domenica 10 maggio 2015

COSA NE SARA' DELL'ITALIA?

Mi ha scritto un lettore del blog chiedendomi a proposito delle previsioni di crescita dell'Italia. In particolare, il lettore gradisce conoscere quando il Pil dell'Italia potrà tornare ai livelli precedenti all'inizio della crisi.
E' una domanda alla quale, ovviamente, non posso  rispondere. Però, può  soccorrerci il Fondo Monetario Internazionale.
Infatti, facendo un disegnino con i dati presi  dall'ultimo World Economic Outlook del Fmi pubblicato lo scorso aprile,  ne esce questo.

Per avere qualche termine di paragone in più, ho voluto inserire anche la Spagna. Quindi, fatto 100 il PIL di Spagna e Italia nell'anno precedente l'inizio della crisi (2008), la linea rossa rappresenta il PIL della Spagna, mentre la linea blu quello dell'Italia. La linea continua esprime la dinamica del PIL dal 2007 al 2014 (cioè ciò che effettivamente è avvenuto); mentre la parte tratteggiata esprime le previsioni di crescita elaborate dal FMI fino al 2020.
Si osserva che la Spagna è già in forte recupero (non sto qui a dire il perché e per come, ma è evidente che incidano livelli di deficit superiori a quelli dell'Italia) e, secondo le stime del FMI, nel 2016 il PIL avrà raggiunto i livelli precedenti la crisi, dopo 8 anni.

Per l'Italia, invece, le cose vanno molto ma molto peggio. Il Fondo Monetario Internazionale  dice che l'Italia, nel 2020, ossia dopo 12 anni dall'inizio della crisi, avrà fatto poco più della metà del tragitto necessario per recuperare i livelli precedenti alla crisi. Ammesso che le previsioni del Fmi siano corrette (e non lo sono, perché il fondo pecca sempre di troppo ottimismo) tutto dovrà filare liscio come l'olio, cioè l'Italia dovrà evitare (come la peste bubbonica) le eventuali prossime crisi che dovessero presentarsi. Praticamente impossibile. Un periodo di recupero così dilatato  non ha alcun precedente per l'Italia, nemmeno a seguito dei due conflitti del secolo passato. (l'ho spiegato QUI)
Quindi, cosa ne sarà dell'Italia? Ho cercato di scriverlo  in molti articoli, ma uno di questi, in particolare, vale la pena ricordare....(lo trovate QUI in forma estesa, e se ne suggerisce la lettura)
 ....La favorevole congiuntura internazionale degli ultimi anni ha offerto un prezioso contributo alle esportazioni, consentendo all'Italia di non precipitare del tutto. In una economia, come quella italiana, che cresce solo se al traino di altre economie (e sotto questo aspetto, la posizione di vulnerabilità dell'Italia si è ulteriormente aggravata) la domanda esterna  costituisce elemento cruciale che,  soprattutto negli ultimi anni, ha consentito di colmare almeno in parte la caduta dei consumi e degli investimenti interni.Ma questa medaglia, come tutte le altre, ha anche il suo rovescio. Ossia, che l'eventuale rallentamento dell'attività economica estera (sopratutto se forte) rischierebbe di imprimere un duro colpo all'Italia, stante la posizione di estrema fragilità che si protrarrà ancora per un lungo periodo di tempo. 
Detta in altre parole, possiamo dire che le altre economie si trovano in una fase di ciclo economico assai più avanzata rispetto all'Italia. Non vi è dubbio che quando queste economie rallenteranno l'espansione o, peggio, precipiteranno in recessione, l'Italia sarà costretta a pagarne un prezzo altissimo per via della sua fragilità e per via del fatto che, quando accadrà, con ogni probabilità, si troverà ancora a farei conti con l'ultima crisi che è ben lontana dal considerarsi risolta. A quel punto, è assai difficile immaginare che l'Italia possa trovarsi nella condizione di arginare una forte riduzione dell'attività estera, magari per via di maggiori consumi interni o maggiori investimenti. 
La realtà è che l'Italia, da questa crisi, ha subito un durissimo colpo e una parte certamente non marginale del tessuto produttivo è andata distrutta. Il quale tessuto produttivo, per potersi rigenerare e ricreare, presuppone periodi temporali dilatati rispetto a quelli a disposizione dell'Italia e, soprattutto, presuppone che vengano rimossi tutti i fattori che ne hanno determinato la scomparsa e la distruzione. Non mi sembra che il quadro di riferimento abbia subito significativi cambiamenti, né che possa essere modificato nei tempi solleciti richiesti dalla gravità della situazione italiana.
Certo, come ha scritto in questi pixel il prof Orsi, l'Italia potrà essere "tenuta a galla" artificialmente (dalla Bce) per un periodo di tempo piuttosto lungo, ma non indefinitamente, perché nel frattempo l'economia reale continuerà a deteriorarsi e il rapporto debito/Pil continuerà ad aumentare.
Per concludere: le trincee vanno scavate in tempo di pace, perché nel farlo mentre cadono le bombe ci si espone al rischio di essere colpiti da qualche granata

4 commenti:

  1. Grazie Paolo delle tue preziose analisi

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    1. Grazie a te, per interessarti a ciò che scrivo. Grazie

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  2. Analisi molto realistica e precisa ... seguo spesso i suoi articoli ... molto seri, costruttivi ed utili

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    1. La ringrazio, molto gentile. Buona giornata

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