martedì 6 ottobre 2015

LA SOTTOCCUPAZIONE IN ITALIA: CONFRONTO CON ALTRI PAESI

A proposito dei dati provenienti dal mercato del lavoro, in un precedente post (lettura suggerita QUI), ci eravamo lasciati giungendo a queste conclusioni:
1) I posti di lavoro che si stanno creando sono perlopiù assorbiti da lavoratori stranieri;
2) Negli ultimi anni si è assistito anche all'ampliarsi di fenomeni di sottoccupazione.

In merito al primo punto, in questo post ci limitiamo a ricordare che, dal 2004, gli stranieri, in italia, hanno guadagnato circa 1.4 milioni di posti. Se si tiene conto che dall'inizio della crisi sono stati persi oltre  un milione di posti di lavoro (dai minimi del 2013 sono stati recuperati circa 350 mila posti) e se si considera che l'occupazione straniera, nello stesso perodo,  è comunque aumentata, possiamo concludere che il bilancio a svantaggio della popolazione italiana è assai più severo di come appare. Ma questo verrà dettagliato in un prossimo post.

In merito al secondo punto, per riprendere il ragionamento da dove lo avevamo lasciato, giova riproporre un grafico esplicativo dal quale emerge che, in italia, non solo sono stati persi un oltre un milione di posti di lavoro, ma si è fatto ampiamente ricorso a contratti di lavoro  con part-time involontario.


Infatti, come avevamo già detto, si osserva che dal 2008 il numero d’occupati con orario di lavoro pari o superiore a 40 ore settimanali (scala destra) è diminuito d’oltre un milione e mezzo d’unità. Questa diminuzione di posti di lavoro (a tempo pieno) è stata in parte recuperata da occupati con orari di lavoro ridotti, spesso significativamente ridotti (scala sinistra). 

Volendo fare un confronto con altri paesi possiamo osservare che, in italia, si è ricorsi a contratti di lavoro part-time  involontario in modo molto più esteso  che altrove. Nonostante Spagna e Grecia abbiano tassi di disoccupazione molto più elevati rispetto al nostro paese, l'utilizzo di questa forma d'occupazione risulta assai più contenuta rispetto alle pratiche italiane.
La diminuzione del numero delle ore lavorate si traduce in tassi di disoccupazione più contenuti rispetto a quelli che altrimenti si avrebbero facendo meno ricorso a contratti di lavoro con part-time involontario. Quindi, quando si parla di tasso di disoccupazione, occorrerebbe  ricordare che si tratta di un indice che non fotografa al meglio lo stato di salute e le dinamiche del mercato del lavoro.



Il grafico precedente dimostra che la quota di part-time involontario sull'occupazione totale rappresenta quasi il 12%, contro quasi il 4% della media Ocse e appena il 6% della Grecia.



Il grafico precedente  dimostra  che la quota di part-time involontario sulla forza lavoro totale rappresenta poco più del 12%, contro il 4% della media Ocse e della Grecia.



Come vedete dal grafico precedente, la quota di lavoratori part-time involontari risulta maggiore che altrove anche in rapporto alla popolazione totale.

Mentre dal grafico che segue si osserva che le quota di lavoratori part-time involontari, sul totale del lavoratori a tempo parziale, è analoga a quella di Spagna e Grecia dove, tuttavia, il ricorso a forme di lavoro a tempo parziale, come abbiamo visto, è assai più moderato rispetto all'Italia.






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