martedì 19 gennaio 2016

IL FMI TAGLIA LE PREVISIONI DI CRESCITA DELL'ECONOMIA MONDIALE

Nella revisione del World Economic Outlook di ottobre, il Fondo monetario taglia ancora le previsioni di crescita dell'economia mondiale.
Il Fmi sottolinea  i rischi generati dalla frenata della Cina,  dal calo del prezzo del petrolio e dalla stretta monetaria avviata dalla Federal Reserve nel mese di dicembre. Tutti elementi che -dice il Fondo-  possono far deragliare la ripresa. 
In pratica, il FMI dice tutte cose che chi segue questo blog conosce a perfezione, avendole scritte decine di volte  nel corso dell'ultimo anno  e riepilogate nel post che segue:

In dettaglio, il Fmi indica che la crescita globale sarà del 3,4% quest'anno e del 3,6% il prossimo, in entrambi i casi con una riduzione dello 0,2% rispetto a tre mesi fa. Nel 2015 l'istituzione di Washington stima un'espansione del 3,1 per cento. Nel 2016, ha detto nei giorni scorsi il direttore dell’Fmi, Christine Lagarde, la crescita rischia di essere deludente senza una forte risposta delle politiche economiche.
Fra le diverse aree, gli economisti del Fondo hanno ritoccato al ribasso le previsioni per gli Stati Uniti e per i Paesi emergenti nel loro complesso, mentre restano all'1,7% in entrambi gli anni le stime per l'area dell'euro. Invariate anche le cifre dell'Italia, all'1,3% nel 2016 e all'1,2% nel 2017, dopo una crescita dello 0,8% lo scorso anno.
I riflettori del Fmi sono puntati ovviamente soprattutto sulla Cina, che proprio ieri ha pubblicato le cifre per il 2015, con una crescita del 6,9%, in linea con le stime dello stesso Fmi. Tuttavia, osserva il documento del Fondo, la Cina è alle prese con un rallentamento graduale (dovrebbe crescere, secondo l'istituzione di Washington, del 6,3% nel 2016 e del 6% nel 2017) e con il riequilibrio dell'attività economica dall'investimento e la manifattura verso consumi e servizi. «La crescita – osserva lo studio – si sta sviluppando a grandi linee come previsto, ma con un rallentamento più rapido delle attese di importazioni ed esportazioni, che in parte riflette investimenti e attività manifatturiera più debole». (fonte)
Vi ricordo  che, ove interessati, potete iscrivervi al convegno:

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