mercoledì 6 maggio 2015

COSA STA ACCADENDO SUI MERCATI

Come sapete ieri è stata una giornataccia sui mercati, con gli indici azionari in caduta e prezzi dei titoli di stato anch'essi in discesa.


Le obbligazioni aumentano di rendimento, i prezzi scendono. Perché? Quali sono le cause?
Principalmente, sono due le ragioni:
L'inflazione. Gli ultimi dati usciti nell'eurozona mostrano un quadro in miglioramento in molti paesi, con spinte disinflazionistiche attenuate (anche per via dell'aumento del prezzo del petrolio, della politica monetaria accomodante da parte della BCE e di  una maggiore attività economica). Quindi, partendo da rendimenti estremamente bassi che, in molti casi, non riflettono i fondamentali delle rispettive economie,  accade che i mercati tendano a prezzare livelli di inflazione più alti per i prossimi mesi o trimestri. Livelli di inflazione più alti, nel mercato obbligazionario, si traducono in rendimenti più alti. Ecco spiegato, almeno in parte, la risalita dei rendimenti e quindi la caduta dei prezzi dei titoli. Quanto affermato trova conferma sia nelle previsioni della Commissione Europea, ma anche nella dinamica dell'inflation swap, che incorpora aspettative  di livelli di inflazione più alti rispetto a qualche settimana fa.


A proposito dell'aumento dell'inflazione e delle possibili conseguenze per gli investimenti in obbligazioni, leggi anche LA MATTANZA

Alcuni commentatori sostengono che l'aumento dei rendimenti obbligazionari nei paesi mediterranei sia imputabili al deterioramento delle aspettative per una soluzione favorevole della crisi greca, trascurando quanto detto in apertura a proposito delle aspettative sull'inflazione. Non vi è dubbio che la crisi greca abbia un peso non marginale. Ma se tutto dipendesse dalla crisi ellenica,  allora non si giustificherebbe l'aumento dei rendimenti del bund tedesco, giacché sarebbe dovuto essere acquistato come "investimento rifugio", ancorché a tassi molto bassi o addirittura negativi (come peraltro avvenuto fino a poche sedute fa).
La Grecia è a rischio default e non si può escludere che abbandoni l'euro. La troika sembra essersi spaccata sul piano di aiuti alla Grecia. Soprattutto per via del fatto che il Fmi vorrebbe subordinare l'erogazione della tranche di aiuti (indispensabili ad Atene) al fatto che i partners europei accettino di svalutare una parte significativa dei loro crediti verso Atene. Le tensioni ad Atene incidono anche sui mercati e quindi sui rendimenti dei titoli di stato, soprattutto dei paesi con le pezze al culo. E' "l'effetto contagio", che la nomenclatura politica europea si rifiuta di pronunciare, quasi come scaramanzia. Ma essere scaramantici, almeno in questo caso, conta assai poco. Anzi nulla.




Il governo greco tenta l’affondo al termine di un’altra giornata di negoziati molto difficili. Secondo l’esecutivo guidato da Alexis Tsipras lo scenario è il seguente: Ue e Fmi seguono «strategie differenti» sulla Grecia, con la prima che chiude a una ristrutturazione del debito e il secondo che non cede su pensioni e lavoro. Una «grossa contraddizione» alla luce della quale il governo di Atene, si legge in un comunicato, «ha deciso di non legiferare sulle riforme prima di un accordo» tra i creditori stessi. Una posizione negoziale non priva di una sua logica, visto che la stessa Commissione europea prevede nelle stime primaverili il debito greco al 180,2% del Pil nel 2015. Con questi dati ha offerto all’Fmi sul piatto di argento la possibilità di chiedere un haircut, un taglio del debito, visto che le riforme da sole non basteranno a raddrizzare i conti.La trattativa sul debito greco e sullo sblocco degli aiuti di cui si discute ormai da fine febbraio rischia di finire nelle sabbie mobili. Ma cosa è successo esattamente? Secondo il “Financial Times”, il Fondo Monetario Internazionale avrebbe chiesto agli altri due membri dell'ex troika (i creditori istituzionali della Grecia, oggi Gruppo di Bruxelles), Commissione europea e Bce, una svalutazione (sarebbe il secondo haircut dopo quello del 2012 per 100 miliardi di euro) del debito del paese ellenico, senza la quale l'istituto di Washington avrebbe minacciato di non versare la quota di sua competenza (pari a circa la metà) dei 7,2 miliardi di euro, ultima tranche (insieme alla Ue, l’Fmi continueràa pagare rate fino ai primi mesi del 2016) del prestito internazionale concordato dal precedente governo greco ai tempi di Papandreou, che verranno versati ad Atene una volta stretta l'intesa su un piano di riforme economiche.
Secondo il quotidiano della City il monito sarebbe arrivato da Poul Thomsen, capo del dipartimento europeo del Fmi, veterano della crisi greca, durante l'Eurogruppo svoltosi la scorsa settimana a Riga. Il ministro tedesco delle Finanze,Wolfgang Schaeuble, ha smentito, anche perché a pagare la ristrutturazione sarebbero solo gli europei, non certo l’Fmi che i soldi prestati li rivuole tutti indietro per statuto. Anzi non può prestare soldi se non c’è la certezza della loro restituzione.
La precisazione dell’Fmi
Sulla vicenda è intervenuto un comunicato dell’Fmi. Il Fondo ritiene che la Grecia potrebbe aver bisogno di un `haircut´ e cioè di una svalutazione del debito, ma ha smentito di aver avanzato questa proposta all'Eurogruppo di Riga, come aveva anticipato il Financial Times. «Nel corso dl vertice dell'Eurogruppo di Riga, il mese scorso - si legge in una nota del Fmi - il Fmi non ha spinto per un grosso taglio del debito, come suggeriscono alcuni articoli della stampa». Il Fmi fa riferimento a un articolo del Ft secondo il quale il capo dipartimento per l'Europa del Fondo, Poul Thomsen avrebbe sostenuto a Riga che la Grecia è talmente indietro nella tabella di marcia delle riforme che il Fmi sarebbe disponibile a sborsare la sua quota di aiuti solo a patto che i partner europei accettino di svalutare una parte dei loro crediti verso Atene. «All'incontro - si legge nella nota - il capo dipartimento per l'Europa del Fondo, Poul Thomsen ha messo in evidenza il compromesso che nella fase attuale della discussione servirebbe e cioè che le misure e gli obiettivi concordati, più si allontanano dagli impegni del 2012, e più alta sarà la necessità di finanziamenti aggiuntivi e di un abbuono del debito per rendere più sostenibile l'indebitamento del paese». Insomma un chiarimento dove l’Fmi ha ribadito la necessità di un haircut o di nuovi fondi aggiuntivi se non verranno raggiunti gli obiettivi fissati nel 2012.
La rete di incontri e telefonateIntanto proseguono gli incroci diplomatici. Il ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis, comunque, ha detto di non attendersi un accordo definitivo tra Atene e i suoi creditori alla prossima riunione dell'Ecofin fissata per l'11 maggio, alla vigilia di una cruciale scadenza di un credito del Fondo monetario internazionale ad Atene. Lo ha annunciato lo stesso Varoufakis a Bruxelles. «L'11 maggio - ha aggiunto il ministro, che ha incontrato il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici - ci saranno sicuramente discussioni proficue che confermeranno i grandi progressi fatti e verrà fatto un ulteriore passo verso un accordo finale». Quel che è peggio è che anche Schaeuble si è detto «piuttosto scettico su un accordo entro lunedì, ma non lo escludo». La trattativa va a rilento, ha spiegato il ministro tedesco, non per colpa delle istituzioni (ovvero i creditori), deplorando che «si è perso tanto tempo».
Varoufakis che oggi ha incontrato il collega francese Michel Sapin incontrerà domani il ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan a Roma presso il ministero di Via xx Settembre. Venerdì, alle 14, sarà la volta dello spagnolo Luis De Guindos.
Inoltre il primo ministro greco Alexis Tsipras ha avuto una telefonata ieri sera con il capo del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde e successivamente con il cancelliere tedesco Angela Merkel. Nel pomeriggio si è svolto un incontro a Francoforte fra il presidente della Bce Mario Draghi e il vice primo ministro greco Yannis Dragasakis, cui ha partecipato il vice ministro per i rapporti economici Euclid Tsakalotos, coordinatore del gruppo di lavoro del governo greco per i negoziati con i creditori internazionali. Non ci sono state indiscrezioni sull’incontro a Francoforte.
«La difficoltà del negoziato in corso - ha indicato una fonte politica europea - è che è difficile scegliere su che cosa puntare per sbloccare gli aiuti, una decisione su questo o su quella riforma: la complicazione della situazione greca è che tutto si tiene insieme. Ciò che conta è l'indirizzo complessivo dell'azione del governo e del parlamento e, subito dopo, il programma di attuazione». Le linee rosse che il governo non vuole oltrepassare (tra cui gli interventi sulle pensioni), però, sono ancora tante, dal punto di vista dei creditori.
Le speranze, tuttavia, non sono del tutto perse. Il commissario Ue agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici dopo avere visto Varoufakis ha parlato di «progressi significativi del gruppo di Bruxelles». L'incontro è servito anche a «preparare un Eurogruppo utile per lunedì» prossimo, quando è in programma a Bruxelles la riunione dei 19 ministri presieduti da Jeroen Dijsselbloem.
Vita, presidente di UniCredit«L'uscita della Grecia» dall'euro «è impossibile, sarebbe un disastro in modo particolare per l'Italia». Lo afferma il presidente di Unicredit, Giuseppe Vita, secondo il quale qualora Atene uscisse dall'Europa «la prossima aggressione speculativa è su di noi (Italia, ndr)». «La Grecia per motivi storico-culturali deve rimanere membro dell'Ue e nell'Euro» aggiunge il presidente di Unicredit sottolineando che «la Germania ce la sta mettendo tutta insieme alla Francia e all'Italia. Aiutiamo l'Europa - conclude - ad aiutare la Grecia».
Borsa di Atene in profondo rossoLa Borsa di Atene ha perso il 4,19%, in una seduta che così porta le perdite totali rispetto a un anno fa a -35,46%.  Anche i rendimenti sono saliti a causa delle crescenti incertezze.
Cattive notizie anche dalla Commissione europea. In Grecia la ripresa economica «non riesce ad accelerare a causa dell'elevata incertezza politica», è stato riportato nelle previsioni economiche di primavera, con le quali è stata rivista al ribasso la crescita del Pil greco, stimato in crescita dello 0,5% quest'anno e del 2,9% il prossimo. Il commissario europeo per gli Affari economici, Pierre Moscovici, ha sottolineato che «alla luce delle persistenti incertezze una revisione al ribasso delle 

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