lunedì 22 giugno 2015

BANCHE GRECHE AD UN PASSO DAL COLLASSO (IN MANCANZA DI UN ACCORDO)

Chiamare catastrofica la situazione greca assume quasi i connotati di  un pallido eufemismo. Allo stato attuale,  il problema maggiore, l'elemento di maggiore vulnerabilità, oltre al rimborso di 1,6 miliardi di euro che il governo greco dovrà effettuare a fine mese a favore del Fondo Monetario Internazionale e agli altri in scadenza nei prossimi mesi, è soprattutto dato dal comparto bancario: il vero vero e proprio cavallo dei Troia dell'euro.
Da quando Tsipras è al governo, le banche sono state letteralmente prese d'assalto per via del fatto che i depositanti, temendo l'uscita della Grecia dall'euro o, semplicemente, l'introduzione di misure di controllo dei capitali (ormai prossime, se non raggiungeranno un accordo nelle prossime ore), hanno preferito ritirare i soldi depositati, magari trasferendoli su conti esteri . 
Negli ultimi giorni, a causa del deteriorarsi delle aspettative per un accordo con la Troika, la corsa agli sportelli si è intensificata e nell'ultima settimana sono stati prelevati 5 miliardi.




Se le banche greche non sono ancora collassate (ma lo saranno molto presto), lo si deve alla liquidità di emergenza (Ela) messa a disposizione dalla Bce. Allo stato attuale la Bce ha concesso circa 85 miliardi di liquidità ELA. Le banche greche, per attingere alla liquidità di emergenza, devono offrire in garanzia dei collaterali.
Il guaio è che i collaterali da offrire in garanzia stanno terminando. E quindi, in mancanza di un accordo, si giungerà inevitabilmente ad escalation della crisi che porterà alla chiusura delle banche, all'introduzione di feroci limitazioni nella circolazione dei capitali e quindi,  verosimilmente, all'uscita della Grecia dalla moneta unica; anche se, questa ipotesi, allo stato attuale, nonostante il drammatico stallo delle trattative della scorsa settimana, a parer di chi scrive, appare uno scenario poco realistico (e sottolineo allo stato attuale).


I possibili scenari sono quelli riportati in questo articolo tratto da Il Sole 4 Ore:
1) Accordo dell’ultima ora che sblocca gli aiuti 
La prima possibilità è quella più favorevole per un Paese ormai oberato da un debito pubblico superiore al 180% del prodotto interno lordo. Nei prossimi giorni, la Grecia riesce trovare una intesa dell'ultimo minuto con i suoi creditori, ottenendo nuovi indispensabili aiuti finanziari. In ballo ci sono 7,2 miliardi di euro di nuovi prestiti, legati al memorandum in scadenza alla fine di giugno. I nodi di questi giorni, dopo quattro mesi di difficilissime trattative sono noti: tra questi vi sono gli obiettivi di finanza pubblica, la revisione del diritto del lavoro, la riforma del sistema pensionistico. A meno di una improvvisa e inaspettata sintonia tra le parti, è più probabile - se una intesa ci sarà - che questa sarà di breve termine: il tentativo disperato di chiudere una partita politica ed economica pericolosissima, superare l'estate, e riaprire il negoziato per una soluzione di più lungo termine in autunno. Non è da escludere che, pur di trattenere la Grecia nell’area euro, la cui uscita potrebbe mettere a rischio l’irreversibilità dell’Unione monetaria, i Paesi creditori accettino una riduzione del valore del debito greco in loro possesso.
2) Niente accordo, default, ma la Grecia resta nell’euro 
La seconda possibilità è che le parti non trovino un accordo nei prossimi giorni o che lo trovino troppo tardi per ottenere nuovo denaro europeo (in alcuni paesi, a partire dalla Germania, serve il via libera del Parlamento per sbloccare i fondi). Il rischio è che la Grecia, in evidente crisi di liquidità, non riesca quindi a rimborsare i prestiti internazionali in scadenza in queste settimane. Entro fine mese, il Paese deve 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale. In teoria il mancato rimborso dovrebbe significare fallimento. Ciò detto vi sono state in passato proroghe nei rimborsi internazionali. Per di più, l'agenzia di rating Standard & Poor's ha spiegato lunedì che vi è insolvenza solo quando il governo non rimborsa creditori privati. Il mancato pagamento di prestiti al settore pubblico non equivarrebbe dunque a un fallimento. L'insolvenza, in ogni caso, non significherebbe necessariamente l'immediata uscita della Grecia dalla zona euro. Il paese potrebbe continuare a sopravvivere con l'aiuto esterno, ma sarebbe molto probabilmente chiamato ad adottare controlli per evitare la fuga dei capitali.
3) Uscita della Grecia dall’euro 
La terza eventualità è quella più drammatica. L'uscita della Grecia dalla zona euro potrebbe avvenire per via del mancato pagamento di un prestito internazionale, a cui si assocerebbe l'impossibilità di raccogliere denaro a breve termine attraverso l'emissione di titoli di Stato da parte del governo di Atene. Un'altra possibilità è che l'uscita avvenga per colpa delle banche. Oggi gli istituti di credito sono tenuti a galla dalla Banca centrale europea. Ma fino a quando Francoforte potrà accollarsi questo impegno soprattutto in un contesto in cui i bilanci delle banche greche peggiorano giorno dopo giorno? Dal novembre 2014, si calcola che le banche greche abbiano perso il 23% dei loro depositi. Nei due casi, crisi di una banca o chiusura dei mercati, il governo dovrebbe creare una qualche forma di valuta parallela per il pagamento di pensioni e stipendi. La nuova dracma avrebbe inevitabilmente un valore assai più basso dell'euro e provocherebbe un fortissimo aumento dell'inflazione e della disoccupazione, non dissimile da ciò che avvenne negli anni 20 in Germania.

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