lunedì 21 dicembre 2015

IL PORTOGALLO SALVA LA SETTIMA BANCA DEL PAESE CON 2.3 MILIARDI DI FONDI PUBBLICI

Mentre i risparmiatori italiani continuano a gridare vendetta per via della tosatura subita con il "salvataggio" delle 4 banchette italiane fallite, vale la penna farvi osservare che il Portogallo, proprio ieri (chissà perché queste cose avvengono sempre di domenica), con 2.3 miliardi di aiuti pubblici, ha salvato la banca di Madeira, la Banif, che è stata ceduta al Santander per 150 milioni di euro.
Contrariamente a quanto avvenuto in Italia, per la Banif non è stata creata una bad bank e gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati non hanno subito l'azzeramento dei rispettivi titoli, e pertanto, dopo la liquidazione, verranno rimborsati pro-quota con il netto realizzato. Sempre che qualcosa rimanga.

Precisazione: Mi è stato chiesto il motivo per il quale il Portogallo abbia posto in essere la risoluzione di Banif con soldi pubblici, quando in italia, invece, nel caso delle 4 banche, non è stato possibile per via della disciplina sugli aiuti di stato. Pensavo che la risposta fosse di facile intuizione proseguendo nella lettura dell'articolo. Ma ho pensato male. Il fatto che il Portogallo sia intervenuto con soldi pubblici nella risoluzione della banca portoghese deriva dal fatto che lo stato deteneva il 60.5% del capitale della banca e, quindi, è intervenuto in qualità di socio. Sempre a spese del contribuente, ovviamente.


Da Il sole 24 Ore
l Portogallo pone rimedio allo stato comatoso del Banif (Banco Internacional do Funchal) con un'iniezione di quasi 2,3 miliardi di euro di fondi pubblici alla banca originaria di Madeira - piccola ma molto importante localmente - che viene venduta al Santander dopo essere stata ripulita degli asset più problematici. Un comunicato diffuso ieri, poco prima della mezzanotte, ha annunciato che «le autorità nazionali, il Governo e il Banco de Portugal hanno deciso la vendita dell'attività del Banif (il cui capitale era detenuto per il 60,5% dallo Stato) e della maggior parte del suo attivo e passivo al Banco Santander Totta per 150 milioni di euro. I vincoli posti dalle istituzioni europee e l'impossibilità di una vendita volontaria del Banif hanno fatto sì che l'alienazione avvenga nel contesto di uno strumento di risoluzione». La Banca centrale ritiene che «a fronte delle circostanze e delle restrizioni la vendita delle attività del Banif, questa è la soluzione che salvaguarda la stabilità del sistema finanziario nazionale e protegge i risparmi delle famiglie e delle imprese, così come il finanziamento dell'economia».L’operazione «comporta un sostegno pubblico stimato a 2,25 miliardi di euro che mirano a coprire le contingenze future» e che per 489 milioni derivano dal Fondo di Risoluzione alimentato dalle banche che operano in Portogallo e per 1,76 miliardi direttamente dallo Stato. Gli asset problematici della banca saranno trasferiti a un veicolo di gestione di asset. Nel “vecchio” Banif, cioè a carico dei suoi vecchi azionisti - quindi principalmente lo Stato - resteranno «un insieme molto ristretto di attivi che saranno oggetto di una futura liquidazione». La vendita del Banif «ha un alto costo per i contribuenti - ha riconosciuto il primo ministro socialista Antonio Costa, parlando alla televisione portoghese - ma, nel contesto attuale è la soluzione che difende meglio l'interesse nazionale». La Commissione Ue ha indicato di «avere approvato il piano portoghese», precisando che gli aiuti potranno andare fino a 3 miliardi, tenendo conto del costo del trasferimento a un veicolo degli asset problematici, stimati a 422 milioni e di un margine di sicurezza. L'iniezione di denaro pubblico nel Banif d'altro canto compromette l'obiettivo di discesa del deficit sotto il 3% del Pil. Per questo è prevista una riunione straordinaria del consiglio del ministri per approvare un bilancio di rettifica.
Lamentando «la negligenza» del precedente governo di destra di Pedro Passos Coelho, a cui i socialisti si sono sostituiti lo scorso 10 novembre grazie a un'inedita alleanza della sinistra, il capo dei deputati socialisti ha annunciato l'apertura di un'indagine parlamentare. Il Banif è la settima banca portoghese, con asset per 12,8 miliardi di euro, pari al 7% del Pil e con 6,3 miliardi di depositi. Nelle Azzorre e Madeira è leader di mercato, con quote del 37% dei depositi e del 31% degli impieghi nelle prime e del 36% e del 23% nella seconda. La decisione della vendita è stata presa da Lisbona a fronte delle crescenti difficoltà della banca e dei riflettori accesi dalla Commissione Ue sulla ricapitalizzazione per 1,1 miliardi di euro da parte dello Stato portoghese intervenuta nel gennaio 2013, rimborsati per 275 milioni. La ricapitalizzazione è stata temporaneamente approvata dalla Ue, in attesa del piano finale di riassetto del Banif. I piani sottoposti a Bruxelles tra l'aprile 2013 e l'ottobre 2014 tuttavia non hanno avuto il via libera europeo e il 24 luglio scorso Bruxelles ha aperto una procedura di indagine approfondita su eventuali aiuti di Stato.Tale procedura avrebbe potuto portare all'ingiunzione di rimborsare allo Stato gli 825 milioni ancora da restituire. Una prospettiva che avrebbe potuto essere il colpo di grazia per la banca, sempre più in difficoltà, anche a causa dell'andamento economico. Nelle ultime due settimane la Borsa ha duramente penalizzato il titolo del Banif, la cui quotazione ha perso due terzi del suo valore, scendendo molto vicina allo zero. Il 18 dicembre il Banif ha annunciato di avere ricevuto sei offerte d'acquisto per il 60,5% detenuto dallo Stato. Tra i candidati, stando alle indiscrezioni, oltre al Santander, c'erano anche il Banco Popular spagnolo e un gruppo cinese di Hong Kong. Il 19 dicembre il ministero delle Finanze ha però comunicato che una vendita volontaria non sarebbe stata possibile ed era necessario fare ricorso al meccanismo di risoluzione.Per il Portogallo è il secondo costoso salvataggio bancario in poco più di un anno. Nell'agosto 2014, Lisbona ha annunciato un'iniezione di 4,9 miliardi di euro, 3,9 dei quali direttamente dalle casse statali, per salvare il Banco Espirito Santo, con la costituzione di una nuova struttura con asset sani, il Novo Banco destinata alla vendita ma finora ancora senza acquirenti.

2 commenti:

  1. Ottimo... Così invece pagano tutti.. Viva il socialismo reale !

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    1. E' vero in parte. In Italia e' anche peggio. Da una parte quattro banche aiutate dallo stato e dalle altre banche. Il risultato e' aumento dell'inefficienza del sistema. Dall'altra due banche (venete) che lo hanno messo in quel posto ai risparmiatori al 100%. Alla fine pagano loro ma anche il territorio con tutti gli attori economici che non son pochi. Voglio dire che questo paese non andra' da nessuna parte alla prossima botta. Crollera' come un pero marcio, ma non sara' il solo. Io sono x la teoria del gioco delle carte ..............quello che partita la prima.......cadra' anche l'ultima. Il sistema non regge dal punto di vista matematico alla lunga. Ai piu' sfugge la normalissima somma del 2+2. Io x lavoro faccio il controller dal 1980 e ne ho visti numeri passare sotto i ponti...........posso dirti che se non si rendono le cose semplici non si capisce mai nulla. Figuriamoci coi soldi di mezzo..................
      Auguri doppi. Ai giovani e di Buon Natale.
      Tengo fuori il 2016 perche' non sono mai stato un ipocrita..................per carattere e per lavoro.
      Roberto

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