lunedì 12 gennaio 2015

IL DEFAULT STRISCIANTE DELL'ITALIA IN UN MONDO PIENO DI INCOGNITE.

Di seguito, Vi segnalo questa mia intervista pubblicata dagli amici di TradigNetwork, che ringrazio per l'ospitalità.
Si parla del crollo del prezzo del petrolio, del rublo, delle valute emergenti e degli effetti  sui mercati. Si prosegue con la Grecia e con il quantitative easing in salsa europea che, almeno nelle intenzioni della BCE, dovrebbe arginare i rischi di deflazione in eurozona. Si conclude con una breve considerazione sull'Italia e con un grafico che esprime in maniera chiara e sintetica  il destino che attende l'Italia.

Buona lettura


TRADINGNETWORK: Abbiamo chiuso il 2014 con forti tensioni sul mercato valutario(con in testa il tracollo del rublo), un vero e proprio crollo del petrolio e di conseguenza con l’attacco finanziario alla Russia? Secondo il tuo punto di vista, questo è stato solo un antipasto rispetto a quel che vedremo nel 2015 oppure solo un modo per costringere Putin al compromesso?
P. CARDENA': Dunque, andiamo con ordine. Dopo qualche anno di prezzi sostanzialmente stabili, dai massimi di giugno, il prezzo del petrolio è crollato di quasi il 50%. Il 27 novembre scorso, a Vienna, i paesi appartenenti l'Opec - cartello che controlla quasi il 40% della produzione mondiale- non sono riusciti a trovare un accordo su un eventuale taglio alla produzione di petrolio, che avrebbe consentito di calmierare la caduta dei prezzi. C'è di più. Qualche settimana fa, alti rappresentanti del cartello dell'Opec hanno affermato che non interverranno neanche se il prezzo dovesse scendere sotto i 40 dollari. Il prezzo del petrolio è determinato dalla domanda e in gran parte anche dalle aspettative di crescita dell'economia globale. 
Diverse aree del mondo stanno attraversando una fase di crescita a ritmi meno sostenuti rispetto agli ultimi anni, quindi hanno bisogno di minori quantitativi di petrolio. Le innovazioni tecnologiche introdotte in molti settori produttivi e della vita comune hanno determinato anche una maggiore efficienza nei consumi di petrolio e suoi derivati. Non solo. Negli ultimi anni gli Stati Uniti sono diventati i tra i più grandi produttori di petrolio, grazie alle aziende operanti nell'estrazione dell'olio di scisto. Gli Stati Uniti hanno quindi una capacità produttiva che consente di alimentare le riserve di petrolio e importano molto meno rispetto al passato. I paesi Arabi, anche per via dei bassi costi di estrazione -che consentono di ottenere margini di profitto anche a prezzi più bassi- hanno deciso di non sacrificare la propria quota di mercato per ripristinare livelli di prezzo più alti.

Ecco spiegato il crollo del prezzo del petrolio che, come si diceva, ha avuto forti ripercussioni anche sul mercato valutario. Perchè? Per il semplice motivo che un offerta di greggio abbastanza sostenuta a fonte di una domanda in contrazione, consente ai paesi arabi di sbarazzarsi dei concorrenti più vulnerabili nel settore petrolifero. Questi includono i frakers americani che hanno bisogno di prezzi alti per via di costi di estrazione elevati e per il forte indebitamento che ha finanziato attività estrattive poco profittevoli (o in perdita) a regimi di prezzo di più basso. Includono le compagnie occidentali con progetti ad alto costo volti alla perforazione dei fondali del mar artico; e, soprattutto, alcuni paesi "emergenti" i cui bilanci dipendono in ampia parte dai profitti derivanti dalla vendita del petrolio. Russia in primis. 

E' verosimile pensare che il crollo del rublo sia stato determinato, almeno in gran parte, proprio dal crollo del prezzo del petrolio, stante anche la stretta correlazione verificatasi tra i movimenti ribassisti del petrolio e della valuta russa. Questo processo, inserendosi in un momento particolarmente delicato per la Russia.... CONTINUA A LEGGERE SU TRADINGNETWORK

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