martedì 28 aprile 2015

COME SCEGLIERE UNA BANCA (DAVVERO) SICURA

ISCRIVITI AL CONVEGNO: COME INVESTIRE NELL'EPOCA DEI TASSI A ZERO E DEI SALVATAGGI BANCARI A CARICO DEI RISPARMIATORI.
Mi è capitato di vedere il video che segue, nel quale, Patuelli, il presidente dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana), afferma che occorre osservare  grande diligenza nella scelta della banca.
E se lo dice lui........almeno questa volta, non mi sento di dargli torto.


Fino ad un certo punto della storia, da questa parte del mondo (ma anche altrove, a dire il vero) si è vissuti nell'illusione che tutte le banche fossero uguali in termini di solidità e solvibilità. La crisi finanziaria  del 2007 e quella successiva scoppiata in Eurozona nel 2011 (con la recessione che ne è conseguita) hanno abbattuto completamente questa visione del tutto errata.
Secondo l'opinione della Banca dei Regolamenti Internazionali (che ci sentiamo di condividere), uno dei principali fattori che ha reso così grave la crisi economica e finanziaria iniziata nel 2007 è stato che i sistemi bancari di numerosi paesi presentavano un’eccessiva leva finanziaria in bilancio e fuori bilancio che si era accumulata nel corso degli anni precedenti. Ciò si era accompagnato a una graduale erosione del livello e della qualità della base patrimoniale. Inoltre, numerose banche detenevano riserve di liquidità insufficienti. Il sistema bancario non era quindi in grado di assorbire le conseguenti perdite sistemiche sull’attività di negoziazione e su crediti, né di far fronte alla “re-intermediazione” di ampie esposizioni fuori bilancio accumulatesi nel “sistema bancario ombra”.
La crisi è stata ulteriormente accentuata dal processo prociclico di riduzione dell’indebitamento e dalle interconnessioni tra istituzioni sistemiche tramite una molteplicità di complesse operazioni finanziarie. 

Durante la fase più acuta della crisi il mercato ha perso fiducia nella solvibilità e nella liquidità di molti istituti bancari. Le debolezze del settore si sono rapidamente trasmesse al resto del sistema finanziario e all’economia reale, dando luogo a una massiccia contrazione della liquidità, della disponibilità di credito e, almeno nel contesto dell'eurozona, all'esplosione delle sofferenze bancarie e dei crediti deteriorati come diretta conseguenza delle due recessioni degli ultimi anni.
 Il settore pubblico è dovuto intervenire in ultima istanza con iniezioni di liquidità, ricapitalizzazioni e garanzie senza precedenti, esponendo i contribuenti a ingenti perdite. L’effetto sulle banche, sui sistemi finanziari e sulle economie all’epicentro della crisi è stato immediato. Ma la crisi si è estesa anche a un insieme più ampio di paesi in tutto il mondo. 

Secondo un rapporto dell'Ufficio Studi di Mediobanca, dal 2008, in tutto il mondo, sono stati spesi 4700 miliardi di euro per i salvataggi bancari. sono stati per lo più soldi pubblici messi a disposizione dai governi che, in forme diverse da paese a paese, hanno in qualche modo esteso una valanga di aiuti ai rispettivi sistemi bancari, in molti casi accollando ai contribuenti i costi dei salvataggi.

Dal bail-out al bai-lin
A marzo del 2013, a Cipro, con i correntisti  chiamati a ripianare le perdite di due grandi banche, si è segnato il punto di svolta. In poche parole, viene superato lo schema dell'intervento pubblico nei salvataggi bancari (bail-out) e viene adottato  un nuovo strumento  per la risoluzione delle crisi bancarie, successivamente codificato dall'Ecofin ed esteso ai salvataggi bancari europei.

Gli strumenti di risoluzione ideati, che possono essere utilizzati individualmente o in combinazione tra loro, sono:
- la vendita dell’attività d’impresa;
- la costituzione di un ente-ponte, cioè la cessione di tutte le attività, i diritti e le passività o di parte di essi a un ente interamente o parzialmente di proprietà di un’autorità pubblica;
- la separazione delle attività non in sofferenza dell’ente da quelle deteriorate o in sofferenza;
- il bail-in (svalutazione e conversione dei titoli) degli azionisti e dei creditori dell’ente. In particolare, azionisti e creditori partecipano al piano di ristrutturazione, e secondo una precisa gerarchia di intervento (azionisti, obbligazionisti junior, obbligazionisti senior e titolari di depositi oltre i 100.000 euro). Secondo questa impostazione, sarebbero esclusi dal bail-in i depositi sotto la soglia dei 100.000 euro. Ma del fatto che anche i depositi sotto i 100.000 euro non possono ritenersi al sicuro abbiamo già discusso QUI
Quindi, con il bail-in si assiste ad un cambiamento epocale nel quale l'onere della risoluzione delle crisi bancarie viene trasferito dai contribuenti agli azionisti, obbligazionisti e ai depositanti.

Di recente, questo principio ha trovato la sua prima applicazione in Austria:
La Hypo Alpe Adria, un istituto di credito austriaco di primaria importanza, era stata nazionalizzata nel 2009, dopo che aver realizzato pesantissime svalutazioni su crediti tossici nei Balcani. A seguito delle difficoltà finanziarie della banca era stata creata un’apposita Bad Bank, la Heta Asset Resolution, che nello scorso Giugno, a seguito di una revisione degli asset, ha evidenziato perdite per un valore compreso tra 5,1 e 8,7 miliardi di euro.Il Governo di Vienna avrebbe dovuto iniettare fino a 7,6 miliardi di euro nella bad bank, per sostenere un debito da oltre 11 miliardi di euro che è costato ai contribuenti austriaci già 5,55 miliardi di euro. Il Ministero delle Finanze austriaco con una recente decisione, presa a seguito dei primi risultati di un’analisi degli asset della banca ha, però, respinto questa eventualità, sancendo di fatto il fallimento pilotato della banca. (fonte:Forexinfo)
L’Austria ha deciso di rimuovere la protezione dai depositi dei risparmiatori. Alla luce delle disposizioni previste dall’Unione europea nell’estate 2013, l’Austria ha dichiarato che da luglio entrerà in vigore il nuovo regime di bail in (letteralmente di salvataggio interno) che disciplina come in presenza di uno stato di dissesto, non solo non verranno più coinvolte le autorità statali nelle questioni relative a eventuali buchi di bilancio, ma che questi non gravaranno più nemmeno sui contribuenti. Al loro posto, potrebbero risentirne i depositi dei clienti. Nel caso in cui un istituto si trovasse ad affrontare un problema debitorio di insolvenza o di default, lo stato, nel caso austriaco, non interverrà più in nome di una stabilità sistemica (bail out), ma vincolerà la banca a ridurre il valore delle azioni e del debito o a convertire tali poste in capitale, gravando prima su soci e creditori e, successivamente, sui correntisti. (fonte: Italioggi)
La situazione in Italia:
Della fragilità di una parte non del tutto trascurabile del sistema bancario italiano, in questi pixel, abbiamo parlato molte volte. I numeri sono terrificanti:
187 miliardi di sofferenze bancarie (quelle note...) che attualmente stanno crescendo di circa due miliardi al mese; crediti deteriorati per 350 miliardi a fronte di capitali e riserve per 420 miliardi; e un nutrito gruppo di banche già commissariate dalla Banca d'Italia.
Compresi questi numeri, non devono affatto sorprendere le ragioni per le quali si sta cercando in tutti i modi di giungere alla creazione di una bad bank di sistema al fine di liberare le banche italiane dalla mole impressionante di crediti in sofferenza che pesano nei rispettivi bilanci.

Tant'è che la Banca d'Italia ha recentemente ribadito che il problema dei crediti deteriorati accumulati dalle banche ha assunto una dimensione tale da richiedere un intervento pubblico:
 "È un anno e mezzo che lo dico: è importante dare una risposta con un intervento pubblico volto a risolvere il problema pesante dei crediti deteriorati, una risposta rivolta a tutti e ovviamente nel rispetto delle normative europee", dice il governatore Ignazio Visco durante un'audizione in SenatoIl ministero dell'Economia studia da mesi la costituzione di un veicolo che, forte di una garanzia pubblica, compri dalle banche i crediti anomali.Tuttavia, la Commissione europea si è finora mostrata intransigente nel ritenere la Bad bank italiana contraria alla normativa europea sugli aiuti di Stato. (fonte: Reuters)
Qualche giorno fa, hanno suscitato ancor più scalpore  le parole pronunciate da Visco, sempre dinanzi alla VI Commissione Finanze del Senato. Questo è il tweet pubblicato dall'Ufficio Stampa della Banca d'Italia:

Non vi è dubbio che quelle pronunciate da Visco siano parole forti, irrituali, e se vogliamo anche preoccupanti. Tanto più se si considera che giungono dal Governatore della Banca d'Italia e si coniugano perfettamente  con quanto affermato da Patuelli (Presidente Abi) nel video in apertura di questo post.

Come ho scritto in altre occasioni in questo blog, magari per trarne vantaggi personali,  a qualcuno  potrebbe far comodo incutere terrore tra i risparmiatori affermando che le banche italiane sono tutte fallite. Ma così non è. In Italia esistono molte banche in gravi difficoltà, ma ce ne sono anche  molte altre le cui possibilità di dissesto sono assai remote. Pertanto, depositare i risparmi in una di queste banche costituisce un'ottima e pratica  soluzione per scongiurare quantomeno  il rischio che i risparmi possano essere aggrediti nell'ambito delle nuove regole sui salvataggi bancari. Certo, questa soluzione non arginerebbe altri rischi che potrebbero  colpire i risparmi(es: imposte patrimoniali straordinarie, inasprimento dell'imposta di successione, o dissoluzione dell'euro che, grazie all'interventismo della BCE, appare poco probabile allo stato attuale). Ma per fronteggiare  e ridurre questi rischi esistono altre strategie e  altre soluzioni, più o meno "invasive" in relazione al grado di sicurezza che si intende raggiungere. E' ovvio che non tutti sono in grado di sopportare i disagi derivanti dal doversi trasferire  all'estero, sia per impedimenti professionali, di famiglia, che per composizioni patrimoniali che, comunque, costituiscono un vincolo in italia (es: immobili). Ecco quindi che il risparmiatore, nell'ambito della gestione del proprio patrimonio, dovrebbe perseguire quelle strategie che, quantomeno,consentano di ridurre gli impatti derivanti da questi possibili scenari qualora dovessero verificarsi. Ad esempio: se si pensa alla dissoluzione dell'euro (cosa poco probabile, allo stato attuale e, comunque, certamente non imminente), per chi è costretto (per vincoli personali)  a rimanere in Italia, una possibile soluzione potrebbe essere quella di una diversificazione in valute pregiate effettuata per contanti. Ma questo potrebbe presupporre altri fattori di rischio, di cui ho già detto (almeno in parte) in questo video in occasione di un convegno di quasi due anni fa. Quindi occorrerebbe implementare delle opportune cautele anche nella gestione del contate. 

Quindi, in un contesto del gene, cosa fare? Come scegliere una banca solida?

Il  risparmiatore ha davanti a sé una nuova sfida da affrontare, poiché  dovrebbe essere in grado di scegliere e affidarsi ad una banca solida valutando la qualità degli impieghi, la redditività, il Common Equity Tier 1, e molti altri fattori. Dovrebbe dunque comprendere che quando si parla di rischio associato al dissesto bancario, questo non equivale alla volatilità dei mercati quanto piuttosto alla perdita permanente del capitale.

Secondo alcuni commentatori, per scegliere una banca solida occorre quantomeno osservare tre criteri:

Il primo: monitorare il Common Equity Tier 1, che è un parametro che esprime la solidità di una banca. Si tratta di un indice  determinato dal rapporto tra Cet 1 (rappresentato principalmente dal capitale ordinario versato) e la attività ponderate per il rischio. Secondo le norme della Bce, il Cet 1 ratio deve essere superiore all'8%. Qui trovate una spiegazione completa ed articolata della composizione del patrimonio di vigilanza

Rischio Calcolato, periodicamente fornisce l'aggiornamento del Common Equity Tier 1 e la tabella che segue raccoglie gli ultimi dati disponibili




Sempre secondo Rischio Calcolato, il secondo criterio per verificare la solidità di una banca è quello di confrontare periodicamente la performance in borsa del titolo della banca osservata con la performance dell'indice del comparto bancario. Secondo questa impostazione, se in un arco temporale non breve, il singolo titolo ha realizzato delle performance significativamente inferiori a quelle dell'indice di categoria, il prezzo dell'azione incorporerebbe anche evidenti fattori di criticità  della banca e del modello di business, tali per cui possano scattare i campanelli di allarme. Ovviamente, non è detto che il prezzo delle azioni  (in questo caso di quelle di una determinata banca) sia in grado di esprimere la solidità di una banca; e poi questo criterio non può essere applicato alle banche che non sono quotate in borsa.

Il terzo criterio è quello di seguire la cronaca giudiziaria riguardante la banca. Questo approccio potrebbe risultare tanto più utile nel caso di banche territoriali, poiché gli organi di stampa locali raccontano  le cronache riguardanti la banca eventualmente "incriminata".

Questi tre criteri certamente costituiscono un primo approccio di ponderazione e di selezione delle banche più o meno sicure, ma non è detto che siano sufficienti. Seppur vero che le cronache nazionali e locali hanno anticipato all'opinione pubblica lo stato di difficoltà di molte banche, non è detto che in futuro qualche banca  non possa riservare delle brutte sorprese nell'anonimato della cronaca

Così come non è detto che i prezzi di borsa di una determinata banca possano esprimere al meglio la qualità di una banca. Tanto per citare un esempio, nel contesto dell'Eurozona meridionale (e non solo) più o meno tutte le banche hanno in portafogli i titoli di stato di paesi periferici in taluni casi, in condizioni normali, di dubbia solvibilità. Le manovre espansive della banca centrale europea hanno quasi azzerato i rendimenti dei titoli di stato facendone aumentare i prezzi. La performance dei titoli di stato si è riflessa anche nei prezzi delle azioni delle banche, soprattutto di quelle con esposizioni maggiori. 
Seguendo la logica del confronto tra i prezzi di borsa, quanto avvenuto nei prezzi dei titoli di stato (che si è riflesso anche nella performance delle azioni delle banche)  potrebbe far apparire la  solidità di una determinata banca migliore  rispetto a quello che effettivamente è, "occultando" (o rendendo meno visibile) la riduzione di prezzo che invece la banca patirebbe in un contesto normale qualora il mercato dovesse prezzare solamente il core business della banca e quindi anche a qualità del credito, anziché anche la gestione finanziaria (l'investimento in titoli).  

Fatta questa precisazione, oltre ai tre criteri sopra descritti, quale potrebbe essere un buon metodo per selezionare e monitorare le banche più affidabili? 

Chi scrive ritiene che effettuare un'attenta analisi periodica delle banche e quindi seguirne direttamente le vicende possa costituire un ottimo criterio di selezione e monitoraggio. Quindi, analizzare i bilanci annuali e infrannuali valutando anche una più ampia moltitudine di fattori, indici ed elementi, costituisce indubbiamente il miglior criterio per selezionare le banche più solide e monitorarne gli sviluppi. Un approccio di questo genere,  unitamente alla valutazione del management della banca e alla capacità di quest'ultimo  di implementare  strategie operative in aderenza con i piani industriali, in un contesto di normale operatività,  offre anche una visione prospettica della solidità della banca.

Il limite è che nel sistema bancario italiano esistono qualche centinaio di banche e analizzare periodicamente (trimestralmente o semestralmente) i bilanci di ognuna di queste richiederebbe un enorme investimento di competenze, capitali  ed energie. Praticamente impossibile.

Quindi, nell'ambito della mia professione, non faccio altro che selezionare le 3 o 4 banche ritenute più solide ed affidabili, in modo da ridurre esponenzialmente il numero di banche da monitorare. Una volta individuate, dunque, l'analisi periodica sarà circoscritta solamente a queste, verificando che non vengano meno i presupposti che ne hanno determinato la scelta
Detta in parole più semplici, possiamo riassumere tutto in questo modo: siccome nel sistema bancario italiano esistono banche il cui dissesto è possibilità assai remota, una volta individuate, per quale motivo dovrei continuare a detenere i risparmi presso altre banche che non offrono queste garanzie?
Un eccesso di zelo? Può darsi, ma anche no.
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24 commenti:

  1. Buongiorno,
    interessante articolo.
    Solo, mi chiedo; essendo correntista Fineco, dovrei essere abbastanza al sicuro, visto che ha il 1° posto. Ma poiché Fineco è del Gruppo Unicredit e quest'ultima non mi pare messa altrettanto bene, cosa succederebbe ai correntisti Fineco in caso di "botto" di Unicredit????
    E, se Unicredit facesse il "botto", possibile che per le altre banche italiane non ci sarebbe alcuna ripercussione?
    Ne dubito!

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    Risposte
    1. Qui gatta ci cova ....se nessuno risponde è sintomatico che il quesito da te sollevato è di fondamentale importanza e pone altri grossi quesiti. Qui si vuol far credere che ci sono istituti migliori o solidi e istituti messi male ma se andiamo ad analizzare a fondo molti istituti di piccole e medie dimenzioni sono inglobati con istituti di grandi dimensioni che non hanno lo stesso livello di sicurezza. Allora ti faccio io una domanda esplosiva: E se fosse un gioco tipo scatole cinesi in cui le grosse banche principali vanno male ma si cerca di metterne tante altre più piccole migliori sul tavolo per eludere i risparmiatori ?? Alla fine non ci si capirebbe più nulla da ciò che è buono e ciò che non lo è. In conclusione è molto probabile che tutto il sistema bancario sia nella cacca ma per farlo andare avanti è necessario dire che non tutto è da buttare mettendo istituti più piccoli con buone performance come specchietti per le allodole come Fineco. Il problema sarà quando la verità verrà a galla e tutto salterà dalla grossa banca A alla grossa banca B trascinado con se le rispettive banchette (specchietti per le allodole) che avevano in pancia e moriranno insieme alle grosse..Ma queste sono supoposizioni che nessuno si permetterebbe mai di dire pubblicamente........si metterebbe in discussione tutto l'apparato economico e la sua credibilità.

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    2. Contributo estratto dal sito Segreti Bancari:
      "Questione FINECO UNICREDIT. Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci:

      il default si propaga semmai dalla figlia alla madre (ossia dalla controllata alla capogruppo) e non viceversa. Nel nostro esempio sarebbe semmai il default di Fineco a creare problemi all’Unicredit e non il contrario. Se la banca capogruppo fosse in difficoltà, le controllate sarebbero cedute per fare cassa e per te non cambierebbe nulla. La tua banca farebbe parte di un altro gruppo, come accadde quando la stessa Fineco (Gruppo Bipop – Carire) passò a Capitalia e poi a Unicredit
      le banche on line sono patrimonialmente più solide di quelle fisiche. Hanno una struttura di costi molto leggera, il loro business è risk free poiché operano prevalentemente sui mercati finanziari con l’intermediazione in titoli e fondi. Quindi se questo era il tuo timore, puoi essere già tranquillo/a in partenza."

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    3. Proprio in virtù di quanto è stato scritto sopra, la solidità di FINECO è garanzia della solidità di UNICREDIT e non il contrario. Quindi in caso di difficoltà grossa (che vedo remota per una banca definita "di interesse nazionale") della UNICREDIT, sarebbe la FINECO a rimetterci, essendo ceduta ad un altro gruppo che magari potebbe an che non offrire analoghe garanzie adeguate di solidità. E questo ovviamente avverrebbe molto prima che le vere difficoltà di abbattessero sulla "casa madre"

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  2. Oltre al conto corrente, c'è anche il deposito titoli

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  3. Vi riporto un contributo lasciato da Andrea, che ringrazio:
    "Buonasera,
    ai seguenti link:

    Il gruppo societario nell'ambito della normativa fallimentare e dell'amministrazione straordinaria (slides per il convegno "Gruppi di società e soluzioni concordate della crisi", Milano, 4.4.2014).
    http://www.tidona.com/pubblicazioni/20071210.htm
    http://www.studiolegaleriva.it/public/gruppo-societario.asp

    ho trovato un po' di risposte che mi sembrano rassicuranti.

    Di seguito riporto alcuni contenuti trovati ai link sopra citati.

    "Ai fini della dichiarazione di fallimento di una società, che sia inserita in un gruppo, cioè in una pluralità di società collegate ovvero controllate da un'unica società “holding”, l'accertamento dello stato di insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, poiché, nonostante tale collegamento o controllo, ciascuna di dette società conserva propria personalità giuridica ed autonoma qualità di imprenditore, rispondendo con il proprio patrimonio soltanto dei propri debiti (Cass. 18.11.2010, n. 23344) "

    "Da un punto di vista formale sia la controllante che la controllata, sono entità giuridicamente autonome sia sul piano organizzativo che patrimoniale.

    La costituzione di una nuova società controllata dalla società madre, consente a quest’ultima di limitare il rischio imprenditoriale, in quanto la società madre e la nuova società controllata risponderanno ciascuna esclusivamente delle proprie obbligazioni e non saranno responsabili reciprocamente in caso di insolvenza. In tal caso l’eventuale fallimento della singola società non si estenderà all’altra."

    Saluti
    Andrea"

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  4. Egregio Sig. Cardena,

    Sono uno studente universitario che ha un piccolo "gruzzoletto" nel conto deposito banca marche, deputato alla formazione post universitaria.
    Tali soldi sono stati messi da parte per il periodo formativo post-universitario dai miei genitori con non poca fatica, per questo le chiedo:
    devo provvedere alla chiusura del conto deposito con banca marche vista la sua situazione disastrosa?

    Cordialità
    Lorenzo

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    1. Lorenzo, mi scriva in privato grazie.
      paolocardena@gmail.com

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    2. SPERO TANTO CHE LORENZO SE LA SIA CAVATA, mi dispiacerebbe molto per lui e la sua famiglia, ke altro dire se non che siamo in un sistema folle? Signor Cardena, che ci dice delle Banche di credito cooperativo, BCC: ognuna fa per se' oppure no?E come sono messe? Grazie.

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    3. SPERO TANTO CHE LORENZO SE LA SIA CAVATA, mi dispiacerebbe molto per lui e la sua famiglia, ke altro dire se non che siamo in un sistema folle? Signor Cardena, che ci dice delle Banche di credito cooperativo, BCC: ognuna fa per se' oppure no?E come sono messe? Grazie

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  5. Vorrei fare un controllo sulla mia banca ed ho trovato informazioni per farlo,, con riferimenti alla tabella CET1 Ratio o Core Equity Tier 1 Ratio. Ho fatto un pò di ricerche ma questa tabella non l'ho trovata. Magari leggendola, se non è chiarissima non capirò una cippa, ma se non la leggo per nulla sicuramente non capirò una cippa. Qualcuno sa darmi un link ove trovarla? Grazie

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  6. Ti conviene guardare sui bilanci delle banche che ti interessano ed estrapolare il dato.
    In giro ci sono molte liste, alcune anche molto recenti, ma nessuna è totale ed aggiornata. L'unica soluzione solida e vera restano le società di investimento, grazie alla propria indipendenza dal sistema bancario.

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  7. Secondo me mps che lancia il conto a zero costo se depositi 100.000€.....e'davvero un brutto segnale, voi che ne dite ?

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  8. Il fatto che mps regali il cc se si depositano 100.000 € .....mi pare un brutto segnale

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  9. No, perchè brutto? ...Io direi invece abbastanza palese ;)

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  10. salve, state lontani da MPS , io abito a Siena e ne ho sentite di tutti i colori

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  11. Quindi mi consigliate di stare lontano ?

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  12. Beh Hank, se vuoi rischiare di essere il prossimo piagnucolone intervistato in tv per i problemi della tua banca, fai pure...
    Ci sono soluzioni certamente più sicure!
    Buon Natale

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  13. secondo il cet1 il MPS è messo meglio di Unicredit, Desio, Sella e altre .....quindi le conclusioni quali sono ?

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  14. A mio modo di vedere il sistema Italia ancora regge, non dimentichiamoci che rimane comunque una delle prime economie del mondo, un grado di sviluppo nonostante tutto ancora elevato, con un sistema sanitario, aspettative e qualità della vita molto alte, rimane ancora uno dei primi paesi manifatturieri, per non parlare del turismo (risorsa ancora non sfruttata a pieno regime). Aiuta l'Italia Una grande economia sommersa di importazione e di produzione di prodotti sia legali che illegali in mano ai clan che comunque produce reddito e ricchezza per una parte della popolazione italiana.....però il sistema Italia alla lunga è un sistema troppo vecchio, deteriorato, è una macchina che ha il telaio amministrativo/politico/burocratico completamente marcio! Io mi son già trasferito all'estero da 3 anni Potete contattarmi per apertura conti correnti estero in sud est Asia o anche presso banche centro americane o africane (conti correnti in dollari amenricani US$). Sono Amministratore gruppo FB: "italiani in Cambogia" sito internet: www.vivereincambogia.com, ho già fatto consulenze per diversi connazionali che hanno scelto di trasferire in parte o tutti loro c/c all'estero.

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  15. ...qualcosa non mi torna: la banca Fineco risulta essere tra le più solide con un CET intorno al 20%; invece Unicredit si attesta tra le meno solide con un CET intorno al 10%. Eppure Fineco appartiene al Gruppo Unicredit!!! Che storia è questa???

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  16. Depositi C.C. risparmi ecc. in Poste Italiane cosa ne pensate
    sono a rischio come le altre banche?

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  17. sono cliente di Banca Carige. Vista la situazione corrente, corro rischi? Mi conviene cercare un altro istituto più sicuro?

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