venerdì 15 maggio 2015

DEBITO PUBBLICO FUORI CONTROLLO

Come sapete, l'altro giorno l'Istat ha diffuso il dato provvisorio del Pil del primo trimestre 2015, risultato in aumento dello 0.3% rispetto al trimestre precedente, e invariato rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. Come detto, si tratta di una variazione indotta da fattori esterni che sfuggono del tutto dall'azione del Governo (grazie a Dio, aggiungo io). Del tema abbiamo scritto QUI e se ne suggerisce la lettura.

Ieri, la Banca d'Italia ha diffuso il dato sul debito pubblico italiano nel mese di marzo, salito a 2184 miliardi di euro, in aumento di  15 miliardi di euro rispetto al mese precedente. Ma, come potete immaginare, questa notizia, contrariamente al dato sul Pil, non ha goduto di particolare risalto.

Ora, siccome penso che un'immagine valga più di mille parole, ho pensato di aggiornare con dati più recenti  un grafico che avevo pubblicato in precedenza.


Il grafico rappresenta  la variazione del prodotto interno lordo nominale e del debito pubblico dal 2007 (anno precedente all'inizio della crisi) al 2014. Per quanto riguarda il debito pubblico è stata aggiunta anche la variazione del 2015, pari a 49 miliardi di euro (parte rossa).
Il Pil nominale, nel 2007, era di 1610 miliardi di euro. Dal 2007 al 2014 è cresciuto di appena 6 miliardi di euro, portandosi a 1616 (considerando anche le attività criminali)

Per contro, il debito pubblico, dal 2007 al 2014, è aumentato di 529 miliardi di euro, passando da 1606 miliardi a 2135 miliardi di fine 2014, per attestarsi a 2184 miliardi nel mese di marzo 2015, con un aumento di 49 miliardi di euro da inizio anno. Quindi, dal 2007 è aumentato di 578 miliardi di euro, con il Pil nominale che è rimasto pressoché invariato.

Come sapete, l'Istat, dal mese di ottobre scorso, in ottemperanza alle nuove modalità di calcolo del Pil previste da Eurostat,  ha provveduto a ricalcolare il Prodotto Interno Lordo  includendo anche alcune componenti delle attività criminali, quali il contrabbando, la prostituzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti.
La revisione delle modalità di calcolo  ha comportato un aumento del Pil di circa 60 miliardi, in assenza dei quali il rapporto debito Pil oggi sarebbe al 140%. Ossia qualcosa in più del rapporto  che aveva la Grecia dopo la ristrutturazione del 2011.

Detto questo, sapete anche della recente decisione della consulta che rischia di aprire una voragine nei conti pubblici, secondo alcuni calcoli, dai 14 ai 19 miliardi. Che si sommano alle clausole di salvaguardia da disinnescare per il 2016, che valgono altri 16. Una voragine.



Ora, scorrendo le pagine del Def pubblicato lo scorso aprile (che non tiene conto della voragine aperta dalla sentenza della Consulta), si legge che il debito pubblico, a fine 2015, dovrebbe attestarsi a 2172 miliardi (oggi siamo già oltre, a 2184), ossia  al 132.5% del Pil, dal 132.1% del 2014.
Alla determinazione di quest'ultimo  dato (rapporto debito/PIl) concorrono essenzialmente  tre fattori:
1) il deficit per il 2015, ipotizzato dal governo al 2.6% del PIL: previsione destinata a saltare anche per via della decisione delle Consulta. Anzi, già saltata.
2) la variazione del Pil reale, nel Def stimata a 0.7%;
3) L'inflazione attesa per il 2015 (il deflattore), stimata allo 0.7% del PIL;

QUI abbiamo detto che i fattori esogeni che stanno determinando la ripresa (assai timida) si stanno indebolendo e non è detto che durino così a lungo o che siano sufficienti ad agganciare una crescita reale dello 0.7%. Soprattutto in un contesto globale dove Stati uniti e Cina stanno rallentando significativamente.
Inoltre,   l'inflazione rimane a ZERO e resta assai lontana dal target (0.7%) previsto nel del DEF dello scorso aprile. Target che, unitamente alla variazione reale del reale del PIL,  contribuirebbe ad acquisire una crescita nominale  che inciderebbe sul rapporto debito/PIl, riducendolo.

Ora vi rivolgo  una domanda:
Vista la situazione di estrema e imperante fragilità dell'Italia, cosa potrebbe accadere all'Italia se si dovesse assistere ad un significativo rallentamento dell'economia globale o, peggio, se dovesse verificarsi una recessione, oppure  qualche crisi geopolitica importante (ma anche non importante)? Senza poi dimenticare il fattore Grecia.
La risposta la trovate QUI

1 commento:

  1. COLPIRE L' EVASIONE FISCALE DELLE BANCHE
    E' nelle regole riconosciute del commercio internazionale che, quando si crea un qualunque prodotto e lo si offre alla vendita, questo, nei registri contabili, sia iscritto fra le voci attive.
    ***A violare questa regola universalmente rispettata, in Italia, sono le banche. Quando creano e vendono la loro merce, che è il denaro, nel momento in cui la concedono ai clienti, caricata dai relativi interessi, invece di annotarla fra le voci attive, la iscrivono fra le passività.
    ***Le leggi del commercio e quelle fiscali non permettono questa prassi e qualsiasi operatore la attui deve essere sanzionato.
    ***Nel caso della banche, la mancata annotazione dei debiti fra le voci attive falsifica i bilanci e sottrae alla normale tassazione somme ingenti, in grado di alleviare il costo del debito pubblico che pesa sulle spalle degli italiani.
    ***Per dare concretamente una mano agli italiani URGE PORTARE IN PARLAMENTO l' argomento e sottoporre alla votazione un provvedimento che VIETI questa prassi studiata per evadere le tasse.
    ***Da un calcolo prudenziale, Marco Saba, esperto in materia monetaria, sostiene che la iscrizione delle erogazioni nella voce passività causa un mancato incasso da parte dello STATO ITALIANO pari a 1000 miliardi di € all' anno.

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