mercoledì 18 marzo 2015

GRECIA: CONTROLLO DEI CAPITALI COME A CIPRO?

Ultimamente ho scritto poco a proposito della Grecia, anche perché lo avevo fatto precedentemente in abbondanza, dicendo tutto ciò che c'è da sapere. Ad esempio, mentre la nomenclatura politica dell'Eurozona esultava (apparentemente) per l'accordo che era stato raggiunto tra la Grecia e l'Eurogruppo alla fine dello scorso mese, il questi pixel si poteva leggere "L'ACCORDO CHE NON E' UN ACCORDO": un articolo nel quale si tentava di spiegare le ragioni per le quali la questione greca era (e continua ad esserlo) ben lontana da una possibile soluzione. Chi ha partecipato al convegno di sabato scorso, ha potuto apprendere che la questione greca costituisce un fattore di grande destabilizzazione nel contesto della zona euro e non solo. Tant'è che anche Moody's ribadisce che l'eventuale uscita dall'euro della Grecia avrebbe "serie conseguenze" per il futuro della moneta unica.

È di nuovo alta tensione fra Atene e Bruxelles. Il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, evoca per la Grecia una soluzione cipriota, l'ipotesi di controlli ai movimenti di capitali. In un'intervista a Bnr Nieuwsradio, alla domanda sul «che fare» se il negoziato precipita, il ministro delle Finanze olandese ha ventilato le «misure radicali» prese per Nicosia, dove furono «chiuse le banche e limitati i trasferimenti». Miccia innescata, la Grecia ha subito risposto duramente: Dijsselbloem rispetti il suo ruolo istituzionale, ha commentato il portavoce del governo Tsipras: la Grecia non si lascerà «ricattare». Il braccio di ferro continua, mentre sullo sfondo c’è chi continua a non escludere l’uscita di Atene dall’area euro, cosa che secondo quando ribadito da Moody’s avrebbe «serie conseguenze» per il futuro della valuta unica.Oggi è stato un giorno di colloqui e contatti in vista del vertice dei capi di stato e di governo fissato per giovedì e venerdì. La situazione della Grecia è stata discussa dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente della Bce Mario Draghi. E una conferenza telefonica si è svolta fra i tecnici che fanno parte dell’Euro working group, l'organismo presieduto da Thomas Wieser che prepara i lavori dell'Eurogruppo. I rappresentanti dei 19 Paesi della moneta unica, della Commissione e della Bce hanno discusso dello stato di avanzamento dei negoziati tecnici avviati una settimana fa tra il governo di Atene e le tre istituzioni (Ue, Bce, Fmi, se ne è poi aggiunta una quarta, il fondo Esm) sulla proroga di quattro mesi del secondo programma di bailout per la Grecia. Aiuti (l’ultima tranche da “bonificare”, pari a 7,2 miliardi di euro) che saranno accordati solo in caso di intesa fra Atene e creditori.Ma, secondo indiscrezioni, i creditori sarebbero pronti a sborsare anche solo 1,9 miliardi di euro, concedendo una boccata d'ossigeno, in cambio del via libera parlamentare in Grecia ad alcune delle riforme meno radicali e con minor impatto sociale fra quelle dell'accordo dello scorso 20 febbraio. Lo riferisce il quotidiano Kathimerini, secondo cui fra le riforme in questione figurerebbero l'indipendenza dell'agenzia delle entrate greca e una riforma della giustizia. Questa soluzione intermedia consentirebbe al prossimo Eurogruppo di dare il via libera all'esborso. Secondo le fonti di Kathimerini, la Grecia avrebbe un buco di 1,7 miliardi questo mese e di oltre due miliardi ad aprile.

1 commento:

  1. che le cose nel rapporto Grecia-EU siano lontane da una soluzione può trovare riscontro nel peggioramento dello spread italiano negli ultimi due giorni, nonostante il QE...

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