giovedì 30 aprile 2015

CONTI PUBBLICI: BOMBA DA 5 MILIARDI DI EURO ALL'ORIZZONTE

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Se ben ricorderete, il "Salva Italia" del governo Monti (che ha distrutto anziché salvare) conteneva una norma che stabiliva il blocco delle rivalutazioni di quei trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo INPS, in "considerazione della contingente situazione finanziaria del paese". In pratica, per via di quella norma, i titolari di trattamenti pensionistici superiori a 1443 euro lordi (tre volte il minimo), dal 2012 sono stati costretti a rinunciare all'adeguamento delle loro pensioni al costo della vita.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 70/2015 depositata oggi, ha bocciato l'l'art. 24 del decreto legge 201/2011 in materia di perequazione delle pensioni, dichiarandolo incostituzionale. L'impatto sui conti pubblici, stimato dall'Avvocatura dello Stato quando si tenne l'udienza pubblica, sarebbe di circa 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 miliardi per il 2013, per un totale di quasi 5 miliardi.

mercoledì 29 aprile 2015

GRAFICO DEL GIORNO: CONFRONTO AUMENTO PRESSIONE FISCALE E DECLINO DEL PIL

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Il grafico che segue fornisce un raffronto tra il  declino del Pil  e l'aumento della pressione fiscale, dal 1980 al 2014.
L'andamento del Pil  (banda azzurra, scala sinistra) è ottenuto come media mobile a 10 punti, su  dati forniti dall'Ocse; mentre i dati sulla pressione fiscale (linea rossa, scala destra) sono stati presi dal database della Banca d'Italia.
Un'ultima notazione: nel 1980 la pressione fiscale era al 30% del pil; oggi è vicina al 45%.


martedì 28 aprile 2015

COME SCEGLIERE UNA BANCA (DAVVERO) SICURA

ISCRIVITI AL CONVEGNO: COME INVESTIRE NELL'EPOCA DEI TASSI A ZERO E DEI SALVATAGGI BANCARI A CARICO DEI RISPARMIATORI.
Mi è capitato di vedere il video che segue, nel quale, Patuelli, il presidente dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana), afferma che occorre osservare  grande diligenza nella scelta della banca.
E se lo dice lui........almeno questa volta, non mi sento di dargli torto.


Fino ad un certo punto della storia, da questa parte del mondo (ma anche altrove, a dire il vero) si è vissuti nell'illusione che tutte le banche fossero uguali in termini di solidità e solvibilità. La crisi finanziaria  del 2007 e quella successiva scoppiata in Eurozona nel 2011 (con la recessione che ne è conseguita) hanno abbattuto completamente questa visione del tutto errata.

giovedì 23 aprile 2015

GRAFICO DEL GIORNO: IL DEBITO PUBBLICO DEI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA

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E' il livello dell'indebitamento pubblico in rapporto al PIL di ciascun paese appartenente all'Unione Europea. I dati si riferiscono al 31 dicembre 2014.


Il grafico successivo, invece, mostra l'incremento del rapporto debito/pil di ciascun paese dell'Unione Europea dal 2007 (anno precedente l'inizio della crisi) al 2014.

mercoledì 22 aprile 2015

VISCO: "I CLIENTI PAGHERANNO I SALVATAGGI BANCARI, VANNO INFORMATI"

Lo avevo appena scritto in questo articolo ( e in molti altri, a dire il vero), cercando di spiegare i motivi per i quali anche i depositanti sotto i 100 mila euro non possono ritenersi immuni da rischi. Leggetelo e fatelo girare, ne vale la pena: QUANTO SONO PROTETTI I DEPOSITI BANCARI?

E se lo dice pure lui....



Qui l'articolo completo su Repubblica

QUANTO SONO PROTETTI I DEPOSITI BANCARI ?(AGGIORNAMENTO)

Come è noto, in Italia, l'organismo deputato a garantire la tutela del depositi è il Fondo Interbancario di tutela dei depositi.
Al FITD, per obbligo di legge, aderiscono tutte le banche residenti in italia, eccezion fatta per le banche di credito cooperativo che, a loro volta, aderiscono al Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo.
Senza addentrarci troppo sulle modalità e sulle forme di garanzia prestate dal Fondo (che potete trovare QUI ), quel che preme segnalare è l'assoluta inadeguatezza del fondo, rispetto ai fondi classificati come "Rimborsabili",cioè rispetto ai volumi dei depositi bancari rimborsabili.
Per comprendere di cosa stiamo parlando, osserviamo la  tabella di seguito riportata,  tratta dalla Relazione Annuale del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, riferita all'anno 2014, pubblicata qualche settimana fa.


RISCHIO GREXIT: LE PERLE DI SAGGEZZA DEL MINISTRO PADOAN. (A FUTURA MEMORIA)

Dopo la speranza espressa dal titolare del ministero dell'economia a proposito del debito pubblico  che, secondo il ministro, sarebbe destinato a scendere (ipotesi assai discutibile  e della quale abbiamo parlato qui), vale la pena segnalare un'altra perla di saggezza detta dal Ministro Padoan, che afferma:
"I rischi per l'Italia non crescerebbero con una Grexit [...] L'Italia ha significativamente rafforzato la propria posizione ed è aumentata la fiducia soprattutto da parte del mercato. I fondamentali dell'Italia si sono rafforzati e la cosa l'ha riconosciuta anche la Commissione europea". (Fonte: Milano Finanza)
Tralasciamo la seconda parte delle affermazioni di Padoan che, pur commentandosi da sole, abbiamo ritenuto di dover spendere qualche parola anche noi (lo abbiamo fatto  QUI, ma anche altrove), e concentriamoci sulla prima parte, e cioè sul fatto che, secondo il ministro: "I rischi per l'Italia non crescerebbero con una Grexit". Tesi, neanche a dirlo,  assai discutibile, per non dire inverosimile.
Intanto, andrebbe ricordato che secondo i conteggi effettuati da Barclays qualche settimana fa, l'Italia, in caso di uscita della Grecia, rischierebbe di subire una perdita di ben 61 miliardi di euro, che rappresentano quasi il 4% del PIl. Niente male per un paese con le pezze al culo; e questo, già di per se, sarebbe sufficiente a superare l'infallibile ottimismo del ministro dell'Economia.

Scondo Barclays la perdita per l'Italia sarebbe così determinata:

- 10 miliardi di prestiti bilaterali;
- 27,2 miliardi nel fondo “salvastati”; 
- 4,8 miliardi derivanti dalla partecipazione al Securities markets programme del 2012;

- 19,2 miliardi derivanti dal Target 2 (il sistema di compensazione dei pagamenti fra banche nazionali, anch’esso realizzato pro quota;

lunedì 20 aprile 2015

GRECIA, GOVERNO REQUISISCE I SOLDI DEI FONDI PENSIONE ED ENTI LOCALI

Stanno raschiando il fondo del barile e, in mancanza di un improbabile accordo con la UE,  la prossima mossa sarà quella del controllo dei capitali, e quindi il default o l'uscita dall'euro.

PERCHE' SALVARE LA GRECIA NON E' PIU' SUFFICIENTE?


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Vi segnalo il seguente articolo di Alessandro Plateroti pubblicato su Il Sole 24 Ore.
L'autore propone una considerazione assai logica e cioè: "se Bruxelles non è in grado di salvare la più piccola delle economie europee, figuriamoci che cosa accadrebbe con l’Italia o con Madrid".
In effetti non si può non condividere questa interpretazione. Quindi, Bruxelles, prima di chiedere riforme strutturali ai paesi colpiti dalla crisi, magari dovrebbe riformare se stessa.
E' possibile che ciò avvenga e che avvenga in tempi ragionevolmente brevi imposti dalla gravità della situazione? No, per il semplice motivo che  ciò presupporrebbe dei costi politicamente ed economicamente insostenibili, ammesso che ve ne sia la volontà....


(FATEVI UNA RISATA) PADOAN: "NON E' VERO CHE IL DEBITO PUBBLICO CONTINUA A CRESCERE.

In questi giorni non ho troppo tempo da perdere per parlare del nulla. Però, a proposito di debito pubblico, vale la pena segnalare quanto affermato dal Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan:
Non è vero che il debito continua a crescere. Quest'anno si stabilizza e poi continua a scendere (La Repubblica, 18 aprile 2015).
C'è poco da replicare a quanto affermato dal Ministro, e, magari, tempo permettendo, lo farò nei prossimi giorni con qualcosa di più articolato e dettagliato.
Per il momento possiamo ricordare che la speranza del Ministro dell'Economia è la stessa espressa da tutti i governi precedenti, a partire dal governo Monti.
Peccato, però, che le cose siano andate dannatamente in senso opposto e, allo stato attuale, non c'è ragione per ritenere che le tendenze di declino dell'italia possano essere invertite.
Il grafico che segue lo conoscete già e rappresenta gli errori nella stima del rapporto debito Pil da parte dei vari governi. 

venerdì 17 aprile 2015

SE LO RACCONTI NON TI CREDONO

Visto che si fa un gran parlare della riforma della  legge elettorale e, più in generale, di quella costituzionale, quello che segue è un simpatico post (pieno di verità) utile per spezzare la monotonia dei temi economici.
Buona lettura.

Essendo incostituzionale la legge elettorale (IL PORCELLUM) che ha consentito di eleggere questo parlamento (e anche i precedenti, a dire il vero), sarebbero illegittimi anche tutti gli effetti prodotti in virtù di una norma incostituzionale. Quindi, già da una decina d'anni, i parlamentari eletti con questa legge avrebbero occupato una posizione in maniera illegittima, poiché in contrasto con lo spirito costituzionale e quindi con quanto affermato dalla Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale. La quale Corte Costituzionale, essendo stata nominata da istituzioni a loro volta nominate per via di una legge illegittima, sarebbe anch'essa incostituzionale.

giovedì 16 aprile 2015

13 MAGGIO 2015, UNA DATA IMPORTANTISSIMA

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13 maggio 2015: segnatevi questa data.
E' il giorno in cui l'Istat renderà noto il dato preliminare della crescita del Pil nel primo trimestre 2015. Perché è cosi importante questa data?
E' importante perché il dato potrebbe segnare la fine della recessione in italia, dopo 20 trimestri di crescita negativa negli ultimi 28 (7 anni).

Ma attenzione: le condizioni esterne di estremo favore, ossia il petrolio a prezzi bassi, la svalutazione dell'euro e i tassi prossimi allo zero, pur essendosi manifestate nel corso del secondo semestre del 2014, si sono  irrobustite significativamente proprio nei primi mesi del 2015, principalmente per via  del Qe da parte della Bce. Quindi, al netto dell'effetto trascinamento del Pil negativo dell'ultimo quarto del 2014, nei primi tre mesi dell'anno in corso l'Italia dovrebbe aver goduto completamente  delle condizioni favorevoli di cui abbiamo detto, che comunque non dureranno in eterno.

Se la crescita italiana del primo trimestre dovesse rilevarsi estremamente debole o, peggio, addirittura negativa nonostante fattori di estremo favore, allora ciò equivarrebbe a scrivere una sentenza che è già stata quasi integralmente scritta, ossia che l'Italia è persa. E da questo punto di vista, i segnali che stanno giungendo non sembrano particolarmente incoraggianti. E' per questo motivo che la prossima rilevazione del Pil da parte dell'Istat assume un'importanza maggiore rispetto a quelle precedenti.

Per dirla in altre parole, la domanda da porsi dovrebbe essere la seguente: Se l'Italia non riesce a crescere godendo di condizioni esterne estremamente favorevoli, tenendo conto che queste non saranno eterne, come potrà risollevarsi dal precipizio nel quale è finita?

GRAFICO DEL GIORNO: CONFRONTO CRESCITA PIL USA, UE18 E ITALIA

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Quello che segue è un grafico che esprime la crescita Usa, UE18 e Italia dal 1998 al 2014, ponendo come base 100 l'anno 1998.
E' utile per anticipare un post che, tempo permettendo, pubblicherò domani.
Si osserva l'abisso nel quale è precipitata l'Italia: non solo a seguito della recessione del 2009 e di quella iniziata nel 2011, ma anche per via del fatto che, almeno dal 1999, l'Italia è cresciuta molto meno  dell'Eurozona nel suo complesso che, a sua volta, è cresciuta molto meno degli USA.
Lasciamo perdere l'Italia, per la quale è assai difficile immaginare un lieto fine.
Nello stato in cui si trova l'Eurozona, con gli Stati Uniti e la Cina  in rallentamento, come può quest'area assumere un ruolo trainate della crescita globale, sapendo che i livelli di espansione conseguiti dalla nascita della moneta unica sono stati assai inferiori a quelli di altre economie del mondo? E' una domanda alla quale cercherò di rispondere nel prossimo post.  

mercoledì 15 aprile 2015

MPS, ARRIVA L'ENNESIMO AIUTO DI STATO?

Mi scuso per la qualità dello scritto, ma è stato battuto dal cellulare...
Monte dei Paschi, nella notte, ha ceduto il 10,3% di Anima (soc. di gestione del risparmio) a Poste Italiane, incassando 215 milioni di euro.
L'operazione consente alla banca senese di migliorare il Cet1 di 20 punti base.
Il fatto che sia stata venduta alle Poste, rende l'operazione  politicamente spendibile, perché, in estrema sintesi, lo stato aiuta la banca senza che ciò appaia un aiuto di stato. A tal proposito ci sarebbe anche da considera la congruità del prezzo pagato da poste Italiane (6,8 euro per azione), tutta da verificare. Certo, è ovvio che cercheranno di far passare l'acquisizione da parte di Poste Italiane come  una normale operazione nell'ambito della politica industriale, ma il sospetto che si sia trattato dell'ennesimo aiuto di stato è forte e rimane.
Ovviamente, quest'ultimo aspetto sulla stampa nazionale non lo leggerete mai.

martedì 14 aprile 2015

GRAFICO DEL GIORNO: LA PERFORMANCE DELL'INDICE S&P 500 (AGGIORNAMENTO)

L'indice S&P 500 il 9 marzo 2009 era a 677 punti. Il 31 marzo scorso, l'indice ha terminato la seduta a 2068 punti, con una performance di circa il 205% rispetto al dato minimo del 2009.
Il grafico è assai interessante, perché mette in relazione la performance dell'indice con altri indicatori, come il P/E, il dividend yield e il rendimento dei treasury Usa nei momenti precedenti le rispettive crisi che si sono avute negli ultimi 18 anni.


giovedì 9 aprile 2015

BANKITALIA: SOFFERENZE BANCARIE A 187 MILIARDI DI EURO. PRESTITI AI PRIVATI ANCORA IN CALO

Bankitalia ha appena pubblicato  il Supplemento al Bollettino dtatistico del mese di aprile e emerge che le sofferenze bancarie, nel mese di febbraio, si sono attestate a 186,78 miliardi di euro, in aumento di quasi 2 mld rispetto al mese di gennaio.

I prestiti delle banche al settore privato hanno registrato, a febbraio, una contrazione su base annua del 2% (-1,8% a gennaio). Mentre i prestiti alle famiglie sono calati dello 0,4% sui dodici mesi (-0,5 nel mese precedente); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti del 3 per cento (-2,7% a gennaio).

Aumentano invece i titoli di stato detenuti dalle banche italiane che salgono a 424 miiardi di euro, in aumento di 8 miliardi rispetto a gennaio.

mercoledì 8 aprile 2015

LA GRANDE SFIDA DEI PAESI EMERGENTI

Cosa hanno in comune la crisi asiatica del 1997, quella messicana del 1994, quella dell'america latina degli anni '80 e quella russa del 1998? Semplice rispondere: Il dollaro forte nei confronti delle rispettive valute.
Ogni volta che scoppia una crisi finanziaria, debitori e creditori affermano di aver imparato la lezione. Cosa evidentemente non vera, perché non solo potrebbe accadere anche oggi, ma potrebbe avvenire su scala molto più grande rispetto al passato. La maggior parte dei delle crisi precedenti si sono sviluppate grazie al fatto che molte economie emergenti finanziavano i loro deficit commerciali e di bilancio grazie all'indebitamento in valuta estera. Da quelle crisi, cinque riforme sono state particolarmente efficaci: i tassi di cambio più flessibili, la creazione di robuste riserve in valuta, una politica fiscale meno pro-ciclica , conti correnti più forti, e meno debiti denominati in dollari o in altre valute estere.

Alla fine delle crisi valutarie in Asia orientale e delle altre crisi della fine degli anni 90, i governi dei mercati emergenti hanno imparato alcune lezioni importanti e molti paesi in via di sviluppo  hanno provveduto ad attuare queste politiche. La loro scelta è stata messa a dura prova durante la crisi finanziaria globale 2008-2009, ma i paesi che hanno adottato tali riforme, mediamente,  sono stati meno influenzati. Gli altri - in particolare i paesi a medio reddito in Europa centrale e periferica del continente - sono stati colpiti più duramente.
In particolare, dopo il 2001 , molti paesi in via di sviluppo hanno superato il loro modello storico di utilizzare i periodi di afflussi di capitale per finanziare grandi disavanzi di bilancio e delle partite correnti. Come risultato della riduzione del debito e di riserve valutarie più robuste, il loro merito di credito è migliorato durante il boom 2003-2007. I paesi emergenti che hanno implementato tali politiche  hanno conquistato  una posizione abbastanza forte per rispondere alla crisi finanziaria del 2009, quando hanno aumentato i deficit di bilancio al fine di mitigare la flessione prodotta dalla crisi finanziaria.
Contrariamente, paesi altri paesi (come il Brasile, a d esempio) non si avvantaggiati della ripresa 2010-2014 per rafforzare i loro bilanci, e ora sono in una posizione assai più difficile. 

Purtroppo, negli ultimi cinque anni, molti mercati emergenti sono tornati ad indebitarsi in valuta estera. Anche se, per la maggior parte dei casi, i governi hanno continuato ad allontanare il debito in dollari, ciò non è avvenuto per il settore privato.
Approfittando dei tassi di interesse estremamente bassi nei paesi avanzati, le banche  e le imprese dei mercati emergenti si sono pesantemente indebitate in dollari come mai in passato. Se il tasso di interesse locale è al 15% annuo e il tasso di interesse dell'indebitamento in dollari è del 2%, ha senso prendere prestiti in dollari fino a quando la valuta nazionale non si deprezzi del 13% rispetto al dollaro.
Un recente documento della Banca dei regolamenti internazionali mostra che dall'inizio della crisi finanziaria globale, i prestiti non bancari al di fuori degli Stati Uniti sono aumentati  da 6.000 miliardi dollari a $ 9 trilioni.
La maggior parte di tale debito è in Asia, con la Cina che da sola vanta  circa un trilione di debiti in dollari. Altri prestiti in dollari includono Brasile (oltre $ 300 miliardi) e India ($ 125 miliardi). I debiti in valuta estera sono altresì aumentati in paesi come la Malesia, Sud Africa e Turchia, oltre che nelle economie  dell'America Latina finanziariamente più aperte.
Considerata la divergenza della  politica monetaria della FED  rispetto alle altre banche centrali, unitamente a una più robusta ripresa economica degli Stati Uniti e ad una minore attività economica nei paesi emergenti (e al crollo dei prezzi delle materie prime che ha colpito i bilanci di talune economie esportatici di materie prime e petroli), un periodo prolungato  di forza del dollaro - e, di conseguenza,  deboli  valute dei mercati emergenti - rischia di creare seri problemi nei paesi emergenti più esposti all'indebitamento in dollari.


La forza del dollaro rispetto alle valute emergenti implica che le aziende indebitate in Usd ora devono dedicare una quota molto maggiore dei propri ricavi all'ammortamento dei loro piani di indebitamento. La situazione si fa ancor più grave per le molte aziende dei mercati emergenti che hanno contratto prestiti in dollari e che hanno entrate in valuta locale. Non è un caso che i tassi di default delle obbligazioni emergenti tendono ad aumentare nei periodi di forza del dollaro.

Autorevoli commentatori sono concordi nell'affermare che la Federal Reserve presto interverrà sulla politica monetaria inasprendo i tassi di interessi (la questione è stata discussa qui). In  molti si chiedono in che modo saranno colpiti i mercati emergenti. Il timore è stato  espresso anche dal direttore del FMI Christine Lagarde che, di recente,  ha ricordato che un ciclo restrittivo da parte della FED potrebbe essere  una ripetizione dei precedenti episodi, quando la politica restrittiva della Fed ha contribuito a  precipitare diversi paesi in via di sviluppo nella crisi finanziaria. 

Non c'è dubbio che i mercati emergenti siano molto sensibili alle condizioni del mercato globale, tra cui non solo variazioni dei tassi di interesse statunitensi a breve termine, ma anche al calo dei prezzi  delle materie prime che rendono più vulnerabili quelle economie che dalle esportazioni di petrolio traggono le maggiori entrate di bilancio.  Nel contesto attuale, la differenza più grande rispetto alle precedenti crisi finanziarie che hanno colpito i paesi emergenti,  è che l'indebitamento in valuta estera (dollari) è stato contratto non dai governi,  ma soprattutto da aziende private. Ed è probabile che, in un contesto di accentuata e prolungata forza del dollaro,  aumenteranno i fallimenti, i licenziamenti e la riduzione dei costi per le singole aziende che hanno aggressive esposizioni debitorie in dollari, precipitando così i pesi più esposti verso periodi di bassa crescita o recessione. La sfida per le autorità dei paesi emergenti è capire fino a che punto le loro imprese sono  esposte e  quindi  vulnerabili ad una fase prolungata di forza del dollaro.

Altro fattore che desta preoccupazione è dato dal fatto che un aumento dei tassi Usa finirebbe per determinare anche un deflusso di capitali dai paesi emergenti, facendo aumentare sensibilmente il rischio sui mercati azionari e sulle obbligazioni.


In un recente report, JP Morgan ha analizzato come i mercati emergenti e il debito sovrano hanno risposto agli ultimi 3 cicli di aumento dei tassi  e al taperig da parte della Fed.
Questo è ciò che ne emerge:


giovedì 2 aprile 2015

BASTANO DUE SEMPLICI NUMERI PER CAPIRE CHE L'ITALIA E' FALLITA

Bastano due semplici numeri per capire che, per l'Italia,  è assai difficile immaginare un lieto fine.
Il grafico che segue rappresenta la variazione del prodotto interno lordo e del debito pubblico dal 2007 (anno precedente all'inizio della crisi) al 2014.

Il Pil nominale, nel 2007, era di 1610 miliardi di euro. Dal 2007 al 2014 è cresciuto di appena 6 miliardi di euro, portandosi a 1616 (considerando anche le attività criminali)

Per contro, il debito pubblico, dal 2007 al 2014 è aumentato di 529 miliardi di euro, passando da 1606 miliardi a 2135 miliardi di fine 2014. Detto in altri termini, il debito pubblico, dal 2007, è aumentato di circa un terzo dello stock di allora.


mercoledì 1 aprile 2015

GUEST POST: ARRIVA LA RIPRESA (PER I FONDELLI): SI SALVI CHI PUO'

Guest post di Matteo Gianola, che ringrazio per aver ripreso i miei grafici

Da The Fielder

Se si facesse attenzione ai media, sembrerebbe che l’Italia sia uscita dalla spirale recessiva e che da quest’anno l’economia abbia ripreso a crescere. Le stime, infatti, sono sicuramente positive, intorno all’1,4% secondo Confcommercio, per attestarsi intorno a un 1,6% l’anno prossimo. Non sono cifre da capogiro, ma sono indicate come un vento nuovo per il Paese. Ma qualcuno si ricorda che cosa dichiarò il centro studi di Confindustria a settembre di due anni fa? Su queste pagine, parlando di «ripresa immaginaria», si scrisse: «L’annuncio della “fine della crisi” non è arrivato da questo o quel politico in cerca di un posto al sole, bensì da Confindustria stessa, la quale annunciava che le aziende stavano uscendo dalla spirale recessiva e che la ripresa stava muovendo i primi passi». Annuncio che, prontamente, fu smentito poco dopo dall’ISTAT, che mostrò i dati sul PIL che segnava una nuova contrazione.

CRISI GRECA: VERSO LA DOPPIA CIRCOLAZIONE DELL'EURO E DELLA DRACMA?

Credo che la vicenda greca, in un verso o nell'altro, nei prossimi giorni dovrà subire necessariamente un'evoluzione.
Qualche giorno fa, la BCE ha vietato alle maggiori banche greche di comprare debito sovrano ellenico: evidentemente per via dei timori di un possibile default di Atene che innescherebbe un processo di fallimenti a catena delle banche più esposte nel debito greco.
Se ricordate, in un precedente post avevo segnalato che la BCE, sulla vicenda greca avrebbe rischiato molto in termini di credibilità, per i motivi che avevo già detto in precedenza e che ripropongo:
La Banca Centrale Europea, già da qualche mese, ha assunto il controllo delle banche  sistemiche europee attraverso il Meccanismo unico di supervisione.Giacché le banche greche hanno in pancia il debito di un paese in bancarotta (per stessa ammissione del ministro delle Finanze del paese in questione) la Bce, nella qualità di supervisore, dovrebbe domandarsi se il sistema bancario greco possa sopravvivere in caso di default del debito della GreciaLa risposta è scontata: non potrà sopravvivere.
A questo punto, a maggior ragione, giacché la Grecia è in dissesto, la BCE dovrebbe impedire che le banche continuino ad acquistare debito di un paese in bancarotta. Se la Bce non agisse in questi termini, l'inerzia finirebbe per screditare l'intera struttura del Meccanismo di supervisione bancaria, minando la credibilità della stessa Banca Centrale. Non mi sembra un fatto di poco conto.