sabato 29 novembre 2014

OCCUPATI E DISOCCUPATI, NEL PAESE DEGLI ESPERTI DEL NULLA

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Nel paese delle meraviglie (cioè l'Italia) c'è chi  urla per l'aumento  della disoccupazione e chi, invece, festeggia l'aumento dell'occupazione. Purtroppo, questi esperti del nulla, non comprendono che se l'occupazione aumenta, non per forza di cose deve diminuire la disoccupazione, perché questi termini sono influenzati da diverse dinamiche, che ho cercato di sintetizzare nell'analisi che segue.

Andiamo a conoscere i veri dati e cerchiamo di capirne qualcosa in più.

Vediamo gli occupati. Per offrirvi un panoramica più ampia, ho allungato di qualche anno l'orizzonte temporale, considerando gli occupati con età superiore ai 15 anni, dal 2004.

Questo è il grafico:

Grafico 1- elaborazione su dati Istat

venerdì 28 novembre 2014

#PASSODOPOPASSO #STATESERENI #LAVOLTABUONA, VERSO LA BANCAROTTA

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Quello che avete appena letto è ciò che Matteo Renzi scriveva su twitter appena un mese fa , celebrando l'apparente miglioramento del mercato del lavoro nel mese di settembre:

Questo, invece, è ciò che dice l'Istat a proposito dei dati sulla disoccupazione e sull'occupazione nel mese di ottobre: mese in cui, evidentemente, si sono corretti "fenomeni statistici" del mese di settembre, che avevano restituito un tasso di occupazione "lievemente" distorto e comunque smentito nel mese di ottobre. 

Insomma, una vera  CATASTROFE:
A ottobre 2014 gli occupati sono 22 milioni 374 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-55 mila) e sostanzialmente stabili su base annua.
Il tasso di occupazione, pari al 55,6%, diminuisce di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali mentre aumenta di 0,1 punti rispetto a dodici mesi prima.
Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 410 mila, aumenta del 2,7% rispetto al mese precedente (+90 mila) e del 9,2% su base annua (+286 mila).
Il tasso di disoccupazione è pari al 13,2%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,0 punti nei dodici mesi.

giovedì 27 novembre 2014

LE CRISI DEGLI ULTIMI 100 ANNI IN UN GRAFICO

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Che cos'hanno in comune le più grandi crisi degli ultimi 100 anni considerate nel grafico? Assai poco, si direbbe.
Confrontare la crisi attuale con quelle troppo lontane nel tempo, esplose e risolte in situazioni  molto diverse e in  contesti socio-economici difficilmente paragonabili a quelli attuali, è un esercizio assai arduo e complesso. Peraltro, per le crisi  degli inizi del secolo scorso non mi risulta che ci sia un quadro informativo di riferimento ampio e dettagliato come quello della crisi attuale. C'è anche da dire che le crisi di epoca remota, essendo scoppiante in contesti economici meno evoluti, divergono da quella attuale anche per capacità di reazione del tessuto economico e sociale italiano alle diverse crisi che si sono susseguite nel corso degli anni. In altre parole, poiché  a quei tempi c'era molto da costruire, realizzare e da progredire, anche la capacita di reazione dell'Italia è stata  assai diversa rispetto alla crisi attuale. Sotto questo punto di vista, oggi il quadro di riferimento è assai diverso e a mio avviso più complesso.

Fatta questa doverosa premessa, è tuttavia possibile tracciare alcuni punti di confronto, come ad esempio le variazioni del PIL proposte nel grafico.
Il grafico di seguito riportato, realizzato utilizzando i dati della Banca d'Italia e quelli del Fmi per quanto riguarda le previsioni di crescita fino al 2019 (linea gialla, parte tratteggiata), confronta la variazione del Pil nelle varie crisi considerate, ponendo come anno zero l'anno di inizio delle rispettive crisi.

martedì 25 novembre 2014

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL....

Il tempo è prezioso, dice il detto. E di tempo ne occorrerà assai, in questo caso.
Proprio ieri avevo proposto una simulazione a proposito del Pil perso dall'Italia dall'inizio della crisi, giungendo alla conclusione che, ipotizzando una crescita media annua dell'1.5% (come quella realizzata dal 1995 al 2007), l'Italia, dal 2008, ha perso 327 miliardi di euro di PIL.
In altre parole, ad oggi, l'Italia si trova con un prodotto interno lordo inferiore del 21% rispetto a quello che avrebbe potuto avere in costanza di crescita, ipotizzata all'1.5%.
Quando si potrà recuperare il Pil perso? in quali tempi? e con quali tassi di crescita?
Benché sia un esercizio alquanto inutile nello scenario in cui si trova l'Italia, poiché, allo stato attuale,  è preclusa ogni  minima speranza che si possa agganciare una crescita vigorosa e duratura, ho provato a fare una simulazione e ne è uscito questo disegnino:


E' un grafico che riprende quello pubblicato ieri, al quale sono state aggiunte le due linee tratteggiate: quella viola che simula la crescita del PIL, dal 2015, del 3,5% annuo; e la linea tratteggiata verde che simula la crescita del PIL del 2.5%.

lunedì 24 novembre 2014

QUANTA RICCHEZZA HA PERSO L'ITALIA?

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Quando li sento parlare di ripresa mi faccio sempre delle grasse risate. Azzardano previsioni di crescita -sempre smentite-  che si fondano sul nulla e non  hanno la minima cognizione della distruzione di ricchezza che è stata prodotta per via della crisi. Il prodotto interno lordo, dall'inizio della crisi, ha perso circa 9 punti percentuali. Detta in questo modo, potrebbe apparire come fattore irrilevante. Ma in realtà non lo è affatto. 

Cerco di spiegarlo con altri numeri.
Nel periodo 1995 - 2007 l'Italia è cresciuta mediamente di un misero 1.5% annuo. Valori da sogno, se paragonati a quelli degli ultimi anni e a quelli che ci attendono nel prossimo futuro. Prendendo come rifermento il prodotto interno lordo a valori concatenati del 2010 calcolato dall'Istat con la metodologia introdotta da Esa 2010, ho provato a stimare la perdita di Pil prodotta rispetto al valore tendenziale che si sarebbe ottenuto se l'Italia fosse cresciuta allo stesso ritmo del periodo 1995-2007, e cioè all'1.5% medio annuo.

domenica 23 novembre 2014

IL PIL DELL'ITALIA DALL'UNITA' AD OGGI

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E' la crescita reale del Pil Italiano dal 1862 al 2013, ed è un grafico ottenuto dalla serie storica della Banca d'Italia. La linea nera è la linea di tendenza, ottenuta come media mobile a 5 punti. 
Se si esclude la seconda guerra mondiale (periodo in cui l'Italia era sotto le bombe), la crisi attuale è  tra le più profonde dall'unità d'Italia ad oggi. Di sicuro più profonda e duratura di quella del 29, che è stata preceduta dalla prima guerra mondiale e seguita dalla seconda. 
Si osserva anche il declino (linea nera) della crescita italiana (e quindi dell'Italia), che parte dagli inizi degli anni 80 e si aggrava drammaticamente nel corso degli ultimi anni. Eccettuata sempre la seconda guerra mondiale, molto raramente la linea di tendenza è risultata negativa in occasione delle crisi che si sono susseguite. E quando si è verificato, ciò è accaduto per periodi temporali molto limitati.
A cosa è dovuta questa particolarità della linea di tendenza che, nella crisi attuale,  rimane negativa per un periodo più lungo rispetto alle altre crisi? Trattandosi di una media mobile a 5 anni, il fatto che la linea di tendenza rimane negativa per un periodo così lungo (e, probabilmente, rimarrà negativa ancora a lungo), dipende dal fatto che la crisi che si è manifestata nel anno 2009 è stata comunque preceduta da una bassa crescita negli anni precedenti, e seguita da un ulteriore recessione negli anni 2012, 2013. Per dirla in parole più semplici: alla fine delle crisi precedenti il PIL è sempre rimbalzato. Nel caso attuale, invece, prosegue nel suo deterioramento.
Nei prossimi giorni pubblicherò un grafico che sintetizzerà qualche considerazione in più sulle crisi che si sono susseguite nel corso degli ultimi cento anni.

giovedì 20 novembre 2014

OPS!!! PARE CHE ABBIAMO UN LIEVISSIMO PROBLEMA DI SOSTENIBILITA' DEL DEBITO PRIVATO

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Appena ieri abbiamo pubblicato un post sulle sofferenze del sistema bancario, tema assai caro in questi pixel.
Eravamo giunti alla conclusione che:

1) Il ritmo di esplosione delle sofferenze e dei crediti deteriorati, benché migliorato negli ultimi mesi,  rimane comunque a livelli di massimo allarme.
2) Se nel prossimo futuro non si dovesse assistere ad una inversione del ciclo economico verso un sentiero di crescita robusto e duraturo (ipotesi assi improbabile), le banche si troveranno a dover affrontare significativi peggioramenti dei volumi delle sofferenze e dei crediti deteriorati, che peggiorerebbero significativamente il rapporto con il capitale e riserve. 

ASSALTO AL CONTANTE

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"Eliminiamo gli scontrini fiscali e sostituiamoli con la tracciabilità elettronica"
Ad affermarlo è stato Matteo Renzi e QUI potete leggere il seguito dell'articolo de Il Sole 24 Ore.

Come sapete, in questo blog si è scritto molto a proposito dell'idea di eliminare la moneta cartacea per sostituirla con la moneta elettronica, o comunque con altre forme di pagamento tracciabili.
Resto dell'avviso che ogni cittadino, nell'ambito della compensazione di transazioni commerciali,  debba avere la possibilità di scegliere il sistema di pagamento più pratico e comodo, secondo le sue personali esigenze. Resto anche dell'avviso che la lotta all'evasione non si  faccia vietando (o riducendo) l'utilizzo del denaro contante. Anche perché, in un paese  dove la normativa fiscale è in perpetuo mutamento per via della necessita di recuperare materia imponibile idonea a produrre gettiti crescenti di imposte necessarie per colmare buchi di bilancio, un pratica simile potrebbe essere assai pericolosa.

Giacché il blog ospita molti articoli sul tema, ve ne segnalo un paio (imperdibili) che aiutano a comprendere i motivi per i quali chi scrive è fortemente contrario a tale ipotesi, e perché la lotta all'evasione andrebbe condotta con altri criteri.
Buona lettura.

ECCO PERCHE' VOGLIONO (ELIMINARE) IL NOSTRO CONTANTE




VISITA LA NUOVA PAGINA DEL BLOG "PROTEGGERE I RISPARMI"



mercoledì 19 novembre 2014

TRENT'ANNI DI DECLINO ITALIANO IN UN GRAFICO

La banda blu è la media mobile delle variazioni reali del Pil dal 1980 al 2013.
La linea rossa è il rapporto debito/Pil nello stesso periodo.
Non vi impressionte: adesso dicono che faranno lo riforme (potete ridere).
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BANCHE: I SOGGETTI INSOLVENTI SONO OLTRE 1,2 MILIONI. SOFFERENZE BANCARIE A 177 MILIARDI DI EURO

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Nel suo consueto Montlhy Outlook l'Abi ha reso noti i dati sulle sofferenza bancarie,  cresciute a settembre di €3 miliardi rispetto ad agosto e di €32,3 miliardi rispetto allo stesso mese del 2013  arrivando ad un totale di circa €177 miliardi. In termini percentuali, nell'ultimo anno sono cresciute del 22,4%, in diminuzione rispetto alla percentuale di inizio anno che era al 27,2%.

martedì 18 novembre 2014

GRAFICO DEL GIORNO: I 15 ANNI PERSI DELLA CRESCITA ITALIANA

E' un grafico che esprime l'andamento del Pil reale dei paesi del G7, ponendo l'anno 2000 come base 100.
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lunedì 17 novembre 2014

L'EURO E' SPACCIATO

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Lo ha fatto capire Draghi, seppur non apertamente, in audizione alla Commissione affari economici del Parlamento europeo. Basta averlo capito.
Egli, quest'oggi, pur dicendo per l'ennesima volta che l'euro è irreversibile, ha confermato l'esatto contrario. E cioè che l'euro è reversibile.
Rifletteteci un attimo.
Quale banchiere centrale, in giro per il mondo, si sognerebbe mai di affermare che la sua valuta è irreversibile?
Nessuno! Perché dovrebbe essere più che una certezza, un fatto che non è nell'ordine degli eventi possibili o immaginabili. Quindi, perché dirlo?

Nessuno, tranne DRAGHI....

In sostanza, ha detto anche che la BCE, eventualmente, potrà acquistare  bond sovrani. Ha anche puntualizzato ciò che egli ricorda in ogni occasione: "nell'ambito del suo mandato" (della Bce, ndr). Quindi, in altre parole, ha confermato  che la BCE, se dovesse acquistare davvero bond sovrani, agirebbe fuori dal suo mandato.
Anche perché, se la BCE agisse veramente nel perimetro del suo mandato, perché doverlo sempre ricordare?

Ora, abbandonando per un attimo il politically correct, pensateci bene: 
Ipotizzando l'euro ormai spacciato, mettetevi nei panni del banchiere centrale. Che fareste? Non potreste certamente dire ai mercati che siccome l'euro avrà vita breve, allora non avete altra scelta che comprare bond sovrani, sebbene in aperto contrasto con i trattati. Quindi, il fatto che si stia demolendo il dogma secondo il quale alla BCE è vietato il finanziamento dei debiti sovrani, già di per sé, offre la misura della credibilità della moneta unica e di come siamo messi in eurozona.

E' appena il caso di ricordare che per questa limitazione (cioè l'impossibilità, da parte della Bce, di finanziare direttamente gli Stati sovrani) è stato sospeso e sovvertito il processo democratico in quasi tutti i paesi del sud Europa, Italia in primis.
La domanda è: fino a quando?

domenica 16 novembre 2014

PERCHE' L'UTILIZZO DEL CONTANTE NON E' UNA SOLUZIONE EFFICACE PER EVITARE LA PATRIMONIALE

I motivi li ho già scritti in un articolo: COME ESSERE POLLI DA SPENNARE E NON SAPERLO.

Chi non ha voglia di leggere può guardare il video che segue, che riassume tutti i pericoli a proposito del tema.
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sabato 15 novembre 2014

IL PRELIEVO FORZOSO POTRÀ COLPIRE ANCHE I RISPARMI SOTTO I 100 MILAEURO.

Leggetevi l'articolo de IL GIORNALE, e poi ditemi se non sono gli stessi dubbi che si sono sollevati (già da molto tempo) in decine di articoli pubblicati sul blog.
Vi ricordo che, a tal riguardo, abbiamo aperto una nuova sezione del Blog (PROTEGGERE I RISPARMI), dove potete trovare analisi di ogni tipo sul tema che ci occupa (e preoccupa), con qualche spunto di riflessione riguardo alla protezione dei risparmi.
La trincea va scavata in tempo di pace. Perché, in tempo di guerra (e già ci siamo), con le bombe che ti cadono in testa, è assai più difficile e pericoloso.


GRAFICO DEL GIORNO: IL PIL DELLE REGIONI D'ITALIA NEL PERIODO 2008-2013

Il grafico di seguito riportato espone la variazione cumulata del prodotto interno lordo nelle regioni d'Italia, dal 2008 al 2013. Il grafico è stato prodotto in base ai dati Svimez.

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venerdì 14 novembre 2014

IL PIL DEI PAESI DELL'EUROZONA. SOLO CIPRO FA PEGGIO DELL'ITALIA.

Quella che segue è una tabella tratta dal comunicato con il quale Eurostat ha reso note le variazioni del Pil dei vari paesi dell'eurozona. Tra i vari paesi, solo Cipro riesce a fare peggio dell'Italia.


IL SACCHEGGIO DEI RISPARMI?


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Senza aggiungere alcunché di mio, vi riporto questa notizia apparsa su IL GIORNALE. L'articolo  esteso potete leggerlo QUI.
Vi ricordo che, sempre su questo tema, di sicuro non nuovo  a chi segue questi pixel, è stata creata una pagina permanente del blog (PROTEGGERE I RISPARMI), dove potete trovare ogni tipo di analisi al riguardo...e anche qualche spunto di riflessione.

DIMINUISCE IL DEBITO PUBBLICO? SCOPRI IL TRANELLO

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Prima che qualcuno vi dica che il debito pubblico sta diminuendo, noi ci portiamo un po' avanti, quel giusto per non farci prendere in giro.

Bankitalia ha comunicato che il debito pubblico, nel mese di settembre, è diminuito  a 2134 miliardi di euro (prima colonna da sinistra). Bene, ma occorre capire come è diminuito e soprattutto occorre capire di cosa stiamo parlano. 
Quello che diminuisce è il debito pubblico al lordo delle disponibilità liquide del tesoro.
Infatti, se guardate la tabella di seguito riportata, si osserva che la diminuzione del debito pubblico lordo degli ultimi mesi (freccia verde) è ottenuta per via della diminuzione del disponibilità liquide del tesoro che passano da 109 miliardi di luglio a poco più di 51 di settembre (riquadro giallo). In pratica lo stato ha evitato di finanziarsi (di più di quanto  abbia fatto) sul mercato, attingendo risorse dalle disponibilità liquide che vengono utilizzate per ridurre l'indebitamento. Queste operazioni di gestione  della liquidità a favore della riduzione del debito, in genere, vengono poste in essere quando ci si avvicina alla fine dell'anno, al fine di migliorare il rapporto debito/PIl e far apparire la situazione meno grigia di quanto altrimenti sarebbe.
Rimane il fatto inequivocabile che, da settembre 2013, il debito pubblico netto (riquadro rosso) è aumentato di 54 miliardi di euro.

VERSO LA BANCAROTTA: PIL DEL TERZO TRIMESTRE ANCORA IN CONTRAZIONE

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Gonfiare ad arte previsioni di crescita per i prossimi anni (come è stato fatto negli ultimi DEF), in visione prospettica, rende il quadro di sostenibilità delle finanze pubbliche assai più roseo rispetto a quello che altrimenti sarebbe. Per il semplice fatto che, ampliare la base imponibile (maggiore PIL), ha come ovvia conseguenza anche un aumento delle entrate fiscali, determinando un miglioramento dei deficit, senza che ciò derivi da un inasprimento delle aliquote fiscali.


Una pratica come quella appena descritta e ritualmente posta in essere dai governi, contribuisce anche a determinare un maggior interesse nell'acquisto del debito italiano da parte degli investitori, che comunque sanno (o meglio dovrebbero sapere) che si tratta di previsioni di crescita del tutto irrealizzabili, o per meglio dire farlocche. Anche perché, se fosse lo stesso governo a disegnare un quadro di sostenibilità delle finanze pubbliche a tinte fosche (cioè più verosimile alla realtà), chi mai avrebbe interesse ad investire sul debito pubblico italiano, se non con un rendimento che incorpori anche un maggior premio di rischio?

giovedì 13 novembre 2014

QUELLI CHE L'ITALIA E' USCITA DALLA DEFLAZIONE

Non voglio perderci neanche troppo tempo, perché è un tema che non lo merita.
Comunque sia, oggi l'Istat ha comunicato il dato sull'inflazione ad ottobre, risultato in aumento dello 0.1% (0,1%, capito?) rispetto ad ottobre 2013. Ovviamente i giornali (come in questo caso, ma anche in molti altri) hanno cominciato a urlare:  "ITALIA FUORI DALLA DEFLAZIONE", 

Al netto del fatto che il comunicato dell'Istat spiega comunque il perché, va osservato che, nel mese di ottobre, la spinta disinflazionistica si è lievemente attenuata principalmente a causa dell'aumento della bolletta energetica. 
Se non avete voglia di leggere il comunicato dell'Istat, è  sufficiente osservare i due grafici che seguono.

Il primo è l'indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic) al lordo dei tabacchi,  che aggrega le diverse divisioni di spesa che compongono l'indice.
Il secondo grafico, invece, rappresenta la dinamica degli indici delle singole divisioni di spesa, tenendo conto che ho considerato le più "rilevanti" per rendere il grafico più comprensibile.


martedì 11 novembre 2014

COME CAMBIA IL PIL E IL RAPPORTO DEBITO/PIL CON LE NUOVE REGOLE DI CALCOLO

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Del tema ce ne siamo già occupati in diversi articoli. Come sapete, l'Istat, in ottemperanza alle nuove modalità di calcolo del Pil previste da Eurostat, nelle settimane scorse, ha provveduto a ricalcolare il Prodotto Interno Lordo dell'Italia fino al 2013, includendo anche alcune componenti delle attività criminali, quali il contrabbando, la prostituzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Del tema, in questi pixel, ce ne siamo occupati già qualche mese fa con QUESTO post, ma anche con altri.

Per via del ricalcolo effettuato dall'Istat, la dinamica del PIL migliora notevolmente, incidendo anche  sul rapporto debito/Pil.

lunedì 10 novembre 2014

LA DINAMICA DELLA SOTTOCUPAZIONE IN ITALIA

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Cosa ci dice il grafico (che capiranno in 4 gatti) di seguito riportato?
Esprime il numero di lavoratori in base alle fasce di orario di lavoro settimanale. Si osserva  la drammatica diminuzione del numero dei lavoratori occupati per almeno 40 ore settimanali (scala destra), che diminuisco di quasi 1,5 milioni di unità rispetto al 2008. A dire il vero, la contrazione era iniziata già nel 2003 quale effetto dell'introduzione della riforma Biagi; salvo, poi, recuperare negli anni successivi in concomitanza con il periodo di massima espansione del ciclo economico, per contrarsi, di nuovo, e in maniera ben più drammatica, nel 2009, con l'inizio della crisi.
Si osserva anche che diminuiscono i lavoratori occupati con un orario superiore alle 35 ore settimanali, ma inferiore alle 39 (scala sinistra). Mentre aumentano significativamente i lavoratori occupati in tutte le altre fasce di orario ridotto, i cosiddetti sottoccupati (scala sinistra).
Quando si parla di occupazione o disoccupazione, occorrerebbe tener presente anche le dinamiche appena esposte, altrimenti si rischia di confondere le pere con le mele. Cosa che, a dire il vero, sarebbe da evitare al fine di offrire una lettura pertinente dei fenomeni economici e sociali.
Ad ogni buon conto, vi segnalo che questi dati fanno parte di un post ben più nutrito  e articolato che, nei prossimi giorni, tempo permettendo, verrà pubblicato sul blog.


A SETTEMBRE, TORNA A SCHIANTARSI LA PRODUZIONE INDUSTRIALE.

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Pessimo dato quello uscito poco fa sulla produzione industriale, crollata, nel mese di settembre, del 2.9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.

Con la variazione negativa acquisita a  settembre siamo arrivati allo stesso livello del 2009, quando la produzione industriale collassò con il crollo del commercio internazionale   a seguito del fallimento della Lehman Brothers. Dai massimi del 2008 la produzione industriale è collassata di quasi il 30%.



Da Istat:
A settembre 2014 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,9% rispetto ad agosto. Nella media del trimestre luglio-settembre la produzione è diminuita dell’1,1% rispetto al trimestre precedente.
Corretto per gli effetti di calendario, a settembre 2014, l’indice è diminuito in termini tendenziali del 2,9% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di settembre 2013). Nella media dei primi nove mesi dell’anno la produzione è scesa dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A settembre l’indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali negative in tutti i comparti; diminuiscono i beni di consumo (-3,2%), i beni strumentali (-2,4%), l’energia (-1,5%) e, in misura più lieve, i beni intermedi (-0,8%).
Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a settembre 2014, diminuzioni tendenziali in tutti i raggruppamenti principali d’industrie; segnano variazioni negative l’energia (-3,6%), i beni di consumo (-3,3%), i beni intermedi (-2,8%) e i beni strumentali (-2,7%).
Per quanto riguarda i settori di attività economica, a settembre 2014, i comparti che registrano le maggiori diminuzioni tendenziali sono quelli della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-12,8%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-10,1%) e dell’industria del legno, della carta e stampa (-7,0%). Gli unici settori che registrano una crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,6%), della fabbricazione di prodotti chimici (+2,1%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%).



sabato 8 novembre 2014

L'OLOCAUSTO DEI RISPARMI IN TITOLI DI STATO

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Si da il caso che i BTP decennali (e non solo) del tesoro vadano a ruba, nonostante rendimenti intorno al 2,5%. Una miseria, per un decennale. Soprattutto se si considera che l'emittente è uno stato con le pezze al culo.
Eppure vengono comprati a pacchi, sia da banche, fondi, che da risparmiatori.
Le questioni sono due:
O mi sono rincoglionito io, il che è possibile;  oppure c'è qualcosa che non torna, che è altrettanto possibile.
Il sud europa è alle prese con evidenti spinte disinflazionistiche, con alcuni stati in conclamata deflazione.
Questi fenomeni, unitamente alle manovre espansive della Bce ( e non solo) contribuiscono a mantenere schiacciati i rendimenti nominali. Tuttavia, la bassa inflazione (o, peggio, la deflazione) rende meno sostenibili i debiti di quei paesi alle prese con un alto indebitamento. Leggi Italia.
Da qui l'intenzione dichiarata delle Bce di riportare il tasso di inflazione verso livelli più alti, in sintonia con il target della Bce, posto al 2% nel contesto DELL'EUROZONA. Resta da capire come, ma lasciamo perdere.
A mero titolo esemplificativo, questo significa che se l'inflazione dovesse risalire al 2% (come vorrebbe la Bce), tale dinamica si rifletterebbe anche sui rendimenti dei titoli di stato di nuova emissione, che verrebbero emessi a tassi superiori rispetto a quelli attuali. Per contro, i prezzi dei BTP emessi a tassi bassi, dovranno scendere per essere competitivi rispetto ai BTP di nuova emissione.
Di quanto? Dipende da molti fattori, ma sempre a mero titolo esemplificativo e senza pretesa di essere esaustivi, se i BTP di prossima emissione dovessero essere emessi a tassi di un punto superiore rispetto al rendimento di un BTP della stessa scadenza e analoga vita residua, allora il prezzo di quest'ultimo dovrà scendere dell'1% per ogni anno che manca alla scadenza.
Se mancano 10 anni perché emessi di recente, dovranno scendere di circa il 10%. Se i BTP di nuova emissione, invece,  dovessero essere messi con due punti in più di rendimento,allora i prezzi dei BTP già emessi e con vita residua analoga alle nuove emissioni, dovranno scendere del 20%. Una tombola, insomma. Questo, se dovesse risalire l'inflazione. E'uno scenario possibile, quello descritto? A mio avviso, almeno nel breve termine, no.
Quindi, tutto bene? Neanche per sogno.
Perché, come dicevamo, la bassa inflazione rende meno sostenibile il debito pubblico dei paesi alle prese con un alto indebitamento. Sicché, se il Pil nominale non aumenta di un livello simile al costo del debito pubblico (improbabile con l'inflazione prossima allo zero), il debito aumenta per via inerziale diventando sempre meno sostenibile, fino ad esplodere. A meno che non si voglia distruggere quel che rimane perseguendo avanzi primari nell'ordine del 5-6% di Pil, come in effetti sembra. 
Quindi, gli investitori in BTP presto potrebbero trovarsi con poche vie d'uscita.
Perché, se dovesse aumenta l'inflazione (come vorrebbe lal Bce), allora subirebbero perdite nei prezzi dei titoli. Se l'inflazione dovesse mantenersi bassa come ora, allora il rischio concreto sarebbe quello di una possibile ristrutturazione del debito pubblico perché non sostenibile, con ovvie perdite in capo a chi detiene questi titoli.
A questo ragionamento potreste obiettare dicendo che la BCE potrebbe fare in modo da mantenere schiacciati i rendimenti (come?), e, al tempo stesso, abbattere il costo reale, cioè aumentare l'inflazione. Ma ne siete così sicuri?
Sia nell'una che nell'altra ipotesi, in bocca al lupo a chi  li ha in portafoglio. Ne avranno davvero bisogno.

venerdì 7 novembre 2014

GRAFICO DEL GIORNO: IL PIL DELL'ITALIA NEGLI ULTIMI 26 TRIMESTRI

Quello che segue un grafico che rappresenta le variazioni trimestrali del PIL rispetto al trimestre precedente, utilizzando dati destagionalizzati, forniti dall'OCSE.
Si osserva che, negli ultimi 26 trimestri, ben 18 sono risultati negativi.

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giovedì 6 novembre 2014

QUANDO LA REALTA' SUPERA LA FANTASIA

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Quelli che seguono sono tre grafici che non necessitano di particolari commenti.
Il primo evidenzia gli errori di previsione dei vari governi (da Berlusconi a Renzi) sulla crescita reale del Pil; il secondo evidenzia gli errori di previsione sul PIl nominale e il terzo sul rapporto debito/Pil.



PERCHÉ DRAGHI NON POTRÀ FARE UN QE SUI DEBITI SOVRANI?


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Visto che oggi si riunisce la Bce, in molti attendono che Draghi possa annunciare un QE sui debiti sovrani.
Perché mai Draghi dovrebbe farlo?

Cerco di rispondere, molto brevemente.

I titoli di stato hanno rendimenti minimi che, peraltro, non riflettono i fondamentali di molte economie, anzi tutte.

Allo stato attuale non esiste alcun problema di accesso ai mercati da parte degli Stati con le pezze al culo, Italia in primis.

Molte asset class sono in bolla e, nel caso delle azioni, i prezzi, il più delle volte, riflettono una dinamica di utili futuri assai difficile da mantenere. Questo è tanto più vero se si considera uno scenario di disinflazione come quello attuale.

Non esiste un problema di liquidità. E qualsiasi ulteriori allentamento monetario avrebbe il solo effetto di aumentare la liquidità di chi ne ha già abbastanza (banche), senza con ciò significare che possa essere destinata a chi è in debito di liquidità (imprese e famiglie).

La bilancia commerciale della zona euro è in attivo. Quindi, nel suo complesso, la zona euro non ha bisogno di maggiori esportazioni per via di un deprezzamento del tasso di cambio della moneta unica. 

Il finanziamento diretto della Bce ai singoli stati nazionali è vietato dai trattati. Quindi, prima di giungere a una soluzione del genere, al netto delle resistenze politiche, occorrerebbe modificare le regole fondanti la stessa unione monetaria. Quindi dovrebbero essere abbattuti tutti i dogmi che hanno caratterizzato la creazione stessa della moneta unica e il suo funzionamento.

Posto lo scenario sopra descritto, a mio modo di vedere, un QE sui titoli di stato significherebbe voler dire che l'euro ha i giorni contati. Soprattutto se fatto "cautamente", cercando una via di mezzo, in modo da non urtare tedeschi.

Quanto appena affermato trova sostegno anche nello scontro che si starebbe consumando all'interno della Bce tra chi vorrebbe una Banca centrale meno interventista e chi, invece, vedrebbe con favore un salto di qualità nella politica monetaria.

Mi sbaglio? Forse si, o forse no. Ma la logica imporrebbe il ragionamento sopra osservato.
Stiamo a vedere.

mercoledì 5 novembre 2014

CONFRONTO PIL ITALIA II GUERRA MONDIALE E CRISI DELL'EUROZONA

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Il grafico che segue confronta  la dinamica del Pil reale dell'Italia durante la seconda guerra mondiale, con la contrazione del Pil intervenuta durante la crisi in Eurozona, integrando quest'ultimo dato con le previsioni del FMI fino al 2018.
Fatto 100 il Pil base nell'anno precedente l'inizio dell'evento (1938 per la II guerra guerra mondiale; 2007 per la crisi in Eurozona), emerge il grafico che segue:

Nell'asse delle ascisse sono riportati gli anni dall'inizio dell'evento
Si osserva che nei primi anni della seconda guerra mondiale il Pil dell'Italia è cresciuto, per poi precipitare del 40%  negli anni successivi, in concomitanza con il periodo di maggior intensità del conflitto.  Successivamente, dopo il 1945, il PIL risale repentinamente e raggiunge il  livello precedente al conflitto dopo 11 anni dal suo inizio.

La linea rossa rappresenta la dinamica del Pil durante la crisi iniziata nel 2008 con lo scoppio della bolla dei mutui   subprime e il fallimento della Lehman Brothers, proseguita, successivamente, con la crisi in Eurozona. La linea tratteggiata verde rappresenta le previsioni di crescita dell'Italia, fino al 2018, elaborate dal Fondo Monetario Internazionale, notoriamente assai ottimistiche. Si osserva che la contrazione del  Pil, pur essendo imparagonabile con crollo intervenuto durante la seconda guerra mondiale (ci mancherebbe pure!!) si protrae più a lungo rispetto al primo evento. Stando alle previsioni del FMI, quindi, dopo 12 anni dall'inizio della crisi, l'Italia si troverà con un prodotto interno lordo ad un livello più basso e ben lontano rispetto a quello dell'inizio della crisi. Cosa che non era avvenuta neanche a seguito della seconda guerra mondiale.  E non è affatto detto che le previsioni di crescita del Fondo Monetario Internazionale non vengano smentite da un contesto economico assai più complesso rispetto ai valori di crescita incorporati nelle previsioni del FMI.

martedì 4 novembre 2014

WALL STREET JOURNAL: ITALIA POTENZIALMENTE TOSSICA

Vi segnalo questo pregevole articolo scritto da Simon Nixon del Wall Street Journal, tradotto in italiano da  Giorgia Crespi e pubblicato   da Milano Finanza. 

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Poiché la Federal Reserve ha concluso il proprio programma di quantitative easing, gli inviti alla Banca Centrale Europea a intraprendere un programma di acquisto di titoli di stato su larga scala per rinfrancare l’economia dell’eurozona si stanno intensificando sonoramente.


Molti economisti concordano con il giudizio dell’ex presidente della Fed, Ben Bernanke, secondo il quale, negli Stati Uniti, il QE abbia funzionato in pratica, ma non in teoria. In Giappone, invece, il programma di QE più aggressivo del mondo sembra non aver funzionato né in teoria, né in pratica, portando la Banca del Giappone a decidere settimana scorsa che forse non fosse abbastanza aggressivo. 

lunedì 3 novembre 2014

GRAFICO DEL GIORNO: LA DRAMMATICA SITUAZIONE DEL LAVORO

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Così, Matteo Renzi, la scorsa settimana, commentando i dati dell'Istat sull'occupazione e disoccupazione:



Quella che segue, invece, è la drammatica situazione del lavoro, secondo gli ultimi dati Istat:

Legenda da Istat