lunedì 5 ottobre 2015

BANCA MARCHE: TUTTO PRONTO PER LA TOSATURA DEGLI OBBLIGAZIONISTI

In questo paese, fin troppo spesso, si è inclini a pensare che le disgrazie  capitino sempre agli altri e mai a noi. Il perché è ovvio: si è indotti a ritenere che gli effetti delle sventure  che capitano agli altri non toccheranno noi e i nostri interessi. 
Ecco quindi che, nonostante il bombardamento mediatico,  si trascorrono intere giornate nell'inerzia  totale, aspettando che le settimane diventino mesi e i mesi anni.  Tutto tempo prezioso sprecato, trascorso in assenza di qualsiasi decisione, nella speranza che a salvare i risparmi, prima o poi, arrivi la provvidenza. Da questo punto di vista, molti italiani ricordano i Malavoglia di Verga, proprio per la fede incondizionata nelle provvidenza che, prima o poi, possa giungere qualcuno a salvarli. Nulla di più errato, evidentemente, perché, mentre si attende l'arrivo della provvidenza (che non verrà), i risparmi (e non solo) vanno in fumo.

Prendiamo  ad esempio Banca Marche, che è solo una delle banche che stanno distruggendo i risparmi di centinaia di migliaia di risparmiatori.
Saranno almeno 3 o 4 anni (abbondanti) che si parla del dissesto di Banca Marche, eppure c'è ancora chi si sorprende nel leggere le notizie che arrivano dal fronte della banca marchigiana e delle quali daremo nota in seguito.

In questo sito si è scritto molto a proposito del fatto che, a breve,  alcune categorie di risparmi potrebbero essere coinvolte nei salvataggi di banche in dissesto. E abbiamo anche sostenuto che, almeno nell'ottica della protezione dei risparmi  dalle regole del bail-in, scegliere la propria banca è fattore di  fondamentale importanza. A proposito di questo tema potete leggere i due articoli che seguono:

Magari per trarne vantaggi personali,  a qualcuno  potrebbe far comodo incutere terrore tra i risparmiatori affermando che le banche italiane sono tutte fallite. Ma così non è. In Italia esistono molte banche in gravi difficoltà, ma ce ne sono anche  molte altre le cui possibilità di dissesto sono assai remote. Pertanto, depositare i risparmi in una di queste banche costituisce un'ottima e pratica  soluzione per scongiurare quantomeno  il rischio che i risparmi possano essere aggrediti nell'ambito delle nuove regole sui salvataggi bancari. Certo, questa soluzione non arginerebbe altri rischi che potrebbero  colpire i risparmi (es: imposte patrimoniali straordinarie, inasprimento dell'imposta di successione, o dissoluzione dell'euro che, grazie all'interventismo della BCE, appare poco probabile allo stato attuale). Ma per fronteggiare  e ridurre questi rischi esistono altre strategie e  altre soluzioni, più o meno "invasive" in relazione al grado di sicurezza che si intende raggiungere. E' ovvio che non tutti sono in grado di sopportare i disagi derivanti dal doversi trasferire  all'estero, sia per impedimenti professionali, di famiglia, che per composizioni patrimoniali che, comunque, costituiscono un vincolo in italia (es: immobili). Ecco quindi che il risparmiatore, nell'ambito della gestione del proprio patrimonio, dovrebbe perseguire quelle strategie che, quantomeno, consentano di ridurre gli impatti derivanti da questi possibili scenari qualora dovessero verificarsi. Ad esempio: se si pensa alla dissoluzione dell'euro (cosa poco probabile, allo stato attuale e, comunque, certamente non imminente), per chi è costretto (per vincoli personali)  a rimanere in Italia, una possibile soluzione potrebbe essere quella di una diversificazione in valute pregiate effettuata per contanti. Ma questo potrebbe presupporre altri fattori di rischio, di cui ho già detto (almeno in parte) in questo video in occasione di un convegno di quasi due anni fa. Quindi occorrerebbe implementare delle opportune cautele anche nella gestione del contate. 

Tornando a Banca Marche, un articolo pubblicato qualche giorno fa su Libero, riassume egregiamente lo stato delle cose e i possibili sviluppi.

Da Libero:
Le crisi bancarie fanno le prime vittime. Nelle prossime settimane, con ogni probabilità, i possessori di obbligazioni subordinate di Banca Marche dovranno partecipare al primo bail-in in salsa italiana. Dal primo gennaio entrerà in vigore il nuovo meccanismo di salvataggio degli istituti in difficoltà, che prevede l’esborso anche da parte dei privati (azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro), ma per chi ha dato fiducia negli anni passati alla banca con sede a Jesi il coinvolgimento diretto dovrebbe scattare in anticipo.

In pratica le decine di migliaia di correntisti-obbligazionisti, e in parte minore altre istituzioni bancarie e fondi, subiranno la conversione coatta dei loro bond subordinati in azioni. Azioni che negli ultimi mesi sono state penalizzate da una doppia svalutazione, decisa dai commissari che gestiscono la banca da quasi due anni e in scadenza a fine ottobre, e che potrebbero essere ulteriormente svalutate. In teoria gli obbligazionisti subordinati potrebbero vendere sul mercato i loro bond, ma basta dare un’occhiata all’andamento sul mercato dei titoli sotto osservazione: il prezzo è sceso dai 100 di partenza a quota 34-35. In ballo ci sono grosso modo 400 milioni di euro, un sacco di famiglie e indirettamente tutti i correntisti italiani. Perché, alla fine, per il salvataggio di Banca Marche servirà soprattutto l’intervento del Fondo di Tutela dei Depositi bancari, che raggruppa tutti gli altri gruppi italiani e che emetterà obbligazioni sul mercato proprio per ricapitalizzare - si parla di oltre un miliardo - per provare a risanare Banca Marche prima del gennaio 2016, quando tutto il bail-in sarà realtà e allora, non solo gli obbligazionisti subordinati, ma pure tutti i grandi correntisti, dovranno cedere parte del loro patrimonio per soccorrere un istituto finito in sofferenza per una gestione sotto inchiesta: gli avvocati dell’istituto commissariato hanno chiesto agli ex amministratori 282 milioni di danni.

La frase di Bankitalia - Tutti si chiederanno: ma se il bail-in scatterà l’1 gennaio, perché azionisti e obbligazionisti subordinati dovranno pagare subito? La definizione tecnica si chiama «burden sharing», contenuta anche nel vademecum di Banca d'Italia sulla nuova legge che disciplina i salvataggi bancari. Pagina 7 del documento, ultimo paragrafo. Ecco cosa c’è scritto: «In Italia la completa applicazione del bail-in è prevista solo a partire dal 2016; tuttavia, la svalutazione o la conversione delle azioni e dei crediti subordinati, fra cui gli strumenti di capitale, sarà applicabile già da quest’anno, quando essa sia necessaria per evitare un dissesto. Gli orientamenti sull’applicazione della disciplina sugli aiuti di Stato adottati nel 2013 dalla Commissione europea già prevedono la necessità di coinvolgere gli azionisti e i creditori subordinati prima di un eventuale supporto pubblico, attraverso la svalutazione o la conversione dei crediti in azioni, quale misura di burden-sharing necessaria per ritenere il sostegno pubblico compatibile con la disciplina sugli aiuti di Stato». La questione è questa: l’Antitrust europeo, che dovrà comunque dare il via libera all’ingresso del Fondo di Tutela dei Depositi bancari nel capitale di Banca Marche, sostiene che un intervento solo del Fondo potrebbe sottendere un aiuto di Stato. Vanno insomma chiamati in causa anche tutti i creditori subordinati. Di Banca Marche, ma non solo.

Governo in ritardo - Si dà il caso infatti che su un salvataggio quantificabile in 370 milioni di euro su Cassa di Risparmio di Ferrara (Carife), circa 300 saranno investiti dal Fondo di Tutela dei Depositi bancari, ma 70 dovranno arrivare dalla conversione in azioni - con perdita di valore - degli obbligazionisti subordinati che si erano fidati dei prodotti venduti agli sportelli Carife. Un percorso simile è immaginabile anche ad Arezzo, dove la Popolare dell’Etruria, la banca dove era vicepresidente il papà del ministro Maria Elena Boschi, rischia di arrivare con zero capitale a fine anno. L’istituto popolare, commissariato da febbraio, vedrà anch’esso l’ingresso del Fondo di Tutela dei Depositi bancari per un ammontare ancora da definire - pare intorno ai 200 milioni - ma altri 200 circa arriveranno dalla solita conversione di bond subordinati in azioni. Un altro bagno di sangue, dopo la beffa del congelamento delle azioni in seguito al commissariamento.

Tirando le somme, possiamo dire che si ridimensioneranno di molto i 700 milioni di risparmi investiti in bond di decine di migliaia di famiglie italiane - sparse tra le Marche, l’Emilia e la Toscana - con il rischio che l’operazione non basti e che anche le azioni finiscano nel tritacarne del bail-in. C’è poco tempo - tre mesi - per mettere in piedi l’operazione salva-banche, ma il governo non brilla in tempismo. Ai primi di settembre ha approvato i decreti attuativi del bail in, ma prima dell’entrata in vigore bisogna che i testi ottengano l’ok dalla Commissioni Finanze di Camera e Senato, prima di tornare a Palazzo Chigi e diventare esecutivi. È passato quasi un mese dall’approvazione del Consiglio dei ministri. Che aspettano Renzi e Padoan? Perché poi, prima di partire con il salvataggio, il Fondo dovrà avere i via libera di Bankitalia, Antitrust Ue e Bce. In teoria ci vogliono 60 giorni, ma così si arriva a metà dicembre. Al limite. Da gennaio non pagheranno solo azionisti e obbligazionisti, ma anche i grandi correntisti...

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