI A CARICO DEI RISPARMIATORI.

Una settimana fa il vice direttore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta, aveva dichiarato che:
 Dato l'impatto potenzialmente dirompente del bail-in l'applicazione di tali norme rappresenta una extrema ratio, un'ipotesi possibile ma auspicabilmente remota», ha detto. In conclusione, secondo Panetta, «alla luce degli effetti degli interventi sin qui effettuati, è auspicabile da parte del legislatore sia italiano sia europeo una attenta rivisitazione delle modalita' e dei tempi della loro attuazione, soprattutto quando le debolezze del sistema creditizio hanno natura sistemica e derivano da eventi di natura eccezionale (fonte: Il Sole 24 Ore)
Due giorni fa, invece,  è stata la volta di Visco che, al consueto convegno Assion Forex, aveva auspicato una rivisitazione delle regole di risoluzione delle banche in crisi.
 L'Italia dovrebbe chiedere la "revisione, da avviare entro giugno 2018" della direttiva Ue che prevede il Bail in, ovvero le perdite a carico dei risparmiatori in caso di crisi bancaria. Lo chiede il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco secondo cui la stessa norma "contiene una clausola che prevede la revisione", "occasione che va sfruttata, facendo tesoro dell'esperienza". Via Nazionale e il Tesoro, ricorda Visco, avevano chiesto invano in sede di definizione della norma di non applicarla retroattivamente e un "passaggio graduale e meno traumatico". (fonte: Ansa)
Ovviamente,  a Bruxelles si sono fatti quattro risate e hanno ribadito che: 

Non ci sono piani di cambiare la Brrd», ha detto il rappresentante della Commissione ricordando come «la direttiva sia stata adottata nel 2014 con il consenso di una stragrande maggioranza al Parlamento europeo e con l’accordo unanime degli stati membri».  «Da un anno e mezzo si sa che il bail-in dei creditori avrebbe protetto i contribuenti» (Fonte: Corriere della Sera)
Eppure, la stessa Banca d'Italia, in un suo documento esplicativo afferma che Le nuove norme consentiranno di gestire le crisi in modo ordinato attraverso strumenti più efficaci e l’utilizzo di risorse del settore privato, riducendo gli effetti negativi sul sistema economico 



Quindi, sei mesi fa Bankitalia parlava di "gestire le crisi in modo ordinato" per "evitare che la crisi di una singola banca si propagasse in modo incontrollato" eccetera eccetera.

Ora, invece, si sono accorti che non è proprio così e che l'applicazione del bail in rischia rischia di generare effetti opposti rispetto a quelli desiderati, minando anche la stabilità finanziaria.

Il fatto è che dopo la risoluzione delle quattro banche dello scorso novembre si sono accorti  che il sistema ideato (il bail in)  poco si addice al contesto italiano, stando anche le dimensioni italiane e il quadro di fragilità di una parte del sistema bancario che, come abbiamo visto nelle ultime settimane in borsa, è stato pesantemente venduto. Inoltre, il sistema bancario è anche gravato dal problema della scarsa redditività (anche per via degli esili margini di interesse e per i costi operativi delle banche) e la ripresa economica che stenta a consolidarsi allontana ancora di più la possibilità di migliorare questo parametro che consentirebbe di assorbire le ulteriori perdite sulle sofferenze bancarie.
Le modalità con le quali sono state risolte le quattro banche hanno generato un forte deflusso di capitali non solo dalle quattro banche nate dall'intervento normativo dello scorso novembre, ma anche da quelle percepite (magari a ragione) meno solide.
Ad esempio, gli analisti di Kepler Cheuvreux stimano che Mps nell'ultimo trimestre abbi subito un deflusso di depositi del 2.8%, pari a 3.4 miliardi sui 119 totali (fonte: Milano Finanza).
Ovviamente nessuno se lo augura, ma sarebbe da interrogarsi sugli effetti che potrebbero determinarsi qualora  qualche banca di medie dimensioni dovesse essere colpita dal bail-in.

Nel frattempo, Moody's ha appena affermato che l'introduzione di  una garanzia statale per la cartolarizzazione dei crediti deteriorati «non risolve la questione-chiave dell'ampio divario tra la valutazione degli Npl da parte delle banche (circa il 40% del valore facciale) e il prezzo di mercato», che è inferiore in parte perchè i tempi procedurali sui crediti in Italia sono di circa 6 anni, sottolinea l'agenzia. Moody's ritiene probabile un prezzo di trasferimento pari a circa il 20% del valore facciale dei crediti. Questo sulla base del transfer price del 17,5% adottato per la risoluzione delle quattro banche lo scorso anno. La stima del Tesoro è che la garanzia sulla struttura di cartolarizzazione dovrebbe migliorare il valore di circa 2 punti percentuali. «La differenza tra la valutazione corrente e il prezzo di vendita al veicolo ad hoc sarà una perdita che le banche dovranno riconoscere. (fonte: Il Sole 24 Ore)

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