mercoledì 17 giugno 2015

GREXIT: QUELLI CHE L'ITALIA E' ESCLUSA DAL CONTAGIO

Come sapete si fa un gran parlare della trattativa tra la Grecia e la Troika (Commissione Europea, BCE e Fmi) finalizzata a  sbloccare la tranche di aiuti da 7.2 miliardi di euro che consentirebbe ad Atene di rimborsare, a fine mese, 1.6 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale, dopo che la scadenza di inizio giugno (300 milioni) è stata accorpata alle scadenze di fine mese.
Sapete anche anche che la nomenclatura politica europea e, soprattutto, italiana ostentano una sicurezza fuori dalla realtà sul fatto che gli eventi che si susseguono in Grecia possano contagiare l'italia e i paesi dell'area mediterranea.
La realtà è ben diversa e sono sufficienti solo pochi grafici per far naufragare l'insensato ottimismo profuso.



Il grafico mostra i rendimenti dei titoli di stato decennali di Italia, Spagna e Germania. Si osserva il repentino aumento dei tassi sul mercato obbligazionario, in corso ormai da alcune settimane (ne abbiamo parlato QUI). Ma, come si osserva, nelle ultime sedute, al deteriorarsi delle aspettative per una soluzione della questione ellenica, i mercati hanno venduto i titoli  italiano e spagnoli, preferendo i titoli tedeschi e determinando un allargamento degli spread rispetto alla Germania.



Le possibilità di contagio -qualora la situazione in Grecia dovesse precipitare- è confermata anche dall'aumento dei Credit Default Swap, che hanno subito un discreto aumento, nonostante la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha sancito la legittimità del piano OMT della Bce, lanciato nel 2012.



Se il destino della Grecia rimane appeso ad un filo in attesa dei prossimi sviluppi, anche l’Europa inizia a tremare per le conseguenze che un’eventuale uscita di Atene potrebbe provocare.
Il presidente della Bce Mario Draghi, nel corso della sua audizione all’Europarlamento, ha assicurato che l’Unione Europea ha tutti gli strumenti per gestire un’eventuale uscita della Grecia dall’euro, almeno nel breve periodo. Se si guarda al medio e lungo periodo, invece, le prospettive appaiono più incerte: il presidente ha infatti ammesso che in quel caso si entrerebbe in acque inesplorate e non sarebbero pertanto prevedibili le conseguenze.
Grexit, il dogma della moneta unicaAlcune conseguenze per l’Europa dell’uscita dall’euro della Grecia si possono però ipotizzare. La prima è sicuramente il venir meno del dogma della moneta unica su cui lo stesso presidente della Bce ha costruito gran parte della sua credibilità.
Grexit, i prestitiMa, oltre al capitale di fiducia, esiste poi quello reale. In caso di uscita della Grecia dall’euro sarebbero molti i soldi prestati che non rientrerebbero più nelle casse dei creditori. Si stimano infatti 52,9 miliardi di prestiti bilaterali erogati direttamente dai Paesi dell’area euro e 141,8 prestati indirettamente attraverso il Fondo salva Stati.
Oltre a questi c’è l’Fmi che ha prestato 21,1 miliardi e la Bce che è esposta per 27 miliardi verso la Grecia e per oltre 100 miliardi verso il sistema bancario ellenico.
Grexit, possibili scenariUn’eventuale uscita della Grecia dall’euro non sarebbe dunque indolore per l’Europa, e proprio per questo il premier Tsipras e il Ministro delle finanze grecoVaroufakis non intendono abbassare le pretese. La Grecia, infatti, tra le due è quella che ha meno da perdere in questo lungo tira e molla: le misure di austerità che i partner greci hanno richiesto ad Atene avranno infatti un effetto recessivo del 12,6% nei prossimi 4 anni, mentre il rapporto debito/Pil rischia di raggiungere il 200 per cento.
Questo significa che per la Grecia la situazione non cambierebbe di molto nè accettando le misure di austerity nè decidendo di uscire dall’euro; consapevolezza, questa, che mette il Paese ellenico in una posizione di vantaggio rispetto ai suoi interlocutori europei.
La soluzione per la Grecia sarebbe il sì da parte dei partner europei alle richieste pro crescita avanzate dal governo ellenico. Tuttavia la Germania e gli altri paesi pro austerity sembrano preferire correre il rischio di perdere i soldi prestati fino ad adesso piuttosto che rischiare che anche altri paesi più grossi come Italia e Spagna possano avanzare richieste di maggiore flessibilità.(fonte)

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