mercoledì 9 settembre 2015

OCCUPATI E DISOCCUPATI NEL PAESE DEGLI ESPERTI DEL NULLA (ed 2015)


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di Paolo Cardenà per The FielderUno dei campi di battaglia dove ritualmente si consuma lo scontro tra la propaganda di governo e chi invece cerca di dare un’interpretazione equilibrata ai dati che giungono dai vari enti, è proprio il lavoro e l’occupazione, viste le energie spese dal governo Renzi per la riforma principe della sua politica economica: il Jobs Act. Ecco quindi che ogni mese si assiste al rituale scontro che vede protagonisti lanci d’agenzie (e tweet degli esponenti di governo) per celebrare, nella migliore delle ipotesi, la diminuzione del tasso di disoccupazione di qualche frazione di punto o, come accaduto di recente, la creazione di 200 mila posti di lavoro dalla nascita del governo Renzi. Non c’è dubbio che la creazione di posti di lavoro sia qualcosa di positivo, anche se il ritmo appare assai lento e comunque determinato da una sorta di ripresa economica attribuibile principalmente a fattori esterni irripetibili. Tuttavia, per confermare o no l’ottimismo profuso dal governo, occorrerebbe approfondire l’argomento basandosi su un’analisi un po’ più ampia rispetto al significato di lanci d’agenzia ritualmente somministrati all’opinione pubblica dagli organi d’informazione. Per fare ciò, ci avvarremo di qualche grafico elaborato in base ai dati forniti dall’Istat, e ragioneremo considerando i valori assoluti, poiché quelli espressi in percentuali vengono spesso abusati. Prendiamo ad esempio il tasso di disoccupazione, una variabile che dipende dal numero dei soggetti in cerca d’occupazione (disoccupati). Può capitare (come in effetti è capitato in passato) che il tasso diminuisca per effetto dei soggetti che rinunciano a cercar lavoro. Ecco quindi che il tasso di disoccupazione diminuisce senza che si sia creato un solo posto di lavoro aggiunto. Precisato questo, partiamo dal numero degli occupati:

1.numero occupati png
Dai picchi massimi del 2008 fino a ottobre 2013 (punto di minimo) sono stati persi circa un milione di posti di lavoro. Dall’autunno 2013 la tendenza si è invertita e, complice il miglioramento della congiuntura economica (attribuibile perlopiù a fattori esterni: petrolio, tassi, euro debole), i dati sull’occupazione stanno mostrando segnali di miglioramento. Tant’è che, dai minimi del 2013, sono stati creati quasi 350 mila posti di lavoro, 200 mila dei quali sotto il governo Renzi. E questo è un dato senz’altro positivo, confermato dal calo sia degli inattivi sia dei disoccupati (per la definizione della terminologia usata dall’Istat si rimanda al glossario che trovate in fondo all’articolo).
2.inattivi totali
3.disoccupati
Approfondendo la nostra analisi sull’occupazione che è stata creata, vale la pena di soffermarsi su qualche altro dato. Ad esempio, quello sull’occupazione degli stranieri:
4.occupati stranieri
Si osserva che, dall’inizio della crisi, i lavoratori stranieri hanno guadagnato circa 700 mila posti, dei quali circa 200 mila sono stati guadagnati da ottobre 2013, a fronte di 350 mila posti complessivamente creati. In altre parole, una buona parte dell’occupazione creata è stata assorbita da lavoratori stranieri. Altre variabili che andrebbero considerate sono desumibili dagli orari di lavoro. Tutti i dati provenienti dall’Istat confermano che il miglioramento dei dati sull’occupazione non si riflette sul numero d’ore lavorate, che tendono a diminuire (o a stabilizzarsi) anziché crescere, come sarebbe da attendersi in un contesto connotato da una crescita economica più vivace. Infatti, analizzando il grafico che segue si osserva che l’indice del monte ore lavorate si mantiene stabile sui livelli di minimi o leggermente sopra.
5.indice monte ore lavorate
L’ampliarsi di fenomeni di sottoccupazione è maggiormente visibile dal grafico che segue, che evidenzia la dinamica del numero d’occupati per fasce d’orario di lavoro.
6.MUMERO LAVORATORI PER FASCIA ORARIA SETTIMANELE
Si osserva che dal 2008 il numero d’occupati con orario di lavoro pari o superiore a 40 ore settimanali (scala destra) è diminuito d’oltre un milione e mezzo d’unità. Questa diminuzione di posti di lavoro (a tempo pieno) è stata in parte recuperata da occupati con orari di lavoro ridotti, spesso significativamente ridotti. Quanto appena affermato è supportato da un altro grafico, dal quale emerge la crescita esponenziale del numero deisottoccupati (scala sinistra) e dei part time involontari (scala destra), che sono passati, rispettivamente, a 784 mila dai 250 mila precedenti la crisi, e da 1,2 milioni a 2,7 milioni circa.
7.sottoccupati e occupati involontari
Come vedremo in un prossimo articolo, in un contesto in cui prevalgono bassi livelli di crescita economica che determinano un lento (ri)assorbimento delle sacche di disoccupazione, elevati livelli di sottoccupazione, oltretutto, determinano tensioni sulla sostenibilità dell’indebitamento privato che, anche se inferiore rispetto ad altri Paesi, si confronta con una caduta dei redditi disponibili che ha pochi paragoni nel contesto europeo. Possiamo concludere che, sebbene i dati sul mercato del lavoro siano in fase di miglioramento, appaiono troppo deboli per segnalare una chiara e robusta inversione di tendenza, confermando così la debolezza della ripresa economica che, ripetiamo, è indotta principalmente da fattori esterni che non saranno eterni.
8.glossario

6 commenti:

  1. L'occupazione in futuro sara' come l'acqua. Sempre piu' rara. Una tecnologia invadente che spazzera' via sempre piu' posti di lavoro e' solo una delle cause. Ma la cosa assurda di questo sistema di vivere che e' il capitalismo e' una sola. Costruire e vendere coi debiti. Allucinazione allo stato puro. Ancora peggio che gli utili si concentrano in pochissime mani . Un esempio su tutto? Andate i a vedere la liquidita' della Apple e poi riflettete. Mi vien da ridere a pensare a quelli che confrontano le vendite di auto negli States con l'Europa. Bisogna vedere come sono state vendute............Io per esempio ho cambiato finora sette auto in 38 anni. Sempre comperate coi denari in tasca........chiaro il senso?
    Un baraccone resta in piedi se ha le fondamenta molto solide. Ma resta sempre un baraccone. Se poi e' globale ancora peggio. Opinione personale certo. Ma da uno che di professione fa il controller da qualche decennio. La sola paura che ho e' che una mattina ci svegliamo tutti con la guerra in casa........senza sapere chi l'ha cominciata. Qualche testone mesi fa sosteneva che il problema della crisi economica attuale e' il troppo tempo di pace............senza conflitti "seri". Ci rendiamo conto di che razza stiamo parlando? Si........parlo di quella che abita su questo pianeta........quello delle scimmie. Parlo di quelle intelligenti col pelo...................perche' quelle evolute senza...............meglio che vadano a far compagnia ai dinosauri. E in fretta prima che la natura si incazzi veramente!

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  2. Mi permetteo di fare due osservazioni. Non è detto che la tecnologia determini un aumento della disoccupazione. Anche quando si coltivava la terra con la zappa c'erano senza lavoro e l'avvento del trattore non ne ha determinato l'aumento, perchè qualcuno dovrà pure costruirli i trattori.
    Inoltre il capitalismo non prevede l'indebitamento per il comsumo. Il capitalismo prevede che chi ha più di quanto spende possa mettere a disposizione il proprio risparmio per chi ha idee ma non soldi (imprenditore) in cambio di un compenso. Il consumo basato su debiti, che come dici è una delle principali cause della crisi attuale, non è richiesto in un sistema capitalistico (ma non è neanche negato). Tra il liberismo finanziario, che permette un incontrollato indebitamento, e il comunismo (in cui teoricamente non sarebbe necessario il debito) esistono diverse sfumature e come al solito la via di mezzo è quella da preferire. Purtroppo ci stanno obbligando a virare verso un sistema di liberismo finanziario in cui i naturali sistemi di controllo (solvibilità di un debitore) vengono artefatti attraverso sistemi nascosti (Euro) per permettere un travaso di ricchezza dai più poveri (che in quanto peveri si indebitano) ai più ricchi (che poi sono i creditori.

    Per il resto sono d'accordo con te.

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  3. Certamente che la tecnologia non elimina posti d lavoro in maniera assoluta. Ma ha due effetti pericolosissimi dal mio punto di vista. Accentra sempre piu' il controllo dell'individuo. E quel che e' peggio si concentra in pochissime mani. Da li non ci si muove. Il concetto di democrazia e' puramente astratto da sempre. La tecnologia lo eliminera' completamente plagiando i cervelli degli individui. La tecnologia puo' certamente essere una buona cosa sulla carta. Anche la fissione di E. Fermi lo era.......finche' e' restata dentro la pila. Non nutro nessuna fiducia nell'individuo se mi limito ad una semplice analisi sfogliando un libro di storia. Sara' deformazione professionale da eccesso analitico e di sintesi degli eventi presenti e passati.........ma non vedo un futuro "liscio". Lo vedo molto "gasato". O meglio turbolento. I giovani ne saranno attori ma anche vittime se non si svegliano dal " telerincoglionimento digitale"...................come amo definirlo.
    Per quanto riguarda il debito sono convinto che e' l'essenza stessa del capitalismo. Prova un po' a vederti l'indebitamento delle famiglie americane e poi tirare una conclusione. Se facessero come il sottoscritto avrebbero chiuso qualche stabilimento. Ma allora ci sarebbero piu' disoccupati........
    Meglio produrre 100 e venderne 50 con un debito allora............
    Sono punti di vista personali che ognuno e' libero di avere ma un mondo ha un limite invalicabile che si chiama risorse disponibili. Le banche centrali possono stampare a manetta soldi virtuali finche' vogliono ma le risorse non si stampano. E poi da che mondo e' mondo ogni bolla scoppia. Sempre.
    Peccato che l'imbecillita' umana sia in espansione perenne e le lezioni del passato dimenticate.
    La mia convinzione e' che non sara' l'duomo a rimediare ai suoi errori ma lo fara' la natura. A che prezzo non ci e' dato di sapere. Ma lo fara'. Chi e' intelligente lo capisce..............ma e' totalmente impotente.

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  4. Molto interessante il grafico riguardante le fasce orarie settimanali. Mi piacerebbe sapere se si può estrapolare il dato dei lavoratori statali (ministeri, esercito, enti, ecc. ec.) oppure se c'è un grafico relativo solamente al settore privato.

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  5. Il problema non è che gli stranieri trovano lavoro: se lo fanno regolarmente ben vengano. Il problema è che bisognerebbe valutare la qualità dell'immigrazione: ogni anno decine di migliaia di giovani laureati, unitamente ad altri lavori che certamente non sono da meno perchè sprovvisti di laurea, vanno all'estero vista l'impossibilità per loro di realizzarsi qui.
    Di contro, invece, noi "importiamo" una manodopera poco qualificata e, visto l'ascensore sociale bloccato già per gli italiani, non riusciamo a permettere agli stranieri di ritagliarsi un ruolo dirigenziale nella nostra società.
    Al di là del Pil che può salire di mezzo punto o anche uno, quello che conta è che stiamo perdendo capitale umano che va a produrre ricchezza altrove: i cialtroni che ci governano, questo, lo sanno perfettamente!

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    1. Tutto vero, ma il problema non sono i cialtroni che ci governano. E' tutto il resto. Un paese non e' fatto di mille persone. In una democrazia si possono dare i calci in culo a chi non governa bene. Ma l'ipocrisia tipica dell'italiano lo porta sempre a fare le rivoluzioni al bar. Un popolo senza spina dorsale, senza attributi ma pieno altrettanto degli stessi.........con un altro nome.
      Se avessi lavorato come il sottoscritto con gli svizzeri, coi tedeschi e con gli austriaci come adesso capi resti meglio il senso delle mie considerazioni. Quello dove siamo imbattibili e' il cibo. Il mangiare e' un'arte secolare e noi siamo i primi.....in tutti i sensi. Ciao

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