giovedì 9 luglio 2015

IL PREZZO DA PAGARE PER LA TRAGEDIA GRECA (di Salvatore Perri)

Guest Post di Salvatore Perri, che ringrazio.
L’austerità ha fallito, lo dice anche l’Fmi. E la dimostrazione è la Grecia. Ma se si arrivasse al default, i paesi europei sarebbero direttamente coinvolti. La scelta è ora fra piccoli sacrifici distribuiti fra tutti gli europei o un prezzo molto alto per il popolo greco oggi e per noi domani.
Tra austerità e default
Il referendum greco sull’accordo di salvataggio è solo l’ultimo di una serie di tentativi del governo Tsipras di evitare ulteriori misure di austerità al suo popolo. Se è una strada giusta o sbagliata, nessuno può saperlo. Alcune cose però si sanno ed è meglio dirle, prima che sia troppo tardi.
L’austerità ha fallito. Finché a dirlo era solo una parte dell’accademia considerata a torto o ragione “eterodossa”, il tema poteva essere fonte di discussione, ma quando uno studio in tal senso arriva direttamente dal Fondo monetario internazionale a firma Olivier Blanchard e Daniel Leigh, si può tranquillamente prenderla come una considerazione definitiva. Le “riforme” chieste alla Grecia hanno accentuato gli effetti della crisi, poiché una politica fatta di tagli alla spesa, senza un programma di riforme favorevoli alla ripresa, finisce per ridurre i consumi interni proprio delle fasce sociali che consumano una porzione maggiore del proprio reddito. Di conseguenza, la riduzione del prodotto interno lordo greco ha fatto aumentare il peso del debito in termini relativi, dinamica illustrata da Marianna Mazzucato e in atto anche per l’Italia, che nonostante la riforma pensionistica ha visto crescere costantemente il rapporto debito/Pil negli anni seguenti l’inizio della crisi.

Il default è un’opzione? In queste ore in Grecia si avvertono i primi segni dell’eventuale insolvenza. Dalle file agli sportelli bancari, alla carenza di farmaci nonché di tutti i beni importati in genere. Le conseguenze di diventare un debitore insolvente sono gravi e immediate, a cominciare dall’impossibilità di avere nuove linee di credito, il che comporta immediatamente la difficoltà di approvvigionamento delle merci importate (tra le quali le materie prime, petrolio e gas). Successivamente, vista la crisi di liquidità, senza accordo, la Grecia dovrebbe necessariamente ricorrere a forme alternative di emissione valutaria creando, di fatto, un sistema a doppia circolazione, in cui la nuova dracma verrebbe usata solo all’interno, mentre gli euro sarebbero usati come bene rifugio (nella più classica applicazione della legge di Gresham, secondo cui la moneta “cattiva scaccia quella buona”).
Le conseguenze di un tale caos si estenderebbero a tutta l’Europa, attraverso i mancati pagamenti della Grecia ai paesi creditori, ma colpirebbero prioritariamente proprio le classi meno abbienti del popolo greco. Inoltre, ogni forma di evento “destabilizzante” provocherebbe una crisi di fiducia e minerebbe la stabilità dell’intera area, dando fiato agli attacchi dei fondi finanziari speculativi.
Chi sono i creditori della Grecia
Chi detiene il debito greco? La sua distribuzione, come ricostruita da Paolo Cardenà, vede come maggiori creditori le istituzioni internazionali: addirittura il 60 per cento è in mano proprio all’UE (attraverso i fondi Efsf di stabilità e del fondo “salva stati” Esm), mentre solo il 12 per cento sarebbe nelle mani dell’Fmi, in questo momento il più intransigente nei confronti della Grecia. Nell’articolo, si evidenzia come i paesi europei siano “realmente” coinvolti nell’eventuale default (Germania, Francia e Italia con 146 miliardi al gennaio 2015) e come questo trasferimento di proprietà del debito abbia avuto una dinamica veramente singolare: in pratica le banche private dei paesi europei hanno scaricato sugli stati, e sulla Bce, il peso del debito greco dal 2009 a oggi.
In altre parole, il salvataggio della Grecia, anziché salvare il paese, ha legato a filo doppio il destino dei greci a quello degli altri europei. Fosse fallita nel 2009, la Grecia avrebbe fatto fallire le banche europee, trasmettendo lo shock alle economie reali; oggi, un default di Atene costringerebbe Italia, Francia e Germania direttamente a manovre correttive di bilancio.
Scenari inquietanti
Cosa si può fare ora? Lo scenario è inquietante, le conseguenze a breve termine di un default greco potrebbero essere pesantissime e per questo un accordo deve essere trovato. Ma quale accordo? È impossibile prendere in considerazione l’ipotesi che siano gli stati europei a pagare, visto che per esempio l’equilibrio dei conti pubblici italiani già così è a rischio. Dunque, un piano di salvataggio dovrebbe partire da alcuni presupposti ineludibili:
1) La riduzione del debito, attraverso uno storno della quota degli interessi dovuti agli investitori internazionali, proprio quella che ha autoalimentato il debito negli ultimi anni (attraverso un accordo che veda come interlocutore l’Unione Europea e non la sola Grecia);
2) La Bce dovrebbe rilevare la quota detenuta dall’Fmi, anche questo con un accordo “al ribasso” dato che, per ammissione stessa dell’Fmi, le “riforme” imposte alla Grecia, in cambio dei prestiti, erano errate.
3) Un piano d’investimenti straordinari in Grecia, ma anche una riformulazione delle richieste, che consideri la necessità di protezione sociale per le classi meno abbienti (andando verso una convergenza dei parametri economici anziché esclusivamente dei vincoli finanziari) in cambio, ad esempio, delle riforme pensionistiche. Si ricordi che sono proprio Grecia e Italia i due paesi più carenti in questo senso.
È evidente che queste misure avrebbero un costo, anche in termini d’inflazione, visto che la Bce dovrebbe rompere il dogma del divieto di politiche espansive. Allo stesso tempo si dovrebbe archiviare definitivamente il mito dell’austerità espansiva, che si è rivelata inutile e dannosa come sottolineato più volte anche da Paul Krugman.
In conclusione, la scelta dell’Europa e della Grecia non è quella fra euro e dracma, tra Alexis Tsipras e Angela Merkel, tra democrazia e autocrazia, quanto fra piccoli sacrifici distribuiti fra tutti i paesi europei ed enormi sacrifici per il popolo greco oggi (e per noi domani).

3 commenti:

  1. Interessante analisi ma il problema di fondo resta tutto. Ed e' un problema irrisolvibile fintantoché resteremo all'interno della logica capitalista. Questo problema si chiama debito. Austerita' od espansione non eliminano il debito ma lo espandono. Perche'? Perche' e' l'essenza stessa del capitalismo. Pensate ad una attivita' umana senza debito. Non esiste se si opera all'interno dei meccanismi capitalistici. Dobbiamo analizzare la logica di questi meccanismi. Demenziali dal mio punto di vista sotto tutti gli aspetti. Uno enorme e' l'uso delle tecnologie telematiche che e' al totale servizio delle logiche del capitale. Tutto ma proprio tutto e' al servizio ( servo) di questo sistema assurdo. Poi se analizziamo il passato vedremo che i debiti non vengono mai onorati. In primis dagli stati. Si riparte e si rientra nella medesima logica come nulla fosse. Salta una bolla? Che importa? Se ne gonfia un'altra. L'importante e' alimentare il mostro capitalismo-debito-consumismo............all'infinito. La soluzione? Non c'e'. Troppa imbecillita' permea ogni soluzione prospettata da mente umana. Troppa ipocrisia ai massimi livelli. Vedo un'uscita tragica fra qualche decennio da questa sorte di ideologia del consumo a tutti i costi. Non ne usciremo certo da soli ma ce lo fara' fare la natura alla quale restiamo sordi ed insensibili ogni giorno. Punti di vista i miei personali certo, ma di una persona che opera da decenni nell'analisi contabile e a tempo perso in mezzo al verde lontano dalle "puttanate" umane..........

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  2. Uscire dall'euro, no? Ah, dimenticavo.... Poi si rischia di scoprire che c'è vita fuori dall'euro!

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    1. Non te lo lasciano fare. Perche' crollerebbe la baracca. Con la Grecia hanno solo guadagnato del tempo e messo la polvere sotto il tappeto. Prima o poi succedera' nuovamente e sara' l'ultima e poi in cascata con gli altri paesi mediterranei. Io faccio sempre una considerazione storica relativamente ai 4 paesi del sudeuropa. Tutti hanno avuto l'esperienza della dittatura nello scorso secolo. Poi l'ha provata anche la Germania quando la disoccupazione e l'inflazione non erano piu' sopportabili. La storia si ripete sempre cambiando solo i nomi. Mi vien da ridere quando parlano di debiti. Fatevi un semplice calcolo sul debito procapite di un italiano, di un tedesco e di un americano e poi capi rete cosa intendo x baracca globale. Io elaborò analisi x una multinazionale dal 1980. A me non la raccontano la storiella dell'orso..............non c'e' alternativa al tracollo. E'questione di quando e non di se. Per capire l'imbecillita' umana basta andarsi a vedere le vendite delle auto negli US e in che modo sono state vendute e poi fare 2+2.
      Il capitalismo e' di per se una ideologia ma se vive sul debito e' solo follia. Contabile per me ma anche senza la parola contabile. Riflettete perche' il cervello non e' il contrappeso del cu.........almeno non per tutti. Spero di essere stato chiaro a te e a chi vuol capire.
      Se anche un papa fa certi discorsi non andremo lontano.........senza far grossi danni. Ciao

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