lunedì 7 dicembre 2015

QUELLO CHE LE BANCHE NON DICONO (AI RISPARMIATORI)

Parliamoci chiaramente:
come sapete mi occupo di risparmi, patrimoni e investimenti. Svolgo la mia professione da circa vent'anni e la svolgo con il massimo scrupolo possibile, impegnandomi al massimo nello studio e nell'approfondimento di una materia complessa e sempre in evoluzione. Proprio per questo, non riconoscere che a fianco a una maggioranza di professionisti estremamente qualificati, opera anche una schiera di personaggi di scarsa professionalità e, talvolta, di dubbie qualità morali, oltre ad essere un atto di disonestà intellettuale verso se stessi e verso gli altri, equivale a nascondere la testa sotto la sabbia e a minare la credibilità di chi svolge questa professione spendendo le sue migliori energie professionali e intellettuali, mettendole al servizio del risparmiatore. Come il sottoscritto, appunto. Che ritiene di appartenere a pieno titolo a quel gruppo di professionisti qualificati, che operano sempre e comunque nell'interesse del risparmiatore, osservando il massimo scrupolo possibile. Quindi, occorre dire ai risparmiatori come stanno realmente le cose e lasciare che essi stessi possano farsi un'idea ben precisa sullo stato delle cose.
Nel mondo della finanza e anche nel sistema bancario, certamente, operano moltissime persone con eccellente preparazione, e anche con immacolato  senso dell'onesta, sempre disponibili nel consigliare  al meglio i propri clienti, svolgendo un servizio di consulenza con elevati standard qualitativi e nell'interesse del cliente 
Ma, pur non volendo affatto generalizzare, possiamo affermare che, talvolta, le cose vanno diversamente rispetto a come dovrebbero andare. Ciò, per molti motivi che vanno dalla  carente preparazione di taluni "professionisti del risparmio", alla latente professionalità degli stessi, all'asimmetria informativa esistente tra il mondo bancario e il risparmiatore, ben lontana dall'essere colmata, nonostante gli sforzi normativi compiuti in questi ultimi anni.  Non ultimo il conflitto di interessi in cui più o meno tutti gli operatori di mercato svolgono la propria  attività.

Quando andate in banca o vi rivolgete al vostro promotore finanziario per ottenere suggerimenti per l'allocazione dei vostri risparmi o per proteggerli, dovete sapere che questi soggetti, talvolta,  possono agire in regime di conflitto di interessi  e, nei casi più eclatanti, ai limiti del crimine. Crimine, ovviamente rivolto ai vostri risparmi. Più o meno tutte le azioni commerciali pianificate dalle banche sono per lo più orientate all'ottenimento di risultati a favore della banca e del  suo personale, sia in termini strategici che in termini economici. Raramente a favore del cliente.

Tant'è che, molto spesso, gli interessi delle banche derivanti da tali pratiche, sono in netto contrasto con quelli dei propri clienti. A mero titolo esemplificativo, si pensi ai premi che la banca riconosce al proprio personale in occasione del raggiungimento di alcuni risultati nel collocamento di prodotti di risparmio indicati dalla banca. Talvolta, questi strumenti non sono affatto compatibili con le esigenze dei risparmiatori e, ammesso che lo siano, non è detto che il prodotto offerto sia il miglior prodotto esistente sul mercato per quella tipologia di investimento. L'interlocutore bancario, sapendo che otterrà un premio al raggiungimento del budget assegnatogli, sarà orientato sempre più a proporre quel determinato investimento piuttosto che un altro, magari più profittevole per il cliente in termini  di minor costo. Questa circostanza, talvolta,  può trovare la sua massima esaltazione nel risparmio gestito. Nonostante l'apertura del mercato al multibrand, più o meno tutte le banche  sono orientate a costruire portafogli di investimento utilizzando prodotti di risparmio gestito a marchio proprio, anziché utilizzare, come invece si dovrebbe, prodotti di case terze magari eccellenti  in particolari segmenti di mercato.

E' evidente che ciò avviene perché le banche, che spesso controllano le società di gestione, trovano più convenite -in termini economici- avere all'interno del proprio gruppo masse di risparmio da gestire  che, evidentemente, valorizzeranno  l'asset rendendo più profittevole il business.
Tanto per offrirvi uno spunto di riflessione riguardo a talune pratiche poste in essere dalla banche, giova ricordare che , in Italia ( non solo nel recente passato),  talune banche, per diverse ragioni, hanno comprato a debito titoli in default: sia titoli sovrani che di società. Una miscela esplosiva che potrebbe tranquillamente deflagrare e produrre effetti catastrofici sui portafogli. Titoli  nei portafogli delle banche pronti ad essere scaricati sia nei  fondi comuni gestiti da società di gestione controllate dalle stesse banche -e quindi, successivamente, rifilati al risparmiatore sotto mentite spoglie- sia direttamente all'ignaro risparmiatore che, in buona fede,  si affida alla presunta onesta del proprio interlocutore, talvolta del tutto latente.

Nel contesto bancario italiano potremmo enunciare una serie innumerevole di casi in cui le banche, poco prima che si verificassero dissesti finanziari, hanno scaricato carta straccia a ignari risparmiatori, liberandosi del rischio e facendolo accollare a questi ultimi. Probabilmente, se non siete stati accorti, o se avete avuto rapporti con persone completamente prive di scrupoli,  i vostri risparmi o parte di essi potrebbero essere allocati proprio in questi titoli, o, se vi dice proprio male, in altri titoli che la banca vi ha venduto poiché troppo rischiosi da tenere in portafoglio: il suo portafoglio, ma non il vostro. Queste pratiche sono note (dovrebbero esserlo) a chi le suggerisce alla clientela, così come sono ovviamente note ai vertici della banca e anche ai soggetti regolatori.

Oppure, può capitare anche che in occasione di aumenti di capitale della banchetta sotto casa (magari necessario per tamponare e differire il disastro) i vertici bancari elaborino dei piani incentivanti per il personale della banca, al fine da premiare la vendita di azioni oppure di quelle obbligazioni finalizzate ad irrobustire la patrimonializzazione della banca. Salvo poi accorgersi che sono strumenti rifilati alla clientela talvolta ignara e priva di qualsivoglia conoscenza in merito al titolo acquistato e ai rischi connessi (vi viene in mente qualche banca?)

A proposito del rischio, solo per offrire una banale esemplificazione, dovete sapere che gli stessi interlocutori che vi propinano l'uno o l'altro investimento, proprio sul tema del rischio, tendono a nascondervi la verità, ammesso che la conoscano.

Ad esempio, i titolo di stato che vi propongono come investimento sicuro (o 
 privo di rischio) o, ancora peggio, l'obbligazione bancaria altrettanto sicura, potrebbe non rispettare affatto le vostre attese in termini di sicurezza. Infatti, in via generale e semplicistica, se andaste a guardare i rendimenti dei titoli di stato italiani, potreste essere abbastanza rassicurati dal fatto che i titoli, avendo un rendimento basso (oggi, quelli a breve scadenza, sono a zero o addirittura negativi), siano dei titoli privi di rischio, perché, come già sapete, a minor rendimento dovrebbe corrispondere un minor rischio e, di conseguenza, a un maggior rendimento dovrebbe corrispondere un maggior rischio.

CIO' NON E' AFFATTO VERO NEL CONTESTO STORICO ED ECONOMICO IN CUI CI TROVIAMO

E non è vero per il semplice fatto che quelle "caratteristiche" di TRADE OFF di rischio/rendimento, che hanno orientato per molti anni le vostre aspettative di investimento, grazie alle azioni delle banche centrali, sono del tutto saltate in aria, o quantomeno distorte significativamente. 

Le manovre espansive delle banche centrali di mezzo mondo, stanno mantenendo "schiacciati" questi rendimenti. Lo autorità monetarie stanno ponendo in essere queste manovre per  garantire una crescente liquidità al mercato e non far saltare in aria tutto il sistema, sperando che
, nel frattempo, possa giungere un'improbabile ripresa economica idonea a mitigare gli effetti che si produrranno sui mercati con azioni più restrittive, quando le stesse banche centrali saranno chiamate  ritirare la liquidità immessa. Ciò, per il semplice motivo che l'abbondante liquidità immessa sul mercato, sempre pronta ad essere investita e sempre a caccia di rendimenti appetibili, per la semplice legge della domanda e dell'offerta, tende a far lievitare il prezzo dei titoli oggetto dell'investimento e quindi a comprimerne il rendimento. 

Ne consegue che è  vero anche il contrario. Ossia, che quando la liquidità abbandonerà il mercato, le attività finanziarie oggetto delle vendite saranno esposte a cali più o meno accentuati dei prezzi.  Per dirvela ancora più semplice, un titolo di stato con un basso rendimento, non è affatto detto che sia un investimento sicuro. Anzi, non sarebbe affatto remota la possibilità  che questo sia un titolo di stato con ampie possibilità di generare perdite in conto capitale, nel caso di rialzo dei tassi e, nei casi più estremi, in caso di ristrutturazione o default. Ora si tratta solo di capire quando ciò potrà avvenire.

Come se ne esce? Quali sono le strade che può percorrere il risparmiatore?
Dal mio punto di vista, il risparmiatore ha una sola strada da percorrere:
1) sviluppare ed evolvere la propria cultura finanziaria, fattore di estrema importanza per salvaguardare i propri risparmi;
2) affidarsi a consulenti seri, preparati e di comprovata affidabilità, in modo da costruire un dialogo serio e professionale che possa contribuire a rendere edotto il risparmiatore su tutti i possibili rischi e anche sulle opportunità, colmando così quell'asimmetria informativa che, invece, troppo spesso si perpetua, fino a che non si giunge all'inevitabile disastro: la perdita dei risparmi.

Per concludere, una maggiore  consapevolezza da parte del risparmiatore costituisce la migliore forma di garanzia per tutelare i risparmi; senza tuttavia dimenticare che la responsabilità di quanto avvenuto nei recenti salvataggi bancari (che hanno mandato in fumo i risparmi di 130 mila persone) ricade anche su quei risparmiatori che hanno gestito con troppa leggerezza e pressapochismo i propri risparmi, rifiutandosi di considerare le più elementari regole di investimento. Che poi sono regole si solo buon senso.

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8 commenti:

  1. Verissimo. Il conflitto di interessi non e' solo del politico di turno. L'ho vissuto molte volte avendo a che fare con bancari. Poi 5 anni fa ho chiuso ogni consulenza di ogni genere e sono diventato consulente di me stesso. Certo sono stato agevolato nel passaggio dal mio lavoro di controller. Mancino numeri e grafici dagli anni ottanta quando i PC avevano qualche decina di migliaia di byte di RAM.........e se non l'ho fatto prima era solo x "indigestione" di analisi.....................
    Poi mi sono rotto e ho fatto le cose per bene.......con qualche migliaio di ore spese nel capire gli "investimenti" e la loro gestione senza fare indigestione.
    L'errore e' stato non averlo fatto vent'anni fa. Ma internet era cosa x pochi e anche gli strumenti erano pochi a disposizione del risparmiatore. Oggi bisogna solo capire, sintetizzare e poi agire.
    Sempre col buon senso e senza pretendere la luna. Ma quanti lo capiscono e lo fanno? Quanti? Temo che come sempre la massa ripete gli errori passati non imparando mai nulla. Il segreto e' molto spesso fare il contrario o semplicemente restare fermi quando gli altri si muovono senza capire dove vanno.
    Roberto

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  2. Il tuo discorso è perfetto, sembra quasi detto da un consulente finanziario indipendente. Dal sito albo promotori finanziari risulta tu sia un promotore San Paolo Invest e quindi mi domando, come fai tu per esempio, a consigliare liberamente i tuoi clienti? Di certo il promotore non vende ciofeche tipo obbligazioni subordinate Banca Marche ma come fai a superare il conflitto d'interessi di cui parli? Cosa ne dici delle polizze unit linked rifilite sistematicamente da promotori e banche, del fatto che i fondi remunerano in modo diverso e quindi il venditore di turno ha un conflitto interiore su cosa proporre? Non solo, i btp rendono poco o nulla ma allora i fondi obbligazionari governativi, monetari cosa esistono a fare? Ad oggi con le commissioni di gestione che hanno si possono abolire. E le polizze vita ramo 1 che tanto vanno ora? Certo sono perfette in questo momento peccato che il promotore e la banca debbano per forza vendere la loro quando magari sul mercato c'è Genertellife che costa nettamente meno e rende di piu' al cliente, ma il professionista deve stare zitto. Questo si chiama conflitto d'interessi, poi uno puo' essere bravo quanto vuole, ma se lavora a provvigione...ce l'ha e non ci puo' fare niente, purtroppo.
    Quindi tornando alla domanda, tutto quello che hai scritto è vero, ma come fai a conciliarlo con l'operatività reale? Saluti

    Marco

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    1. Semplice: collocando ciò che dico io e non ciò che dice la banca, visto che il mercato è molto aperto e non privo della possibilità di scegliere. Poi, che i consulenti indipendenti siano immuni dal conflitto di interessi, è balla pazzesca. La discriminante non è tanto quella di essere consulenti indipendenti o private di qualche banca, ma come si svolge la professione che in tutti e due i casi deve essere orientata all'interesse del cliente. A prescindere.

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  3. I consulenti indipendenti non sono immuni alla scarsa qualità del lavoro, ma questo vale anche per promotori, assicuratori e bancari. Ma il conflitto d'interessi, non puo' esistere se uno viene pagato a parcella dal cliente. Poichè se deve consigliare A o B per lui non c'è differenza. Il promotore e tutti gli altri, se devono consigliare A o B fanno fatica a scegliere perché se A fa guadagnare al professionista 10 e B ne fa guadagnare solo 1...diventa molto dura dare un servizio oggettivo nell'interesse del cliente, a meno di non essere dei benefattori masochisti.

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    1. Forse non hai mai sentito parlare di accordi con le società di gestione o con banche, da parte dei consulenti. La qualità del servizio non la dà il vestito che indossi, ma il tuo sapere e la tua onestà.

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    2. Verissimo. Il problema di fondo e' la gestione del denaro altrui. Questo per i risparmi del singolo, di una azienda, di un ente locale. Ma anche di uno stato. La soluzione non esiste perche' la natura umana porta l'individuo sempre a "fregare" l'altro. In qualsiasi situazione ad ogni occasione. I santi esistono perche' ci sono milioni e milioni di peccatori. Figuriamoci quando si opera con lo sterco del demonio. Non se ne esce. In questi giorni seguo le vicende della banca BPVI ed emerge qualcosa di impensabile solo un anno fa. Figuriamoci un singolo con le mani in pasta dentro il denaro altrui............Dobbiamo eliminare le ipocrisie.
      Ognuno deve gestirsi la propria vita compreso i propri risparmi. Se non vuole o non ne ha le capacita' deve capire che fuori dalla porta lo stato non esiste. Questo me lo ha detto 30 anni fa una ex suora................e negli anni ha sempre avuto ragione purtroppo. Ora e' morta ma io applico sempre il suo consiglio.................e in futuro sara' anche peggio.
      Il denaro e il potere ha sempre portato guerre nei secoli, nei millenni.
      Perche' nel 21mo secolo dovrebbe essere diverso? L'onesta' non e' di questo pianeta!

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  4. Gentile Paolo, la tua ricostruzione è sicuramente accurata ed abbastanza trasparente. Personalmente ritengo che manchi di un dettaglio (non trascurabile)...

    Se, da una parte, evidenzi quali possano - o debbano - essere le responsabilità degli istituti di credito o dei promotori finanziari, dall'altra rimandi alle responsabilità (di approfondimento e di autotutela) dei clienti allorquando questi debbano sottoscrivere un investimento. Tuttavia viene taciuto - non è certo una colpa - il fatto che il conflitto di interesse tra chi emette i titoli (in gran parte Banche) e chi li acquista (Risparmiatore, Azienda, ma anche Ente Pubblico) e generato dal fatto che sia stata oltrepassata la barriera/filtro una volta esistente, seppure labile, tra Banche Commerciali e Banche d'Affari! Oggi gli istituti, come tu stesso sottolinei, confezionano prodotti - semplici o complessi - sulla base del proprio portafoglio, "spacciando" ai clienti le proprie sofferenze e guadagnando due volte (dal portafoglio stesso e dalle transazioni degli investitori/sottoscrittori). Se si ritornasse indietro di qualche anno, annullando per via politica la deregulation del settore finanziario ed impedendo la concentrazione di interessi - separando nettamente gli istituti di credito che raccolgono e gestiscono il risparmio da quelli che si occupano esplicitamente di investimenti - i clienti avrebbero qualche garanzia in più circa la terzietà/indipendenza del lavoro dei consulenti e promotori finanziari (anche interni alle banche), i quali, a loro volta, dovrebbero fare uno sforzo per adeguare le proprie competenze di analisi sui prodotti, sulla composizione degli stessi, sulle modalità di generazione della revenue e sugli investimenti. Un effetto secondario - che però non attiene alla disquisizione oggetto del tuo articolo - sarebbe quello di riportare una parte della liquidità delle banche commerciali verso "l'economia reale" (ma questa è un'altra storia).

    Ritengo anche che qualche parola andrebbe spesa (e qualche azione andrebbe fatta) sui prodotti come CDO o CDS - i cosiddetti derivati, che tanto danno hanno fatto all'economia mondiale - e sui criteri con i quali questi siano confezionabili/scambiabili. Si tratta, in questo caso, di una responsabilità che dovrebbe essere agita dal regolatore del mercato (nel nostro caso la CONSOB).

    Da ultimo, per quanto possa convenire con te sul fatto che gli investitori/risparmiatori debbano essere maggiormente consapevoli degli investimenti che fanno, sappiamo tutti che questo non è sempre possibile.
    Parlando di casi reali mi viene in mente l'operazione di collocamento pubblico di ENEL - datato oramai a molti anni fà - attraverso il quale l'azienda beneficiò di una notevole capitalizzazione a danno dei propri stessi dipendenti. In quella occasione i dipendenti vennero invogliati (spinti, in realtà) ad acquistare i titoli dell'azienda in cui lavoravano, nella cui cultura aziendale erano cresciuti ed il quale andamento potevano toccare ogni giorno con mano, utilizzando a questo fine l'anticipo sul TFR. Sappiamo tutti come, dopo il collocamento, il titolo perse (non a caso) una parte consistente del suo valore e che i dipendenti, non avvezzi in gran parte al mercato finanziario ed azionario, vendettero anzitempo i titoli in portafoglio, prima che questi si collocassero al loro valore reale. Morale della favola: 1) ENEL ottenne un risparmio notevole sul TFR dei propri dipendenti; 2) ENEL capitalizzo positivamente il suo collocamento; 3) i dipendenti vennero suonati come zampogne...

    Ciò detto, a quanti invece necessitano o vogliano perseguire la strada degli investimenti in titoli, credo che non farebbe male la lettura di "Too Big To Fail" di A. Ross Sorkin.

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    1. Analisi perfetta. Mi piace in particolare una parola che hai usato : " spacciando".
      Riassume tutto quello che oggi e' finanza che non ha piu' nulla da spartire con industria ed economia. Il QE e' la piu' grande operazione mai fatta a livello planetario di spaccio valutario.
      L'idea di "sostenere" il moribondo capitalismo con dosi massicce di nulla e' la prova stessa della fine del vicolo. Il vicolo e' cieco e in fondo c'e' un muro alto e spesso. Qualcuno riuscira' anche ad abbatterlo ma le macerie saranno tutte la. E moltissimi ne saranno travolti.
      Sinceramente trovo i comportamenti umani col passare dei decenni e dei secoli sempre piu' demenziali e oramai impregnati dalla tecnologia sempre piu' invadente e in mano a pochissimi.
      Certo che pensare che una simile civilta' sia eterna da la misura dell'intelligenza umana.
      Basterebbe guardarsi indietro e pensare a quante civilta' ritenute eterne e invincibili sono sopravvissute fino ai nostri giorni. Quella dei consumi ha i decenni contati. Se non lo capiamo noi esseri intelligenti ce lo fara capire la Natura. Quella si che e' eterna e non ha certo bisogno dell'duomo. Anzi prima o poi se ne sbarazzera'................se non si rispettano certe regole.
      Buona serata

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