lunedì 26 gennaio 2015

DALLA GRECIA CON FURORE

La notizia è che Tsipras ha vinto le elezioni in Grecia. Anche se i 149 seggi ottenuti da Syriza non sono sufficienti ad attribuirgli  la maggioranza in parlamento (151), con ogni probabilità, nascerà una coalizione con il partito nazionalista Greci Indipendenti (che hanno ottenuto 13 seggi), formando così un governo anti Troika e anti austerità.

Cosa farà Tsipras nelle prossime settimane e nei prossimi mesi? Come intenderà rendere operativo il suo programma che, tra le altre cose, prevede la fine dell'austerità e il taglio del debito pubblico? Sono interrogativi ai quali si potrà rispondere solo riscontrando  i fatti che seguiranno nei prossimi giorni.
Per il momento va ricordato che la maggior parte del debito che Tsipras vorrebbe rinegoziare è  in mano ai governi e alle istituzioni europee (fondi salva stati e Fmi); una parte  non de tutto marginale è in mano Banca Centrale Europea; mentre un'ultima piccola parte è detenuta dai mercati.

Per quanto riguarda il debito detenuto dai soggetti diversi dalla BCE, l'eventuale ristrutturazione finirebbe per per incidere sui bilanci dei singoli stati che, nel  caso dell'Italia  (circa 40 miliardi di euro) è assai traballante, solo per usare un eufemismo.

Il debito in mano alla Banca Centrale, invece, non consente alcuna ristrutturazione, visto che la BCE non può finanziare gli stati.

Se dovesse esserci un accordo sul taglio del debito tale da infliggere delle perdite anche alla Bce, quest'ultima, in estrema sintesi, dovrebbe rinunciare a parte del suo credito. Le conseguenze di un accordo del genere sarebbero in aperto contrasto con i trattati, poiché si determinerebbe un implicito finanziamento ad uno stato sovrano (la Grecia) da parte della Bce, per via della rinuncia al credito vantato dalla stessa banca centrale.

Certo, la Grecia potrebbe farlo per via unilaterale e non potranno certo mandargli i carri armati (almeno credo). Ma la Bce, a quel punto, non potrebbe (e non dovrebbe) più offrire sostegno finanziario (ELA) alle banche greche, che già si trovano alla canna del gas.

Non solo, ma questa pratica stimolerebbe anche gli altri governi alle prese con alti livelli di indebitamento a perseguire la stessa soluzione, con tutti i rischi che ne deriverebbero per la stabilità finanziaria dell'intera area. In altre parole, l'eventuale ristrutturazione del debito greco costituirebbe un precedente assai scomodo, giacché altri paesi potrebbero seguire l'esperienza ellenica.
La Grecia, entro il prossimo mese, avrebbe dovuto ottenere una tranche di aiuti da parte della Troika, con la possibilità che il piano di salvataggio (che ha salvato assai poco) sarebbe potuto essere esteso fino al prossimo luglio e agosto. In un quadro del genere, è altamente improbabile che Grecia ottenga i fondi per evitare un prossimo default sulle obbligazioni in scadenza. Un paio di mesi fa,  il premier uscente Samaras aveva affermato che in assenza della tranche di aiuti della Troika, la Grecia avrebbe avuto disponibilità di cassa sufficienti solo per qualche mese.
Quindi, nel caso in cui gli aiuti non dovessero essere concessi, sarà default.
Se quello di Tsipras non è un bluff, è assai probabile che si concretizzi lo scenario dell'uscita dall'euro. Anche perché, a mio parere, il programma di governo di Syriza non è compatibile con le logiche dell'euro e con la permanenza della Grecia nella moneta unica.

Tuttavia, è possibile che la Ue cerchi di trovare una soluzione di compromesso. Molti esponenti nella nomenclatura politica europea, nei giorni scorsi,  hanno rilasciato dichiarazioni contrarie all'ipotesi di un taglio sostanzioso del debito pubblico, ma  non è escluso che si cerchi una via intermedia che possa considerare l'allungamento delle scadenze del debito e la diminuzione degli interessi, alleggerendo così la pressione sul bilancio della Grecia.

Ma, anche in questa ipotesi, appare assai improbabile che Tsipras riesca a tener fede alla promessa fatta in campagna elettorale a proposito della cancellazione dell'austerità, poiché, anche nel caso di una ristrutturazione "leggera" del debito, la Grecia dovrebbe comunque ottenere robusti avanzi primari tali da non consentire un significativo alleggerimento delle politiche di austerità.

A proposito delle conseguenze di un'eventuale uscita dall'euro da parte della Grecia, molti esponenti politici sostengono l'impatto sarebbe limitato. Questa (apparente) convinzione è mossa dal fatto che, in buon sostanza, il debito pubblico della  Grecia è per la quasi totalità circoscritto all'interno dei governi europei e, solo marginalmente è detenuto dai mercati. Quindi, secondo questa logica, il rischio di contagio sarebbe ridotto.
Tuttavia, a parer di chi scrive, giova ricordare che l'uscita dall'euro da parte della Grecia costituirebbe un fattore molto grave per la tenuta della moneta unica europea. Per il semplice fatto che verrebbe definitivamente sepolto il concetto di "irreversibilità dell'euro", atteso che per la Grecia, nel caso ritorno alla dracma, sarebbe comunque reversibile, come potrebbe esserlo per qualsiasi altro paese che decidesse di abbandonare la moneta unica.

Insomma, non mi sembra affatto un segnale distensivo per i mercati che, comunque, dovrebbero porsi molti interrogativi a  proposito della mancata mutualizzazione (20% Bce, 80% banche centrali nazionali)  dei rischi derivanti dagli acquisti dei titoli di stato per via del QE lanciato da Draghi appena qualche giorno fa.  Ma di questo parleremo in un prossimo post.
Tra l'altro, un evento del genere (l'uscita della Grecia dall'euro) si inserirebbe in un momento particolarmente delicato per via del fatto che in molti paesi europei stanno aumentando i consensi a favore dei partiti anti euro.
A fine anno sono previste le elezioni in Spagna e l'anno prossimo in Francia. In entrambi i casi - in Spagna con Podemos e in Francia con il partito della Le Pen- è verosimile attendersi una robusta  affermazione dei partiti anti euro. E disinnescare la Spagna non è esattamente la stessa cosa che disinnescare la Grecia.

Giusto per farvi comprendere quanto sia inconciliabile con le logiche europee il programma di Syriza, di seguito potete leggere una sintesi tratta dal sito di Gad Lerner:

1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.
2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.
3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.
4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.
5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.
6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.
7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.
8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.
9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.
10. Tagliare drasticamente la spesa militare.
11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).
12. Utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto.
13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.
14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.
15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.
16. Aumentare i sussidi per i disoccupati. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.
17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.
18. Nazionalizzazione delle banche.
19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).
20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.
21. Parità salariale tra uomini e donne.
22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.
23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.
24. Recuperare i contratti collettivi.
25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.
26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.
27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.
28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.
29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni. Cambiare i corsi per poliziotti in modo da mettere in primo piano i temi sociali come l’immigrazione, le droghe o l’inclusione sociale.
30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.
31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.
32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.
33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.
34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).
35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.
36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.
37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.
38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.
39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.
40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato.







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