giovedì 14 gennaio 2016

SOFFERENZE BANCARIE E BANCHE IN CRISI: ECCO I MOTIVI DELL'URGENZA DI UNA BAD BANK


Dopo la battuta d'arresto sulla creazione di una bad bank italiana, chiamata a liberare i bilanci delle banche dalle mole delle sofferenza, Il Sole 24 Ore riporta la notizia secondo la quale il governo italiano starebbe lavorando ad una proposta alternativa tale da poter superare le resistenze di Bruxelles in materia di aiuti di stato, che scatterebbero per via della concessione di garanzie statali sui crediti che le banche dovrebbero cedere alla bad bank.



Da parte italiana si tratta di superare l'asimmetria esistente tra il prezzo dei crediti esposti in bilancio da parte delle banche italiane e quello di cessione alla bad bank, senza con ciò inciampare nella disciplina degli aiuti di stato.


Mentre le sofferenze bancarie hanno superato i 200 miliardi di euro (In italia rappresentano circa il 17% del totale dei credici concessi, contro il 3.4% della Germania e il 4% della Francia), vale la pena ricordare che queste, nel sistema bancario italiano, nel loro complesso, sono state svalutate al 40% del valore nominale.

Come noto, lo scorso novembre, nell'ambito della risoluzione delle 4 banche in crisi, i crediti problematici sono stati trasferiti alla bad bank svalutati al 17,60%, quindi alla bad bank sono stati trasferiti 1.5 miliardi di crediti a fronte di 8.5 miliardi nominali. Tuttavia, dato che le stime erano riferite a settembre, qualche giorno fa abbiamo segnalato  che, nel frattempo, altri crediti problematici sono divenuti inesigibili e, pertanto, alla ban bank saranno conferiti altri 400 milioni di euro. Tutto questo serve a ribadire quanto abbiamo già detto a proposito della difficoltà di arginare la dinamica dei crediti problematici che si trasformano in inesigibili, alimentando così la marea delle sofferenze bancarie.


A tal proposito vale la pena ricordare che, in un recente post,  avevamo espresso qualche dubbio sulla differenza tra i prezzi a cui le sofferenze sono state svalutate nei bilanci del sistema bancario nel suo complesso e quello relativo al caso delle 4 banche in questione (Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara), le cui sofferenze sono state valutate al 17.6% del valore nominale. In particolare, avevamo espresso i seguenti dubbi:

  • È stata fatta una valutazione troppo prudenziale dei crediti inesigibili delle quattro banche? 
  • Le altre banche godono di garanzie più robuste rispetto alle quattro banche in questione?
  • Oppure è stato sopravvalutato il valore di realizzo delle sofferenze bancarie del sistema?
Vale la pena segnalare che, nelle settimane scorse, Banca Monte Paschi di Siena ha sottoscritto un accordo per la cessione di un miliardo di euro di crediti:
Il Monte dei Paschi di Siena ha sottoscritto un contratto di cessione in blocco di un portafoglio di crediti in sofferenza a «Epicuro», un veicolo di cartolarizzazione finanziato da società riconducibili a Deutsche Bank. La cessione dei crediti è stata realizzata in modalità «pro soluto», il che significa che la banca non ha alcun obbligo di garantire la solvibilità del debitore. Il portafoglio di crediti in sofferenza ceduto è composto da circa 18.000 posizioni per un valore contabile lordo di circa 1 miliardo (circa 1,7 miliardi, includendo gli interessi di mora maturati e altri addebiti che vengono ceduti insieme al capitale). I crediti in sofferenza ceduti sono prevalentemente unsecured, relativi a controparti societarie e per la grande maggioranza entrati in sofferenza prima del 2009. (Fonte)
Il prezzo di cessione non è stato reso noto dalla banca senese (chissà perché....??)

La scorsa settimana, un'operazione  di cessione dei crediti in sofferenza, ha riguardato il mondo della Banche di Credito Cooperativo, che hanno ceduto 300 milioni di euro di sofferenze al 10% del valore facciale, ben lontano dal 17.6% della valutazione effettuata in occasione della risoluzione delle 4 banche e ancor più lontano rispetto alla valutazione dei crediti in bilancio al sistema bancario italiano (circa il 40%).
Il mondo delle Bcc si muove per alleggerire il fardello dei crediti in sofferenza. Una trentina di Bcc, riunite sotto l’ombrello di Iccrea Banca, hanno infatti ceduto un pacchetto di sofferenze per 300 milioni di euro lordi. A comprare è stato un fondo americano, Bayview Fund Management.«È la prima operazione di questo tipo per il settore del mondo cooperativo - spiega Andrea Torri, responsabile Finanza di Iccrea Banca, che ha ricoperto il ruolo di advisor e arranger per le Bcc - ed assume particolare rilevanza perchè a cedere è un gruppo di banche e non un singolo soggetto».I crediti sono stati ceduti da 28 banche di credito cooperativo dislocate in tutta Italia, due banche esterne al movimento e il Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo: il pool di istituti ha perfezionato l’operazione di cessione pro soluto a un valore netto pari al 10-11% del valore facciale. (fonte)
Nei giorni scorsi, in borsa, i titoli di Mps e Banca Carige sono stati travolti dalle vendite, sottoperformando di molto gli altri titoli bancari.

Volendo cercare una motivazione, sarebbe da interrogarsi sulla possibilità che i mercati abbiano cercato di prezzare un minor valore delle sofferenze, rispetto a quanto esposto in bilancio; oppure la prospettiva che, alla luce di ciò che è accaduto con le obbligazioni subordinate della 4 banche risolte, le banche più deboli possano aver difficoltà ad accedere ai mercati quando le obbligazioni giungeranno a scadenza e, ammesso che ci riescano, a che prezzo?

Ovviamente, non lo sappiamo (o forse si) e comunque lo scopriremo solo vivendo.


Alla luce di quanto detto sopra, non deve affatto sorprendere che il governo abbia formulato una nuova proposta alla Commissione Europea, per la creazione della Bad Bank, in modo da superare le resistenze di Bruxelles. I dettagli non sono ancora noti, ma torneremo sulla questione non appena lo saranno. Se non si dovesse giungere alla bad bank in tempi rapidi, stante anche la debole crescita dell'Italia e il contesto internazionale denso di nubi, il rischio sarebbe proprio quello che possa concretizzarsi quanto ipotizzato da Lars Feld nell'intevista pubblicata sul Corriere della Sera circa un mese fa:
Lars Feld, 49 anni, fra i «cinque saggi» che consigliano il governo tedesco è probabilmente il più vicino al ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. E quando lo si ascolta bisogna conoscere bene il significato della parola che pronuncia più spesso: «bail-in». Significa azzerare o tagliare il valore delle azioni, di tutte le obbligazioni e dei saldi di conto corrente per la parte sopra i 100 mila euro, fino a ridurre del 12% le passività di qualunque banca che riceva un aiuto di Stato. È la nuova legislazione europea, voluta dalla Germania, che entra in vigore tra dodici giorni. Per Feld è la chiave per andare avanti nell’area euro.
Eppure al vertice europeo si è capito che Berlino non vuole una garanzia comune sui depositi bancari. Per quale motivo?
«In molti Paesi dell’area euro, fra i quali l’Italia, restano correzioni da fare nei bilanci delle banche. Una garanzia comune sui depositi sarebbe un modo di esternalizzare vecchi problemi delle banche da certi Paesi verso altri. Schaeuble si è opposto, e penso abbia ragione. Prima vanno rafforzati i bilanci delle banche. I crediti inesigibili vanno affrontati a livello nazionale».
Non crede che colpire gli obbligazionisti o i correntisti delle banche possa creare contagio finanziario e instabilità, anziché stabilizzare la situazione?
«Il bail-in può sempre essere seguito da instabilità. C’è sempre rischio di contagio quando si interviene su una banca, ma sarebbero colpiti solo i depositi sopra ai 100 mila euro, non quelli piccoli e medi. Dunque non sono rischi pesanti. E in caso di contagio, ci sono strumenti europei per gestirlo».
Vuole dire che l’Italia dovrebbe chiedere aiuto al fondo salvataggi europeo (Esm), ossia alla Troika, se fa un bail-in che provoca contagio finanziario?
«Sì. Se c’è contagio, allora c’e il fondo salvataggi Esm per affrontarlo. L’instabilità finanziaria in Italia può avere un impatto su tutta l’Europa, quindi può aver senso fare un programma europeo per gestire un contagio causato dalle banche italiane. Se ci fosse, naturalmente».
Il governo italiano non ha problemi a finanziarsi. Perché dovrebbe chiedere un aiuto europeo se può ricapitalizzare le banche con i propri soldi, in caso di necessità?
«Tocca al governo decidere. Se ce la fa da solo, bene. Ma andrebbe fatto nel quadro del Fiscal Compact europeo. A un certo punto un governo non può andare ancora più in deficit o in debito. Il fondo salvataggi è lì per gestire il rischio sistemico che va aldilà della capacità di un Paese. Comunque dobbiamo impedire a qualunque governo di sussidiare le banche».
Lei prevede che in Italia ci sarà bail-in dei conti correnti, quindi contagio e poi una richiesta di aiuto al fondo salvataggi, con l’arrivo della Troika?
«Prevedo un pieno bail-in. I tagli alle obbligazioni e ai conti correnti sopra i 100 mila euro dovranno aiutare a ristrutturare le banche, perché la Commissione Ue impedirà salvataggi delle banche da parte del governo o sussidi nascosti agli istituti. Non saranno permessi. Ma non credo che l’attuale situazione porterà necessariamente a una richiesta di aiuto al fondo salvataggi Esm. Non prevedo un contagio. In ogni caso, staremo a vedere» (ride).
Non è un po’ l’uovo e la gallina? Non sai mai se c’è instabilità malgrado il bail-in o c’è instabilità e devi chiedere aiuto proprio perché hai fatto il bail-in.«Il punto è, a un certo momento devi decidere. Se hai paura del contagio, ma non hai le prove che ci sarà, non c’è ragione di ricapitalizzare le banche con denaro pubblico. Spagna e Cipro hanno affrontato la ristrutturazione bancaria, hanno fatto bail-in, ma senza contagio. Il mio consiglio è: fatelo e vediamo cosa succede».
La Germania ha offerto circa 250 miliardi di aiuti di Stato alle proprie banche. Se il bail-in è un’idea così giusta, perché non l’ha mai applicato?
«All’epoca non aveva senso colpire i risparmiatori, perché il contagio finanziario era già realtà. C’era una crisi finanziaria, come forse ricorda. Questa volta è diverso. Non sappiamo se ci sarà contagio oppure no, dunque non c’è ragione di rinviare la ristrutturazione e il bail-in». 
Nel caso della tedesca Hsh Nordbank ci sono stati tre miliardi di aiuti due mesi fa ma niente tagli su azionisti e risparmiatori. Perché?
«Quel caso non è ancora risolto. La questione è in che misura puoi colpire l’azionista di quella banca, che è pubblico. Io sono a favore del bail-in, ma come va trattato un governo in qualità di azionista è un’altra questione».Anche le casse di risparmio tedesche godono di garanzie pubbliche a tappeto. Poiché i sussidi non sono accettabili, verranno eliminate?«Sono garanzie implicite, piccole. E la Commissione Ue le ha autorizzate».














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