domenica 11 ottobre 2015

LE ASPETTATIVE SULLE BANCHE CENTRALI E GLI EFFETTI SULLE VALUTE E SUI PAESI EMERGENTI

Dicevamo, qualche giorno fa, a proposito del fatto che i mercati sembrano attendersi altre misure di allentamento monetario in Europa e in Giappone (ma anche in Cina) e un differimento (o sospensione) della stretta sui tassi Usa.

Giovedì sera sono state pubblicate le minute della riunione della Federal Reserve dello scorso 16/17 settembre dalle quali sono emersi timori, da parte di  parecchi delegati del Fomc,  in merito all'impatto del rallentamento della crescita economica in Cina sugli Usa, al rafforzamento del dollaro,  e al calo dell'inflazione che viene prevista sotto il 2% almeno fino al 2018.


Il tenore delle preoccupazioni espresse nei documenti della Fed ha irrobustito l'idea del differimento dell'intervento sui tassi: cosa che, come vedremo a breve, sta avendo un notevole impatto nei paesi emergenti.


Per quanto riguarda la zona euro, venerdì scorso, da Lima -dove si è tenuto il meeting del fondo  monetario internazionale- ha parlato Mario Draghi che ha affermato:
Alla luce di rinnovati rischi che sono emersi sul retro dei recenti sviluppi a livello mondiale e dei mercati finanziari e delle materie prime, stiamo monitorando attentamente tutte le informazioni in entrata pertinenti e siamo pronti a utilizzare tutti gli strumenti disponibili all'interno del nostro mandato di agire, se giustificato, in particolare modificando le dimensioni, la composizione e la durata del programma di acquisto di asset.
Quindi, le prospettive di un estensione (o ampliamento) del Qe appaiono assai concrete. E lo sono ancora di più se si considerano i brutti dati economici che stanno giungendo dalla Germani e di cui abbiamo detto QUI.

Per il momento, le politiche di stimolo monetario adottate dalla BCE stanno fallendo nel loro intento di stimolare l'inflazione, che viene spinta al ribasso dalle pressioni sui prezzi delle materie prime e sul petrolio che, tuttavia, nelle ultime settimane è rimbalzato a 50 dollari al barile dopo i minimi toccati qualche settimana  fa a 38 Usd.

Il grafico che segue mostra l'espansione che sta avendo il bilancio della BCE (per via del QE) confrontandolo con le aspettative sull'inflazione che, invece, si stanno deteriorando.

La Fed che differisce (o sospende il rialzo dei tassi) contribuisce ad indebolire il dollaro, infatti l'euro guadagna forza nei confronti di tutte le valute, che si svalutano nei confronti della moneta unica. La "forza" dell'euro, quindi, contribuisce al miglioramento del sentiment in altre economie (come la Cina, ad esempio) per via del fatto che possono avvantaggiarsi irrobustendo le esportazioni, evitando quindi una brusca frenata. Inoltre, nelle economie emergenti, il mancato rialzo dei tassi Usa (che indebolisce il dollaro) contribuisce ad allontanare i timori di default di molte emissioni obbligazionarie denominate in dollari. 
Le condizioni sopra accennate contribuiscono ad alimentare l'idea di una situazione economica globale meno negativa, spingendo in alto il prezzo del petrolio, influenzato anche dalla guerra in Siria e dal fatto che i paesi Opec potrebbero decidere di tagliare la produzione, facendo aumentare i prezzi.
Tutte queste condizioni  rafforzano le valute emergenti. Infatti, in questa fase di rialzo dei mercati, i veri protagonisti sono proprio i paesi emergenti e le rispettive valute, come ci suggeriscono i grafici riportati.

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Contatti e consulenze: paolocardena@gmail.com

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