giovedì 26 febbraio 2015

LA MATTANZA

Non so se avete mai sentito parlare della MATTANZA.
Nella tradizione siciliana la mattanza è quella pratica che si usa per pescare i tonni.
Consiste in un complesso di reti che si calano in mare verso i primi di maggio e vi resta fino al mese di giugno. Le reti suddividono camere che sono disposte in fila e comunicano tra di loro per mezzo di porte, costituite anch'esse da pezzi di rete. Il tonno, ripetendo di anno in anno sempre lo stesso percorso, finisce per trovarsi dentro le camere. Quando il rais ( il capo della tonnara ) ritiene che il numero di tonni presente sia sufficiente, e se le condizioni meteorologiche sono favorevoli, i tonni vengono "indotti" ad entrare nella camera della morte dove restano intrappolati. I tonnarotti, che stanno sulle barche disposte lungo i quattro lati della camera, al comando del rais, tirano su la rete. I tonni, man mano che iniziano a trovarsi in debito d'acqua, si dibattono, urtano violentemente tra loro, si feriscono.
Quando sono ormai sfiniti li aspettano i "crocchi", i micidiali uncini dei tonnarotti montati su delle aste, che servono per agganciare i pesci e issarli sulle barche.
La mattanza è uno spettacolo sanguinoso e crudele, il mare si tinge di rosso, sembra un campo di battaglia. 

Immagino che vi chiederete cosa c'entri la mattanza con la finanza. Cerco di rispondervi:
rima a parte, apparentemente c'entra nulla, giacché non mi risulta che la vita dei tonni sia legata a qualche forma di derivato che ne garantisca la sopravvivenza. Almeno  per via indiretta. Però, la mattanza c'entra, eccome se c'entra, con i risparmiatori. Soprattutto quei risparmiatori che stanno investendo direttamente o indirettamente in obbligazioni sovrane della zona euro e non solo.

Come sapete, complici anche la caduta del prezzo del petrolio e le aspettative di  uno scenario di bassi tassi di inflazione o, peggio, in alcuni paesi, uno scenario deflattivo, le banche centrali di quasi tutto il mondo si sono messe all'opera in quella che io definisco la più grande operazione di repressione finanziaria mai tentata nella storia dell'uomo. L'abbondante liquidità finita sui mercati, unitamente a tassi di interesse  prossimi allo zero in vaste aree del mondo, hanno spinto verso il basso i rendimenti delle obbligazioni, aumentandone i prezzi ad un livello sproporzionato e che, in larga parte, non riflettono i fondamentali economici dei rispettivi paesi. Non entro nel merito del giudizio creditizio e quindi della solvibilità dei singoli stati o enti emittenti: quel che conta, almeno in questa sede, è chiedersi cosa accadrà quando aumenteranno i tassi. Perché, i tassi, prima o poi, saranno destinati ad aumentare.
Certo, questo, al momento, è un tema poco percepito dall'opinione pubblica e dai risparmiatori. Anche perché sia la Bce e  la Boj si trovano in piena manovra espansiva. Ma noi siamo abituati a portarci avanti.

Secondo uno studio di Jp Morgan, in Eurozona quasi il 30% dei titoli sovrani in circolazione offrono rendimenti negativi.

Il grafico rappresenta la proporzione esistente tra titoli con rendimenti negativi e positivi per ciascun paese. In altre parole,  fatto cento il volume dei titoli di stato in circolazione per ogni emittente, la parte rossa indica quanto flottante  offre rendimenti negativi;mentre la parte azzurra rappresenta il flottante con rendimenti negativi.

Mentre negli Usa è sempre più acceso il dibattito su un possibile aumento dei tassi da parte della Fed (che probabilmente interverrà da giugno, ma anche no), da quest'altra parte del mondo, al momento, questo scenario è del tutto escluso. Per il momento, si diceva. Ma non lo sarà in eterno.

Perché se l'inflazione dovesse rialzare la testa (magari per via di una ripresa del prezzo del petrolio), è chiaro che questo evento modificherebbe il sentiment di mercato sulle attese di un eventuale aumento dei tassi. Mettiamoci anche che, allo stato attuale, una delle cose peggiori che possa capitare nel contesto dell'Eurozona, è quella di avere dinamiche inflattive significativamente divergenti tra i paesi mediterranei e quelli della zona core. Nel senso che, quando sarà il momento, se i livelli di inflazione dei paesi core dovessero mostrarsi significativamente superiori (magari grazie ad una maggiore attività economica) rispetto a quelli dell'area mediterranea, aumenterebbero anche le pressioni verso la Bce affinché adotti una politica monetaria meno espansiva o addirittura restrittiva. 

Certo, allo stato attuale siamo solo nel campo delle ipotesi, e uno scenario del genere appare poco probabile. Ma non è detto che non vada così. Si può dibattere a proposito di quando avverrà un aumento di tassi, ma non sul fatto se avverrà o meno. 
L'idea che ho, come ho già detto, è quella secondo la quale le banche centrali saranno molto caute nell'aumentare i tassi, magari accettando anche livelli di inflazione più alti, pur rimanendo immobili. Questo, principalmente per due motivi:
Il primo (che è quello che dichiareranno): perché non vogliono soffocare la ripresa, diranno (come sta facendo la FED).
Il secondo (che è quello che non dichiareranno): perché i governi, per via dell'enorme indebitamento, hanno bisogno di tassi di inflazione più alti, sia per migliorare le metriche di indebitamento rispetto al Pil nominale, sia per diluire il debito per via inflattiva. Con ciò, è del tutto probabile che le manovre restrittive delle banche centrali (quando avverranno) saranno molto caute e dilatate nel tempo.
Quindi, anche se sarà osservato un approccio paziente e dilatato nel tempo,  non vi è dubbio che i rendimenti obbligazionari saranno destinati ad aumentare e i prezzi dei titoli crolleranno.
Si diceva..... che la mattanza è uno spettacolo sanguinoso e crudele, il mare si tinge di rosso, sembra un campo di battaglia. Ecco cosa c'entra la mattanza con la finanza. 


1 commento:

  1. quindi non è prudente depositare a tasso fisso (e basso:2% lordo) a lungo termine (10 anni) perchè ritiene la probabilità che i tassi crescano maggiore di quella che diminuiscano?

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