mercoledì 31 dicembre 2014

L'ANNO CHE STA ARRIVANDO

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Non capisco proprio chi continua ad esercitarsi in intuitili dibattiti sulla crescita dell'Italia che, nel 2015, secondo gli osservatori più ottimisti, potrebbe oscillare  intorno allo 0,5%. Salvo poi assistere a continue rivisitazioni al ribasso delle stime di crescita, proprio come avvenuto negli ultimi anni.

Vi dirò di più. Spariamola grossa, ma proprio grossa: diciamo che si potrà arrivare allo 0,7/0,8%. Sapete? C'è il petrolio a 55 dollari; c'è Draghi che comprerà i titoli di stato di paesi falliti;  ci sono gli Usa che crescono del 5% (?) e poi c'è l'Expo.

martedì 30 dicembre 2014

TEMPI INTERESSANTI, ALL'ORIZZONTE

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Come avete avuto modo di leggere, ieri, in Grecia, il parlamento, dopo la terza votazione, non è riuscito ad eleggere il nuovo Presidente, per la cui elezione erano necessari 180 voti. Quindi, il parlamento greco è sciolto automaticamente e si andrà al voto anticipato previsto per il prossimo 25 gennaio. Secondo gli ultimi sondaggi, sarebbe in vantaggio la sinistra radicale di Syriza, il partito guidato da Alexis Tsipras, il cui programma, tra le altre cose, prevede la rinegoziazione del debito pubblico e la cessazione dell'austerità.



martedì 23 dicembre 2014

SE WEIDMANN VENDE CARA LA PELLE

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Vi segnalo un ottimo articolo pubblicato su Milano Finanza, che aggiunge ulteriori considerazioni a quelle da noi espresse  qualche giorno fa in  questo post, del quale se ne suggerisce la lettura.



Secondo il Wall Street Journal, la Bundesbank è sotto scacco, ma non è ancora scacco matto. La lunga campagna della Banca centrale tedesca per impedire alla Banca Centrale Europea di comprare i titoli di stato è sull’orlo del fallimento. La sua opposizione principalmente rifletteva preoccupazioni per la legalità, l’efficacia e il rischio morale di acquisti di asset su larga scala, altrimenti noti come quantitative easing. Ma la posizione del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, è stata indebolita dagli eventi e dall’abilità tattica del presidente della Bce Mario Draghi.

Con l’inflazione complessiva nell’eurozona al momento solo allo 0,3% - molto sotto l’obiettivo della Bce ma sotto il 2% - Weidmann non rifiuta più il quantitative easing per principio. Non mette in discussione che comprare i titoli di Stato possa essere necessario per contrastare la deflazione, ma contesta l’eventualità che sia necessario farlo ora: l’inflazione core è fissa allo 0,7% e le previsioni di lungo periodo rimangono vicine al 2%. In Spagna, dove i prezzi stanno crollando più velocemente, i consumi stanno crescendo molto. Come molti analisti, la Bundesbank prevede che la caduta dei prezzi del petrolio spingerà la crescita all’interno dell’Eurozona.

SIETE COSI' SICURI?

lunedì 22 dicembre 2014

ECCO QUANDO L'OPEC FERMERÀ IL CROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO


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Il collasso nei prezzi del petrolio sotto i 60$ a barile ha causato subbuglio nei mercati finanziari, come sottolineato dagli analisti di Natixis Asset Management nell'ultimo report Fixed Income Strategy Weekly.

L'High Yield americano e i mercati del debito emergente sono stati i più esposti:

  • I flussi in uscita dai fondi High Yield americani ammontavano infatti a 1,8 miliardi di dollari la scorsa settimana dopo 885 milioni di dollari nel precedente periodo, mentre quelli in uscita dai fondi di prestiti con leverage erano circa 1 miliardo di dollari.
  • L'Emerging Market Bond Index (EMBI) invece si è allargato considerevolmente poiché gli spreads russi hanno segnato i 600 punti base.
Inoltre, i tassi di inflazione di equilibrio sono crollati significativamente, dal momento che i partecipanti al mercato temono che i titoli indicizzati all'inflazione non saranno parte coinvolta nel programma di acquisto della Banca Centrale Europea.
Al contrario, i flussi di avversione al rischio e le previsioni sull'inflazione continuano a sorreggere il mercato obbligazionario. I rendimenti dei buoni del Tesoro americano sono scambiati a circa il 2,10% sebbene i rendimenti sui Bund siano caduti sotto lo 0,65%, quindi entro i 30 punti base quelli dei Japanese Government Bonds.

sabato 20 dicembre 2014

IL BAZOOKA CHE SPARO' CORIANDOLI

A proposito della BCE e del possibile quantitave easing, ci sono due semplici concetti chiave da dover comprendere.
Il primo è che la BCE non puo' finanziare direttamente i governi e questo pregiudica la possibilità da parte della BCE di comprare direttamente debiti sovrani, cioè di fare un quantitative easing sul debito pubblico; la seconda è che la BCE ha come mandato quello di garantire la stabilità dei prezzi (cioè l'inflazione posta come target al 2%) e la stabilità del sistema finanziario. 

Ora, siccome la stabilità dei prezzi è minacciata da spinte deflazionistiche in molti paesi dell'area mediterranea che, peraltro, mettono a rischio anche la stabilità finanziaria dell'intera area poiché rendono i debiti pubblici difficilmente sostenibili, la BCE, in assenza di modifiche ai trattati istitutivi dell'euro e al proprio statuto,  potrebbe aggirare il primo divieto (quello di comprare debiti sovrani), facendo leva sulle attribuzioni del suo mandato che è quello di garantire la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria dell'intera area

Quindi, in altre parole, dovrebbe dire: "siccome la deflazione pregiudica la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria dell'intera area, come estrema ratio, non abbiamo alternativa che comprare debito pubblico finanziando direttamente gli stati, pur violando apertamente il principio secondo il quale la Bce non puo' finanziare i singoli governi". Un discorso del genere, benché reso più istituzionale da parte della BCE, è semplicemente qualcosa di logicamente improponibile da ascoltare ed è espressione delle innumerevoli contraddizioni della moneta unica. Non c'è nulla da dire: in questo,  i padri fondatori dell'euro sono stati dei veri fenomeni.

mercoledì 17 dicembre 2014

SE LA FED AUMENTA I TASSI

Oggi, il focus principale dei mercati è tutto sulla Fed e sul fatto se dichiarerà  che alzerà i tassi dopo "un  periodo di tempo considerevole", oppure meno .  La realtà è che la Fed non può  alzare i tassi nemmeno lontanamente, perché, se così fosse, farebbe saltare in aria il sistema finanziario.

Attualmente, gli Stati Uniti hanno oltre 17 mila miliardi di dollari di debito. Il quale debito  non verrò mai ripagato. Questo non significa che sono falliti, altrimenti non si spiegherebbe come  abbiano collocato  oltre   un trilione di dollari  di  nuovo debito negli ultimi 2/3 mesi. Significa semplicemente che non hanno (e non avranno) i  soldi per pagare il debito che arriverà a scadenza.

Come tutti gli altri stati (o quasi) che non hanno soldi per ripagare il debito in scadenza, non possono fare altro che collocare nuovo debito per ripagare il debito vecchio.
Questo è il motivo per cui la Fed e gli Usa hanno bisogno di tassi di interesse più bassi possibile. Qualsiasi aumento significherebbe dover aumentare il debito rischiando di precipitare gli Stati Uniti in una spirale di debito che li trascinerebbe verso il fallimento (evitate il pippone che posso stampare ad oltranza, please). 

martedì 16 dicembre 2014

COSA STA ACCADENDO IN RUSSIA

Sta accadendo che la Banca Centrale Russa si sta sfiancando per sostenere il cambio del rublo, al punto che, la notte scorsa, al fine di sostenerne le quotazioni, ha  aumentato i tassi di interesse di ben 6.5 punti, dal 10.5% al 17%. Tuttavia, anche oggi il rublo ha continuato la sua corsa al ribasso, precipitando nei confronti  delle principali valute. Per comprare un dollaro Usa occorrono 70 rubli (lo scorso giugno ne occorrevano 34); mentre per acquistare un Euro, di rubli, ne occorrono 87  (a giugno ne occorrevano 46). C'è da dire che la giornata, in alcuni momenti, è stata ancor più pesante rispetto alle attuali quotazioni e che la borsa russa ha chiuso le contrattazioni con un ribasso del 18%.

Gli operatori iniziano a temere che la Russia possa bruciare gran parte delle riserve valutarie per sostenere la quotazione del rublo. Finora sono stati spesi circa 100 mld di dollari di riserve valutarie su circa 450 disponibili.

venerdì 12 dicembre 2014

GRAFICO DEL GIORNO: IMPERDIBILE!!!

Il grafico di seguito riportato mostra la crescita del PIL trimestrale nei vari Paesi appartenenti al G7, rispetto al trimestre precedente, ponendo come base 100 il quarto trimestre del 2007.
Cosa si nota? Non solo che l'Italia è la nazione che più ha sofferto (e sta soffrendo) la crisi scoppiata nel 2008; ma è la nazione che prima della crisi è cresciuta assai meno rispetto agli altri paesi, nonostante condizioni di estremo favore, allo stato attuale  praticamente irripetibili e non immaginabili.
Quindi, la domanda è: se l'Italia non è cresciuta abbastanza quando  la crescita a livello globale -ancorché caratterizzata anche da tutte le criticità e gli accessi che avrebbero portato allo scoppio della crisi del 2008 -  era  tra le più favorevoli che la storia ricordi, come potrà crescere in modo robusto e duraturo, con una parte significativa del  tessuto economico fortemente compromesso, in condizioni di crescita potenziale imparagonabili rispetto a quelle che hanno caratterizzato i primi 8 anni del decennio passato e con i conti pubblici che sono  estremamente più fragili (e compromessi) rispetto ad allora? La risposta è assai semplice: non potrà crescere, permanendo condizioni così avverse, peraltro assai difficili da rimuovere.
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I PAESI DELL'EUROZONA SI DIVORANO L'UN L'ALTRO

GUEST POST Voci dall'Estero che, trattandosi di un ottimo sito, Vi invito a seguire.
Un interessante studio di Natixis conferma in maniera analitica e documentata quanto la “unione” monetaria sia un gioco al massacro in cui tutti i paesi per cercare di stare a galla si indeboliscono a vicenda, come dei nuotatori che in procinto di affogare si aggrappano l’uno all’altro e si trascinano al fondo.  E la Germania, l’unica che apparentemente sta vincendo,  non può lanciare la ciambella.
 Flash Economics  N. 965, 9 Dicembre 2014
Analizziamo le interazioni tra i quattro più grandi paesi della zona euro:
  • la Germania è alla piena occupazione, è un paese che invecchia e il capitale delle sue imprese è già molto modernizzato: non vuole e nemmeno ha bisogno di stimolare la sua domanda interna, e questo indebolisce gli altri tre paesi;
  • in Spagna vi è una forte competitività di costi. La conseguenza è che sta guadagnando quote di mercato da Francia e Italia e sta attraendo investimenti a spese degli altri paesi dell’eurozona. Ciò significa che il suo ritorno alla crescita è avvenuto a scapito della crescita negli altri paesi dell’eurozona;
  • In Francia e in Italia la crescita rimarrà molto debole a causa dei loro problemi di competitività e di redditività e della necessità di ridurre i loro deficit fiscali. Questa crescita molto debole in Francia e in Italia è ovviamente negativa per Spagna e Germania.

martedì 9 dicembre 2014

REDDITI REALI E DEBITO PRIVATO IN ALCUNI PAESI DELL'EUROZONA

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Dicevamo, qualche giorno fa, a proposito dei redditi reali nei vari paesi. Alcuni lettori mi hanno fatto osservare che sarebbe stato interessante confrontare i redditi reali di quelle che economie  che sono state più martoriate dalla crisi. Ho ripreso un po' di dati e, mettendoli nel grafico,  si scopre ciò che in realtà si conosceva già.

Le economie che dal 1994 al 2008 (anno di inizio della crisi) hanno conosciuto l'incremento più elevato di redditi reali (quindi, al netto dell'inflazione) sono Grecia e Spagna.

martedì 2 dicembre 2014

L'ILLUSIONE

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Stavo giusto pensando che se c'è una cosa apprezzabile dei fallimenti è che questi non avvengono mai in maniera inaspettata, fortuita o all'improvviso. Nel senso che non sono come i ladri, che quando vengono a derubarti non ti avvisano.
I fallimenti, sia sovrani che privati, avvisano sempre, e nel farlo fanno sempre molto rumore, anche se si agisce per attutirne il fragore. Al netto di tutte le analisi disponibili più o meno in tempo reale, prima che si manifestino hanno dei tempi di incubazione sufficientemente lunghi per difendersi e correre ai ripari. Tempi nei quali, in genere, si scrivono tonnellate di inutili analisi e articoli: un po' come quelli pubblicati in questi pixel. Insomma, ad un certo punto la percezione del rischio fallimento diventa (dovrebbe diventare) di dominio pubblico, anche se si rimane nell'inerzia e non si agisce per difendersi dagli effetti collaterali che potrebbero determinarsi.
Prendiamo il caso di qualche banca, ad esempio. È da almeno quattro o cinque anni  che tutti i media nazionali, anche quelli più allineati, trasmettono notizie circa le precarie condizioni di alcune banche che navigano in cattive acque; una su tutte: Mps. Non mi riferisco solo alle banche di grandi dimensioni, ma anche alle banche più piccole,  le cui cronache vengono raccontate dalla stampa locale. Ebbene, sono anni che si conosce la stato di salute di queste banche, eppure, ad oggi, nessun risparmiatore ha perso quattrini. Ad oggi, ma domani? 

lunedì 1 dicembre 2014

GRAFICO DEL GIORNO: #STATESERENI

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Il grafico di seguito riportato rappresenta la variazione dei redditi reali disponibili delle famiglie dal 2001 al 2013, con base 100 nel 2001. Si osserva che  i redditi  crescono in tutti i paesi considerati tranne che in  l'Italia, che riesce a far peggio del Portogallo. L'area Euro, nel suo complesso, cresce meno di altre importanti aree del mondo. Sarebbe interessante confrontare il grafico in esame anche con l'aumento del debito privato in questi paesi. Per coloro che dicono che in Italia il debito privato (famiglie e imprese non finanziarie) è cresciuto meno che altrove, andrebbe ricordato che il nostro paese ha subito un maggior  deterioramento di reddito rispetto ad altre economie. Circostanza che incide significativamente sulla sostenibilità del debito privato, sulla capacità di consumo e non solo. Non è un caso se il sistema bancario italiano si trova a fronteggiare livelli di sofferenze significativamente alti.