lunedì 2 novembre 2015

TASSI USA: L'AUMENTO SEMBRA POCO COERENTE CON GLI ULTIMI DATI SULL'INFLAZIONE

La Federal Reserve, nella sua ultima riunione, ha lasciato aperta la porta ad un possibile aumento dei tassi nella prossima riunione di dicembre
Le spesa per i consumi personali ( personal consumption expenditures, PCE) è uno degli indicatori sull'inflazioni verso il quale la Federal Reserve pone particolare attenzione per misurare, appunto, le dinamiche inflattive e, di conseguenza, è uno degli indicatori che veicolano le scelte di politica monetaria.
Dai grafici che seguono, si osserva che tale indice, al netto di cibo e bevande (core), negli ultimi 84 mesi, solamente in 5 mesi è stato superiore al target della Federal Reserve posto al 2%. E questo  nonostante tutti gli stimoli monetari (3 Quantitative easing) e tassi pressoché a zero ormai da 8 anni.






La tendenza disinflazionistica generale del PCE core (linea blu del grafico)  dovrebbe far sorgere più di un dubbio alla FED. Dopo anni di manovre ultre-espansive, questo indicatore (strettamente sorvegliato), dal 2013 e fino a fine 2014, si è mosso sempre intorno all'1.5%; mentre nell'ultimo anno sì è sempre collocato introno all'1.3%, allontanandosi ulteriormente dal target della FED.
Peraltro, gli ultimi dati sulla crescita del Pil nel  terzo trimestre 2015, indicano anche un rallentamento dell'economia Usa.

- L'economia americana e' cresciuta al passo dell'1,5% nel terzo trimestre dell'anno, segnalando che la ripresa americana continua ma che il suo passo ha frenato bruscamente rispetto al 3,9% dei tre mesi precedenti sotto il peso della debolezza dell'economia globale, delle tensioni dei mercati e del rafforzamento del dollaro. L'1,5%, la prima lettura per il periodo luglio-settembre, e' stato in linea con le previsioni medie degli analisti. Rispetto all'anno scorso, l'economia ha marciato al modesto ritmo del 2%, ormai diventato tipico degli anni post-grande crisi.
L'espansione negli ultimi tre mesi e' stata ostacolata da battute d'arresto nelle spesa dei consumatori, i due terzi dell'attivita' economica, e anche degli investimenti, delle scorte aziendali e dalla spesa governativa. Le scorte hanno sottratto 1,44 punti alla crescita del Pil, il danno maggiore, indicando che la fiducia delle imprese sulle prospettive dell'economia resta in dubbio.
I consumi sono lievitati al passo del 3,2%, inferiore al 3,6% dei tre mesi precedenti. Gli investimenti immobiliari sono aumentati del 6,1%, meno del 10% precedente. E quelli delle aziende hanno frenato al 2,1%, quasi dimezzati. L'interscambio commerciale ha invece sottratto soltanto 0,03 punti percentuali al'espansione. La spesa governativa e' aumentata dell'1,7% dopo essere stata reduce da un incremento piu' solido del 2,6 per cento.
Il dato sullo stato della ripresa arriva all'indomani della decisione della Federal reserve di lasciare i tassi di interesse per il momento invitati vicini allo zero, confermando una politica monetaria ancora molto accomodante a sostegno dell'espansione, ma di mettere in agenda chiaramente un primo rialzo del costo del denaro al prossimo vertice del 15 e 16 dicembre, l'ultimo dell'anno.

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