venerdì 4 dicembre 2015

PERCHE' LA BCE POTREBBE AVER BISOGNO DI ALTRE MISURE DI STIMOLO?

Ieri la Banca Centrale Europea ha deluso le aspettative dei mercati, che erano sicuramente alte.
In poche ore l'euro si è apprezzato sul dollaro di oltre il 3%, i rendimenti obbligazionari sono saliti, i prezzi  sono scesi, e le borse sono scese intorno al 3%.
C'è da dire che nelle settimane precedenti, anche sulla scia delle dichiarazioni espresse da alcuni membri del board della Bce (tra cui lo stesso Draghi), erano salite  molto le aspettative per un pacchetto di stimoli più ampio e robusto.


Più che un QE2 (come atteso dai mercati), la Bce ha aggiustato il tiro alle misure già in esistenti, introducendo, tuttavia, alcuni elementi di novità.

In dettaglio la banca centrale ha assunto le seguenti decisioni:

  • Ha tagliato dello 0.10%  il tasso di deposito delle banche presso BCE, portandolo a -0.30%. I mercati si attendevano un taglio di più robusto.
  • Ha esteso l'acquisto dei titoli fino a marzo 2017 (originariamente settembre 2016), salvo ulteriori differimenti, ma lasciando invariato a 60 miliardi di euro il volume di acquisti mensili. Il mancato aumento del volume di acquisti è stato l'elemento di maggior disappunto per il mercati, dato che si attendevano un aumento di acquisti dai 10 ai 20 miliardi aggiuntivi al mese.
  • Ha deciso che gli acquisti includeranno anche i titoli emessi dalle regioni o enti locali. Si tratta principalmente di titoli  riconducibili soprattutto ad alcuni Lander tedeschi e alcune regioni autonome spagnole.
  • Ha deciso la continuazione della fornitura alle banche di liquidità illimitata a tasso fisso, fino a fine 2017.
  • Ha determinato, inoltre, che la banca centrale reinvestirà i rimborsi dei titoli che verranno a scadenza nell'ambito degli acquisti effettuati attraverso il Qe. Ma poiché i titoli acquistabili nell'ambito del programma del Qe devono avere vita residua superiore ai 2 anni al momento dell'acquisto, se  ne deduce che i primi titoli acquistati  giungeranno a scadenza solo nel 2017. Ciò conferma la possibilità di ulteriori estensioni del programma di stimoli monetari, oltre marzo 2017.
La Bce, nella riunione di ieri, ha anche rivisto al ribasso le previsioni di inflazione per il 2016 che passano all'1% dall'1.1% precedente, e quelle per il 2017 dall'1.7% all'1.6%, che sono ancora più al di sotto dell'obiettivo della BCE. Nelle previsioni di inflazione, la Bce ha assunto che il cambio euro dollaro rimanga stabile a 1.09 per tutto l'orizzonte previsionale, e che il prezzo del petrolio, nel 2016, sarà a 52.2 Usd al barile, e aumenterà  a 57.5 Usd nel 2017, quanto oggi il brent è prezzato intorno ai 41 Usd. Le previsioni di crescita della zona euro non hanno subito particolari modifiche. Infatti la Bce ha confermato che nel 2016 il Pil crescerà dell'1.7%; mentre quelle per il 2017 sono state riviste leggermente al rialzo con il Pil che passa all'1.9% dall'1.8% precedente.

Dato il quadro appena accennato (crescita stabile e previsioni di inflazione in calo) le misure adottate non appaiono troppo robuste, ed  è probabile che la Bce, nell'ambito delle decisioni assunte ieri, abbia voluto lasciare la porta aperta ad eventuali ulteriori stimoli monetari e che abbia voluto giocare di anticipo rispetto alle decisioni che la Federal Reserve assumerà nella riunione di metà dicembre.

Infatti, l'apprezzamento dell'euro che si è registrato ieri sui mercati contribuisce a dar maggiore sostegno alla Fed nell'aumento dei tassi di interesse nella prossima riunione. Sotto questo aspetto è probabile che la Bce abbia voluto anticipare la Fed (varando misure inferiori alle aspettative di mercato) e tenersi qualche colpo in canna qualora i dati che giungeranno nei prossimi mesi dovessero dimostrarsi inferiori alle aspettative e lontani dai target della Bce. Sotto questo punto di vista, l'impatto dell'eventuale aumento dei tassi Usa sul cambio eur/usd, unitamente al prezzo del petrolio e ai dati sull'attività economica in Eurozona e sull'inflazione, saranno fattori determinanti per capire se la Bce avrà bisogno di implementare nuovi stimoli monetari per riportare l'inflazione verso il target del 2%.
Dato quanto appena detto, se i prossimi  dati dovessero deludere  le attese, è probabile che si possa giungere ad un ampliamento del Qe; contrariamente, se i dati dovessero confermare la ripresa, questi finiranno per riflettersi sugli utili societari (che cresceranno)  e pertanto diventerà meno esigente aumentare gli acquisti dei titoli.











1 commento:

  1. I debiti pubblici e non si risolvono in due modi : o con un'inflazione a manetta che renda i titoli come la carta Scottex..........o con una guerra che azzeri tutto.........
    Siamo fortunati perche' entrambe le soluzioni sono operative su scala globale.
    Non finiro' mai di ammirare l'intelligenza umana.
    Ne e' stata fatta di strada dal neolitico..............ma non e' detto che non ritorni in futuro.
    In fin dei conti la natura e' sovrana.............7 miliardi e rotti di bipedi dovrebbero capirlo visto l'intelligenza che li guida. Auguri

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