venerdì 30 ottobre 2015

LE BANCHE IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA

Tanto per ricordarlo, quelle elencate in seguito sono le banche in amministrazione straordinaria e tra queste ce ne sono quattro  per le quali si sta lottando contro il tempo per giungere ad un piano di salvataggio. Quindi, le banche che non sono in amministrazione straordinaria sono solide e sicure? Non direi proprio. Ma ce ne sono alcune che sono assai più solide di altre che non lo sono.




L'INDECENZA DELLA PROPAGANDA

Come avevo anticipato, ecco alcuni esponenti del Partito Democratico entusiasti per i dati sul lavoro comunicati poco fa dall'Istat.




Oltre a scadere nel ridicolo, sono abilissimi nell'alterare la realtà dei numeri.
La verità sui dati potete leggerla QUI


ISTAT: A SETTEMBRE DIMINUISCONO GLI OCCUPATI

L'istat ha appena comunicato che, nel mese di settembre, il tasso di disoccupazione è diminuito all'11.8%, in calo dello 0.1% rispetto alla rilevazione del mese precedente.
Prima che arrivino i proclami da parte dei vari venditori di tappeti persiani taroccati, è bene sapere che:

1) Il numero degli occupati è diminuito di 36 mila unità. Quindi lavorano meno persone rispetto ad agosto. 


2) Il numero degli inattivi è aumentato di 53 mila unità.


Di conseguenza, essendo aumentato il numero di chi non cerca più lavoro, è diminuito il tasso di disoccupazione, che passa all'11.8% dall'11.9% precedente



giovedì 29 ottobre 2015

EUROZONA: 2600 MILIARDI DI TITOLI DI STATO HANNO RENDIMENTI NEGATIVI

Il grafico che segue, elaborato da Bank of America Merrill Lynch, stima le quantità  di titoli di stato che, in Eurozona, offrono rendimenti negativi.
Come abbiamo detto di recente, la bassa inflazione e le aspettative per ulteriori manovre espansive da parte della Bce (e non solo) stanno schiacciando i rendimenti. E il risultato è quello che vedete nel grafico:

Le quantità di titoli con rendimento negativo hanno superato i livelli di marzo e, con ogni probabilità, sono destinate ad aumentare ulteriormente qualora i prossimi dati macroeconomici dovessero confermare le attese per ulteriori manovre espansive da parte della BCE.
Ovviamente, gli investitori in obbligazioni  stanno traendo beneficio dall'aumento dei prezzi dei titoli. Ma questo è comunque destinato a non durare in eterno. E poi, considerando che i rendimenti sono bassissimi o negativi su tutte le scadenze,  si sono ridotte anche le possibilità di forti cadute dei rendimenti (e quindi guadagni in conto capitale). 
Per contro, l'investitore in questo segmento di attività dovrebbe tenere ben presenti i rischi derivanti da un eventuale aumento dei tassi (quando aumenteranno) che produrrà delle perdite in conto capitale (anche elevate) proprio sul quel segmento di attività che viene considerato privo di rischio o con rischio bassissimo. Ma di questi rischi e delle strategie idonee per affrontarli, parleremo in un prossimo post.

Per info e consulenze: paolocardena@gmail.com


DEUTSCHE BANK, 6 MILIARDI DI PERDITE E FEROCE TAGLIO DI POSTI DI LAVORO

Qualsiasi impresa che taglia repentinamente oltre un terzo della forza lavoro è perché sta con l'acqua alla gola o, se volete, con le pezze al culo. Metteteci anche che Deutsche Bank, nel terzo trimestre, ha riportato una perdita di 6 miliardi di euro.
Aggiungete anche che la banca tedesca ha annunciato che uscirà da 10 paesi: Argentina, Cile, Messico, Perù, Uruguay, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Malta e Nuova Zelanda.
Non occorre leggere tanti numeri per capire come sta messa.

QUANDO L'ORO ANTICIPA LA FED

Il grafico che vedete in seguito rappresenta la dinamica del prezzo dell'oro espresso in Usd per oncia.



Come vedete, nelle ore immediatamente precedenti il comunicato della Federal Reserve con il quale è stato reso noto il nulla di fatto sull'aumento dei tassi di interesse, l'oro ha guadagnato terreno, anticipando la decisione della FED. Banalizzando, la logica alla base del movimento dell'oro è che se i tassi sono bassi o prossimi allo zero, non è più conveniente  avere debito (non remunerato o poco remunerato) in portafoglio. Quindi se si deve avere debito non remunerato, tanto vale avere oro.
Ma poiché il comunicato della Fed lascia intendere che è comunque possibile un aumento dei tassi alla riunione del Fomc del prossimo dicembre, ecco che l'oro è sceso rapidamente, per poi risalire nuovamente, ricominciando a prezzare la diminuzione delle probabilità che la FED, nella riunione di dicembre, possa aumentare i tassi.

mercoledì 28 ottobre 2015

I TASSI NEGATIVI SONO LA NUOVA NORMALITA', IN QUESTA FASE

I mercati stanno prendendo Draghi in parola e ormai si attendono l'estensione e l'ampliamento del QE nella prossima riunione di dicembre.

Nonostante l'espansione del bilancio della BCE, causa anche il crollo dei prezzi delle materie prime, continuano i dati sull'inflazione continuano  a deludere.




Molti operatori si attendono che la BCE allunghi l'orizzonte temporale del QE, che aumenti gli acquisti dei titoli (RBS afferma che la BCE potrebbe acquistare anche azioni) e c'è chi si spinge anche ad ipotizzare che nella prossima riunione di dicembre la BCE potrebbe annunciare un ulteriore taglio dei tassi sui depositi, al fine di stimolare i prestiti.

martedì 27 ottobre 2015

BANCHE: MACCARONE (FITD), DA FALLIMENTI PERICOLO CORSA AGLI SPORTELLI

Signore e Signori, musica e parole del Presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, Salvatore Maccarone, che evoca addirittura il pericolo di corsa agli sportelli (lo ha detto lui, non io)


(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L'eventuale "fallimento di quattro banche sarebbe un danno per tutto il sistema; se viene meno la fiducia ci sarebbe ragionevolmente uno scenario grave anche perche' abbiamo altre banche in difficolta' tenue". Cosi' il presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi Salvatore Maccarone che ha evocato anche la "corsa agli sportelli". Il Fondo ha varato un piano di salvataggio da 2 miliardi per Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti che va avviato entro la fine dell'anno. Per partire manca pero' il recepimento nella normativa italiane dei decreti delegati del bail-in. "E' una situazione vissuta con affanno anche dalle Autorita' coinvolte" ha detto Maccarone senza citare espressamente la Banca d'Italia. "L'arco di tempo e' molto ristretto, sarebbe una scofitta se non riuscissimo a farlo avendone la possibilita'".

Ora dico io:

sabato 24 ottobre 2015

TUTTI GLI INTERVENTI DELLE BANCHE CENTRALI NEL 2015

Mentre sui mercati continua l'euforia per via della prospettiva che, a dicembre, la Banca Centrale Europea, potrebbe aumentare la dimensione del quantitative easing e/o allungarne la scadenza,  ieri è intervenuta anche la Banca Centrale cinese, la People's Bank of China (PBoC), che ha tagliato i tassi di riferimento per la sesta volta da novembre scorso, nel tentativo di sostenere l'economia che sta crescendo al ritmo più basso degli ultimi 25 anni.
La PBoC ha tagliato anche il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche, iniettando circa 90 miliardi di dollari nel sistema al fine di arginare gli effetti del deflusso di capitali che ha colpito la Cina nell'ultimo anno.
L'intervento della Cina é solo l'ultimo in ordine di tempo e, da inizio anno, le banche centrali sono intervenute ben 65 volte con misure di allentamento monetario.
L'unica grande banca centrale in controtendenza è quella del Brasile, che sta contrastando l'elevata inflazione e la caduta del real brasiliano nei confronti del dollaro.
Thanks to Pension Partners





giovedì 22 ottobre 2015

QE ALL'INFINITO, LASCIA INTENDERE DRAGHI. E I MERCATI VOLANO

Ultimamente ho scritto alcuni post a proposito delle attese dei mercati sugli sviluppi delle politiche monetarie delle varie banche centrali. Ad esempio, l'ho fatto Qui e Qui, ma anche altrove.

Oggi stesso, sulla mia pagina Facebook (che utilizzo spesso per commenti flash), in anticipo di qualche ora rispetto alla conferenza stampa di Draghi -al termine della riunione del Consiglio direttivo che ha lasciato i tassi invariati- cercando di anticipare le parole del Presidente della BCE, avevo scritto:

E cosa ha detto Draghi? (qui potete leggere la versione integrale del comunicato stampa)
"...le preoccupazioni per le prospettive di crescita nei mercati emergenti e le possibili ripercussioni per l'economia dagli sviluppi nei mercati finanziari e delle materie prime, continuano a segnalare rischi al ribasso per le prospettive di crescita e inflazione."
Ha proseguito dicendo:

mercoledì 21 ottobre 2015

BLANCHARD (FMI): L’UNIONE FISCALE NON RISANERÀ MAI UNA EUROZONA DISFUNZIONALE

Guest post da Vocidall'Estero, che ringrazio
Continua la serie di quelli che l’avevano detto. Dopo le ammissioni di Giavazzi, e dopo quelle del capo economista della BCE Peter Praet,  ora di nuovo l’ex del Fmi Olivier Blanchard, che già aveva ammesso l’errore sui moltiplicatori fiscali in Grecia, in una intervista al Telegraph riconosce che l’unione fiscale non risolverà i problemi dell’unione, i quali possono essere affrontati soltanto con un abbassamento dei salari. 
di Mehreen Khan, 10 Ottobre 2015
(Segnalato e tradotto da Antonio Bertuzzi)
Il duro avvertimento di Blanchard è una doccia gelata sulle visioni di Brussels di un “superstato” europeo
Secondo l’ex capo economista del Fondo monetario internazionale, l’euro sarà condannato ad uno stato di crisi permanente, poiché una più profonda integrazione non porterà nessuna prosperità all’unione in crisi.
In un duro avvertimento, Olivier Blanchard – che ha trascorso otto anni a contrastare la peggiore crisi finanziaria globale della storia – ha detto che il trasferimento di sovranità dagli stati membri a Bruxelles non sarebbe la “panacea”  per i mali dell’euro.
Questi commenti – da parte di uno degli economisti occidentali più importanti degli ultimi dieci anni – sono una doccia gelata sulle visioni grandiose di un “Superstato Ue” quale prossimo passo verso l’integrazione dell’unione monetaria.
In seguito alle turbolenze di questa estate in Grecia, il leader francese Francois Hollande, Jean-Claude Juncker della Commissione europea, e il capo della Banca centrale europea Mario Draghi, si sono fatti promotori della necessità di creare nuove istituzioni sovranazionali, come un tesoro e un parlamento della zona euro.
Ma Blanchard, che ha lasciato il FMI due settimane fa, ha detto che queste visioni radicali su una “unione fiscale” in piena regola non risolverebbero le tensioni fondamentali che stanno al cuore della moneta unica.
[L’unione fiscale] non è una panacea“, ha detto Blanchard al Telegraph. “Dovrebbe essere fatta, ma non dobbiamo pensare che, una volta  fatta, l’euro funzionerà perfettamente, e che le cose andranno sempre bene.
Anche se l’accentramento dei fondi, il conferimento a Bruxelles del potere fiscale e di spesa, e la creazione di un’unione bancaria fossero riforme “essenziali“, esse tuttavia non consentirebbero all’euro di funzionare bene “nemmeno nel migliore dei casi“, ha detto l’economista francese.
Qualsiasi meccanismo di trasferimento dei fondi dalle nazioni più forti a quelle più deboli – che è stato ferocemente avversato dalla Germania – servirebbe soltanto a mascherare i fondamentali problemi di competitività  che affliggeranno perennemente gli Stati membri in crisi, ha detto. “I trasferimenti fiscali aiuteranno ad attraversare le difficoltà, ma, allo stesso tempo, allenteranno l’urgenza di praticare i necessari aggiustamenti di competitività.
La creazione degli “Stati Uniti d’Europa” è stata vista come un passo necessario per isolare la zona euro dal contagio finanziario che l’ha messa in ginocchio dopo il 2010.
Si tratta di una visione condivisa dal successore di Blanchard presso il Fondo monetario internazionale, l’americano Maurice Obstfeld, che sostiene come una più profonda integrazione della zona euro sia il modo migliore per colmare le lacune istituzionali dell’Unione monetaria europea.
Blanchard, tuttavia, ha detto che nessuna correzione istituzionale potrà riportare prosperità alla moneta unica.

lunedì 19 ottobre 2015

BERSANI E I DELIRI SUL CONTANTE

Signore e signori, parole e musica di Pierluigi Berani, che a proposito dell'innalzamento della soglia di utilizzo del contante a 3000 euro,  sulla sua pagina Facebook, afferma:

A dire il vero, non é una cosa che  stupisce granché. Anche perché, sempre a proposito del contante e della lotta feroce lotta che una parte della nomenclatura politica italiana conduce, avevo scritto in abbondanza molto tempo fa.
E a proposito di Bersani, avevamo scritto l'articolo che segue che, nonostante risalga a un paio di annua fa, alla luce delle parole espresse dal leader del Pd, sembra scritto domani.

                                                          
Non costituisce  una novità sapere  che buona parte del  mondo politico stia conducendo  una crociata contro l'utilizzo del contante. Bersani, in particolar modo,  ogni giorno che passa, rilancia sempre di più nella sua ipotesi di limitarne l'utilizzo del contante, e con esso anche la libertà di spesa dei contribuenti italiani.
 Qualche sera fa, a Porta a Porta, proprio Bersani ha ribadito  che, qualora  eletto, intende promuovere una battaglia senza quartiere all’evasione fiscale, vedendo nella limitazione dell’utilizzo del contante, il mezzo per raggiungere questo fine. In particolare, la soglia di utilizzo del contante verrebbe ridotta a 300 euro, salvo poi ulteriori riduzioni.

giovedì 15 ottobre 2015

QUELLI CHE "BANCA MARCHE PAGA(VA) IL 5% DI INTERESSI"

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Oggi, tra una cosa e l'altra,  sono a farmi un giretto sul sito della Bourse de Luxembourg: la borsa dove sono quotate un paio di obbligazioni subordinate Banca Marche con scadenza 2016 e 2017.

Come sapete Banca Marche è una di quelle banche in dissesto e si sta lottando contro il tempo per mettere in piedi un piano di salvataggio, ed esiste il rischio più che concreto  (direi quasi  inevitabile) che le due obbligazioni vengano convertite in azioni.


Tant'è che quotano prezzi degni di obbligazioni emesse da banche zombie.







INTERCONNESSIONI EMERGENTI

Come ben conoscono i lettori che seguono questi pixel, nel corso del 2015, mi sono  occupato a più riprese dei paesi emergenti, in quanto, in un modo sempre più interconnesso, il tema delle economie emergenti costituisce il leitmotiv dell'anno in corso, insieme al rallentamento dell'economia cinese e al tema tassi d'interesse degli Usa.
Non è un caso  che, già da gennaio, ho iniziato a parlare dei mercati emergenti e delle conseguenze che avrebbero prodotto il crollo dei prezzi delle materie prime e la svalutazione delle rispettive valute nei confronti del dollaro (al riguardo si suggerisce di leggere qui, qui, qui, qui).
Le economie emergenti non sono come erano 20 anni fa, e in termini dimensionali sono molto più importanti di allora. Sono anche più integrate con il resto del mondo, sia negli scambi commerciali che nel flussi finanziari.
Da ciò se ne deduce che la crescita (o la decrescita) di tali economie agisce in modo più incisivo sulle performance delle economie sviluppate e, di conseguenza, anche sui mercati finanziari.
Ciò posto, non è un caso che le varie istituzioni finanziarie internazionali (Ifm, World Bank, Bis), negli ultimi periodi, nei rispettivi rapporti, abbiano rivolto particolare attenzione proprio alle economie emergenti, evidenziando gli elementi di maggior preoccupazione: cose che in questi pixel sono state discusse quasi un anno fa.
Le quali economi emergenti, a loro volta, dipendono in larga parte dalla stabilizzazione (crescita) dei prezzi delle materie prime e, sopratutto, del petrolio. Che a loro volta, oltre che dall'offerta, dipendono dalla domanda mondiale. La quale non può ritenersi soddisfacente in assenza del contributo della domanda proveniente, appunto, dalle economie emergenti. Quanto affermato é tanto più vero se si considera l'alto indebitamento delle economie sviluppate che non consente di stimolare la domanda per via fiscale.
Da tutto questo ragionamento se ne deduce che le interconnessioni esistenti tra le varie aree economiche e i vari mercati non consentono a talune economie (ancorché sviluppate) di ritenersi immuni laddove ne esistano altre che, invece, mostrano segnali di significativo indebolimento che, nel caso delle economie emergenti, come abbiamo detto più volte, è ulteriormente aggravato dall'indebitamento privato denominato in valuta estera.

Come ci ricorda un articolo pubblicato su The Walking Debt -che ringrazio- l’Fmi ha condotto una simulazione dalla quale emerge che il calo già subito potrebbe impattare per circa l’1% sul tasso di crescita dei paesi esportatori nel periodo 2015-17, rispetto alla crescita che si è registrata fra il 2012-14. Nei paesi esportatori di energia, tale calo sarà ancora più pronunciato: si stima si possa arrivare fino al 2,25% in media ogni anno.


Ciò viene aggravato dalla circostanza che l’effetto sull’economia potrebbe non essere semplicemente ciclico, ma strutturale: “Gli investimenti e quindi l’output potenziale tendono a crescere più lentamente durante una fase di ribasso dei prezzi delle commodity”, spiega uno degli analisti.
Il fattore strutturale, a sua volta, si avvita con quello congiunturale, il che peggiora le conseguenze dello slowdown. Dal che il Fmi deduce che “i policymaker dei paesi esportatori di commodity dovranno andare aldilà della politiche di supporto alla domanda, e adottare riforme strutturali per migliorare il capitale umano, aumentare gli investimenti e ottenere più elevati tassi di crescita della produttività”.
Gira e rigira, arrivano sempre le riforme strutturali. “Un cambio più flessibile e regole capaci di evitare gli effetti procicliche della politiche fiscali può alleggerire il peso dei ribassi sulle economie esportatrici”, nota il Fmi. E poi ci sono quelle riforme che fanno bene a tutti: creare un clima favorevole al business, migliorare l’istruzione, eccetera.
Ma lo studio del Fmi, stime a parte, è utile perché è stato condotto esaminando i dati di 40 paesi esportatori negli ultimi 50 anni. E non è tanto importante il fatto che molti di questi paesi dipendano pesantemente dagli incassi esteri per la loro politica fiscale, né che tali entrate siano procicliche, quindi aiutano quando tutto va bene e danneggiano quando i prezzi calano.
Il fatto sul quale il Fmi sorvola ma che giova rilevare è che queste economie raggruppano miliardi di persone. Che prima non stavano bene e adesso rischiano di stare peggio.

domenica 11 ottobre 2015

LE ASPETTATIVE SULLE BANCHE CENTRALI E GLI EFFETTI SULLE VALUTE E SUI PAESI EMERGENTI

Dicevamo, qualche giorno fa, a proposito del fatto che i mercati sembrano attendersi altre misure di allentamento monetario in Europa e in Giappone (ma anche in Cina) e un differimento (o sospensione) della stretta sui tassi Usa.

Giovedì sera sono state pubblicate le minute della riunione della Federal Reserve dello scorso 16/17 settembre dalle quali sono emersi timori, da parte di  parecchi delegati del Fomc,  in merito all'impatto del rallentamento della crescita economica in Cina sugli Usa, al rafforzamento del dollaro,  e al calo dell'inflazione che viene prevista sotto il 2% almeno fino al 2018.


Il tenore delle preoccupazioni espresse nei documenti della Fed ha irrobustito l'idea del differimento dell'intervento sui tassi: cosa che, come vedremo a breve, sta avendo un notevole impatto nei paesi emergenti.

giovedì 8 ottobre 2015

QUANDO I PESSIMI DATI ECONOMICI RENDONO LE BORSE EUFORICHE

In un mondo che cresce a rallentatore e che naviga in un oceano  di debito (sia pubblico che privato), può accadere che i mercati guadagnino, nonostante da molte economie giungano dati economici  inferiori alle attese degli analisti o, peggio, addirittura negativi.
Al netto delle politiche monetarie intraprese dalla BCE all'inizio del 2015 -che hanno offerto un notevole  sostegno delle quotazioni azionarie almeno fino a tutto il primo trimestre- nell'ultimo anno i mercati sono vissuti nell'indecisione derivante dalla tempistica con cui la FED avrebbe potuto intraprendere la stretta sui tassi di interesse Usa e anche dal ritmo che avrebbe osservato nella normalizzare la politica monetaria.
Come è noto, la Fed, nell'ultima riunione di settembre, ha deciso di non intervenire e differire ancora in avanti l'eventuale stretta.

Ecco quindi che si è giunti al paradosso che, pur in presenza di dati economici più deboli rispetto alle previsioni degli analisti, i mercati ottengano performance positive perché, secondo questa logica, la debolezza dei dati allontanerebbe la stretta monetaria da parte della FED, salvo che non si giunga a una nuova ondata di stimoli monetari.

mercoledì 7 ottobre 2015

GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI SUL SALVATAGGIO DI BANCA MARCHE

Qualche giorno fa abbiamo scritto a proposito di Banca Marche. Visti i recenti sviluppi, vale la pena aggiornarvi con le ultime novità provenienti dal fronte della banca marchigiana e lo facciamo attraverso un articolo di Marco Ricci che, in questi anni oscuri per Banca Marche, attraverso Cronache Maceratesi, ha raccontato egregiamente tutta la vicenda che sta coinvolgendo migliaia di risparmiatori.


Sul tema leggi anche: 



L'impegno del Fitd dovrebbe coprire non solo le necessità patrimoniali necessarie all’istituto per riadeguare i propri parametri di Vigilanza, ma non si esclude neppure un buffer aggiuntivo per permettere a Banca Marche di tornare ad operare a pieno regime. La volontà di procedere è ormai molto chiara e i tempi per un impegno formale molto rapidi. La delibera del Fondo, infatti, viene considerata un prerequisito necessario perché la Banca d’Italia proroghi il commissariamento di Banca Marche i cui due anni di amministrazione straordinaria scadono il 13 ottobre. L’aumento di capitale, da quanto trapela, sarà parte di un piano complessivo per il rilancio dell’istituto, un’immissione di patrimonio che si aggira intorno al miliardo di euro. Non è escluso, qualora nuovi azionisti intendessero partecipare all’aumento di capitale,  che l’impegno del Fondo possa di conseguenza ridursi. Nessuna conferma né smentita, invece, sul possibile coinvolgimento nell’operazione delle obbligazioni subordinate. La decisione, in ogni caso, è in capo a Banca d’Italia.

martedì 6 ottobre 2015

IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE TAGLIA LE PREVISIONI DI CRESCITA DELL'ECONOMIA MONDIALE

Il Fondo  Monetario Internazionale ha appena tagliato le previsioni di crescita dell'economia mondiale, sia per il 2015 che per il 2016

Molto telegraficamente, nel rapporto di legge:


  • Taglio della crescita globale è principalmente attribuibile alla crisi delle materie prime e dei  paesi emergenti (forse, in questi pixel,  lo avevamo detto sei mesi fa e oltre? leggete quiqui e qui....Ma che ve lo dico a fare?!?!)
  • I rischi al ribasso sono più marcati rispetto a qualche mese fa;
  • Tornare ad robusta espansione sincronizzata rimane improbabile;
  • Una migliore  crescita da parte degli  Stati Uniti e un miglioramento della dinamica dell'inflazione potrebbe presto giustificare l'aumento dei tassi da parte della FED;
  • Il FMI esorta i paese emergenti ad essere pronti per l'aumento dei tassi da parte della FED;
  • Il rallentamento della crescita dell'economia cinese è più significativo rispetto a quanto previsto;
  • La Fed, nella normalizzazione della politica monetaria,  dovrebbe attendere  maggiori segnali di crescita dell'inflazione, prima dell'aumento dei tassi.
Quelle che seguono sono le previsioni aggiornate, nelle quali l'Italia viene accreditata allo 0.8% per il 2015 e all'1.3% per il 2016
 Il rapporto completo lo trovate qui

Aggiornamento.

Da Il Sole 24 Ore

LA SOTTOCCUPAZIONE IN ITALIA: CONFRONTO CON ALTRI PAESI

A proposito dei dati provenienti dal mercato del lavoro, in un precedente post (lettura suggerita QUI), ci eravamo lasciati giungendo a queste conclusioni:
1) I posti di lavoro che si stanno creando sono perlopiù assorbiti da lavoratori stranieri;
2) Negli ultimi anni si è assistito anche all'ampliarsi di fenomeni di sottoccupazione.

In merito al primo punto, in questo post ci limitiamo a ricordare che, dal 2004, gli stranieri, in italia, hanno guadagnato circa 1.4 milioni di posti. Se si tiene conto che dall'inizio della crisi sono stati persi oltre  un milione di posti di lavoro (dai minimi del 2013 sono stati recuperati circa 350 mila posti) e se si considera che l'occupazione straniera, nello stesso perodo,  è comunque aumentata, possiamo concludere che il bilancio a svantaggio della popolazione italiana è assai più severo di come appare. Ma questo verrà dettagliato in un prossimo post.

In merito al secondo punto, per riprendere il ragionamento da dove lo avevamo lasciato, giova riproporre un grafico esplicativo dal quale emerge che, in italia, non solo sono stati persi un oltre un milione di posti di lavoro, ma si è fatto ampiamente ricorso a contratti di lavoro  con part-time involontario.

lunedì 5 ottobre 2015

BANCA MARCHE: TUTTO PRONTO PER LA TOSATURA DEGLI OBBLIGAZIONISTI

In questo paese, fin troppo spesso, si è inclini a pensare che le disgrazie  capitino sempre agli altri e mai a noi. Il perché è ovvio: si è indotti a ritenere che gli effetti delle sventure  che capitano agli altri non toccheranno noi e i nostri interessi. 
Ecco quindi che, nonostante il bombardamento mediatico,  si trascorrono intere giornate nell'inerzia  totale, aspettando che le settimane diventino mesi e i mesi anni.  Tutto tempo prezioso sprecato, trascorso in assenza di qualsiasi decisione, nella speranza che a salvare i risparmi, prima o poi, arrivi la provvidenza. Da questo punto di vista, molti italiani ricordano i Malavoglia di Verga, proprio per la fede incondizionata nelle provvidenza che, prima o poi, possa giungere qualcuno a salvarli. Nulla di più errato, evidentemente, perché, mentre si attende l'arrivo della provvidenza (che non verrà), i risparmi (e non solo) vanno in fumo.

Prendiamo  ad esempio Banca Marche, che è solo una delle banche che stanno distruggendo i risparmi di centinaia di migliaia di risparmiatori.