venerdì 29 maggio 2015

LA BAD BANK CHE VERRA', OVVERO COME REGALARE SOLDI PUBBLICI A BANCHE INCRISI

Ultimamente pare che Visco (il Governatore di Bankitalia) sia afflitto da qualche preoccupazione. Lui conosce benissimo la situazione di molte banche italiane (o, meglio, dovrebbe), e,quindi, un giorno si e l'altro pure, pare sia molto impegnato a dispensare pillole di saggezza e suggerimenti. Quindici giorni fa aveva affermato che "i clienti delle banche devono essere informati sul fatto potrebbero contribuire al salvataggio delle banche in crisi "(lo abbiamo detto QUI). Affermazione forte e assai irrituale, per chi riveste simili posizioni, e che dovrebbe  indurre a qualche riflessione.
L'altro giorno, intervenendo all'Assemblea della Banca d'Italia, ha ribadito:

L'attivazione di una bad bank aiuterebbe la ripartenza del mercato del credito. Il giudizio è del governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, che per questo auspica sia «rapida e costruttiva» la discussione sul tema in corso tra autorità italiane ed europee. Il sistema bancario «è provato dalla lunga recessione», ha sottolineato il Governatore. I crediti a rischio a fine 2014 sono triplicati rispetto al 2008, prima della crisi. Il Governatore ha ricordato i numeri del fenomeno: 200 miliardi di crediti in sofferenza, ai quali vanno aggiunti i 150 miliardi di altri crediti deteriorati per un totale di circa il 18% degli impieghi rispetto al 6% prima della crisi. Un fardello , ha detto il numero uno di palazzo Koch, che crea «un vincolo all'erogazione di nuovi prestiti». Per questo Visco torna a ribadire la necessità di un mercato secondario dei crediti deteriorati «anche con il concorso del settore pubblico; stiamo collaborando con il Governo a disegnarle, nel rispetto della disciplina degli aiuti di Stato. È in corso sul tema una discussione con le autorità europee che auspichiamo sia rapida e costruttiva». Fonte: Il Sole 24 Ore

mercoledì 27 maggio 2015

PERCHE', NEL SECONDO TRIMESTRE, E' DIFFICILE IMMAGINARE UN RIMBALZO DELL'ECONOMIA USA?

A proposito del rallentamento dell'economia Usa, vi segnalo l'analisi di Philippe Waechter, capo economista di Natixis AM.
Nel suo ultimo intervento  sul proprio blog intitolato USA – The Rebound that will not come. l'economista invita a non illudersi: il Pil degli Usa non reagirà con forza nel secondo trimestre del 2015. Una dinamica che metterà pressione alla volontà della Fed di alzare i tassi.
Nella sua analisi Waechter parte dall'oservazione che come l'anno scorsoanche quest'anno la crescita degli Stati Uniti nel primo trimestre è risultata debole. La prima stima è stata un marginale +0,2% su base annuale. La questione ora è capire se è possibile un rimbalzo nel secondo trimestre.
Molti osservatori hanno calcolato che di solito, almeno nel recente passato, il primo trimestre registra numeri di bassa crescita ma che poi il secondo trimestre mostra un rapido rimbalzo che rimette in carreggiata il trend rialzista del Pil degl Usa. Lo scorso anno si è verificata una situazione simile: il primo trimestre del 2014 era stato fortemente condizionato  in negativo dal maltempo ma poi erano seguiti due trimestri forti.
Questa volta? Gli ultimi dati pubblicati sono stati le vendite al dettaglio e la produzione industriale di aprile. La tentazione è quella di paragonare la situazione attuale con quanto è avvenuto l’anno scorso.
Il grafico è molto esplicativo della differente dinamica in corso tra i due stessi periodi del 2014 e del 2015:














lunedì 25 maggio 2015

IL PD VUOLE UNA TASSA PER SALVARE LA GRECIA

Non solo l'Italia si è fatta carico di 40 miliardi di euro di debito della Grecia (che non verranno mai restituiti)  per salvare le banche francesi e tedesche, ma ora il partito di governo vuole anche una tassa per Grecia. Mentre voi fate la colletta per comprare la carta igienica per la scuola dei vostri figli.

Signore e Signori, parole e musica di Giampaolo Galli, deputato del PD.






QUANDO I BANCHIERI CENTRALI DICONO LA VERITA'

Due settimane fa è stato  Visco ad affermare che saranno i clienti a dover pagare i salvataggi delle banche e che, pertanto, devono essere informati dalle banche stesse. Ma, da queste parti, si ha il vago sospetto che le banche non siano siano così sollecite nell'informare la propria clientela, e allora provvedo io.

Ad esempio, durante la scorsa settimana, Banca Marche non ha rimborsato un prestito di 1.8 miliardi di euro al Credito Fondiario. Certo, l'operazione è stata fatta passare come una normale operazione di finanza straordinaria, che di normale ha assai poco o nulla. Anche perché non sarebbe potuto essere altrimenti. Ma, in realtà, la vicenda nasconde qualcosa di assai più complesso e pericoloso (per i risparmiatori). Tant'è che, a seguito dell'annuncio del mancato rimborso del prestito, il prezzo di alcuni titoli obbligazionari emessi  daBanca Marche   è letteralmente precipitato.

sabato 23 maggio 2015

DRAGHI SMENTISCE SE STESSO E CONFERMA CHE L'EURO È REVERSIBILE

Come sapete, in questi pixel, abbiamo  avuto sempre un atteggiamento critico nei confronti di Draghi quando afferma che l'euro è irreversibile. Il concetto lo abbiamo già espresso in diversi contributi. Lo ripetiamo, telegraficamente: quale banchiere centrale si sognerebbe mai dire che la moneta che egli rappresenta è irreversibile? Ce la vedete la Yellen affermare che il dollaro è irreversibile? Io no.E penso   nemmeno voi.

Ma, a quanto pare, sembra che Draghi abbia cambiato opinione, confermando ciò che si sapeva già.
Ora la domanda è questa: se l'Europa, in 5 anni, non è riuscita a salvare un paese come la Grecia (che, nel contesto europe,  conta assi poco) come si può pensare che, in tempi solleciti, riesca a riformarsi e salvare l'euro da se stesso?  

Oggi il governatore della Bce Mario Draghi, intervenendo in un convegno a Sintra in Portogallo, ha lanciato un monito: le divergenze strutturali tra i paesi dell'Eurozona possono diventare esplosive e mettere a rischio persino il futuro della moneta unica. «In una unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra paesi, perché queste tendono a diventare esplosive», ha detto Draghi a una platea di accademici e banchieri centrali. «Possono arrivare a minacciare l'esistenza dell'unione l'unione monetaria stessa».

Spetta comunque ai singoli Stati, sottolinea ancora Draghi, stabilire come muoversi in questi frangenti: i banchieri centrali «non vogliono essere invadenti e non vogliono dire ai governi cosa devono fare». Draghi ha comunque aggiunto che ora è il momento migliore per fare le riforme strutturali. Sulla istituzione di cui è governatore, Draghi ha anche detto che la crisi ha cambiato la Bce per sempre, precisando però che il mandato dei banchieri centrali è rimasto lo stesso mentre sono gli strumenti ad essere cambiati.


Nell'attesa.... Potete leggere questo e attivarvi

I PAESI RISULTATI INSOLVENTI VERSO IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Presto  anche la Grecia? Lo scopriremo a breve.


mercoledì 20 maggio 2015

FITCH TAGLIA IL RATING DELLE BANCHE ITALIANE: MPS E' SPAZZATURA

Poi ci sono gli italiani che si ostinano a ritenere che le disgrazie capitino sempre agli altri e mai a loro. Fino a quando non accade il fattaccio.

QUI ho spiegato le ragioni per le quali non esiste una garanzia assoluta che tuteli i depositi, ancorché inferiori a 100 mila euro. QUI, invece, ho spiegato le ragioni per le quali non tutte le banche sono uguali, precisando che  scegliere una banca solida è un fattore di fondamentale importanza.

E questo è solo uno dei 5 rischi capitali (che ne frattempo sono diventati SEI) che potrebbero colpire i risparmi. 

da Wall Street Italia
MILANO (WSI) - Quattro banche popolari sono state declassate da Fitch. Tra queste MPS, il cui giudizio diventa spazzatura (junk). 
I nuovi criteri di valutazione hanno penalizzato anche Banca Carige (da BB a B), Pop Emilia (downgrade da BB+ a BB) e Banco Popolare (da BBB a BB). 
I titoli Mps e Banco Popolare diventano così speculativi, mentre Bper e Carige erano già classificati come "junk".

DIVERSAMENTE FALLITI

Ipotizziamo che il governo italiano, alla scadenza di un titolo di stato, non rimborsi o rimborsi parzialmente il creditore: che so? diciamo che restituisca 2 miliardi di euro su 18 di debito complessivo. Una pratica di questo genere viene definita default e porta a delle conseguenze assai gravi: perdita della possibilità di accedere ai mercati, aumento dello spread, esplosione del costo del debito e via discorrendo. Benché gravi, sono conseguenze che rilevano assai poco ai fini del ragionamento che stiamo svolgendo.

Ora prendete lo stesso debito (18 miliardi) e collocatelo all'interno dei cittadini italiani. Poco importa che essi siano contribuenti, risparmiatori,  imprenditori o pensionati: rientrano sempre nella definizione di "sudditi". Quindi, facciamo che il debito dello stato sia un credito dei suoi "sudditi". Ad un certo punto della storia, arriva la Corte Costituzionale e dice che lo stato, avendo posto in essere delle  pratiche in violazione dei disposti costituzionali e, quindi, lesiva dei diritti dei suoi cittadini, deve rifondere i suoi sudditi di qualcosa precedentemente e illegittimamente negato. Lo Stato, in virtù del suo potere coercitivo che, in questo caso, si sostanzia nella facoltà (anche se illegittima) di imporre la sua autorità comprimendo diritti altrui, o, più in generale, in quello trattenere ricchezza altrui nelle forme e con metodi più fantasiosi possibili (tasse, espropriazioni, imposte patrimoniali di ogni genere ecc ecc), decida di pagare solo 2 miliardi di euro sui 18 dovuti, in quanto privo della possibilità di rifondere completamente il maltolto

martedì 19 maggio 2015

QUANDO AUMENTERANNO I TASSI?

Quello che segue è un grafico, tratto da Bloomberg, che esprime, in termini di mesi,  le aspettative di rialzo dei tassi in USA, UK e in Eurozona.

Negli Usa il primo rialzo è atteso tra 7,93 mesi, cioè a gennaio 2016; in Uk tra 11.78 mesi (maggio 2016) e in Eurozona tra 30.58 mesi, ossia a fine 2017. Il grafico è stato elaborato ieri e, considerato il dato di stamane sull'inflazione in UK, è verosimile ritenere che le attese per il primo  aumento dei tassi in UK tenderanno a dilatarsi. 

Da osservare il repentino accorciamento delle attese  in Eurozona che, fino a pochi giorni fa, erano  quasi di 5 anni. Complice il miglioramento delle quadro economico in Eurozona, unitamente al miglioramento delle aspettative sull'inflazione (attesa vicino al target della Bce in tempi più rapidi rispetto a quelli previsti), i tempi  attesi per il primo aumento dei tassi sono precipitati in pochi giorni. 


LA MAPPA DELLA GUERRA VALUTARIA GLOBALE

In giro per il mondo ci sono almeno due dozzine di banche centrali che stanno facendo manovre espansive agendo sui tassi,  sulle valute e alcune di queste hanno messo in campo operazioni di quantitative easing.
Non mi pare che qualcosa del genere abbia dei precedenti storici. La metà della popolazione mondiale vive in economie nelle quali le rispettive banche centrali sono in piena espansione monetaria.
Di recente ne abbiamo parlato QUI ,e questa è la mappa della guerra valutaria globale.


venerdì 15 maggio 2015

DEBITO PUBBLICO FUORI CONTROLLO

Come sapete, l'altro giorno l'Istat ha diffuso il dato provvisorio del Pil del primo trimestre 2015, risultato in aumento dello 0.3% rispetto al trimestre precedente, e invariato rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. Come detto, si tratta di una variazione indotta da fattori esterni che sfuggono del tutto dall'azione del Governo (grazie a Dio, aggiungo io). Del tema abbiamo scritto QUI e se ne suggerisce la lettura.

Ieri, la Banca d'Italia ha diffuso il dato sul debito pubblico italiano nel mese di marzo, salito a 2184 miliardi di euro, in aumento di  15 miliardi di euro rispetto al mese precedente. Ma, come potete immaginare, questa notizia, contrariamente al dato sul Pil, non ha goduto di particolare risalto.

Ora, siccome penso che un'immagine valga più di mille parole, ho pensato di aggiornare con dati più recenti  un grafico che avevo pubblicato in precedenza.


Il grafico rappresenta  la variazione del prodotto interno lordo nominale e del debito pubblico dal 2007 (anno precedente all'inizio della crisi) al 2014. Per quanto riguarda il debito pubblico è stata aggiunta anche la variazione del 2015, pari a 49 miliardi di euro (parte rossa).

giovedì 14 maggio 2015

MA DI QUALE RIPRESA STANNO PARLANDO?

" Finalmente riuscimmo a rivedere le stelle". Apre in questo modo un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore che celebra il dato sul PIL del primo trimestre. 
A proposito del dato  provvisorio  comunicato ieri dall'Istat, si leggono deliri di ogni genere.
Uno dei tanti è quello che segue, e proviene direttamente dal guru economico di Renzi:

Assai rassicurante, se si considera che quanto affermato proviene dal consigliere economico di Renzi, non credete?


Certo, a prima vista, il dato potrebbe apparire confortante. Tuttavia risulta molto meno  confortante  se si considerano i fattori che hanno contribuito a determinarlo, ammesso che non venga rivisto  al ribasso (o anche al rialzo). Ma questo lo sapremo solo tra qualche settimana, quando potremo conoscere anche i dati disaggregati, e verificare quali componenti abbiano inciso alla sua determinazione,  escludendo (forse) che si sia trattato di un aumento delle scorte.
Vanno dette alcune cose:

martedì 12 maggio 2015

IL DISASTRO ITALIANO IN VENTI GRAFICI (Edizione maggio 2015)

Dal sito  del CIPE,  vi riporto questa serie impressionante di grafici, basati sulle cifre di lungo periodo, utili come strumento di lettura delle trasformazioni economiche che il Paese sta affrontando.
La presentazione dei grafici sui principali indicatori economici dell’economia italiana dal 2000 ad oggi, confrontati con l’andamento medio europeo, permette di cogliere l’evoluzione nel tempo della situazione economica italiana, assai precaria, solo per usare un eufemismo.
Questi dati vengono associati alle previsioni (sempre errate) e agli obiettivi quantitativi del Governo, in particolare per quanto riguarda la crescita economica, l’indebitamento netto e il debito pubblico, individuati nel Documento di economia e finanza (DEF).

PRODOTTO INTERNO LORDO
Tasso di crescita del PIL reale
Il tasso di crescita italiano ha toccato il 3,7% nel 2000, subendo successivamente un calo del tasso di crescita più pronunciato rispetto a quello della media dell’UE27, pur rimanendo positivo fino al 2007. Si sono poi verificate due fasi durante le quali il PIL è diminuito in valore assoluto, nel 2008-2009 e nel 2012-14. Il DEF di aprile 2015 prevede un ritorno su di un sentiero di crescita nel 2015-19, toccando un massimo di +1,5% nel 2017.Elaborazione DIPE su dati Eurostat, Istat e sui dati programmatici del DEF di aprile 2015. Il dato è riferito al tasso di crescita del Prodotto interno lordo (PIL) dell’Italia e a quello medio dell’Unione europea a 27 membri. I dati sul PIL italiano per il 2000-2014 sono aggiornati in base alla revisione effettuata dall’Istat a settembre 2014 in attuazione del nuovo sistema europeo di conti nazionali SEC 2010. Per il 2014-2019 sono indicate le previsioni del Governo italiano contenute nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza

domenica 10 maggio 2015

COSA NE SARA' DELL'ITALIA?

Mi ha scritto un lettore del blog chiedendomi a proposito delle previsioni di crescita dell'Italia. In particolare, il lettore gradisce conoscere quando il Pil dell'Italia potrà tornare ai livelli precedenti all'inizio della crisi.
E' una domanda alla quale, ovviamente, non posso  rispondere. Però, può  soccorrerci il Fondo Monetario Internazionale.
Infatti, facendo un disegnino con i dati presi  dall'ultimo World Economic Outlook del Fmi pubblicato lo scorso aprile,  ne esce questo.

Per avere qualche termine di paragone in più, ho voluto inserire anche la Spagna. Quindi, fatto 100 il PIL di Spagna e Italia nell'anno precedente l'inizio della crisi (2008), la linea rossa rappresenta il PIL della Spagna, mentre la linea blu quello dell'Italia. La linea continua esprime la dinamica del PIL dal 2007 al 2014 (cioè ciò che effettivamente è avvenuto); mentre la parte tratteggiata esprime le previsioni di crescita elaborate dal FMI fino al 2020.
Si osserva che la Spagna è già in forte recupero (non sto qui a dire il perché e per come, ma è evidente che incidano livelli di deficit superiori a quelli dell'Italia) e, secondo le stime del FMI, nel 2016 il PIL avrà raggiunto i livelli precedenti la crisi, dopo 8 anni.

Per l'Italia, invece, le cose vanno molto ma molto peggio. Il Fondo Monetario Internazionale  dice che l'Italia, nel 2020, ossia dopo 12 anni dall'inizio della crisi, avrà fatto poco più della metà del tragitto necessario per recuperare i livelli precedenti alla crisi. Ammesso che le previsioni del Fmi siano corrette (e non lo sono, perché il fondo pecca sempre di troppo ottimismo) tutto dovrà filare liscio come l'olio, cioè l'Italia dovrà evitare (come la peste bubbonica) le eventuali prossime crisi che dovessero presentarsi. Praticamente impossibile. Un periodo di recupero così dilatato  non ha alcun precedente per l'Italia, nemmeno a seguito dei due conflitti del secolo passato. (l'ho spiegato QUI)

sabato 9 maggio 2015

GRAFICO DEL GIORNO: I SUCCESSI DELL'ITALIA

E' un grafico che esprime il tasso di crescita del Pil, nel 2014, nei vari paesi considerati.
Peggio dell'Italia, solo Cipro, Serbia e Croazia.


Mercoledì prossimo uscirà il dato sul Pil del primo trimestre. State a vedere che ripresona, nonostante la congiunzione astrale favorevole (petrolio,euro e tassi) verificatasi nei primi tre mesi dell'anno, che tuttavia si sta deteriorando.
Semmai ce ne fosse ancora bisogno, servirà per demolire gli ultimi dubbi sul destino italico.
Dubbio che io non ho.



giovedì 7 maggio 2015

GRAFICO DEL GIORNO: QUANDO LA REALTA' SUPERA LA FANTASIA

Una bellissima illustrazione grafica che aiuta a comprendere, almeno parzialmente,  cosa sta avvenendo sui mercati. Ne abbiamo parlato ieri  QUI. Aiuta anche a capire perché la realtà supera sempre la fantasia....



In realtà il sell-off sul mercato obbligazionario è qualcosa che avevamo preannunciato, in tempi non sospetti, e in questi giorni sta avvenendo esattamente questo.
Quello che segue è, appunto, un estratto di ciò che avevamo già scritto il 26 febbraio scorso.

VADO PAZZO PER I PIANI BEN RIUSCITI

SEGUI  VINCITORI E VINTI SU FACEBOOK E SU TWITTER
Come sapete esistono tre fattori esterni (petrolio, euro debole e tassi) che dovrebbero favorire la crescita dell'Italia. Una sorta di congiunzione astrale favorevole verso la quale si ripongono le speranze per stimolare la crescita italiana e portarla allo zero virgola qualcosa. Una ripresona, insomma.
Tant'è che anche la Commissione Europea -che l'altro giorno ha diffuso le previsioni di primavera- attribuisce un ruolo fondamentale a queste condizioni esterne favorevoli, affinché l'italia possa giungere ad una crescita del PIL di appena lo 0.6% nel 2015.

Il governo italiano che, per il 2015, prevede una crescita del Pil dello 0.7%, nel Def pubblicato lo scorso 10 aprile afferma che il contributo apportato da questi tre fattori incide per lo 0.6% (su una crescita complessiva dello 0.7%, capite?!?!).


Solo che c'è un piccolo problema, che tanto piccolo non è. Questi tre fattori, nelle ultime settimane, si sono indeboliti significativamente e non è affatto detto che si mantengano così favorevoli anche in futuro.

Vediamoli in dettaglio:

mercoledì 6 maggio 2015

INTERVISTA RADIO: DAL POSSIBILE AUMENTO IVA, ALL'IMPOSTA PATRIMONIALE

Di seguito, vi segnalo una mia intervista di oggi  a Radio Cusano Campus. Si parla della voragine che rischia di abbattersi sui conti pubblici per effetto della recente sentenza della Corte Costituzionale. Si prosegue parlando della situazione dell'economia italiana alla luce delle recenti previsioni della Commissione Europea, e si conclude parlando di risparmi e imposte patrimoniali.


COSA STA ACCADENDO SUI MERCATI

Come sapete ieri è stata una giornataccia sui mercati, con gli indici azionari in caduta e prezzi dei titoli di stato anch'essi in discesa.


Le obbligazioni aumentano di rendimento, i prezzi scendono. Perché? Quali sono le cause?
Principalmente, sono due le ragioni:
L'inflazione. Gli ultimi dati usciti nell'eurozona mostrano un quadro in miglioramento in molti paesi, con spinte disinflazionistiche attenuate (anche per via dell'aumento del prezzo del petrolio, della politica monetaria accomodante da parte della BCE e di  una maggiore attività economica). Quindi, partendo da rendimenti estremamente bassi che, in molti casi, non riflettono i fondamentali delle rispettive economie,  accade che i mercati tendano a prezzare livelli di inflazione più alti per i prossimi mesi o trimestri. Livelli di inflazione più alti, nel mercato obbligazionario, si traducono in rendimenti più alti. Ecco spiegato, almeno in parte, la risalita dei rendimenti e quindi la caduta dei prezzi dei titoli. Quanto affermato trova conferma sia nelle previsioni della Commissione Europea, ma anche nella dinamica dell'inflation swap, che incorpora aspettative  di livelli di inflazione più alti rispetto a qualche settimana fa.

martedì 5 maggio 2015

LA UE RITIENE SCONTATO IL PROSSIMO AUMENTO IVA

Sono uscite le previsioni di crescita elaborate dalla Commissione Europea. Per il 2015, l'italia viene accreditata con una crescita del Pil pari allo 0.6%, grazie al contributo apportato dai fattori esterni. Per il 2016, la commissione prevede un'accelerazione della crescita a 1.4%.
Salvo molti punti interrogativi, aggiungo io. Perché, ad esempio, le condizioni esterne favorevoli (prezzo del petrolio, euro debole, bassi tassi di interesse e congiuntura globale) non è affatto detto che rimangano tali.

Come che sia, al di là delle previsioni di crescita che potete trovare in forma integrale QUI e QUI, giova soffermarsi sulla dinamica dell'inflazione che, secondo la commissione, raggiungerà l'1.8% nel 2016.
La commissione scrive che all'aumento dell'inflazione - attesa all'1.8% nel 2016 - contribuirà anche l'aumento dell'IVA previsto nella legge di bilancio per salvaguardare il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica. 

lunedì 4 maggio 2015

IL DISASTRO ITALIANO RACCONTATO DAL PD (che è il maggiore responsabile)

Signore e Signori, parole e musica dell'Onorevole Alfredo D'Attorre, che è un esponente di spicco del PD, che  a sua volta è il partito maggiore responsabile del disastro italiano.


E' un video, segnalato originariamente dagli amici di Scenari Economici (che ringrazio), che merita di essere visionato e diffuso quanto più possibile, perché contiene delle grandi verità che riguardano la situazione economica italiana e quanto accaduto in questi anni di crisi. Tutte cose che chi ha avuto la pazienza di seguire questi pixel conosce già.



Riassumendo, molto brevemente, quanto detto da D'Attorre, che va apprezzato per  l'onestà intellettuale con la quale parla di questi temi; onestà assai latente da quelle parti.

- Il tesoretto da 1.6 miliardi del quale si era parlato nelle scorse settimane è inesistente. Anche per via della recente sentenza della Corte Costituzionale  -che ha dichiarato l'illegittimità di una parte portante  del Salva Italia di Monti (ne abbiamo parlato QUI  e QUI)-, è necessaria una correzione dei conti pubblici per 16  miliardi di euro (che salgono ad oltre 20 in base alle ultime stime).

CONTI PUBBLICI: A RISCHIO 9 MILIARDI DI EURO

Sul tema della sentenza della Corte Costituzionale che, di recente, ha dichiarato illegittimo il blocco della perequazione all'inflazione delle pensioni previsto nel "Salva Italia" del governo Monti, ne avevamo già parlato QUI

Il Sole 24 Ore segnala che per le casse dello stato l'impatto potrebbe arrivare a oltre 9 miliardi di euro. Un macigno che rischia di vanificare ampiamente i benefici prodotti dalla diminuzione dei tassi di interesse e che si aggiunge ai 16 miliardi di euro relativi alle clausole di salvaguardia da disinnescare (se si riesce...) per il 2016. Il tutto in un ambiente di crescita  economica che potrebbe essere assai  inferiore a quanto previsto nel Documento di Economia e Finanza varato qualche settimana fa.

Da Il Sole 24 ore:

sabato 2 maggio 2015

LAVORO: BASTA UN GRAFICO PER SMENTIRE LA PROPAGANDA DEL GOVERNO

Il grafico che vedete in appresso esprime  la dinamica del numero degli occupati da marzo 2014 a marzo 2015.
Poiché ogni giorno, da parte dei soliti venditori di tappeti taroccati che vanno in onda a reti unificate, ci vengono offerti dati fuori dalla realtà, spero che questo post chiarisca che, al momento, il governo Renzi non ha ottenuto nessun risultato sul versante della crescita economica e, in questo caso sul versante dell'occupazione. Nonostante il jobs act, benché si dica il contrario. Perché il jobs act non crea occupazione, ma, al massimo,  tende a modificare il regime contrattuale trasformando i rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

E i dati confermano quanto appena detto:



Si osserva che da quando il governo Renzi è in carica, non solo l'occupazione non è aumentata, ma è addirittura diminuita rispetto a marzo 2014, di ben 70 mila unità. Mentre dal confronto con i dati riferiti a febbraio 2015, la variazione è negativa per 59 mila unità.
Fatto è che gli occupati, a marzo 2015, erano ai livelli minimi di aprile dello scorso anno.

GUEST POST: LA LEZIONE DIMENTICATA D'ARTHUR LAFFER

Guest Post di Matteo Gianola
Solita routine per l’Italia: il debito continua ad aumentare, fino al livello record di qualche giorno fa di quasi 2.170 miliardi d’euro; la pressione fiscale aumenta, fino al record storico del 50,3% del PIL nel Q4 del 2014; la disoccupazione è piuttosto stabile, sulla doppia cifra percentuale del 12,6% a gennaio; il governo, nella figura del presidente del Consiglio, parla e parla ancora di riforme senza intavolare nulla di strutturale; i mercati finanziari continuano a crescere, incuranti dei fondamentali. La grande novità, in questi mesi, è però data dall’avvio del programma di QE da parte della BCE, e dal conseguente indebolimento dell’euro rispetto a USD e CHF, dovuto principalmente alle aspettative su un rialzo dei tassi da parte della Fed e all’eliminazione del peg sulla valuta svizzera. Le conseguenze più visibili si possono individuare nei dati della bilancia commerciale del Paese, che a febbraio ha registrato un dato positivo per 3,5 miliardi d’euro, di cui 2,7 miliardi di progressione solo nelle quattro settimane precedenti; al netto dei costi d’approvvigionamento energetico, la bilancia commerciale segna un avanzo d’oltre 6 miliardi d’euro, cosa che ha fatto esprimere, da parte di più di un commentatore, un moto di soddisfazione, come se il Paese fosse uscito dalla depressione in cui è caduto fin dal 2011. Lo stato vero della salute, però, si può intuire dall’andamento delle entrate erariali, che dipingono un altro scenario.