martedì 6 ottobre 2015

IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE TAGLIA LE PREVISIONI DI CRESCITA DELL'ECONOMIA MONDIALE

Il Fondo  Monetario Internazionale ha appena tagliato le previsioni di crescita dell'economia mondiale, sia per il 2015 che per il 2016

Molto telegraficamente, nel rapporto di legge:


  • Taglio della crescita globale è principalmente attribuibile alla crisi delle materie prime e dei  paesi emergenti (forse, in questi pixel,  lo avevamo detto sei mesi fa e oltre? leggete quiqui e qui....Ma che ve lo dico a fare?!?!)
  • I rischi al ribasso sono più marcati rispetto a qualche mese fa;
  • Tornare ad robusta espansione sincronizzata rimane improbabile;
  • Una migliore  crescita da parte degli  Stati Uniti e un miglioramento della dinamica dell'inflazione potrebbe presto giustificare l'aumento dei tassi da parte della FED;
  • Il FMI esorta i paese emergenti ad essere pronti per l'aumento dei tassi da parte della FED;
  • Il rallentamento della crescita dell'economia cinese è più significativo rispetto a quanto previsto;
  • La Fed, nella normalizzazione della politica monetaria,  dovrebbe attendere  maggiori segnali di crescita dell'inflazione, prima dell'aumento dei tassi.
Quelle che seguono sono le previsioni aggiornate, nelle quali l'Italia viene accreditata allo 0.8% per il 2015 e all'1.3% per il 2016
 Il rapporto completo lo trovate qui

Aggiornamento.

Da Il Sole 24 Ore

La frenata dei Paesi emergenti spinge al ribasso la crescita mondiale, mentre nelle economie avanzate, fra cui l'Italia, la ripresa migliora gradualmente. Il Fondo monetario internazionale ha tagliato dello 0,2% le sue previsioni di crescita globale per quest'anno e il prossimo portandole rispettivamente al 3,1% (in calo dal 3,4% dello scorso anno) e al 3,6%, definendo l'espansione «modesta». I rischi al ribasso sono più pronunciati rispetto alle ultime valutazioni del luglio scorso, secondo il “World Economic Outlook” appena diffuso a Lima, alla vigilia degli incontri annuali dell'Fmi e della Banca mondiale.«Sei anni dopo l'uscita dalla più profonda recessione del dopoguerra, il ritorno a un'espansione globale robusta e sincronizzata ancora non c'è», scrive nella introduzione al documento Maurice Obstfeld, il nuovo capo economista dell'Fmi, appena insediato per sostituire Olivier Blanchard, passato al Peterson Institute dopo sette anni in cui ha contribuito a una profonda revisione dell'ortodossia dell'istituzione di Washington, soprattutto in materia di austerità fiscale.L'attenzione degli economisti del Fondo è concentrata sulle economie emergenti, sulle quali pesa il crollo dei prezzi delle materie prime, la ricaduta del passato boom creditizio e, in alcuni casi, l'instabilità politica. La crescita dei Paesi emergenti è in calo per il quinto anno consecutivo al 4%, prima di risalire, nelle previsioni dell'Fmi, al 4,5% nel 2016.La frenata della Cina, sulla quale ci sono ora serie preoccupazioni per la crescita futura, è in linea con le attese, ma ha avuto ripercussioni maggiori del previsto, secondo l'Fmi, come dimostrano le turbolenze sui mercati finanziari nel mese di agosto. Se la Cina sta rallentando da oltre il 7% verso il 6%, Russia e soprattutto Brasile sono in recessione. Presto, gli emergenti dovranno confrontarsi anche con la restrizione delle condizioni finanziarie dovuta al rialzo dei tassi d'interesse negli Stati Uniti, che il Fondo monetario ha a lungo consigliato di rinviare, ma che appare molto probabile entro la fine dell'anno.L'eurozona, che è stata a lungo una delle aree più problematiche dell'economia mondiale (e il Fondo non manca di rimarcare che ci sono ancora incertezze sul futuro della Grecia nella moneta unica), è in ripresa graduale. Crescerà dell'1,5% nel 2015 e dell'1,6% nel 2016.Fra le sorprese positive c'è l'Italia: l'Fmi ritocca al rialzo dello 0,1% le stime per entrambi gli anni rispetto alle previsioni di luglio. La crescita è prevista allo 0,8% (ma all'1,2% nel trimestre in corso) e all'1,3% rispettivamente. Limitato per ora l'impatto sulla disoccupazione, stimata al 12,2% quest'anno e all'11,9% il prossimo. Migliorano abbastanza nettamente invece le condizioni della finanza pubblica.Il deficit scenderà dal 2,7% del prodotto interno lordo nel 2015, al 2% nel 2016 allo 0,2% nel 2020. Il debito pubblico dovrebbe cominciare a calare dal 133,1% del pil quest'anno, al 132,3% l'anno prossimo, al 123% nel 2020.

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