domenica 27 settembre 2015

LE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE IN USA E EUROZONA

Uno degli elementi sui quali le banche centrali assumono decisioni di politica monetaria è proprio  le aspettative di inflazione.
Il grafico di seguito riportato, dal quale emerge la caduta delle aspettative sull'inflazione in concomitanza con il crollo dei prezzi delle materie prime,  confronta le attese di inflazione a 5 anni negli Usa e in Eurozona.
In particolare, negli Usa, le aspettative a cinque anni vedono l'inflazione poco sopra il 2% (scala sinistra); mentre in Eurozona le attese sono per un'inflazione abbondantemente sotto il 2% (scala destra), che è il target di inflazione fissato dalla Bce.


TROVA LE DIFFERENZE

Il grafico di seguito riportato mette a confronto la performance dell'Emerging Markets Bond in dollari Usa e in valuta locale.

sabato 26 settembre 2015

NEL FRATTEMPO, IL DEBITO PRIVATO IN CINA...

Il grafico che segue mette a confronto l'indebitamento privato degli Usa e della Cina, escludendo  il debito riconducibile ad istituzione finanziarie.
Si osserva che negli Usa, prima della crisi finanziaria del 2008, il debito privato viaggiava intorno al 170% del Pil; mentre in Cina era assai più basso, intorno al 110%.
Dopo la crisi del 2008 gli Usa hanno ridotto l'indebitamento progressivamente, fino ai livelli attuali posti poco sopra il 145% del PIL (anche grazie alla crescita del PIL); mentre in Cina l'indebitamento privato  ha conosciuto una crescita esponenziale fino ad arrivare al 200% del PIL. E con l'economia cinese in rallentamento è fatto assai poco rassicurante.


Il grafico successivo, invece, mostra quali paesi (tra quelli considerati), dal primo primo trimestre del 2008 fino al primo trimestre del 2015, hanno diminuito o aumentato il debito privato.

lunedì 21 settembre 2015

ELOGIO DEL CONTANTE

A proposito del contate, già un paio di anni fa scrivevo  che "...nella vita comune, l'utilizzo del denaro contante è  una delle cose più normali che esista. La possibilità di utilizzare denaro contante per compensare transazioni commerciali, costituisce elemento di libertà di  ogni essere umano, oltre che motore di sviluppo alla crescita economica e al benessere collettivo.
Quotidianamente, avvengono milioni e milioni di transazioni che hanno come contropartita l'utilizzo del denaro contate,  senza il quale, con ogni probabilità, parte di queste non avverrebbero mai, o avverrebbero in maniera sensibilmente ridotta.

L'utilizzo del denaro contante è semplice, è pratico, è efficace, è veloce e non è costoso.Questo, unito alla possibilità di utilizzare anche altre forme di pagamento che il progresso tecnologico ha reso disponibile, contribuisce ad elevare il grado di efficienza della società.

Chi segue questi pixel conosce perfettamente che l'autore di questo blog è molto sensibile al tema del contante, soprattutto in un contesto nel quale, spesso e con troppa facilità, i vari attori politici che si alternano nel triste panorama nazionale,  manifestano l'intenzione (poi trasformata in realtà) di limitarne l'utilizzo, dando in pasto all'opinione pubblica che l'evasione possa essere sconfitta attraverso l'eliminazione o la riduzione dell''utilizzo di questo pratico strumento. Nulla di più falso, e i fatti lo confermano.

Alla luce di questa breve premessa,  non posso fare a meno di segnalavi che è uscito il nuovo libro dell'amico Leonardo Facco che si intitola 


Un libro imperdibile nel quale l'autore, utilizzando analisi oggettive,  riafferma  che "la difesa del contante è semplicemente la difesa del solo, ultimo centimetro rimasto di libertà monetaria. Un ultimo centimetro importantissimo dal punto di vista economico per varie ragioni discusse nel libro, che smonta tutte le “giustificazioni” insensate e spiega perché l’eliminazione del contante, in quanto ultimo tassello mancante alla totale sovietizzazione del sistema monetario e creditizio, oltre a violare ulteriormente la libertà avrebbe effetti economici di lungo periodo ancor più distruttivi in termini di ricchezza e di crescita economica rispetto alla pur negativa situazione attuale."

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giovedì 17 settembre 2015

ASPETTANDO LA FEDERAL RESERVE

Come sapete, tra poche ore il FOMC, il braccio operativo della Fed (Federal Reserve), renderà nota la decisione sui tassi di interesse dopo quasi un decennio di politiche monetarie ultra espansive. Gli analisti sono divisi sul fatto che la Federal Reserve alzerà o meno i tassi di interesse per la prima volta in nove anni.  Esistono segnali di forza dell'economica nazionale che suggeriscono che la FED dovrebbe agire. Tuttavia, una serie di forze esterne (ma non solo) suggeriscono che la banca centrale dovrebbe  mantenere l'attuale livello di tassi di interesse. 
 Al netto delle pressioni esercitate da varie istituzioni internazionali (FMI, World Bank e molti banchieri centrali,soprattutto dei paesi emergenti) che invitano la FED a differire la stretta sui tassi, la divergenza  di opinioni (anche all'interno del FOMC)  riflette forti argomentazioni a favore e contro l'aumento dei tassi di interesse, tenuto conto del doppio mandato della banca centrale che mira sia  alla piena occupazione che all'obiettivo di inflazione del 2%.

mercoledì 9 settembre 2015

OCCUPATI E DISOCCUPATI NEL PAESE DEGLI ESPERTI DEL NULLA (ed 2015)


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di Paolo Cardenà per The FielderUno dei campi di battaglia dove ritualmente si consuma lo scontro tra la propaganda di governo e chi invece cerca di dare un’interpretazione equilibrata ai dati che giungono dai vari enti, è proprio il lavoro e l’occupazione, viste le energie spese dal governo Renzi per la riforma principe della sua politica economica: il Jobs Act. Ecco quindi che ogni mese si assiste al rituale scontro che vede protagonisti lanci d’agenzie (e tweet degli esponenti di governo) per celebrare, nella migliore delle ipotesi, la diminuzione del tasso di disoccupazione di qualche frazione di punto o, come accaduto di recente, la creazione di 200 mila posti di lavoro dalla nascita del governo Renzi. Non c’è dubbio che la creazione di posti di lavoro sia qualcosa di positivo, anche se il ritmo appare assai lento e comunque determinato da una sorta di ripresa economica attribuibile principalmente a fattori esterni irripetibili. Tuttavia, per confermare o no l’ottimismo profuso dal governo, occorrerebbe approfondire l’argomento basandosi su un’analisi un po’ più ampia rispetto al significato di lanci d’agenzia ritualmente somministrati all’opinione pubblica dagli organi d’informazione. Per fare ciò, ci avvarremo di qualche grafico elaborato in base ai dati forniti dall’Istat, e ragioneremo considerando i valori assoluti, poiché quelli espressi in percentuali vengono spesso abusati. Prendiamo ad esempio il tasso di disoccupazione, una variabile che dipende dal numero dei soggetti in cerca d’occupazione (disoccupati). Può capitare (come in effetti è capitato in passato) che il tasso diminuisca per effetto dei soggetti che rinunciano a cercar lavoro. Ecco quindi che il tasso di disoccupazione diminuisce senza che si sia creato un solo posto di lavoro aggiunto. Precisato questo, partiamo dal numero degli occupati:

martedì 8 settembre 2015

GRAFICO DEL GIORNO: IL PIL DEI PAESI DEL G7 E UE DALL'INIZIO DELLA CRISI (DATI AGGIORNATI)

Il grafico che segue, aggiornato con gli ultimi dati, rappresenta la dinamica del prodotto interno lordo dei paesi considerati, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2008.
A proposito dell'Italia, ieri sera, il Premier Mateo Renzi, intervenendo a Porta a Porta, ha affermato che "l'Italia è ripartita".
Senza aggiungere altro, il grafico sintetizza al meglio il significato delle parole di Renzi.



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sabato 5 settembre 2015

LA CINA, LO SHORT, LA BORSA O LA VITA

-di Paolo Cardenà per Qelsi – Non vi è dubbio che il tema che ha maggiormente caratterizzato il caldo agosto appena concluso siano state le preoccupazioni per lo stato di salute dell’economia cinese che, nelle ultime settimane, hanno determinato la significativa correzione dei mercati azionari cinesi che, almeno apparentemente, hanno contagiato le piazze finanziarie di tutto il mondo quando, lunedì 24 agosto, gli indici hanno azionari hanno subito pesanti  perdite, recuperate nelle sedute successive. Tuttavia,  permangono fattori di rischio che si riflettono sui mercati che continuano ad essere volatili e vulnerabili.
In generale  possiamo affermare che il mondo intero è seduto sopra una montagna di debito che non ha precedenti nella storia: debiti che, in via di principio,  limitano e riducono la capacità di spesa e di investimento dei privati e degli stati.
In un contesto in cui maturano preoccupazioni per la crescita globale, ecco che i mercati tendono a posizionarsi su livelli di prezzo via via inferiori, tali da incorporare gli effetti del rallentamento di importanti economie, come quella cinese ad esempio, ma non solo.

In dettaglio, l tensioni che  si sono verificate sui mercati nel corso delle ultime settimane, sembrano riflettere i timori sulle prospettive  dell’economia cinese e le conseguenti ripercussioni per l’economia mondiale. In particolare gli operatori hanno riconsiderato le prospettive di crescita dell’economia cinese e  anche la capacità delle autorità cinesi di far fronte in modo efficacie alle fide che l’economia cinese si trova ad affrontare, modificando radicalmente il modello di sviluppo, passando da un’economia particolarmente vocata alle esportazioni e  agli investimenti infrastrutturali -motori di crescita degli ultimi decenni- a un’economia dove i consumi e servizi assumano carattere predominante, e diminuire l’indebitamento determinato dagli stimoli fiscali successivi alla grande recessione. Fatto è che l’economia cinese si trova in una fase di graduale rallentamento del tutto fisiologico dopo alcuni decenni di crescita impetuosa.