martedì 31 marzo 2015

CIALTRONI SISTEMICI ALLO SBARAGLIO

I dati economici che stanno giungendo sono di una gravità inaudita. Non tanto in termini assoluti che comunque testimoniano una fragilità imperante, ma, soprattutto, se si considera il contesto dai quali emergono. Esistono condizioni esterne davvero irripetibili (euro debole, petrolio, tassi a zero, liquidità in abbondanza), eppure l'italia non riesce ad agganciare qualcosa che possa somigliare a qualche forma di ripresa, ancorché debole. E queste condizioni di favore non saranno eterne...
Di questo passo l'italia risulterà persa molto prima di quanto si possa immaginare.
Lasciate perdere per un attimo l'uscita dall'euro e prendete consapevolezza della realtà: l'Italia non ha una classe politica adeguata per formare un consenso politico sufficientemente ampio per scegliere unilateralmente di abbandonare l'euro, ammesso che questo possa essere sufficiente per risalire il precipizio che sta percorrendo speditamente l'italia, cosa che evidentemente non lo è.  Guardate la Grecia, ad esempio. Sono morti e sepolti, eppure stanno ancora lì a parlare del nulla, come se dovessero scegliere la tonalità del de profundis, pur sapendo che sono morti e che dunque è un fattore quasi irrilevante.

venerdì 27 marzo 2015

VERSO LA BANCAROTTA: SI SCHIANTANO GLI ORDINI ALL'INDUSTRIA

Ho poco tempo, oggi. Ma non posso evitare di spendere due parole a proposito della caduta degli ordini all'industria nel mese di gennaio.

Caduta degli ordini industriali in Italia. A gennaio, gli ordini industriali hanno registrato un calo del 3,6% rispetto al mese precedente (quando si era avuto un +4,5%), a causa soprattutto della componente estera. Nel confronto con il mese di gennaio 2014, l’indice ha segnato una variazione negativa del 5,5%, con una flessione maggiore nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-9,2%). Secondo i dati diffusi oggi dall'Istat, il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, è diminuito dell’1,6% rispetto a dicembre, registrando flessioni dello 0,9% sul mercato interno e del 3,1% su quello estero. fonte

SONO DATI GRAVISSIMI. SE L'ITALIA CONTINUA AD ANDARE MALE ANCHE IN CONDIZIONI ESTREMAMENTE FAVOREVOLI (PETROLIO, TASSI, EURO DEBOLE E QE) CIO' SIGNIFICA CHE NON C'E' NULLA DA FARE. TANTO PIU' SE SI CONSIDERA CHE LE ALTRE ECONOMIE DELL'EUROZONA STANNO ACCELERANDO. GRECIA A PARTE, CHE SONO MORTI.
Il grafico che segue esprime la correlazione esistente tra la crescita del Pil e gli ordini all'industria.

giovedì 26 marzo 2015

GRAFICO DEL GIORNO: LA FUGA DI CAPITALI DALLE BANCHE GRECHE

I dati  potete trovarli qui.
Fatto è che dallo scorso primo dicembre le banche greche hanno subito un deflusso di depositi di quasi 25 miliardi di euro, e più precisamente:
5 a dicembre;
12 a gennaio:
8 a febbraio.




Continua l'emorragia di capitali in Grecia, sotto il peso dell'incertezza del mancato accordo con l'Ue per il rilascio dell'ultima tranche da 7,2 mld di euro del piano di salvataggio. I depositi bancari nel mese di febbraio sono scesi di 7,8 mld, secondo quanto riferisce la Bce. Segno che i deflussi continuano, seppur in misura inferiore del record segnato a gennaio di 12,2 mld.
Sono molti gli economisti che temono per la Grecia una soluzione 'modello Cipro', e cioè la chiusura degli sporte delle banche per evitare i prelievi. Ma sul fronte dell'accordo con l'Ue il cielo sembra schiarirsi. Ieri il banchiere centrale ellenico, Yannis Stournaras, ha parlato di intesa "molto vicina", spiegando inoltre che la Bce presto riesaminerà la deroga, rimossa il 4 febbraio, che fino ad allora consentiva l'accesso ai finanziamenti diretti. Anche il governo di Atene è ottimista e prevede un accordo con l'Ue all'Eurogruppo di lunedì.

LEGGI ANCHE  COME PROTEGGERE I RISPARMI

LA GUERRA VALUTARIA GLOBALE

Mentre la crescita globale è in una fase di rallentamento, la svalutazione della moneta è diventata la principale arma adottata da un  numero considerevole di banche centrali.


Con livelli di inflazione discendenti e un quadro macroeconomico in rallentamento, un numero impressionante di banche centrali si sono precipitate in manovre espansive: fino a quando si sono mantenuti sopra lo zero, hanno agito sulla leva dei tassi; esaurita la possibilità di agire sui tassi, sono passati a manovre di quantitative easing e hanno portato  i tassi in territorio negativo. Un territorio inesplorato.


mercoledì 25 marzo 2015

PETROLIO: NEGLI USA GLI INVESTIMENTI DIMINUISCONO DEL 12% NEL QUARTO TRIM 2014

Negli Usa, nella scorsa settimana, le scorte di petrolio sono aumentate di 8.2 milioni di barili, contro i 4.7 attesi dagli analisti. In pratica, il rischio è che tra un paio di mesi avranno esaurito la capacità di stoccaggio.

L'autorità per l'energia ha fatto sapere che, nell'ultimo trimestre del 2014, gli investimenti del settore petrolifero sono diminuiti del 12% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
I prezzi del petrolio più bassi riducono i rendimenti attesi dalla produzione futura, diminuendo gli incentivi per la spesa per investimenti a monte. Di conseguenza, i nuovi progetti di esplorazione e di sviluppo possono essere ritardati o cancellati.
Se la tendenza dovesse continuare, la crescita futura produzione potrebbe essere più bassa di quanto originariamente previsto. Con i prezzi del greggio che continuano a scendere rispetto ai livelli dello scorso anno, alcune aziende hanno già annunciato ulteriori riduzioni di spesa di capitale per il 2015.
Giova ricordare che il segmento del mercato obbligazionario high yield riconducibile alle società attive nella produzione di petrolio da scisti bituminosi, vale circa il 20% (circa 250 mld Usd) di tutto il mercato high yeld. Più o meno tutti gli analisti convergono nell'affermare il prezzo del petrolio inferiore ai 60/70 usd al barile, rende gran parte del settore particolarmente esposto all'insolvenza, per via del grande indebitamento che non può essere sostenuto con prezzi significativamente più bassi per prolungati periodi di tempo.
Tutto questo, in economia, si chiama ERRATA ALLOCAZIONE DELLE RISORSE. In genere avviene in epoca di credito facile e a basso costo. 
I fallimenti servono anche per ripulire fenomeni distorsivi del genere.



martedì 24 marzo 2015

LA FEDERAL RESERVE, TRA RIALZO DEI TASSI E QE TO INFINITY

Dicevamo, a proposito dei tassi e della ripresa USA:
La scorsa settimana, la Yellen, al termine della riunione del Federal Open Market Committee (braccio operativo della FED) ha confermato il rallentamento dell'economia statunitense. A proposito dell'aumento dei tassi d'interesse, pur avendo eliminato la parola "pazienza" dal comunicato, la FED ha detto che:
L'attività economica si espanderà ad un ritmo moderato;
L'inflazione, nel breve termine, rimarrà vicina ai bassi livelli attuali; mentre, nel medio periodo, il Fomc si aspetta una graduale risalita verso il 2%, come conseguenza di ulteriori miglioramenti del mercato del lavoro e la fine degli effetti derivanti dal calo del prezzo dell'energia che spingono l'inflazione verso il basso;
Il Fomc ha ribadito che l'attuale livello dei FED FUNDS (0-0.25%) rimane appropriato;
Il Fomc ritiene improbabile che i tassi possano aumentare in occasione della prossima riunione di aprile e nel valutare per quanto tempo ancora sarà mantenuto questo target di riferimento,  il Comitato valuterà i progressi - sia realizzati che previsti - verso i suoi obiettivi di massima occupazione e il 2 per cento l'inflazione. La valutazione terrà conto di una vasta gamma di informazioni, comprese le condizioni del mercato del lavoro, gli indicatori di pressione inflazionistica, le aspettative di inflazione, e la lettura sugli sviluppi finanziari e internazionali.

Da ciò se ne deduce che per capire quando i tassi saliranno, saranno essenziali quantomeno tre fattori:
  • I dati sul mercato del lavoro e sui salari;
  • I dati sull'inflazione e sulle aspettative;
  • Gli sviluppi finanziari e internazionali.
Quindi i dati economici che usciranno nelle prossime settimane e nel prossimi mesi saranno fondamentali per capire quando la FED aprirà la stagione dei rialzi, se avverrà. 

Molti analisti ritengono che il rallentamento dell'economia Usa dei primi  mesi del 2015 sia imputabile a fattori temporanei, più che altro connessi alle avverse condizioni meteorologiche in molte parti del paese. Tuttavia, avevamo già detto che molti indicatori economici, recentemente, hanno subito il peggior deterioramento dalla fine della recessione.

domenica 22 marzo 2015

BARCLAYS: LA GRECIA RISCHIA IL BLOCCO DEI DEPOSITI BANCARI

La Grecia come Cipro: lo spettro dei controlli bancari torna ad allungarsi su Atene. Secondo un rapporto di Barclays, la valutazione di vari elementi come la ripresa dei deflussi sui depositi bancari, i deludenti dati sulla finanza pubblica e gli scarsi progressi dei negoziati, «evidenziano un rischio crescente che possano essere attuati a breve controlli sui pagamenti». Dati alla mano, i deflussi sui depositi bancari vanno avanti con nuovi 10 mld di fughe di capitali a febbraio, dopo il record di 17 miliardi registrato a dicembre. Solo mercoledì sono stati prelevati o trasferiti con operazioni online 300 milioni, il livello più alto mai segnalato in un solo giorno dall'accordo del 20 febbraio tra Atene e l'Eurogruppo.
A pesare forse sono state proprio le incertezze sull'attuazione dell'accordo che condiziona il via libera all'ultima tranche di aiuti Ue da 7,2 miliardi all'attuazione di riforme dettagliate e non il piano ambiguo e lacunoso presentato dal ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis il mese scorso. E d'altra parte è di pochi giorni fa la dichiarazione del presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem che ha ipotizzato per la Grecia dei controlli stile Cipro, che nel momento apicale della crisi aveva bloccato i depositi bancari e chiuso le sue banche per evitare emorragie di denaro, potenzialmente fatali per gli istituti.
«A causa della perdita di slancio dell'economia (e l'andamento delle finanze pubbliche) e il minimo progresso dei negoziati, riteniamo che il rischio di dover imporre restrizioni ai pagamento esterni e interni è aumentato significativamente», si legge nell'analisi di Barclays. Una strada che il governo potrebbe «prima o poi» imboccare, visto che se è vero che la Grecia rischia di «restare al verde entro la fine di questo mese, quando dovrà pagare stipendi e pensioni» senza misure si innescherebbe «una spirale autodistruttiva e nella fattispecie la corsa agli sportelli da parte dei correntisti». Eventuali annunci di controlli sui capitali, rilevano ancora glia nalisti della banca britannica inoltre potrebbero provocare « sui mercati una notevole volatilità a breve termine per poi stabilizzarsi».
Atteso anche su forte rialzo sui rendimenti dei titoli ellenici da 10 e 30 anni. Quanto al rischio che la situazione sfugga di mano e si arrivasse ad una Grexident, un  uscita dall'euro causale da parte della Grecia, «continuiamo a pensare che non vi siano gravi rischi di contagio per i paesi e le banche del resto dell'eurozona». E questo grazie a tutta la nuova impalcatura messa in piazza da Eurolandia e Bce dal 2007 ad oggi, dal fondo salva-stati, all'Unione bancaria, alle misure di stimolo della Bce, Qe in primis.
Allargando l'orizzonte allo stato dei negoziati tra Atene e l'Ue, la banca li giudica «insoddisfacenti». Il tutto a fronte di un deterioramento del bilancio di Atene. Le cifre ultime cifre pubblicate dalla Banca centrale ellenica parlando di un rosso della bilancia dei pagamenti di 684 mln a gennaio e febbraio, rispetto ai 139 mln di surplus registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Inoltre, il ministero delle Finanze greco ha fatto sapere lunedì scorso che l'avanzo primario è pari allo 0,3% del pil, contro un obiettivo del 1,5% concordato con l'Ue. La strada dunque è in salita e l'unico modo per renderla meno faticosa è che il governo presenti un'agenda completa e chiara delle riforme necessarie per trovare un accordo con l'Ue al più presto e permettere l'esborso dei 7,2 mld necessari per ridare ossigeno alle casse statali e alle banche
Il governo greco ha sufficiente liquidità fino al prossimo 8 aprile. Lo riferisce il Frankfurter Allgemeinen Sonntagszeitung, edizione domenicale del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, in base a calcoli interni della Commissione europea. Secondo il Frankfurter Allgemeinen Sonntagszeitung, per la Commissione europea la situazione greca sarà «critica» a partire dal 9 aprile, quando Atene dovrà restituire al Fondo monetario internazionale 467 milioni di euro. (Fonte: Il Sole 24 Ore)

venerdì 20 marzo 2015

LO SPREAD AI TEMPI DEL BAZOOKA

Visti i precedenti, onde evitare che il Premier, presto o tardi, possa arrogarsi anche il merito della caduta dello spread come ha fatto ieri a proposito del cambio Eur/Usd e deliri vari,
ho annotato sul grafico i vari eventi che hanno determinato la caduta dei rendimenti e quindi anche dello spread, oltre alle dinamiche di bassa inflazione che ovviamente incidono.
Presto dirà anche questo. Contateci!


E sempre a proposito di spread, vale la pena riproporre uno scritto di settembre dello scorso anno, nel quale si ricostruiscono gli eventi rappresentati nel grafico, tenuto conto che il QE della BCE è stato annunciato solo un paio di mesi fa.

giovedì 19 marzo 2015

QE: DRAGHI USA L'ARMA "FINALE". MA IL BERSAGLIO?

GUEST POST:
di Francesco M. Renne (che ringrazio) da The Fielder.
European Central Bank President Mario Draghi Announces Interest Rate DecisionChe, alla fine, anche alla Banca centrale europea l’ora del QE (quantitative easing, alleggerimento quantitativo) sia arrivata è sotto gli occhi di tutti. In una settimana d’attivazione della misura straordinaria temporanea (fino al 2016, da programma), non si può certo dire che non vi siano stati, per quanto in parte già «anticipati» dai mercati nei mesi scorsi, effetti concreti: un’ulteriore compressione degli spread a favore dei Paesi periferici, un progressivo calo del cambio col dollaro, euforia (a fasi alterne) in borsa. Se il bersaglio del Bazooka, come giornalisticamente viene definita la manovra di Mario Draghi, era favorire i mercati finanziari, gli emittenti periferici (come l’Italia), e indebolire l’euro (soprattutto rispetto al dollaro), allora ha centrato il bersaglio. Se era stimolare il «rilancio» dell’economia reale, invece, occorre ancora aspettare a giudicare. E qualche legittimo dubbio, sul fatto che davvero raggiunga anche quest’ultimo bersaglio, sembra comunque affiorare.
Nel frattempo, l’irrigidimento (irrituale e dai toni a volte farseschi) della trattativa con la Grecia e i movimenti innescati sui cambi (dallo sganciamento, discutibile nei tempi e nei modi, del peg euro/franco svizzero, alle difficoltà danesi e d’altri limitrofi all’eurozona, fino alle future mosse della Fed sui tassi americani) fanno emergere un quadro non certo rassicurante in cui il fin qui vincente governatore Draghi dovrà muoversi. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di rispondere ad alcune domande. Le domande di base, per i non addetti ai lavori (e anche per alcuni di questi, a volte), restano: che cos’è il QE? E perché ora?

CONVEGNO: L'INCOMPATIBILITA' DEI TRATTATI EUROPEI CON LA COSTITUZIONEITALIANA



mercoledì 18 marzo 2015

LA BCE SI STA PREPARANDO ALL'USCITA DELLA GRECIA DALLA MONETA UNICA

Stamane vi  ho già detto a proposito del riaccendersi delle tensioni tra Atene e Bruxelles, perché l'accordo che è stato trovato non è un accordo.

Intanto va osservato che lo spread italiano sul bund tedesco, in piena campagna shopping di titoli di stato da parte della BCE, è aumentato di circa il 22% in un paio di sedute e, verosimilmente, è imputabile proprio alla questione greca.


LO HA DETTO DAVVERO!!!

La propaganda è ormai giunta ai livelli degni dei migliori venditori di tappeti persiani taroccati.
Una sola considerazione: un paese dove regna l'analfabetismo economico non può avere via d'uscita se non con uno sforzo collettivo che induca le masse a conoscere (ognuno per come può) la materia economica, che comunque andrebbe resa obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado.


LA RIPRESONA: LE PREVISIONI DI CRESCITA DELL'ITALIA (E NON SOLO) SECONDO L'OCSE

Vi ricordate le previsioni del Centro Studi di Confindustria di appena un mese fa, che accreditavano l'Italia con una crescita del 2.5% per l'anno in corso? Come non ricordare tanto delirio

Intanto oggi l'OCSE, nel suo Interim Economic Assessment, ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita dell'Italia e dell'Eurozona, portandole rispettivamente a +0.6% e +1.4%. Quindi un'espansione assai lontana da quella ipotizzata di Confindustria, che si confronta con una catastrofe economica senza precedenti per l'Italia in tempo di pace, della quale potete leggere QUI


Le  prospettive di crescita nelle principali economie sono  migliorate rispetto alle previsioni dello scorso novembre, afferma l'OCSE.

GRECIA: CONTROLLO DEI CAPITALI COME A CIPRO?

Ultimamente ho scritto poco a proposito della Grecia, anche perché lo avevo fatto precedentemente in abbondanza, dicendo tutto ciò che c'è da sapere. Ad esempio, mentre la nomenclatura politica dell'Eurozona esultava (apparentemente) per l'accordo che era stato raggiunto tra la Grecia e l'Eurogruppo alla fine dello scorso mese, il questi pixel si poteva leggere "L'ACCORDO CHE NON E' UN ACCORDO": un articolo nel quale si tentava di spiegare le ragioni per le quali la questione greca era (e continua ad esserlo) ben lontana da una possibile soluzione. Chi ha partecipato al convegno di sabato scorso, ha potuto apprendere che la questione greca costituisce un fattore di grande destabilizzazione nel contesto della zona euro e non solo. Tant'è che anche Moody's ribadisce che l'eventuale uscita dall'euro della Grecia avrebbe "serie conseguenze" per il futuro della moneta unica.

martedì 17 marzo 2015

QUANDO FINIRA' LA PAZIENZA DELLA FED?

Domani  si riunirà il FOMC, il braccio operativo della Federal Reserve. Da quando si è concluso il taperig, ad ottobre scorso , il dibattito sulla normalizzazione dei tassi americani ha catalizzato l'attenzione di  tutti gli operatori che cercano di intuire quando la FED potrà aumentare i tassi, dopo circa 7 anni di tassi mantenuti nel range 0-0.25%. Anche se non sarà annunciato alcun aumento dei tassi, l'appuntamento di domani si presenta significativamente importante, poiché dal tenore del comunicato si potrà intuire quando la FED potrebbe iniziare la manovra restrittiva restrittiva, se verrà iniziata.

Nel  comunicato della FED dello scorso dicembre è stata inserita la parola "paziente" al posto di "tempo considerevole", facendo capire che per l'aumento dei tassi di interesse non sarebbe più trascorso un "tempo considerevole", ma che comunque la FED avrebbe mantenuto un approccio "paziente". Il governatore Janet Yellen ha fatto capire che fino a quando quella parola "paziente" resterà nel comunicato che viene diffuso alla fine di ogni riunione, il costo del denaro resterà fermo per almeno i due meeting successivi. Quindi, se questa parola sarà soppressa nel comunicato di domani, con ogni probabilità tra tre meeting  (giugno, ndr) si assisterà al primo aumento di tassi dal 2006.
Inoltre, il comunicato di domani sarà comunque importante per capire quali sono gli aggiornamenti delle stime della FED sull'economia americana e sull'inflazione, dopo un inizio del  2015 con dati macro inferiori rispetto alle previsioni, al punto da segnalare un rallentamento della crescita USA.

Infatti, eccettuati i dati sull'occupazione che segnalano un quadro del mercato del lavoro sostanzialmente robusto, molti indicatori si sono confermati inferiori alle attese. Quelli che seguono  sono solo alcuni esempi e molti di loro esprimono il deterioramento più forte dalla fine della recessione:

domenica 15 marzo 2015

PER CONCLUDERE...


Per concludere, vorrei esprimere la mia più profonda gratitudine a tutti coloro che ieri hanno raggiunto Civitanova Marche per partecipare al convegno su "STRATEGIE DI DIFESA DEL RISPARMIO E DEL PATRIMONIO": vedere la sala piena e ospitare persone provenienti da molte città d'Italia (Torino, Milano, Bologna, Modena, Bari, Roma, Padova e molte altre) è motivo di grande soddisfazione, oltre che un grande onore. Un ringraziamento speciale anche al Notaio Alfonso Rossi che, come suo solito, è stato illuminante nell'esposizione dei temi di sua competenza.

Purtroppo, come si dice, il tempo è tiranno e non mi  ha concesso nemmeno il privilegio di potervi ringraziare  e salutare, ad uno ad uno, come invece avrei voluto.

La discussione che è stata svolta, in realtà, rappresenta solo una parte dell'argomento che invece avrei voluto ulteriormente approfondire, dettagliare, e che, purtroppo, a causa dei tempi stretti non è stato possibile portare a termine.   

Come possiamo concludere? 
Possiamo concludere dicendo che, ad oggi, non sappiamo se i cinque "RISCHI CAPITALI" che abbiamo individuato, in un futuro prossimo,  potranno concretizzarsi  colpendo i vostri risparmi e i vostri patrimoni; anche se le possibilità che ciò avvenga, nel corso degli ultimi anni, sono aumentate esponenzialmente e tenderanno ancora ad aumentare qualora l'Italia non dovesse riuscire nella titanica impresa di invertire il processo di declino che dura da oltre un  trentennio e che ha subito un'accelerazione impressionante nel corso dell'ultimo decennio: declino che certamente non potrà considerarsi superato con livelli di crescita marginali e di breve periodo.

Costruire portafogli di investimento adottando strategie e soluzioni di investimento che tengano conto degli scenari descritti, oltre a non compromettere la possibilità di realizzare guadagni, costituisce fattore essenziale per la difesa dei risparmi dai  rischi  di cui abbiamo parlato,  che sono tutti gestibili, arginabili e, ricorrendo taluni presupposti, perfino esclusi completamente.

Da parte mia,  posso assicurarvi che l'impegno nel ricercare soluzioni sempre più efficienti ed ideali  è pressoché totale, come del resto lo è anche l'impegno profuso nel migliorare questa opera che gode di un pubblico che merita le migliori attenzioni.

Un caro saluto a tutti e ancora grazie.

contatti: paolocardena@gmail.com

venerdì 13 marzo 2015

MOSCOVICI: "USCITA DELLA GRECIA DALL'EURO SAREBBE L'INIZIO DELLA FINE DELLA MONETA UNICA"

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Vi riporto la dichiarazione di Moscovici (con la quale sono in larga parte d'accordo) , così come è stata battuta dalla Reuters.  Tutte cose che avete potuto leggere già in questi pixel.

E a novembre si vota in Spagna, con Podemos che è dato favorito.

BERLINO (Reuters) - Non si possono sottovalutare i rischi associati a un'uscita della Grecia dalla zona euro, passo che potrebbe essere l'inizio della fine per la valuta unica.
E' l'avvertimento lanciato dal commissario europeo agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, intervistato dal settimanale tedesco 'Der Spiegel'.
"Tutto sommato, tutti noi in Europa siamo probabilmente d'accordo che l'uscita della Grecia sarebbe una catastrofe, per l'economia greca, ma anche per la zona euro nel suo complesso", ha detto Moscovici, secondo quanto si legge nell'anticipazione dell'intervista, in edicola in domani.
"Se un paese lascia questa unione (monetaria), i mercati inizieranno immediatamente a chiedersi quale paese sarà il porssimo, e questo potrebbe essere l'inizio della fine", ha sottolineato il commissario.

I commenti di Moscovici arrivano all'indomani delle dichirazioni del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, il quale nel corso di una visita a Vienna ha detto pubblicamente che Atene potrebbe finire fuori dalla zona euro se il governo greco non sarà in grado di negoziare nuovi aiuti.

giovedì 12 marzo 2015

IL QE DELLA BCE (PER TONTI)

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In poco meno di dodici mesi l'euro ha perso oltre il 30% contro dollaro. Una svalutazione importantissima che favorisce le esportazioni per via di prezzi più competitivi. Quindi ne trarrà vantaggio anche l'Italia, dicono i commentatori. Indubbiamente vero. Ma pensate quanto vantaggio ne trarrà la Germania che gode dei benefici di una doppia svalutazione:
la prima effettuata quando ha agganciato la sua valuta (il marco) alle valute dei paesi più deboli dando vita all'euro; la seconda è quella che si sta compiendo in questi giorni.

Ora immaginate che esista un fronte di guerra, dove si contrappongano due eserciti: uno forte, ben armato e dotato di armi più letali ed avanzate delle vostre; l'altro (che saresti voi) disorganizzato, con pochi armamenti, per di più vecchi e poco efficienti. Ad un certo punto della storia, dopo che avete perso una parte significativa della vostra fanteria, arriva l'ONU (in questo caso la Bce) che, indignata per la manifesta superiorità dell'altro esercito che sta facendo mattanza dei vostri soldati, decide che è ora di riequilibrare la battaglia. Quindi, decide di paracadutare dei fucili Garand (fucile della seconda guerra mondiale) a vantaggio delle truppe di entrambi gli schieramenti che si combattono al fronte, e che lo faccia osservando criteri di (apparente) equità, magari sulla base delle quote di partecipazione all'ONU (in questo caso sempre la Bce). Risultato: l'esercito forte si troverà nella condizione di disporre di una maggiore potenza di fuoco; mentre voi (che rappresentate l'esercito più debole ormai in rotta) con i Garand lanciati dall'ONU, nella migliore delle ipotesi, potreste andare a caccia di selvaggina: giusto per sfamarvi per qualche giorno prima di essere colpiti da un bel colpo di artiglieria sferrato dalla parte avversaria.

Però le borse guadagnano e i prezzi delle obbligazioni di stato  dell'eurozona sono saliti al punto da  ricordare la bolla dei tulipani. Approfittatene, finché potete.

martedì 10 marzo 2015

GRAFICO DEL GIORNO: I TITOLI DI STATO DETENUTI DALLE BANCHE ITALIANE


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Al 31 gennaio scorso ammontavano esattamente a 416 miliardi di euro. Concedere prestiti allo Stato, per le banche, è molto più semplice e profittevole che concederli alle imprese. E poi sono garantiti dallo Stato italiano, ossia dalla ricchezza degli italiani.

L'EUROPA RINGRAZIA (I RISPARMIATORI POSTALI)

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Come finanziare investimenti in altri paesi, con i soldi dei risparmiatori (postali) italiani, mentre gli italiani fanno la colletta per comprare la carta igienica per le scuole (semidiroccate) che ospitano i loro figli? Lo spiega il Presidente del Consiglio con un tweet
Al quale fanno seguito i ringraziamenti (doverosi) da Bruxelles 



Da Ansa
 Via libera dell'Ecofin al 'quadro generale' sul fondo per gli investimenti del piano Juncker (EFSI). L'Italia, ha fatto sapere il premier Renzi, contribuirà al progetto di investimenmti con 8 miliardi.  Ok Ecofin - Il consiglio Ecofin ha approvato il 'quadro generale' sul fondo per gli investimenti del piano Juncker (EFSI) ed è pronto per avviare il negoziato con il Parlamento Ue: lo ha annunciato la presidenza lettone al termine del giro di tavolo.Il contributo dell'Italia - L'Italia contribuirà con 8 miliardi al piano di investimenti per la crescita lanciato dal presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker. Lo fa sapere il presidente del Consiglio che in un tweet commenta anche il lavoro fatto dal governo in Europa definendolo "impressionante".

VERSO LA BANCAROTTA: NEL MESE DI GENNAIO PRODUZIONE INDUSTRIALE ANCORA IN CALO

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Molti autorevoli commentatori  sostengono che ci sono condizioni "irripetibili" e estremamente propizie per favorire la crescita. E in parte hanno anche ragione.
L'euro debole che favorisce le esportazioni, tassi praticamente a zero, petrolio a prezzi ridotti del 50% rispetto a otto mesi fa, liquidità abbondante garantita dalla Bce, crescita  degli USA che "dovrebbe trainare la ripresa" (anche se gli ultimi dati -a parte quelli sul lavoro- indicano un rallentamento), riforme del governo Renzi (potete ridere).
Questi, brevemente, sono i principali driver che dovrebbero veicolare la crescita.

Eppure, il dato uscito  oggi sulla produzione industriale di gennaio è stato molto deludente, direi addirittura imbarazzante se si pensa all'euro debole e al prezzo  del petrolio.
Ciò induce a ritenere che se l'Italia, nel trimestre in corso, dovesse cresce (come penso) in maniera assai timida (o addirittura decrescere, ipotesi non del tutto esclusa, allo stato attuale), questo equivarrebbe a scrivere una sentenza già scritta. Ossia che l'Italia non ha alcuna possibilità di salvezza, in quanto cronicamente incapace di agganciare qualche forma di ripresa economica.

Il dato sulla produzione industriale è assai preoccupante, perché l'andamento dell'industria è direttamente correlato a quello dell'economia del Paese. Le fasi di contrazione della produzione hanno coinciso con i periodi di recessione, mentre quelle di espansione si sono tradotte nei momenti di ripresa
Tanto per vostra opportuna conoscenza, vi riporto il grafico che segue, che esprime la correlazione esistente tra la produzione industriale e l'andamento  del PIL

Da Istat

domenica 8 marzo 2015

DEBITO PUBBLICO: DALL'INIZIO DELLA CRISI E' AUMENTATO DI OLTRE 500 MILIARDI DI EURO

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A proposito della sostenibilità del debito pubblico italiano, sono andato a leggermi ciò che dice la Commissione Europea nell'ultimo Country Repor dedicato all'Italia.
La Commissione dice che il debito pubblico elevato è una delle principali fonti di vulnerabilità per l'economia italiana e, da tale dimensioni, è considerato di fondamentale importanza per i mercati mondiali.
Il debito pubblico frena la crescita per via dell'alto livello di tassazione necessario per mantenerne la sostenibilità, continua la Commissione.
Di conseguenza, la debole crescita economica mantiene alto il livello di indebitamento. Inoltre, il grande stock di debito pubblico comporta anche  sostanziale rischio di rifinanziamento e rende il paese vulnerabili ad improvvisi rialzi dei rendimenti dei titoli sovrani e alla volatilità dei mercati finanziari in periodi di aumento dell'avversione al rischio.  Insomma la commissione dice tutte cose che si sapevano già, e che si tende a dimenticare in un momento in cui i mercati sono assuefatti dall'eroina monetaria.

Ma c'è un passaggio che mi ha colpito e che ha ispirato questo post.
Ad un certo punto la Commissione afferma che non esiste una soglia oltrepassata la quale il debito diventa insostenibile:  in parte è anche vero, poiché fino a quando i mercati sono disposti a concedere credito all'Italia, non si pone il problema. Ma la commissione, poco avanti, aggiunge un elemento di straordinaria importanza circa la sostenibilità del debito.
In poche parole, afferma che il "debito di un paese si può considerare generalmente sostenibile se nel medio termine decresce sulla base di ipotesi macroeconomiche plausibili"

Vi ometto la noia di leggere le argomentazioni sulla base delle quali la Commissione giunge a far declinare (sulla carta) il livello di indebitamento rispetto al PIL e vi invito a fare attenzione al grafico che segue, che racconta tutta un'altra storia.

GRAFICO DEL GIORNO: LA PERFORMANCE DELL'INDICE S&P 500 DA MARZO 2009

L'indice S&P 500 il 9 marzo 2009 era a 677 punti. Venerdì scorso, l'indice ha terminato la seduta a 2071 punti, con una performance di circa il 210% rispetto al dato minimo del 2009.
Il grafico è assai interessante, perché mette in relazione la performance dell'indice con altri indicatori, come il P/E, il dividend yield e il rendimento dei treasury Usa nei momenti precedenti le rispettive crisi che si sono avute negli ultimi 18 anni.

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giovedì 5 marzo 2015

BANCHE ITALIANE SEDUTE SU UNA BOMBA DA 350 MILIARDI DI CREDITI DETERIORATI

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A dire il vero lo avevo già segnalato parecchi mesi fa con questo articolo. Ma,  se sono io a dirlo non sortisce lo stesso effetto rispetto a quello prodotto da Nicastro, il direttore generale di Unicredit.
Quindi, mi limito a riportare quanto  affermato da Nicastro, aggiungendo solo che il volume dei crediti deteriorati, pari a 350 miliardi di euro (secondo Nicastro), si confronta con i 420/430 miliardi di euro di capitale e riserve del sistema bancario italiano. 
Direi che sono numeri che impongono alcune riflessioni....e magari, se si vuole saperne di più, ci si può iscrivere al convegno gratuito


(Reuters) - I crediti deteriorati delle banche italiane sono attesi a 350 miliardi di euro a fine 2015, secondo il direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro."Per la fine dell'anno ci aspettiamo 350 miliardi di crediti deteriorati", ha detto Nicastro in un'audizione al Senato. "Si tratta di 750.000 miliardi delle vecchie lire, è una cifra impressionante che assorbe moltissimo capitale".Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, le banche italiane hanno circa 330 miliardi di crediti anomali, ossia prestiti che saranno rimborsati in ritardo o per nulla.Questa cifra, che corrisponde a circa un quinto del Pil italiano, è triplicata dal 2007.

mercoledì 4 marzo 2015

STRATEGIE DI DIFESA DEL RISPARMIO E DEL PATRIMONIO

Tenendo conto che molte attività finanziarie scontano valutazioni non aderenti alle realtà -peraltro distorte per  via delle manovre  fortemente espansive delle banche centrali che hanno profondamente viziato il mercato e, quindi, anche la percezione del rischio- al netto del rischio implicito tipico  di ogni attività finanziaria, nella gestione del risparmio e, più in generale, del patrimonio, negli ultimi tempi sono emersi ulteriori elementi di rischio impensabili fino a qualche anno fa e che possono essere così riassunti:

1) RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO, CON CONSEGUENTI PERDITE PER I RISPARMIATORI;

2) IMPOSTE PATRIMONIALI STRAORDINARIE SULLA RICCHEZZA FINANZIARIA;

4) CONSIDERATA LA FRAGILITA' DI UNA PARTE NON MARGINALE DEL SISTEMA BANCARIO CHE, VEROSIMILMENTE, TENDERA' AD AGGRAVARSI CON IL PROTRARSI DELLA CRISI, IL FALLIMENTO DI QUALCHE BANCA FINIREBBE PER INFLIGGERE PERDITE AD ALCUNE (?) CATEGORIE  DI RISPARMIATORI, STANTE ANCHE I RECENTI ACCORDI EUROPEI IN TEMA DI LIQUIDAZIONE DELLE BANCHE IN CRISI. CIPRO DOCET!

5) CROLLO DELLA MONETA UNICA E RITORNO ALLE VALUTE NAZIONALI: evento che potrebbe essere trasformato anche in occasione di profitto, se affrontato con pragmatismo e professionalità.

Questo sito è uno dei pochi in Italia che ha affrontato a più riprese il tema dell'imposta patrimoniale e della tutela del risparmio, cercando anche di offrire possibili soluzioni.
Nella sezione dedicata alla PROTEZIONE DEI RISPARMI ci sono numerosi approfondimenti che offrono un quadro pressoché completo sui possibili rischi ai quali sono esposti i risparmi, soprattutto nell'attuale contesto.

Proprio nell'ottica di offrire ulteriori spunti di riflessioni e anche possibili soluzioni, vi segnalo che il giorno 14 marzo (sabato), dalle ore 9,30  alle 13,00, a Civitanova Marche, presso l'Hotel COSPMOPOLITAN, si terrà un seminario nel quale si discuterà di

STRATEGIE DI DIFESA DEL RISPARMIO E DEL PATRIMONIO.

Nello specifico, si farà il punto sulla situazione economica italiana anche alla luce degli ultimi sviluppi,  sia nel contesto nazionale che nel contesto globale, e si tracceranno i possibili scenari, le opportunità e i possibili rischi.

All'evento parteciperà anche il Notaio ALFONSO ROSSI (che ringrazio) che interverrà a proposito degli istituti giuridici  previsti nell'ordinamento giuridico italiano e posti a tutela del patrimonio.

L'evento è gratuito ma presuppone la prenotazione che può essere effettuata via email all'indirizzo paolocardena@gmail.com indicando il nome, il cognome e un recapito telefonico.


L'evento si terrà a Civitanova Marche, presso l'Hotel Cosmopolitan, in via A De Gasperi 2, nelle immediate vicinanze dell'uscita dall'autostrada A14


QUANDO LA REALTA' SUPERA LA FANTASIA

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Segnalo l'intervista che segue, nella quale la brava Gloria Grigolin (che ringrazio) di TrendOnLine ha composto le risposte ad alcune domande che mi ha rivolto a proposito delle previsioni di crescita dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni e che, come noto, sono risultate clamorosamente errate. 
Buona lettura

Terni al lotto, lancio della moneta e giro della roulette: le previsioni, sebbene giustificate e supportate da schemi e modelli più o meno coerenti, nascondono sempre un grado di aleatorietà, che spesso si rivela fattore determinante di flop colossali.

Previsioni creative

Quella delle previsioni (e dei rispettivi fallimenti) è una storia di vecchissima data, che in un contesto come quello economico italiano ha assunto contorni da tragicommedia. 

“E' chiaro che gonfiare ad arte una previsione di crescita per i prossimi anni, rende il quadro di sostenibilità delle finanze pubbliche assai più roseo rispetto a quello che altrimenti sarebbe” ha commentato Paolo Cardenà, Private Banker, nonché fondatore del celebre Blog Vincitori e Vinti.

Se si fa un passo indietro nella storia recente è possibile vedere come dal 2011, quando i cambi di Governo italici sono stati all’ordine dell’anno, ogni esponente salito in carica abbia previsto, per l’anno successivo al proprio, un rialzo del PIL. L’han fatto Berlusconi, Monti, Letta ed infine Renzi, colui che, al pari degli altri, è arrivato nella veste di conquistatore romano, al motto di veni, vidi, vici. CONTINUA A LEGGERE SU TRENDONLINE

PERCHE' L'ITALIA E' PERSA?

Mentre stanno andando in onda  cori festanti per la possibile crescita del PIL dell'Italia del primo trimestre, che, secondo l'Istat, sarà di appena lo 0.1% (con un intervallo che va da -0,1% a +0.3%), noi ci portiamo un po' avanti e cerchiamo di capire perché è assai difficile immaginare un lieto fine per l'Italia.
Eppure, assumere un atteggiamento più pragmatico dovrebbe essere caratteristica imprescindibile di ogni governante, soprattutto  se questa performance (?) giunge dopo 20 trimestri di crescita negativa su 28 (7 anni) e dopo che l'italia ha perso almeno 330 miliardi di PIL, senza considerare tutti gli altri dati che sentenziano senza mezzi termini il livello di distruzione prodotta dalla crisi.

Che esistano fattori che inducano a pensare ad un miglioramento dell'attività economica, è fuori da ogni dubbio. L'euro debole che favorisce le esportazioni, il prezzo del petrolio sceso del 50% e le manovre espansive della Bce, sono elementi che, gioco forza, dovranno necessariamente tradursi in qualche beneficio per l'Italia. E sicuramente sarà così. Ma questo potrebbe non bastare, soprattutto in ottica futura, quando le condizioni si faranno meno favorevoli.

domenica 1 marzo 2015

SALTA UNA BANCA AUSTRIACA E PAGHERANNO I RISPARMIATORI. POTREBBEACCADERE ANCHE IN ITALIA

Vi ricordate le nuove regole di risoluzione delle crisi bancarie in Eurozona, secondo  le quali, in caso di dissesto di qualche banca, saranno i risparmiatori a pagarne le conseguenze? Pare che sia l'Austria ad inaugurare la stagione dei salvataggi bancari a carico dei risparmiatori. Quello che c'è da sapere al riguardo, avete avuto modo di leggerlo già in questi pixel.  E' qualcosa che potrebbe accadere anche in Italia? SI
Vi ricordo che non tutte le banche sono uguali e scegliersi la banca giusta è fattore fondamentale per salvaguardare i risparmi e l'integrità del patrimonio.

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Il ministero delle finanze austriaco ha deciso di non supportare la bad bank Heta dell'istituto di credito Hypo Alpe Adria dopo che questa ha dovuto far emergere perdite di 8,7 miliardi di euro. E' quanto informa la Bloomberg, secondo cui si applicheranno così per la prima volta le regole europee del 'bail in' che impongono perdite anche ai creditori.

In particolare l'autorità di vigilanza austriaca Fma ha ordinato una moratoria dei debiti della Heta fino al 31 maggio 2016. L'Heta, la band bank dell'istituto Hipo Alpe-Adria finito in gravi difficoltà finanziarie, ha un bond da 450 milioni in scadenza venerdì e uno da 500 il 20 marzo. Questi rimborsi non saranno rispettati,  La Heta ha già presentato un conto da 5,5 miliardi ai cittadini austriaci, ma ne avrebbe avuti bisogno altri 7,6 miliardi oltre a quelli.

Il ministro delle Finanze ha spiegato che la decisione è stata presa dopo i primi risultati di un'analisi degli asset della banca. La Hypo Alpe Adria era stata nazionalizzata nel 2009, dopo che aveva realizzato insopportabili svalutazioni su crediti di cattiva qualità nei Balcani. Le autorità di Vienna hanno informato che rispetteranno le garanzie per 1 miliardo di euro su un debito subordinato emesso da Heta nel 2012. Fonte: Repubblica

Da Il Sole 24 Ore
Il ministero delle finanze austriaco ha deciso di non supportare la bad bank Heta dell'istituto di credito Hypo Alpe Adria dopo che questa ha dovuto far emergere perdite di 8,7 miliardi di euro. E' quanto informa la Bloomberg secondo cui si applicheranno così per la prima volta le regole europee del “bail in” che impongono perdite anche ai creditori. In particolare l'autorità di vigilanza austriaca Fma ha ordinato una moratoria dei debiti della Heta fino al 31 maggio 2016.
L'Heta, la band bank dell'istituto Hypo Alpe-Adria finito in gravi difficoltà finanziarie, ha un bond da 450 milioni in scadenza venerdì e uno da 500 il 20 marzo. Le autorità di Vienna hanno informato che rispetteranno le garanzie per 1 miliardo di euro su un debito subordinato emesso da Heta nel 2012. Fonte: Il Sole 24 Ore

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